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Motto del mese: "Serpens nisi
serpentem comederit non fit draco." Hugo von Hofmannsthal
SETTEMBRE
2001
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SETTEMBRE
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Domenica,
30 Settembre 2001
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Entrando
nella Basilica del Santo dall'ingresso principale e voltando subito
a sinistra, si giunge dinanzi all'altare dell'Immacolata, comunemente
detta Madonna del pilastro, anticamente Madonna degli orbi, perchè
qui si dice si radunassero i ciechi. La Madonna col bambino in braccio
fu affrescata da Stefano da Ferrara sulla metà del Trecento.
L'immagine della Madonna mi è particolarmente cara, forse
perchè ero solito soffermami di fronte ad essa quand'ero
bambino ed abitavo ad un passo dalla basilica. Gli angioletti portacorona
in alto sono un'aggiunta del '500. I ss. Giovanni battista e Giovanni
Evangelista sullo sfondo vennero dipinti nel 1413 da un pittore
echeggiante alla lontana Altichiero.
Ho sempre creduto fermamente nel potere taumaturgico di quest'immagine,
e penso che oggi, essendo quasi tutti noi un pò ciechi spiritualmente,
ed essendo le nostre menti offuscate dalla grettezza dei tempi nuovi,
faremmo bene ad osservare l'immagine con attenzione, cercando di cogliere
nello sguardo della Vergine quello spirito che, solo, può donare
all'anima la vista.
- L'autunno è per
me una stagione impareggiabile. Sobria e delicata nei colori e nelle
sfumature, pare soffusa d'alcunchè d'antico ed arcano. Nel silenzio
assoluto dei colli s'odono le foglie cadere, accartocciandosi lievemente
al suolo. Lontano dalla città si ritrovano talvolta i sentieri
smarriti.
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Lunedì,
24 Settembre 2001
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- A proposito del mito e della sua essenza, Roberto Calasso
pone ad epigrafe del suo splendido libro Le nozze di Cadmo e Armonia
la seguente citazione : "Queste cose non avvennero mai, ma sono
sempre". Mi pare che tale verità costantemente eluda chi,
come l'uomo, è condannato a vivere nel tempo. Vivere scissi dalla
dimensione eterna del mito e riuscire a percepirne la presenza soltanto
a tratti, questo sembra essere il nostro inevitabile destino.
- "Nel riquadro centrale sovrastante l'altare del
Santo, tra gli stucchi della volta, si legge: 'Gaude felix Padua - quae
thesaurus possides'. Il distico risale alla metà del Duecento
ed è tratto dall'Ufficio ritmico di Giuliano da Spira, frate
minore, 'magister cantus in aula regis francorum', composto pochi anni
dopo la morte di sant'Antonio". Così scrive Giuseppe Toffanin
nell'introduzione al suo libretto Padova fra Ottocento e Novecento.
- Vorrei per un singolo istante, poter rivedere la dolce
Padova del mio periodo liceale a cavallo tra gli anni sessanta e settanta:
la Padova delle lambrette e delle poche automobili per le vie, quella
città ancora soffusa di un magico alone sopra i giardini al tramonto.
Come spiegarlo, talvolta mi chiedo, ai giovani d'oggi, assediati dalla
frenesia vana e chiassosa dei nostri giorni? E' possibile comprendere
chi appartiene a una generazione precedente?
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Sabato, 22
Settembre 2001
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- Ci siamo scordati degli angeli. E' forse anche
per questo che abbiamo smarrito il dolce giardino della nostra infanzia?
Massimo Cacciari scrive che " l'Angelo Nuovo abita il giardino
dell'infanzia...: è qui che la nostra invocazione lo raggiunge,
qui riconosce la cosa che gli lodiamo, qui lottiamo con lui. Come se
la fragilità dell'infanzia finalmente si trasfigurasse nella
forza di resistere al dis-correre. Lucida intervalla produce
quest'infanzia dell'Angelo: buchi, rotture, strappi nel continuum apparente
del Tempo-Kronos".
