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Video di tango

Web design: Giovanni Querini

Gustavo Naveira, ovvero il tango classico ed elegantemente eseguito da un maestro che ha saputo resistere ai richiami postmoderni del tango nuevo, portando innanzi ciò che maggiormente distingue la danza argentina, distaccandola in maniera perentoria da altre forme più recenti e un po' soggette ai tempi che corrono. Guardatelo ballare la celebre Cumparsita con la moglie Giselle Anne; ho avuto l'onore in anni abbastanza recenti di vedere danzare i due straordinari ballerini ad Abano e in altre località dei dintorni. Ogni volta che li osservavo ritornavo in pista con altro spirito, come se mi si fossero magicamente trasmessi alle gambe i movimenti giusti e al resto del corpo la postura richiesta. Gustavo era lui: l'ispiratore, il mago assoluto della sacada de atrás. Bastava osservarlo per respirare un'aria lontana, un'aria che aveva parecchio del magico che ogni milonguero segretamente ricerca nel profondo del proprio cuore.

¶ Oggi vorrei proporre un video di tango un po' particolare: il tango come non l'avete mai visto ballare in pista. Intendiamoci, terrei a sottolineare che non si tratta di tango reale, ma piuttosto di una incredibile parodia tecnica da parte di due eccezionali interpreti. Si tratta di tango fantasia all'ennesima potenza, di tango acrobatico oltre il vero senso della parola. Di solito, lo confesso, questo tipo di tango non mi attrae più di tanto. E' spettacolo per neofiti, per chi si lascia facilmente attrarre da ciò che è appariscente e a volte un po' volgare. Tango per turisti, si potrebbe dire. Ma in questo caso ho dovuto chinare il capo davanti a due straordinari interpreti. Lui è Cesar Coelho, un ballerino di danza classica, qui in prestito momentaneo al tango. La ballerina invece è Miriam Larici, una tanguera di razza dotata di un'abilità individuale fuori dal comune. In lei vi è la passione fredda di chi ti uccide implacabilmente con l'arma della tecnica assoluta, ma vi è anche un grande fuoco: osservate l'arco della schiena, l'apertura delle spalle, la fiamma orgogliosa della presenza scenica. Miriam Larici riesce a trasformarsi e a essere per alcuni minuti più un'immagine che una donna reale, più una divoratrice di mondi che una semplice ballerina. Si sente che non è davvero lei a danzare, ma una proiezione fantasmatica del proprio io, un qualcosa che la domina e la possiede in quell'istante fatidico. E' questo che ci colpisce, credo, più di ogni altra cosa. Non il tango vero, lo ripeto, ma merita pur sempre di essere visto. Il brano musicale è Zum di Osvaldo Pugliese.

 

¶ Quando Javier Rodriguez smise di ballare con Geraldine Rojas lasciò un po' di amaro in bocca a molti amanti del tango. Si sa, in questo tipo di mondo la stabilità non è una qualità diffusa, ma Javier e Geraldine formavano a mio parere una coppia davvero rara. Andrea Misse, la nuova ballerina di Javier, è certamente assai brava, oltre che molto bella, ma Geraldine è ben altra cosa, e ciò non soltanto per una questione tecnica o stilistica, o perché dopotutto le ballerine brune siano preferibili a quelle bionde nel tango (opinione che peraltro io da sempre sostengo), ma per una questione essenzialmente animica, se mi si consente questo aggettivo. Ovvero, come sottolinea in quella splendida lingua che è lo spagnolo un'amica argentina:

¡Tienes razón en que Geraldine es más arrabalera! Como leí en un artículo "Geraldine tiene mugre", no que es sucia, sino que viene del barrio, no es bailarina clásica, es bailarina de tango, pura, milonguera y por eso baila como baila...

