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Video di tango

Web design: Giovanni Querini

Settembre>> luglio: 1
Mercoledì, 29 settembre 2004
La famosa scena del sogno nel film Spellbound (Io ti salverò, nella traduzione italiana). Disegni e scenografia di Salvador Dalì.Il talento appartiene a pochissimi. Vi è qualche ingenuo che abbia mai pensato che non sia così? Vane illusioni di tutti noi velleitari mortali! O ci si nasce oppure c'è poco da fare: è una sorta d'istinto, un dono inspiegabile, talvolta persino (a voler giudicare da certe biografie di persone famose) uno stigma in qualche modo da sopportare. E' sempre tuttavia il destino a decidere. L'uomo è soltanto un povero illuso, e quando si rende conto della propria ingiustificata presunzione è di solito troppo tardi per rimediare (entra Mefistofele alla sinistra del palcoscenico, etc etc). Non so perché, ma quando penso al talento mi viene spontaneo ricordare Alfred Hitchcock, lo straordinario maestro inglese della cinematografia. Oggi il cinema si è purtroppo, nella maggior parte dei casi, ridotto a costosissimi effetti speciali e a banali giochi di prestigio virtuali di sconcertante insignificanza. Senza apparato tecnologico molti dei film oggi in voga crollerebbero come tante carte da gioco caoticamente affastellate. Dopo la scomparsa alcuni anni fa di un grandissimo regista come Stanley Kubrick, chi altri rimane a saper narrare conAlfred Hitchcock: la sfera magica del talento. reale suspense una storia? Certamente pochi. E chi mai lo seppe fare, ancora prima di lui, con la maestria inarrivabile di Alfred Hitchcock? Molti ricorderanno Spellbound: con pochi incredibili tocchi e la vertigine geniale delle inquadrature prospettiche e dell'analisi psicologica, Hitchcock crea un universo di sconvolgente profondità. Cary Grant e Ingrid Bergman assurgono al panteon del mito cinematografico in un capolavoro in bianco e nero che soltanto un genio potrebbe avere mai partorito. Chi non ricorda la celebre e surreale scena del sogno, che l'artista spagnolo Salvador Dalì ebbe il merito di trasformare, con i propri disegni e la scenografia ispirata, in uno dei grandi momenti della storia del cinema? Il talento scaturisce misteriosamente dall'inconscio e la tecnica può soltanto fungergli da umile, seppure utile e in certi casi indispensabile, ancella.
Sabato, 18 settembre 2004

El canyengue quebrado del tango.Spesso e volentieri il tango ama raccontare se stesso e le sue storie nei testi delle proprie canzoni; e ogni qual volta lo fa, immancabilmente finisce per trasformare il contingente storico in narrazione mitica, patinando di tinte soffuse il grigiore irredento della storia. Nella milonga El Morocho y el Oriental (qui riproposta nella versione classica di Ángel Vargas del 1946) Enrique Cadícamo, recentemente scomparso in tardissima età e uno dei massimi fabulatores tangueros di tutti i tempi, ripercorre il filo della memoria per donarci uno squarcio variopinto della saga rioplatense. Gardel e Razzano rivivono nel suo tango nostalgico e sentimentale, e con essi pure le mitiche esquinas e i barrios di Buenos Aires, con i favolosi locali dell'epoca d'oro e le milongas orilleras, che celebravano l'anima profonda e i fasti della capitale. Una delle grandi virtù del tango consiste, per l'appunto, in tale potere rievocatore. Esso riesce nell'arco fulmineo e intenso di alcuni istanti a ricondurci spiritualmente nei luoghi atemporali della passione, ricreando le atmosfere che illo tempore furono e non son più.

Ascolta il tango. El Morocho y el Oriental

(Recitado)
Viejo café cincuentón
que por la Boca existía,
allá por Olavarría
esquina Almirante Brown.
Se estremeció de emoción
tu despacho de bebidas
con las milongas sentidas
de Gabino y de Cazón.

En tus mesas escucharon
los reseros de Tablada
provocativas payadas
que en cien duelos terminaron.

Histórico bodegón
del priorato y del Trinchieri,
donde una noche Cafieri
entró a copar la reunión.
Traía un dúo de cantores
y haciendo, orgulloso, punta
dijo: "Aquí traigo una yunta
que cantando hace primores".

(Recitado)
Y con acento cordial
fue diciendo medio chocho:

"Este mozo es el Morocho
y éste Pepe el Oriental".
Un aplauso general
al dúo fue saludando
y el Morocho iba templando
lo mismo que el Oriental.

(Recitado)
Templaron con alegría
sus instrumentos a fondo,
y el silencio era tan hondo
que ni las moscas se oían.

