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Video di tango

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Settembre>> Luglio : 1 / 2
Domenica, 14 Settembre 2003

Tullio Crali,  Incuneandosi nell'abitato, 1939.Nell'aeropittura del futurista Tullio Crali (1910-2000), i cui quadri sono attualmente in mostra ad un'interessante rassegna al museo Revoltella di Trieste, si intuisce l'impatto e la portata dell'infatuazione tecnologica sui futuristi negli anni trenta in Italia. Un certo qual spirito pionieristico prevale in parecchie delle opere, alcune delle quali di qualità tecnica davvero pregevole. Crali, di origine dalmata, non smise di essere futurista nemmeno quando il movimento, dopo la morte di Marinetti nel 1944, si sciolse. Nell'olio su tela dal titolo Incuneandosi nell'abitato (1939), usato come immagine per il manifesto della mostra e la cui miniatura potete vedere a lato, l'osservatore viene a trovarsi nella carlinga alle spalle di un fantomatico pilota che precipita vertiginosamente, a capo fitto, tra i grattacieli e gli alti edifici nel cuore di una metropoli: una visione alquanto inquietante per noi contemporanei di un'epoca angosciosamente lacerata dall'ancora recente attentato alle torri gemelle. Ci si potrebbe quasi chiedere se nell'opera di Crali non vi sia una sorta di senso della premonizione, per quanto distante e incerta. Dopotutto, Ezra Pound affermò in quello stesso periodo che gli artisti sono le 'antenne della razza' e, come tali, capaci di intuire in anticipo le ombre fosche del futuro che incombono sull'umanità. Nella vicenda tecnologica dell'uomo proiettato al superamento dei propri limiti potrebbe ripetersi la tragedia di Icaro, il cui folle volo termina con lo schianto violento e fatidico che pone fine all'azzardo di un'avventura più che mai insensata.

Lunedì, 8 Settembre 2003

Tono  Zancanaro, Via Piove, china a penna, 1946.Vi sono angoli della città che tornano a vivere all'annunciarsi cauto dell'autunno, dopo che il dio oscuro dell'estate ha rimestato i cuori, sconvolto ogni equilibrio dei sentimenti e riportato l'universo al caos primigenio da cui un dì era sorto. Sono pochi ormai i luoghi che l'incedere terribile e fagocitante del progresso abbia risparmiato, e li si deve ricercare con cura assidua e somma pazienza. Talvolta non si rivelano, finché la grazia di un istante non ce li manifesti. Talvolta dipende dall'umore che ci ispira. Nelle incisioni e nei quadri di Tono Zancanaro tali luoghi magici della nostra Padova d'un tempo sono consegnati all'eternità, ed è commovente accarezzare con lo sguardo assorto la poesia assoluta delle linee e delle invenzioni. Sì, perché Tono possedeva l'attenzione assoluta che rivela l'anima nascosta delle cose e che all'improvviso fa rifiorire il miracolo eterno di ciascun lembo della creazione mortificata dalla vanità fallibile dell'uomo. Soltanto tale attenzione può restituire il mondo a se stesso dopo la nostra caduta antica nell'oscurità del tempo.

Spero che il tango che presento oggi possa piacere. E' in assoluto uno dei miei prediletti. La vecchia voce di Ángel Vargas riesce, a mio parere, a trarne il meglio, in questa edizione originale del 1941. In Tres esquinas è il tango stesso che racconta brevemente la propria storia e le proprie umili origini nel barrio, dove le ragazze leggiadre (las lindas pibas) fioriscono come il glicine e dove per un pazzo amore talvolta i compadritos non esitavano a ricorrere al coltello (tiré la daga por un loco amor). E' tutto qui, non è vero? Che dire di più? In fondo il tango, che ripete stilizzandolo il rituale del corteggiamento, nei suoi momenti di maggiore ispirazione simula quasi alla perfezione le movenze sinuose e mortali del duello all'arma bianca, come bene aveva voluto sottolineare quel massimo tra i poeti: Jorge Luis Borges.

