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| Motto del
mese: "Chi mantiene la capacità di vedere la
bellezza non invecchia". Franz Kafka, Confessioni
e diari. |
Settembre 2002 |
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Settembre
(I parte) >>
Luglio: 1 |
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Domenica,
15 Settembre 2002 |
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- Consiglia
Licciardi è senza dubbio la mia cantante preferita
e una voce sublime della musica napoletana. Consiglia non
è mai entrata nel circo mediatico commerciale, e ciò
la rende, ai miei occhi, ancora più grande. Fra non
molto intendo dedicarle una pagina personale, per meglio esprimere
la mia ammirazione. Potrete così ascoltare alcune delle
sue canzoni più rappresentative.
Nel frattempo, ripropongo la splendida interpretazione
di Reginella,
forse la sua canzone simbolo. Per chi volesse sapere di
più su questa grande interprete la cosa migliore
è visitarne il sito personale all'URL:
http://www.consiglialicciardi.com
- Una breve poesia di Garcia
Lorca: un esempio perfetto di come si possa dire tutto
in pochissime parole:
MURIÓ AL AMANECER
Noche de cuatro lunas
y un solo árbol,
con una sola sombra
y un solo pájaro.
Busco en mi carne las
huellas de tus labios.
El manantial besa al viento
sin tocarlo.
Llevo el No que me diste,
en la palma de la mano,
como un limón de cera
casi blanco.
Noche de cuatro lunas
y un solo árbol,
En la punta de una aguja,
está mi amor ¡girando!
Federico Garcia
Lorca
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Il
fascino misterioso e stranamente inquietante della prospettiva
pittorica, che ciascuno di noi credo abbia prima o
poi avvertito di fronte a certi quadri o immagini, riflette,
a mio parere, l'intuizione inconscia di un aspetto rilevante
della condizione terrena dell'uomo e dello spaesamento metafisico
insito nella sua natura mortale. Con l'invenzione della prospettiva
nell'arte figurativa rinascimentale l'uomo occidentale imbocca
irreversibilmente la via del razionalismo, e la sua percezione
della realtà verrà drasticamente a mutare nei
periodi successivi. Nella prospettiva è segretamente
insita l'idea-simbolo del labirinto e l'estensione more
geometrico del mondo circostante, che già pare
condurre l'uomo verso il travaglio interiore e insolubile
della crisi barocca. Il labirinto è, tra le altre cose,
una figura del tempo, della danza e della descensus ad
inferos, è una sorta di percorso iniziatico in
cui l'uomo rischia di smarrirsi e di giungere alla perdizione.
Nella figura a lato è riprodotta una bella prospettiva
architettonica di G. Borsato, affrescata a palazzo Zabarella
di Padova. Al termine del lungo corridoio visibile nella raffigurazione
e generatore della profondità si celano, a destra e
a sinistra, altri corridoi, che l'osservatore non riesce tuttavia
a vedere. Solo l'immaginazione può soccorrerlo.
- La fotografa padovana Francesca Magnani riproporrà
la bella mostra Duplicittà (
>>
vedi presentazione)
nel periodo dal 9 settembre (ore 19.30) al 9 ottobre al Barlume
wine bar di via Bonporti 26. E' una buona occasione, per
chi non avesse avuto l'opportunità di vedere la precedente
rassegna di aprile, per assaporare la promessa artistica della
nostra giovane concittadina.
- I frequentatori delle milongas lo riconosceranno
immediatamente. Bajo un cielo de estrellas
è uno dei vals tradizionali più ballabili e
ballati delle sale da tango. Al brio davvero eccezionale della
musica si unisce un testo in cui la lingua spagnola pare dare
il meglio assoluto di sè in fatto di suggestione poetica.
Tornare ad essere (en esta noche vuelvo a ser) il 'muchacho
soñador' di un tempo passato, in cui gli alberi ancora
dipingevano le ombre: non è forse anche questo il senso
del tango?
| Bajo
un cielo de estrellas
Mucho tiempo
después de alejarme,
vuelvo al barrio que un día dejé...
con el ansia de ver por sus calles
mis viejos amigos, el viejo café.
En la noche tranquila y oscura
hasta el aire parece decir:
"No te olvides que siempre fui tuya
y sigo esperando que vuelvas a mí".
