... ma se invece credi, soffermati e leggi.

 


Ricerca nel sito

Home
Palchetti?

Novità
Fotopalchetti
Conte di piombo
Lapis
Canzone italiana
Tango
Tanguitos

Tangazo
Cambalache
Malena tango
Carta abierta
Licciardi

Cyberhe@d 2010
Barocco minimo
Ascolta il tango
Reginella
L'arséne

Visitate l'archivio del sito.

 

Video di tango

Web design: Giovanni Querini

Motto del mese: "Chi mantiene la capacità di vedere la bellezza non invecchia". Franz Kafka, Confessioni e diari.

Settembre 2002
Dom
Lun
Mart
Merc
Gio
Ven
Sab
2
3
4
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30

Settembre (I parte)>> Luglio: 1
Domenica, 15 Settembre 2002
    Sorry, your browser doesn't support Java(tm).
  • Consiglia Licciardi è senza dubbio la mia cantante preferita e una voce sublime della musica napoletana. Consiglia non è mai entrata nel circo mediatico commerciale, e ciò la rende, ai miei occhi, ancora più grande. Fra non molto intendo dedicarle una pagina personale, per meglio esprimere la mia ammirazione. Potrete così ascoltare alcune delle sue canzoni più rappresentative.

    Nel frattempo, ripropongo la splendida interpretazione di Reginella, forse la sua canzone simbolo. Per chi volesse sapere di più su questa grande interprete la cosa migliore è visitarne il sito personale all'URL:

    http://www.consiglialicciardi.com

  • Una breve poesia di Garcia Lorca: un esempio perfetto di come si possa dire tutto in pochissime parole:

MURIÓ AL AMANECER


Noche de cuatro lunas
y un solo árbol,
con una sola sombra
y un solo pájaro.

Busco en mi carne las
huellas de tus labios.
El manantial besa al viento
sin tocarlo.

Llevo el No que me diste,
en la palma de la mano,
como un limón de cera
casi blanco.

Noche de cuatro lunas
y un solo árbol,
En la punta de una aguja,
está mi amor ¡girando!

Federico Garcia Lorca

Lunedì, 9 Settembre 2002
  • G. Borsato, prospettiva architettonica, a palazzo Zabarella.Il fascino misterioso e stranamente inquietante della prospettiva pittorica, che ciascuno di noi credo abbia prima o poi avvertito di fronte a certi quadri o immagini, riflette, a mio parere, l'intuizione inconscia di un aspetto rilevante della condizione terrena dell'uomo e dello spaesamento metafisico insito nella sua natura mortale. Con l'invenzione della prospettiva nell'arte figurativa rinascimentale l'uomo occidentale imbocca irreversibilmente la via del razionalismo, e la sua percezione della realtà verrà drasticamente a mutare nei periodi successivi. Nella prospettiva è segretamente insita l'idea-simbolo del labirinto e l'estensione more geometrico del mondo circostante, che già pare condurre l'uomo verso il travaglio interiore e insolubile della crisi barocca. Il labirinto è, tra le altre cose, una figura del tempo, della danza e della descensus ad inferos, è una sorta di percorso iniziatico in cui l'uomo rischia di smarrirsi e di giungere alla perdizione. Nella figura a lato è riprodotta una bella prospettiva architettonica di G. Borsato, affrescata a palazzo Zabarella di Padova. Al termine del lungo corridoio visibile nella raffigurazione e generatore della profondità si celano, a destra e a sinistra, altri corridoi, che l'osservatore non riesce tuttavia a vedere. Solo l'immaginazione può soccorrerlo.

  • La fotografa padovana Francesca Magnani riproporrà la bella mostra Duplicittà ( >> vedi presentazione) nel periodo dal 9 settembre (ore 19.30) al 9 ottobre al Barlume wine bar di via Bonporti 26. E' una buona occasione, per chi non avesse avuto l'opportunità di vedere la precedente rassegna di aprile, per assaporare la promessa artistica della nostra giovane concittadina.