R icordo che da bambino credevo nell'esistenza degli angeli. A dire
il vero, ci credo ancora, forse più di allora, anche se in maniera
diversa. Perchè non credere a ciò che ci rende felici?
- Nel 1969, a quattro anni dalla morte dei genitori,
Cristina Campo scrisse in loro memoria questa commovente poesia:
La Tigre Assenza
pro patre et matre
Ahi che la Tigre,
la Tigre Assenza,
o amati,
ha tutto divorato
di questo volto rivolto
a voi? La bocca sola
pura
prega ancora
voi: di pregare ancora
perchè la Tigre,
la Tigre Assenza,
o amati,
non divori la bocca
e la preghiera...
Cristina Campo.
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- Tra le tante giornate buie della storia patavina va
annoverata quella in cui si decise, nei primi anni sessanta, di abbattere
il Teatro
Garibaldi per fare spazio ad un supermercato. Rivedendone l'immagine
nello splendido libro di Giuseppe Toffanin Padova '900 (Editoriale
Programma), mi ritornano alla memoria i giorni ormai remoti quando,
ancora bambino, i miei genitori mi portavano a raccogliere i doni per
la festa della Befana. Che malinconia ripensare a tutto ciò che
la storia ha scelleratamente obliterato nel corso del tempo.
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Mercoledì,
19 Settembre 2001
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"Ou-topica è la dimensione dell'Angelo.
Il suo luogo è il Paese-del-non-dove, quarta dimensio oltre
la sfera che delimita gli assi del cosmo visibile, mundus imaginalis".
Massimo Cacciari, L'Angelo necessario.
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Martedì,
18 Settembre 2001
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- Napoleone, confesso, non è
personaggio che mi sia mai stato congeniale, ma quando egli afferma
che "Nel regno dell'immaginazione l'ignoto è onnipossente"
intuisco forse il perchè di quel suo intento implacabile a perseguire
ogni spazio di fronte a lui, quasi a volerne colmare il vuoto e svelare
il mistero. Non è forse il fascino dell'ignoto il pungolo segreto
che sovente sollecita l'uomo ad imprese ardite e talvolta folli?
- Questi versi tipicamente ottocenteschi di Vittoria
Aganoor, per quanto tecnicamente poco pregevoli e talvolta banalmente
retorici (vedi, ad esempio, i 'pennuti cantor'), hanno tuttavia il merito
di far rivivere le atmosfere della Padova d'un tempo e mi riconducono
alle gioie trascorse dell'infanzia, soprattutto quando la poetessa rievoca
i plinti muscosi delle statue di Prato della Valle e i fulgori ormai
smarriti delle primavere andate.
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Vecchia casa lontana
aperta sul Prato
che il fiumicel chiudea come monile
tremulo rispecchiante
statue brune dal muscoso plinto;
e di là dal recinto
di pennuti cantor reggia felice,
le forti antiche piante,
verdi asili romiti,
per me già sognatrice,
dispensieri di fascino e d'inviti;
vecchia casa, non sai
fra le tue mura, quanto
albergasti fulgor di primavere!
e a te penso, te piango, a te ritorno
vecchia casa lontana.
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Nel
volto austero del Gattamelata risaltano i lineamenti forti e fieri dei
tempi remoti. Essi paiono rilevare i caratteri salienti dell'animo tenace,
nonché il piglio deciso e irriducibile del condottiero. Strano
come talvolta l'espressione di un volto sia più utile di mille
parole a farci intuire lo spirito trascorso di un'epoca. Nei tratti
quasi rapaci del volto traspare la dignità irripetibile d'un
universo scomparso, e si avverte quasi la distanza remota che ci separa
irrimediabilmente da esso.
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Scrivetemi
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© Copyright 2001
Giovanni Querini.
Ultimo aggiornamento: 30 Settembre 2001
"Initium sapientiae timor Domini", Bibbia, Salmo 110, 10. |
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