... ma se invece credi, soffermati e leggi.

 


Ricerca nel sito

Home
Palchetti?

Novità
Fotopalchetti
Conte di piombo
Lapis
Canzone italiana
Tango
Tanguitos

Tangazo
Cambalache
Malena tango
Carta abierta
Licciardi

Cyberhe@d 2010
Barocco minimo
Ascolta il tango
L'arséne

Visitate l'archivio del sito.

 

Video di tango

Web design: Giovanni Querini

Settembre>> Luglio
Martedì, 26 settembre 2006

¶ Mi diventa sempre più difficile parlare oggi: rinunciare sarebbe forse la scelta migliore, in un mondo in cui le parole si sprecano a cumuli infiniti; cumuli mastodontici di macerie nel grigio delle nostre povere città italiane ormai invase dall'ombra. Meglio allora forse lasciare parlare quei pochissimi che hanno avuto il dono di vedere un po' oltre, quelle rare persone che ancora ci possono insegnare l'arte ardua e quasi impossibile dell'umiltà e del rispetto a Dio, che l'uomo moderno ignora. Di Cristina Campo, poetessa ignorata dal nostro spesso povero e accademico novecento letterario, voglio offrire, come il petalo di un fiore nascosto, la prima delle quattro parti della poesia Diario bizantino:

Diario bizantino

I

Due mondi – e io vengo dall’altro.

Dietro e dentro
le strade inzuppate
dietro e dentro
nebbia e lacerazione
oltre caos e ragione
porte minuscole e dure tende di cuoio,
mondo celato al mondo, compenetrato nel mondo,
inenarrabilmente ignoto al mondo,
dal soffio divino
un attimo suscitato,
dal soffio divino
subito cancellato,
attende il Lume coperto, il sepolto Sole,
il portentoso Fiore.

Due mondi – e io vengo dall’altro.

La soglia, qui, non è tra mondo e mondo
né tra anima e corpo,
è il taglio vivente ed efficace
più affilato della duplice lama
che affonda
sino alla separazione
dell’anima veemente dallo spirito delicato
- finché il nocciolo ben spiccato ruoti dentro la polpa -
e delle giunture dagli ossi
e dei tendini dalle midolla:
la lama che discerne il cuore
le tremende intenzioni
le rapinose esitazioni.

Due mondi – e io vengo dall’altro.

O chiave che apri e non chiudi,
chiudi e non apri e conduci
teneramente il vinto fuor della casa del carcere
e fuor dell’ombra della morte
e il senzatetto negli atrî luminosi
dei mille occhi impassibili
di chi ha compiutamente patito
e delle mani contro le note levate
nel santo ideogramma della benedizione –
disegnati
ridisegnati
secondo gli otto toni che separano gli otto cieli
con l’erotico incenso e il ferale myron,
al centro del petto, al centro del Sole, là dove il Nome
- myron effuso è il Tuo Nome! -
rapisce in vortice immoto alla vita del mondo,
zampilla nuovi sensi dal mondo della morte.

Cristina Campo, Diario bizantino, parte I.

Giovedì, 7 settembre 2006

Una famosa scena dal film di Fernando Solanas. Il bandoneonista Nestor Marconi suona di fronte al locale Sur.Quattro anni fa (come passa rapidamente il tempo!) ebbi occasione di sottolineare l'importanza che il Sur (>> vedi), come luogo reale ma soprattutto come topos metafisico, riveste nella cultura di Buenos Aires e del tango. Citai a tal proposito alcune parole del grande scrittore Jorge Luis Borges e mi soffermai sull'interpretazione più nota di Vuelvo al sur, ovvero quella di Roberto Goyeneche (la mitica Garganta de arena), che oggi propongo ai miei lettori dopo la lunga pausa estiva. A quattro anni di distanza mi rendo conto di quanto sia cresciuto e fiorito in me e nel mio immaginario soggettivo questo famoso brano del repertorio moderno del tango. La musica di Astor Piazzolla e le parole di Fernando Solanas ricapitolano in sé, con semplicità inusitata e con forza straordinaria, alcune delle immagini essenziali connesse al tango. Fernando Solanas, il regista argentino, inserì Vuelvo al sur nella colonna sonora del suo film Sur, un felliniano omaggio surreale che egli rese al suo paese dopo la caduta della pesante dittatura argentina durante gli anni ottanta. Floreal, il protagonista del film, dopo essere stato liberato dalla prigionia politica, invece di tornare a casa vaga per le strade notturne di Buenos Aires in una sorta di descensus ad inferos durante la quale dovrà incontrare personaggi veri e immaginari e altri ancora frutto della memoria di un passato ormai distrutto. In un'atmosfera da sogno dovrà tentare disperatamente di ritrovare, tra le note struggenti del tango che fanno da sottofondo, la propria identità perduta.