Ascolta il tango.Tres esquinas

Yo soy del barrio de Tres Esquinas,
viejo baluarte de un arrabal
donde florecen como glicinas
las lindas pibas de delantal.
Donde en la noche tibia y serena
su antiguo aroma vuelca el malvón
y bajo el cielo de luna llena
duermen las chatas del corralón.

Soy de ese barrio de humilde rango,
yo soy el tango sentimental.
Soy de ese barrio que toma mate
bajo la sombra que da el parrral.
En sus ochavas compadrié de mozo,
tiré la daga por un loco amor,
quemé en los ojos de una maleva
la ardiente ceba de mi pasión.

Musica: Ángel D'Agostino e Alfredo Attadía; testo: Enrique Cadícamo.

Mercoledì, 3 Settembre 2003

Allineamenti siderali.Goethe l'aveva già espresso in maniera perfetta e mirabilmente concisa: "Nessuno è così schiavo come chi creda falsamente di essere libero"; " ... e come chi creda di sapere ormai tutto", si potrebbe socraticamente aggiungere alla frase, anche se, in fondo, l'aggiunta è di per se stessa già implicita nelle parole del genio tedesco.

La misteriosa scomparsa di un' enorme quantità di straordinari reperti archeologici dal museo di Baghdad durante la recente guerra in Irak riapre interrogativi angosciosi circa i motivi reali dello scatenamento del conflitto medio-orientale. Tali motivi potrebbero in realtà rivelarsi assai diversi da quelli piuttosto banali e semplicistici teorizzati dalla propaganda politica dei media, destinata come sempre ai telespettatori creduloni e agli ingenui lettori dei quotidiani e dei rotocalchi. Molte delle tavolette sumere scomparse dal museo della devastata capitale irakena contenevano infatti antichissime e insostituibili testimonianze circa l'origine del pianeta e della razza umana. A complicare un panorama d'inizio millennio assai confuso si potrebbero aggiungere pure il recente, e anch'esso (guarda caso !) inspiegato, mega blackout elettrico di New York e di buona parte della zona nordorientale tra Stati Uniti e Canada, e l'incredibilmente torrida e preapocalittica estate europea, che ha sovvertito ogni previsione della presuntuosa scienza ufficiale e ci ha visto tutti direttamente coinvolti in prima persona. Sono convinto che tali avvenimenti non siano affatto, come potrebbe apparire in superficie, scollegati tra loro, ma al contrario presentino nessi ben precisi, che sarebbe assai interessante e forse decisivo indagare a fondo, se non altro per aiutarci a comprendere in quale mondo si stia oggi realmente vivendo e quali possano essere le ragioni delle inquietanti trasformazioni epocali che stanno sconvolgendo l'ecosistema e modificando con rapidità inaudita il precario equilibrio magnetico del pianeta.

Troppe ed evidenti appaiono essere le coperture politiche internazionali di un sistema mondiale sempre più minacciosamente centralizzato e volto ormai in modo esplicito al controllo tecnologico, mediatico e farmaceutico delle menti; e sempre più indifeso appare l'uomo comune di fronte ad un tale sconcertante panorama generale. Scriveva profeticamente George Orwell, circa mezzo secolo or sono, nel suo celebre romanzo 1984: "Chi controlla il passato, controlla il futuro. Chi controlla il presente, controlla il passato"; parole la somma importanza del cui significato potrebbe ben sfuggire a chi non si soffermasse a considerarle con grande attenzione. Già Voltaire, del resto, aveva ammonito l'uomo affermando, un paio di secoli prima, che "la storia è la menzogna comunemente accettata". Dopo la svolta al terzo millennio tali moniti parrebbero assumere più che mai concretezza e importanza, e varrebbe quindi la pena di prenderli seriamente in considerazione.