Y entre aplausos, vino y chopes,
y esta vuelta yo la pago,
iba corriendo el halago
tendido a todo galope.

(Recitado)
"A mi madre", "La pastora",
"El moro" y otras canciones
golpeaban los corazones
con voces conmovedoras.
Ah, café de aquel entonces
de la calle Olavarría,
donde de noche caía
allá por el año once...

De cuando yo, en mi arrabal,
de bravo tuve cartel.
Y el Morocho era Gardel
y Razzano el Oriental.

Música: Ángel D'Agostino
Letra: Enrique Cadícamo

Mercoledì, 8 settembre 2004

Il Quartetto Cetra.Vi sono brani che hanno segnato un'epoca fulgida nella storia della canzone italiana, e credo che In un palco della Scala sia indubbiamente uno di essi. La grazia del testo e la dolcezza del motivo, magistralmente interpretato dal mitico Quartetto Cetra (la voce è quella inconfondibile di Lucia Mannucci), ci trasportano in un tempo ormai svanito, un tempo in cui contavano ancora lo stile la melodia la signorilità e il portamento. In questa canzone sopravvivono l'aura lieve dell'operetta e la tradizione italiana del bel canto. Chi avrà la pazienza di scaricare il brano potrà quindi brevemente rivivere quella magia trascorsa ma intramontabile e forse, per qualche istante, riuscirà a riassaporare l'innocenza e l'ingenuità di un'Italia meno pretenziosa e non ancora toccata da certa volgarità a noi contemporanea.

Canzone italiana

In un palco della Scala

Ascolta la canzone. In un vecchio palco della Scala,
nel gennaio del novantatre
spettacolo di gala,
signore in decolletee,
discese da un romantico coupee.
Quanta e quanta gente nella sala,
c'e tutta Milano in gran soiree
per ascoltar Tamagno,
la Bellincioni, Stagno,
in un vecchio palco della Scala.
Che splendida stagion,
che ricco cartellon,
che elenco di tenori e di soprani
Manon di Massenet,
la Carmen di Bizet,
Fra Diavolo l'Ernani,
i Puritani, i Vespri siciliani.
Poi dal vecchio Palco dela Scala,
c'e' l'appuntamento nel buffet,
un sorso di marsala,
due tre marron glaces,
e all'uscita la fioraia della Scala
offre un mazzolino di pensee.
In un vecchio palco della Scala
nel gennaio del cinquantatre
spettacolo di gala signore in decollete,
discese da un moderno cabriolet.
Quanta e quanta gente nella sala,
c'e' tutta Milano in gran soiree
per ascoltar gli autori audaci e innovatori....
ma torna sempre al palco della Scala.
Ma fra le novita', ancora vola e va,
la musica dei tempi piu' lontani....
Manon di Masenet,
la Carmen di Bizet,
Fra Diavolo l'Ernani,
i Puritani, i Vespri Siciliani.....
Lentamente poi il sipario cala,
scendono le luci nel foyer....
E' vuota gia' la sala e non rimane che....
questo vecchio palco della vecchia Scala,
del gennaio del novantatre.

Quartetto Cetra.

Domenica, 5 settembre 2004

La danza estatica del sole nel bush.Nella mitica eternità del Tempo del Sogno ogni singolo luogo in seno alla natura è dettagliatamente circostanziato da una narrazione che ne celebra e tramanda in modo puntuale il senso misterioso e le origini atemporali. Ciascuna di tali narrazioni appartiene al popolo/stirpe che detiene, per diritti imprescindibili, il possesso del territorio in questione. In tal modo veniva a crearsi un tempo l'identità dei popoli aborigeni, oggi purtroppo in massima parte tragicamente assottigliati nel numero, ridotti in misere riserve e mortificati dall'avidità crudele e tipicamente occidentale del governo australiano. E' una semplice questione di tempo: il prezzo di tale avidità, e quello di molteplici altre angherie e sopraffazioni commesse a danno dello spirito, l'occidente predatore dovrà prima o poi pagare; e già stiamo invero duramente pagandolo in forma di quotidiana e spaventevole alienazione dalla natura. Se non diverremo consapevoli della spudorata e distruttiva ipocrisia consumistica della nostra epoca e dell'egoismo annientatore della natura non potremo avere un futuro che non sia di tragica infelicità.

¶ "E ai, sereia tire aquela saia, menina, ou a sua cauda tomará fogo!" Mãe-de santo.

Scrivetemi

© Copyright 2001/04 Giovanni Querini.
Ultimo aggiornamento: 29 settembre 2004
"Initium sapientiae timor Domini", Bibbia, Salmo 110, 10.
Motto del mese: "Esiste a Bahia. Todo o resto è interior ". Jatoba.

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Uroburo: il cerchio dell'eterno ritorno.