Riporto alcune parole in lingua originale in cui il regista parla della utopía de los hombres libres del Sur e, da buon argentino, sottolinea il fatto che il film fu prodotto in primo luogo con el corazón, come se chiunque lo abbia visto potesse mai avere alcun dubbio a proposito della saldezza e generosità del cuore porteño.

Quiero decirles que Sur nos cuenta una historia de amor. Es el amor de la pareja y es también una historia de amor por un país. Es la historia de un regreso.
Sur nos recuerda aquellos argentinos que en la película he llamado los de "la mesa de los sueños". De ellos aprendí. A ellos les agradezco. Ellos, más allá de sus convicciones políticas, nos dejaron como herencia una obra y un compromiso. Fueron los que quisieron realizar "La utopía de los hombres libres del Sur". Ese fue el sueño de los sueños. Ojalá lo siga siendo.
Sur nos habla del reencuentro y de la amistad. Es el triunfo de la vida sobre la muerte, del amor sobre el rencor, de la libertad sobre la opresión, del deseo sobre el temor. Por eso es la historia de un regreso. También quiero decirles que Sur, es un homenaje a todos los que, como mi personaje tartamudo, supieron decir NO. Fueron los que mantuvieron la dignidad. Ellos dijeron no a la injusticia, a la opresión, a la entrega del país.
Por último quiero decirles que Sur, película enteramente realizada en el país, es el esfuerzo de decenas de técnicos y artistas por un cine más auténtico, más imaginativo, más riguroso y poético. Un cine que busca recuperar ese público que en otras épocas llenó nuestras salas. Como en circunstancias anteriores, esta obra es parte del compromiso por afianzar identidades culturales.
Sur fue hecha con el corazón y ahora les pertenece.

Fernando Solanas.

 

Ascolta il tango. Vuelvo al sur



Vuelvo al Sur, 
como se vuelve siempre al amor, 
vuelvo a vos, 
con mi deseo, con mi temor. 

Llevo el Sur, 
como un destino del corazon, 
soy del Sur, 
como los aires del bandoneon. 

Sueño el Sur, 
inmensa luna, cielo al reves, 
busco el Sur, 
el tiempo abierto, y su despues. 

Quiero al Sur, 
su buena gente, su dignidad, 
siento el Sur, 
como tu cuerpo en la intimidad. 

Te quiero Sur, 
Sur, te quiero. 

Vuelvo al Sur, 
como se vuelve siempre al amor, 
vuelvo a vos, 
con mi deseo, con mi temor. 

Quiero al Sur, 
su buena gente, su dignidad, 
siento el Sur, 
como tu cuerpo en la intimidad. 
Vuelvo al Sur, 
llevo el Sur, 
te quiero Sur, 
te quiero Sur...

Musica: Astor Piazzolla; testo: Fernando E. Solanas.

Scrivetemi

© Copyright 2001/06 Giovanni Querini.
Ultimo aggiornamento: 26 settembre 2006
"Initium sapientiae timor Domini", Bibbia, Salmo 110, 10.
Motto del mese: "Il mondo è come l'impressione che lascia il racconto di una storia ". Yogāvasishta .

Settembre 2006
Dom
Lun
Mart
Merc
Gio
Ven
Sab
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29

30

Uroburo: il cerchio dell'eterno ritorno.