En esta noche vuelvo a ser
aquel muchacho soñador
que supo amarte y con sus versos
te brindó sus penas...
Hay una voz que me dice al oído :
"Yo sé que has venido
por ella... por ella !".
Qué amable y qué triste es a la vez
la soledad del arrabal
con sus casitas y los árboles que pintan sombras.
Sentir que todo... que todo la nombra,
¡qué ganas enormes me dan de llorar!
Bajo el cielo cubierto de estrellas
una sombra parezco al pasar...
No he de verme jamás con aquella
¡qué tanto mi quiso... y hoy debo olvidar!
En la noche tranquila y oscura
hasta el aire parece decir:
"Para qué recordar que fui tuya
si yo ya no espero que vuelvas a mí!".
Testo
e musica: Henrique Francini e José María
Contursi. |
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Giovedì,
5 Settembre 2002 |
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- In un'epoca di trapasso di inaudita virulenza
e
portata
storica quale la nostra, il dato culturale che salta immediatamente
agli occhi è il dissolvimento progressivo, e ormai
quasi compiuto, dell'ordine umanistico
dei valori, con la conseguente eclissi
della coscienza, del giudizio e della memoria che esso
inevitabilmente comporta. Si tratta, nella realtà dei
fatti, di un'autentica catastrofe senza precedenti nella storia
dell'uomo, una sorta di vero e proprio declino gnoseologico
e di rovinoso rovesciamento in chiave materialistica di ogni
forma di credo o di idealità che siano incentrati sull'ordine
dello spirito piuttosto che su quello, oggi imperversante,
del pragma. Il trionfo dello scientismo, della sua implacabile
ancella, la tecnologia, e del loro gran maestro il dio denaro,
ha posto fine a qualsiasi ingenua speranza di riuscire un
giorno a restaurare il senso di una pienezza ontologica da
lungo tempo smarrita intorno a noi e nel vissuto spoglio della
quotidianità attuale. Il novecento, vero e proprio
secolo dei terrori, dell'empietà, del nichilismo e
della negazione di Dio, è stato il vasto vestibolo
del deserto attraverso il quale l'uomo, trasformatosi in numero
vano nel ventre fagocitante della massa, ha dovuto percorrere
la sua lenta catabasi verso il nulla virtuale del nuovo millennio.
Ed eccoci qui ad invocare, nel disorientamento generale, certezze
che non potranno mai più soccorrerci fintantoché
l'egoismo umano predominerà incontrastato tra gli idoli
e i feticci del consumismo e dell'agnosticismo odierni.
L'unica speranza che ancora forse rimane, assediati come
ormai siamo dal demonismo e dalla frenesia priva di mete,
è tentare di ritrovare in noi la radice dell'umiltà
e la consapevolezza della mortalità ineluttabile,
che dovrebbe indurci ad un rifiuto aperto nei confronti
delle false ideologie oggi predominanti e ad un drastico
riorientamento esistenziale soggettivo.
- Una conseguenza davvero
inquietante del dissolvimento dell'ordine umanistico dei valori,
di cui sopra, è l'abbassamento sconcertante del livello
culturale dell'istruzione di base nella scuola
superiore, e particolarmente nel liceo, cui purtroppo
assistiamo impotenti da alcuni anni a questa parte. Non mi
riferisco tanto alla quantità o alla varietà
delle nozioni apprese sui banchi liceali quanto piuttosto
alla qualità delle conoscenze culturali fondamentali
acquisite nel corso dell'iter scolastico di un alunno medio.
Certe cose, intendo dire, o si apprendono alla scuola superiore
o forse mai più. Si assiste ormai oggi ad un distacco
ormai netto dalle matrici tradizionali classico-cristiane
della nostra cultura, sempre più neglette nel nome
del tanto decantato perseguimento dei presunti nuovi saperi
tecnici e informatici. Di questo passo avremo fra qualche
anno, o forse già abbiamo in certi casi, ingegneri,
medici, commercialisti, avvocati, ecc. che saranno forse sì
dei passabili tecnici nell'ambito del minuscolo hortus conclusus
delle proprie discipline, ma che, come esseri umani, rischieranno
di apparire disanimati e privi di quel decoro culturale minimo
che un tempo caratterizzava solitamente le persone di un certo
livello d'istruzione in qualsiasi campo dell'agire umano.
