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Lunedì, 14 settembre 2009 |
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¶ La libertà è negata quotidianamente nel nostro mondo oscuro. La smania burocratica nelle istituzioni, vera e propria follia delle menti ottenebrate di oggi, ha preso piede e pare ormai inarrestabile. Di essa si serve, come arma assai efficace, l’invisibile governo subdolo e trasversale cui l’intero mondo occidentale è ormai da tempo sottoposto e dal quale è reso schiavo. I volti si deformano quotidianamente e invecchiano con rapidità, risultato inevitabile dell’attrito a livello biocellulare che ne consegue. Il DNA corrotto ormai da millenni impedisce qualsiasi tipo di fuoruscita a chi è ormai dalla nascita prigioniero della angusta gabbia tridimensionale cui l’uomo è stato destinato. La filosofia del suicidio spirituale dovunque prevale, soprattutto tra i sedicenti intellettuali.
Tra tutti gli artisti colui che meglio esprime tale stato catalettico è, a mio parere, lo straordinario pittore inglese, di origine polacca, Robert Lenkiewicz, nel suo quadro The Blind Leading the Blind (I ciechi conducono i ciechi). Osservatene con attenzione l’ingrandimento, cliccando sulla miniatura a fianco. In fila indiana il corpo docente della Stanway School, secondo l’interpretazione dell’artista, oscilla immobile, roboticamente spinto dal vento di spalle. Ipnotizzati, vuoti, zoppicanti e a ridosso gli uni degli altri, essi incespicano verso la sorte comune che implacabile li attende. Come tanti automi o manichini da vetrina al neon, prodotto di massa dell’anticultura contemporanea e del controllo mentale assoluto della dittatura mediatica, i cosiddetti educatori e ripetitori di antologie danno mediocre mostra di sé al mondo. Pensando alla sorte sfortunata dei poveri giovani intorno a noi, non ci rimane allora che pregare fervidamente gli dèi.
Robert Lenkiewicz è un grande artista, ma non appare nelle antologie scolastiche, dove sono spesso presenti esponenti insignificanti dell’anticultura. Come tutti coloro il cui spirito è libero e che appaiono scomodi alle istituzioni, è stato neutralizzato. Una dimostrazione ulteriore di come i testimoni e portatori di verità non siano apprezzati e vengano costantemente discriminati ed esclusi.
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Mercoledì, 2 settembre 2009 |
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¶ Esiste un luogo, laddove il monte si avvia al cielo, in cui l'erba dei prati si confonde con le nubi e le capre hanno il manto candido delle costellazioni. I leprotti ti attendono immobili presso la legnaia all'imbrunire e l'asinello sfoga la propria solitudine nel raglio struggente che ferisce come una piaga la notte silenziosa. Con tranquillità scorrono le giornate, come l'acqua lieve del torrente che incessante si avvia alla valle. Talora i cavalli dalle criniere ventose come le chiome delle onde ti accolgono all'alba sui declivi che salgono oltre i larici verso la vetta. I gatti dal manto tigrato rispondono ai richiami e ti lambiscono le caviglie rivoltandosi nell'erba in attesa delle ultime carezze. In questo luogo non incombe l'ombra del passato. Non può avvolgerti ormai più il suo manto oscuro né quello più illusorio del futuro, poiché tutto qui si adagia intatto nella corolla immobile dell'eternità. Le stelle invadono la notte deridendo l'uomo. Stille di eternità trafiggono incomprensibili il cosmo.
Nel nido sotto il tetto all'angolo della casa si può abbracciare silenziosamente nel vuoto della sera il mondo, abbracciando il capo immobile di chi è parte di te. La fronte del cielo s'incurva. Come un infante sospeso giace tra le tue braccia la creatura immobile che amerai per sempre. Nel suo capo è l'uovo da cui sei nato. Oltre le travi come lacrime rilucono indifferenti gli astri.
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Scrivetemi |
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©
Copyright 2001/09 Giovanni Querini.
Ultimo aggiornamento: 2 settembre 2009
"Initium sapientiae timor Domini", Bibbia, Salmo 110,
10. |
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| Motto
del mese: Las condiciones del pájaro solitario son cinco. La primera, que se va a lo más alto; la segunda, que no sufre compañía aunque sea de su naturaleza; la tercera, que pone el pico al aire; la cuarta, que no tiene determinado color; la quinta, que canta suavemente. San Juan de la Cruz, Dichos de luz y amor. |
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