E' appunto questo uno dei punti più rilevanti nel panorama attuale e globalizzato della danza porteña: troppa lindezza, troppo stile da pseudoconservatorio, troppi maestri, troppo internazionalismo disanimato, troppo business agghindato da terzo millennio hanno gradualmente sottratto al tango la sua caratteristica più autentica e genuina, che è dopotutto quella di essere stato in origine un baile social, stilisticamente eterogeneo, legato al barrio di origine e nutrito dalle radici profonde del sentimento e della passione, e non un giocattolo meccanico costruito e standardizzato, come oggi sta diventando. Troppi bailarines e pochi hombres si intravedono ormai dovunque nelle milongas, osservava una milonguera un po' perplessa a Buenos Aires, ma questo è forse il prezzo da pagare per sostenere la diffusione abnorme che il tango ha conosciuto nell'ultimo decennio. In Geraldine si respirano ancora un pochino le origini, che traspaiono quasi dalla sua fisionomia un po' india, da una certa qual guapeza indigena, dal suo straordinario sentimento sulla pista, che la rivelano per quello che essa realmente è: una ragazza del quartiere, oltre che una grande ballerina. L'irrequietudine artistica di Javier lo ha portato verso altri lidi, attraverto innumerevoli metamorfosi, talvolta ahimé peggiorative ma forse inevitabili.

I tempi cambiano, ma gli istanti magici permangono preziosi e immortali. E allora propongo oggi uno di quei magici istanti, in uno dei miei video preferiti, quelli che mi fanno venire le lacrime agli occhi: Javier e Geraldine mentre ballano Poema, un tango vals tra i miei prediletti. Credo che valga la pena rivederli.

¶ Ancora Miguel Angel Zotto, ma questa volta in versione solistica, ovvero l'essenza del tango ridotto a concetto mimico. Non manca pressoché nulla, tranne ovviamente l'intimità del salón. Tutto trasuda energia pura. Affiorano, come tanti leoni araldici in posa di predominanza, le virtù imprescindibili di una disciplina ardua da conseguire: postura esemplare, sprezzatura al massimo grado, guapeza, gestualità misurata e quasi rituale, rifinitura tecnica, in altre parole, un travalicare estremo dei limiti del palcoscenico per potersi fondere con la trasposizione scenica di un mito che già accenna a svanire, forse è già svanito, irraggiungibile come un ghigno beffardo, oltre l'orizzonte ormai labile, per non dire totalmente virtuale, della contemporaneità.

Si segua, a ben intendersi, la mobilità insinuante di quel busto, si studi l'eredità inorgoglita di quei passi, ma soprattutto si tenti di intravedere, per quanto sia possibile, quell'asse a piombo invisibile che ricongiunge il tramite spezzato tra il cielo e la terra: in questo caso, l'impiantito luccicante di un qualche apparato scenico investito dal cono avvolgente della luce della ribalta. A Zotto basta accennare un passo, apparentemente il più semplice, per rievocare un mondo scomparso eppure nella propria natura eterno. Non ha bisogno neppure della ballerina per ricostituire la magia, per restituire tutto alle origini da cui il tango ineffabilmente continua a scaturire. La simbologia recondita della rappresentazione non può sfuggirci a lungo: il tango delle scaturigini cerca di congiungersi con la classicità della danza, che inizialmente lo respinge e poi, seppure brevemente, acconsente ad unirsi a lui, ricercandone la linfa vitale e necessaria. Infine, però, la danza si smarrisce riguadagnando i propri passi e farfalleggiando altrove. Il varón del tango rifugge orgogliosamente da ogni forma di compromesso e si ripiega in se stesso, sulla propria hombria, ritornando a fruire di quella indipendenza inebriante senza la quale non potrebbe esistere, senza la quale diverrebbe parodia angusta dell'esangue benché elegante accademia europea. In una ricostruzione coreografica che tiene molto del filologico, Zotto si rammemora di essere un tanguero prima ancora di un ballerino e di un maestro, e rivendica il proprio ruolo con quella sicumera prepotente e altera che si dice appartenesse un tempo ai malevos, ma che non appartiene di certo più agli epigoni stanchi e raffinati del nostro tempo spoglio.