El corazón al sur.Nel cuore di ogni tanguero vive eternamente el Sur ( >> vedi ), e ogni singolo passo idealmente conduce ad esso. El Sur è sempre presente nel tango, seppure in modo talora appena accennato; perché il tango vive di tali lievi sfumature. In El corazón al sur, con la sua splendida voce, Eladia Blázquez riesce a riassumere tutto mirabilmente in tre strofe, in cui pare convergere l'anelito inestinguibile per un qualcosa, un luogo dell'anima certamente, che esiste là, oltre l'orizzonte e, che pur essendo forse irraggiungibile, è eternamente presente nel cuore di chi lo viva in sé come una realtà profonda dello spirito.

Ascolta il tango.El corazón al sur

Nací en un barrio donde el lujo fue un albur,
por eso tengo el corazón mirando al sur.
Mi viejo fue una abeja en la colmena,
las manos limpias, el alma buena...
Y en esa infancia, la templanza me forjó,
después la vida mil caminos me tendió,
y supe del magnate y del tahúr,
por eso tengo el corazón mirando al sur.

Mi barrio fue una planta de jazmín,
la sombra de mi vieja en el jardín,
la dulce fiesta de las cosas más sencillas
y la paz en la gramilla de cara al sol.
Mi barrio fue mi gente que no está,
las cosas que ya nunca volverán,
si desde el día en que me fui
con la emoción y con la cruz,
¡yo sé que tengo el corazón mirando al sur!

La geografía de mi barrio llevo en mí,
será por eso que del todo no me fui:
la esquina, el almacén, el piberío...
lo reconozco... son algo mío...
Ahora sé que la distancia no es real
y me descubro en ese punto cardinal,
volviendo a la niñez desde la luz
teniendo siempre el corazón mirando al sur.

Musica e testo: Eladia Blázquez.

Settembre riporta le stagioni alla dolcezza, dopo la conflagrazione estiva ( >> vedi ), che era parsa avvolgere l'universo intero in una tragica ekpirosis avvampante. L'antica grazia, che disdegna ogni sorta di eccesso, sembra fare capolino nuovamente. La sera, come sottolinea il poeta, è ancora lenta e "l'aria è tutta odor di menta e di luna nascente". Nella poesia di Cesare Angelini sopravvive miracolosamente la magia delle epoche andate, quando il mondo era più semplice e spontaneo, e gli uomini erano ancora in grado di cogliere la sacralità della natura (vedasi gli "uomini santi chini all'aratura" nella seconda strofa). L'incurvarsi delle ore sui giorni del poeta nella strofa finale richiama malinconicamente alla coscienza il destino comune dell'uomo, senza che ciò tuttavia sconfini mai nel senso disperante del timore esistenziale. La presenza di Dio si avverte in ogni singola parola.

Settembre

Settembre, l'aria è tutta odor di menta
e di luna nascente. Alla pastura
ultima ondeggian greggi nella pura
luce che d'un incanto si alimenta.


Ch'io veda ancora nella sera lenta
uomini santi chini all'aratura,
favola antica che si trasfigura
se un ricordo di Bibbia l'inargenta.


Nel chiarore mutevole è un indizio
d'autunno, ed un messaggio è nei colori:
chiama tutte le cose ad un giudizio.


Ed anch'io sento che s'incurvan l'ore
sui miei giorni che crollano. E' l'inizio
del mio cammino verso Te, Signore.

Cesare Angelini, Il piacere della memoria, 1977.

¶ Un saluto speciale ai miei lettori dopo la pausa estiva di agosto. un periodo che spero sia stato proficuo per tutti.

Scrivetemi

© Copyright 2001 Giovanni Querini.
Ultimo aggiornamento: 14 settembre 2003
"Initium sapientiae timor Domini", Bibbia, Salmo 110, 10.
Motto del mese: "Donde mejor canta un pájaro es en su árbol".
Jean Cocteau.

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Uroburo: il cerchio dell'eterno ritorno.