  • I frequentatori delle milongas lo riconosceranno immediatamente. Bajo un cielo de estrellas è uno dei vals tradizionali più ballabili e ballati delle sale da tango. Al brio davvero eccezionale della musica si unisce un testo in cui la lingua spagnola pare dare il meglio assoluto di sè in fatto di suggestione poetica. Tornare ad essere (en esta noche vuelvo a ser) il 'muchacho soñador' di un tempo passato, in cui gli alberi ancora dipingevano le ombre: non è forse anche questo il senso del tango?

Bajo un cielo de estrellasAscolta il tango.

Mucho tiempo después de alejarme,
vuelvo al barrio que un día dejé...
con el ansia de ver por sus calles
mis viejos amigos, el viejo café.
En la noche tranquila y oscura
hasta el aire parece decir:
"No te olvides que siempre fui tuya
y sigo esperando que vuelvas a mí".

En esta noche vuelvo a ser
aquel muchacho soñador
que supo amarte y con sus versos
te brindó sus penas...
Hay una voz que me dice al oído :
"Yo sé que has venido
por ella... por ella !".
Qué amable y qué triste es a la vez
la soledad del arrabal
con sus casitas y los árboles que pintan sombras.
Sentir que todo... que todo la nombra,
¡qué ganas enormes me dan de llorar!

Bajo el cielo cubierto de estrellas
una sombra parezco al pasar...
No he de verme jamás con aquella
¡qué tanto mi quiso... y hoy debo olvidar!
En la noche tranquila y oscura
hasta el aire parece decir:
"Para qué recordar que fui tuya
si yo ya no espero que vuelvas a mí!".

Testo e musica: Henrique Francini e José María Contursi.

Giovedì, 5 Settembre 2002
  • In un'epoca di trapasso di inaudita virulenza e Immagine della Beata Vergine delle Grazie che l'apostolo d'Italia san Bernardino da Siena portava con sé nelle sue predicazioni. Il Santo la collocò nella Chiesa dell'Osservanza di Bologna nella prima metà del 1400.portata storica quale la nostra, il dato culturale che salta immediatamente agli occhi è il dissolvimento progressivo, e ormai quasi compiuto, dell'ordine umanistico dei valori, con la conseguente eclissi della coscienza, del giudizio e della memoria che esso inevitabilmente comporta. Si tratta, nella realtà dei fatti, di un'autentica catastrofe senza precedenti nella storia dell'uomo, una sorta di vero e proprio declino gnoseologico e di rovinoso rovesciamento in chiave materialistica di ogni forma di credo o di idealità che siano incentrati sull'ordine dello spirito piuttosto che su quello, oggi imperversante, del pragma. Il trionfo dello scientismo, della sua implacabile ancella, la tecnologia, e del loro gran maestro il dio denaro, ha posto fine a qualsiasi ingenua speranza di riuscire un giorno a restaurare il senso di una pienezza ontologica da lungo tempo smarrita intorno a noi e nel vissuto spoglio della quotidianità attuale. Il novecento, vero e proprio secolo dei terrori, dell'empietà, del nichilismo e della negazione di Dio, è stato il vasto vestibolo del deserto attraverso il quale l'uomo, trasformatosi in numero vano nel ventre fagocitante della massa, ha dovuto percorrere la sua lenta catabasi verso il nulla virtuale del nuovo millennio. Ed eccoci qui ad invocare, nel disorientamento generale, certezze che non potranno mai più soccorrerci fintantoché l'egoismo umano predominerà incontrastato tra gli idoli e i feticci del consumismo e dell'agnosticismo odierni.

    L'unica speranza che ancora forse rimane, assediati come ormai siamo dal demonismo e dalla frenesia priva di mete, è tentare di ritrovare in noi la radice dell'umiltà e la consapevolezza della mortalità ineluttabile, che dovrebbe indurci ad un rifiuto aperto nei confronti delle false ideologie oggi predominanti e ad un drastico riorientamento esistenziale soggettivo.