Hugo Daniel, ovvero l'estro naturale della camminata porteña. Sì, perchè in fondo il tango altro non è che un modo di camminare con stile ed eleganza. Questo ballerino pare fondere, nel proprio modo di ballare, la postura impeccabile e la solidità con un estro sempre imprevedibile e con la sprezzatura picara tipica del tango: una cosa assai rara anche negli interpreti migliori. Osserviamolo nel video ballare una milonga (una forma rapida molto ritmata ed elementare di tango) assieme ad Aurora Lubiz. La coppia si esibisce nel locale bonaerense della Baldosa, in una serata in omaggio alla Negra Margarita, una nota milonguera della guardia vieja di Buenos Aires. Hugo è talmente bravo che la ballerina, per quanto tecnicamente all'altezza, si trova a mal partito nel seguirlo e nell'assecondare la sua fantasia incontenibile; al punto che in certi passaggi si trova quasi in ritardo, e deve ricorrere ad adornos forse troppo elaborati per pareggiare il conto con il proprio partner. Hugo Daniel pare starsene lì sulla pista per gentile concessione. In realtà è lassù, su un altro pianeta, sia tecnicamente che nello spirito. Abbassa il baricentro e rotea sull'asse in modo incredibile. Forse dovrebbe avere maggiore considerazione per la povera, seppure sempre bravissima, Aurora; ma si sa: gli artisti sono sempre un po' egoisti, sempre un po' implacabili. Non ho mai avuto il piacere di vedere danzare dal vivo questo ballerino: chissà che la sorte non mi riservi prima o poi questa soddisfazione. Intanto riguarderò l'esibizione in questo video: quelle figure magiche, quella miracolosa spontaneità, quelle picadas, quella leggerezza irreale.

Javier Rodriguez, ovvero la postura impeccabile e la morbidezza assoluta del passo, la naturalezza inarrivabile, ciò che ogni ballerino di tango in segreto sogna e a cui inutilmente aspira. E' caratteristica infatti di ogni tanguero avere sogni ricorrenti correlati al tango, e, come avviene quando si sogna (di notte o ad occhi aperti che sia), spesso tutto riesce misteriosamente bene: a dimostrazione del fatto che il tango, come da sempre sostengo, non è meramente un esercizio accademico o una ripetizione di figure e di routines, ma una sorta di distacco onirico dall'Io. In questo video vediamo Javier Rodriguez, un asso della guardia nuova del tango, assieme alla bellissima Geraldine Rojas, una straordinaria partner con cui ha danzato per diversi anni in tutto il mondo (purtroppo Javier e Geraldine non ballano più assieme: una grande perdita, a mio parere, per il tango). "No me canso de mirarlos", ha confessato stupito un ammiratore della coppia: cinque parole per dire tutto! C'è qualcosa che questo ballerino tecnicamente e animicamente (per dirlo all'argentina) non possieda? Se c'è, credo che sia difficile indicarlo. I piedi naturalmente vengono dopo; lo ripeto. Tutto parte da dentro, piuttosto in alto. Geraldine è una ballerina straordinaria, anche perché qui chi la conduce sa qualcosa che non ci è dato dall'esterno sapere, qualcosa di strettamente individuale, qualcosa che cerca di comunicarci, collegato sia al sangue e alle radici proprie personali che a quelle più profonde e labirintiche di un'intera cultura; ed è proprio in questo misterioso qualcosa, io credo, che viene a collocarsi il nucleo più intimo del tango.

 

Miguel Angel Zotto, ovvero la filologia del tango, l'argentinità pura, la ricerca continua e profonda nelle radici storiche del ballo porteño in rapporto alla cultura che lo definisce. Da anni ormai questo protagonista, che ebbi occasione di vedere con la sua compagnia di grandi ballerini all'Aldwych Theatre di Londra molti anni or sono, porta in giro per il mondo il suo bellissimo spettacolo Tango por dos, una storia danzata dell'evoluzione del tango dalle sue origini a oggi. In questo filmato lo vediamo ballare Gallo Ciego con Milena Plebs. La maestria di Zotto appare evidente nella sua tecnica di controllo delle figure, dettata dalla superba postura e dal cadenzato, quasi parodico, incedere porteño. Pregasi di osservare, prima ancora dei passi, la perfetta frontalità del busto e il ritmo dei movimenti in rapporto alla musica. Tra i grandi errori dei neofiti del tango, e talvolta pure di gente più esperta, spicca la cura eccessiva per i passi. In realtà, anche se molti si ostinano a non crederci, il passo viene bene se parte dalla corretta postura, dal cuore, dal centro del busto: in altre parole, dall'anima. Il tango non è un esercizio accademico, ma un sentimento trasposto in gestualità. Cento, mille lezioni di tango possono risultare inutili, e persino paradossalmente dannose, se non si riesca a interiorizzare questo concetto basilare, che più che un concetto è in realtà un'autentica magia, un'inspiegabile metamorfosi del proprio essere.


© Copyright 2001/07 Giovanni Querini.
Ultimo aggiornamento: 14 aprile 2007
"Initium sapientiae timor Domini", Bibbia, Salmo 110, 10.
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