  • Una conseguenza davvero inquietante del dissolvimento dell'ordine umanistico dei valori, di cui sopra, è l'abbassamento sconcertante del livello culturale dell'istruzione di base nella scuola superiore, e particolarmente nel liceo, cui purtroppo assistiamo impotenti da alcuni anni a questa parte. Non mi riferisco tanto alla quantità o alla varietà delle nozioni apprese sui banchi liceali quanto piuttosto alla qualità delle conoscenze culturali fondamentali acquisite nel corso dell'iter scolastico di un alunno medio. Certe cose, intendo dire, o si apprendono alla scuola superiore o forse mai più. Si assiste ormai oggi ad un distacco ormai netto dalle matrici tradizionali classico-cristiane della nostra cultura, sempre più neglette nel nome del tanto decantato perseguimento dei presunti nuovi saperi tecnici e informatici. Di questo passo avremo fra qualche anno, o forse già abbiamo in certi casi, ingegneri, medici, commercialisti, avvocati, ecc. che saranno forse sì dei passabili tecnici nell'ambito del minuscolo hortus conclusus delle proprie discipline, ma che, come esseri umani, rischieranno di apparire disanimati e privi di quel decoro culturale minimo che un tempo caratterizzava solitamente le persone di un certo livello d'istruzione in qualsiasi campo dell'agire umano. In altre parole, la nostra società si avvia ad essere sempre meno civile, nel senso autentico che si dovrebbe attribuire al termine, sempre più appiattita nella morsa implacabile dello specialismo fine a se stesso, e orientata all'arrivismo e al pragmatismo aziendale che oggi vanno così di moda e che vengono assiduamente inculcati nelle menti dei nostri poveri giovani. La società a venire sarà, come già mi pare stia in parte diventando, tediosa e incline al materialismo più brutale e, come purtroppo temo, del tutto priva di quel senso dell'educazione, della cortesia e della grazia senza le quali una società non può definirsi veramente civile e progredita.

  • Tu pálida voz è uno splendido vals del 1943 il cui testo fu scritto dal famoso paroliere Homar Manzi. La musica è dell'allora notissimo Charlo, la cui lunga parabola discografica durò dal 1925 al 1967. Il meglio della produzione di questo musicista fu registrato, tuttavia, negli anni d'oro dal 1928 al 1931, come testimonia in modo assai interessante il seguente articoletto, che riproduco, spero vogliate scusarmi, senza traduzione:

    "Charlo es, después de Carlos Gardel, el cantor más importante que dio el tango, aunque, a diferencia de aquel, no se convirtió en un mito popular. Fue el vocalista que más grabó, en una parábola discográfica iniciada en 1925 y concluida en 1967. Sin embargo, el grueso de sus registros se concentran en apenas cuatro años, de 1928 a 1931. En muchas de esas versiones alcanza un nivel parangonable al de Gardel. Como éste, contribuyó a establecer un estilo emocional pero austero, exento deCharlo. efectismos, de perfecta afinación y cuidada musicalidad. Como compositor desplegó su gran talento de melodista, creando obras importantes en la línea del tango romanza.

    Nació en el paraje "Avestruz", una estación de ferrocarril ubicada a 15 kilómetros de la ciudad de Darregueira, partido de Puán en la provincia de Buenos Aires, siendo su padre un empleado de una empresa cerealera. Durante toda su vida cultivaría costumbres burguesas, exhibiendo su estampa de dandy. Fue lo que los porteños llamaban un "jailaife" (derivación de high-life), de elaborada apariencia distinguida. Su refinado estilo dio origen a la moda Charlo, que abarcó la indumentaria y otros enseres masculinos. Quizás insatisfecho con la humildad de su apellido, Pérez, le añadió un pretencioso "de la Riestra", erróneamente dado por bueno en reseñas y biografías. En cualquier caso, quedó identificado por su nombre artístico, que le fue adosado en 1924 para su debut radial y deriva de Charlot (Chaplin).

    Su primer enseñanza musical, de piano y otros instrumentos, la recibió en un conservatorio de Puan, pequeña ciudad austral, perdida en la llanura bonaerense. Luego marchó a La Plata, moderna capital de la provincia de Buenos Aires, de célebre universidad, diagonales y palacios oficiales neoclásicos, donde cursó su bachillerato e inició estudios de abogacía que abandonó. El traslado de su familia a la ciudad de Buenos Aires en 1922 propició el comienzo de su carrera de cantor, que en un principio se acompañaba a sí mismo al piano. En rápida sucesión, debutó en 1924 en Radio Cultura, ocupó la tarima del café "El Americano" en el porteño barrio de San Cristóbal (donde su casi extravagante distinción contrastaba con la modesta extracción social de los parroquianos) e inició su carrera de actor cantante - que luego se trasladaría al cine - en una revista musical del céntrico Teatro de la Comedia. En esa ocasión estrenó su ya olvidado primer tango, "Pinta brava", de igual nombre que el sainete que integraba."

    La poesia di questo tango vals è, a mio parere, notevole, come lo è, del pari, l'interpretazione vocale che propongo a seguito, al solito con il testo originale in lingua spagnola. E' un vals insolitamente lento nell'esecuzione, e forse, proprio per questa sua caratteristica, sembra possedere un fascino del tutto particolare rispetto al vivace canone tradizionale cui si è abituati: un altro segno indubitabile della sterminata varietà stilistica del tango argentino e di quella poesia del sentimento che da sempre lo contraddistingue. Dedico questa canzone a tutti coloro che credono che, nonostante tutto, si possa essere molto felici. (Raccomando, dopo avere cliccato sull'immaginetta del fonografo, di attendere per alcuni istanti il caricamento della canzone, che talvolta può ritardare di alcuni secondi).

Tu pálida voz Ascolta il tango.

Te oí decir..adiós, adiós...
Cerré los ojos y oculté el dolor...
Sentí tus pasos cruzando la tarde
y no te alcanzaron mis manos cobardes.
Mi corazón, lloró de amor
y en el silencio resonó tu voz,
tu voz querida, lejana y perdida,
tu voz que era mía... tu pálida voz.

En las noches desoladas, que sacude el viento,
brillan las estrellas frías del remordimiento
y me engaño que habrás de volver otra vez
desterrando el olvido y el tiempo.

Siento que tus pasos vuelven por la senda amiga.
Oigo que me nombras llena de mortal fatiga,
para qué si ya sé que es inútil mi afán,
nunca... nunca... vendrás.

Te vi partir, dijiste adiós,
Cerré los ojos y oculté el dolor...
Después, pensando que no volverías
traté de alcanzarte y ya no eras mía.
Mi corazón, lloró de amor,
y en el silencio resonó tu voz...
tu voz querida, lejana y perdida,
tu voz aterida, tu pálida voz.

Testo e musica: Homar Manzi e Charlo.

Domenica, 1 Settembre 2002
  • Dopo un' interruzione di oltre un mese Palchetti Patavini riparte di buona lena. durante il periodo di vacanza estivo, Palchetti Patavini si rimette finalmente in carreggiata. Settembre ha sempre rappresentato per me il vero e proprio inizio dell'anno nuovo, quindi: buon anno nuovo a tutti i miei lettori in questo mese davvero speciale. Non riesco a crederci, ma il sito ha già quasi un anno di vita, e il 18 di settembre segnerà il primo anniversario della sua inaugurazione. Speriamo che sia un anno felice e che i mesi a venire portino ispirazione e serenità a tutti.

  • Tappatevi le orecchie. Stanno per accendere la tv. !!!Una delle rarissime consolazioni in fatto di ascolto mediatico offertaci in Italia al giorno d'oggi è senza dubbio rappresentata dal canale radiofonico di RAI 3, che, nel bel mezzo dello squallore assoluto in cui versano purtroppo tutte le emittenti radiotelevisive nazionali, senza eccezione alcuna, riesce a sopravvivere (per quanto ancora?) in questa nostra epoca di sgomentevole massificazione consumistica, e a proporre materiale musicale narrativo e culturale di buon pregio, soprattutto nelle ore di ascolto mattutine e serali. Nell'Italia delle veline (superochette in carta carbone disposte assolutamente a tutto per un misero posticino in TV), delle reiterate e banalissime querimonie metereologiche estive (per i giorni di vacanza sciupati ai poveri vacanzieri da spiaggia, pronti a sobbarcarsi code interminabili per un tuffo nel mare sudicio), dell' ingrato e noiosissimo marmottone Ronaldo (ahimè, come siamo caduti in basso nel nostro sport), dei cellulari che imperversano grottescamente in ogni luogo e a tutte le ore (Homo Cellularis credo sia la definizione di gran lunga più consona per l'uomo medio del nostro tempo) e dei veleni politici che costantemente corrodono la fiducia e il cuore dei cittadini, è davvero incredibile che sia ancora possibile ascoltare qualcosa che non sia mondezza o trivialità.

    Prima o poi immagino che qualcuno tenterà di rovinare anche questo canale radiofonico, incredibilmente sopravvissuto al delirio dei tempi nuovi (già qua e là sono comparsi ultimamente brevi annunci pubblicitari), e di svilirlo al livello medesimo di tutti gli altri. Tuttavia, al momento è ancora possibile, escludendo l'ascolto dei telegiornali, peraltro assai brevi, e di altre trasmissioni di carattere marginale, respirare a RAI 3 Radio quel profumo di decenza e di minimo decoro che altrove mi risulta che sia ormai completamente, e da lungo tempo, svanito.

  • Todo me fue dilucidado, aquel día. Los trogloditas eran los Inmortales; el riacho de aguas arenosas, el Río que buscaba el jinete. En cuanto a la ciudad cuyo renombre se había dilatado hasta el Ganges, nueve siglos haría que los Inmortales la habían asolado. Con las reliquias de la ruina erigieron, en el mismo lugar, la desatinada ciudad que yo recorrí: suerte de parodia o reverso y también templos de los dioses irracionales que manejan el mundo y de los que nada sabemos, salvo que no se parecen al hombre. (Jorge L. Borges, El inmortal, El Aleph, 1949).

  • Tita Merello è la straordinaria interprete di questa versione cantata del celeberrimo tango El Choclo. La grande cantante argentina ama rallentare il tempo della canzone, facendo valere appieno le proprie notevoli capacità in fase di rielaborazione ritmica e di sottolineatura vocale, e giungendo ad esiti di totale riappropriazione del motivo melodico e della resa poetica del testo. E' un'interpretazione che merita di essere ascoltata con attenzione.

El ChocloAscolta il tango.

Con este tango que es burlón y compadrito
se ató dos alas la ambición de mi suburbio;
con este tango nació el tango, y como un grito
salió del sórdido barrial buscando el cielo;
conjuro extraño de un amor hecho cadencia
que abrió caminos sin más ley que la esperanza,
mezcla de rabia, de dolor, de fe, de ausencia
llorando en la inocencia de un ritmo juguetón.

Por tu milagro de notas agoreras
nacieron, sin pensarlo, las paicas y las grelas,
luna de charcos, canyengue en las caderas
y un ansia fiera en la manera de querer...

Al evocarte, tango querido,
siento que tiemblan las baldosas de un bailongo
y oigo el rezongo de mi pasado...
Hoy, que no tengo más a mi madre,
siento que llega en punta 'e pie para besarme
cuando tu canto nace al son de un bandoneón.

Carancanfunfa se hizo al mar con tu bandera
y en un pernó mezcló a París con Puente Alsina.
Triste compadre del gavión y de la mina
y hasta comadre del bacán y la pebeta.
Por vos shusheta, cana, reo y mishiadura
se hicieron voces al nacer con tu destino...
¡Misa de faldas, querosén, tajo y cuchillo,
que ardió en los conventillos y ardió en mi corazón.

Testo: Enrique Santos Discepolo.

Scrivetemi

© Copyright 2001 Giovanni Querini.
Ultimo aggiornamento: 15 settembre 2002
"Initium sapientiae timor Domini", Bibbia, Salmo 110, 10.