In altre parole, la nostra società si avvia ad essere
sempre meno civile, nel senso autentico che si dovrebbe attribuire
al termine, sempre più appiattita nella morsa implacabile
dello specialismo fine a se stesso, e orientata all'arrivismo
e al pragmatismo aziendale che oggi vanno così di moda
e che vengono assiduamente inculcati nelle menti dei nostri
poveri giovani. La società a venire sarà, come
già mi pare stia in parte diventando, tediosa e incline
al materialismo più brutale e, come purtroppo temo,
del tutto priva di quel senso dell'educazione, della cortesia
e della grazia senza le quali una società non può
definirsi veramente civile e progredita.
- Tu pálida voz
è uno splendido vals del 1943 il cui testo fu scritto
dal famoso paroliere Homar Manzi. La musica è dell'allora
notissimo Charlo, la cui lunga parabola discografica durò
dal 1925 al 1967. Il meglio della produzione di questo musicista
fu registrato, tuttavia, negli anni d'oro dal 1928 al 1931,
come testimonia in modo assai interessante il seguente articoletto,
che riproduco, spero vogliate scusarmi, senza traduzione:
"Charlo es, después de
Carlos Gardel, el cantor más importante que dio el
tango, aunque, a diferencia de aquel, no se convirtió
en un mito popular. Fue el vocalista que más grabó,
en una parábola discográfica iniciada en 1925
y concluida en 1967. Sin embargo, el grueso de sus registros
se concentran en apenas cuatro años, de 1928 a 1931.
En muchas de esas versiones alcanza un nivel parangonable
al de Gardel. Como éste, contribuyó a establecer
un estilo emocional pero austero, exento de
efectismos, de perfecta afinación y cuidada musicalidad.
Como compositor desplegó su gran talento de melodista,
creando obras importantes en la línea del tango romanza.
Nació en el paraje "Avestruz", una estación
de ferrocarril ubicada a 15 kilómetros de la ciudad
de Darregueira, partido de Puán en la provincia de
Buenos Aires, siendo su padre un empleado de una empresa
cerealera. Durante toda su vida cultivaría costumbres
burguesas, exhibiendo su estampa de dandy. Fue lo que los
porteños llamaban un "jailaife" (derivación
de high-life), de elaborada apariencia distinguida. Su refinado
estilo dio origen a la moda Charlo, que abarcó la
indumentaria y otros enseres masculinos. Quizás insatisfecho
con la humildad de su apellido, Pérez, le añadió
un pretencioso "de la Riestra", erróneamente
dado por bueno en reseñas y biografías. En
cualquier caso, quedó identificado por su nombre
artístico, que le fue adosado en 1924 para su debut
radial y deriva de Charlot (Chaplin).
Su primer enseñanza musical,
de piano y otros instrumentos, la recibió en un conservatorio
de Puan, pequeña ciudad austral, perdida en la llanura
bonaerense. Luego marchó a La Plata, moderna capital
de la provincia de Buenos Aires, de célebre universidad,
diagonales y palacios oficiales neoclásicos, donde
cursó su bachillerato e inició estudios de
abogacía que abandonó. El traslado de su familia
a la ciudad de Buenos Aires en 1922 propició el comienzo
de su carrera de cantor, que en un principio se acompañaba
a sí mismo al piano. En rápida sucesión,
debutó en 1924 en Radio Cultura, ocupó la
tarima del café "El Americano" en el porteño
barrio de San Cristóbal (donde su casi extravagante
distinción contrastaba con la modesta extracción
social de los parroquianos) e inició su carrera de
actor cantante - que luego se trasladaría al cine
- en una revista musical del céntrico Teatro de la
Comedia. En esa ocasión estrenó su ya olvidado
primer tango, "Pinta brava", de igual nombre que
el sainete que integraba."
La poesia di questo tango vals è, a mio parere,
notevole, come lo è, del pari, l'interpretazione
vocale che propongo a seguito, al solito con il testo originale
in lingua spagnola. E' un vals insolitamente lento nell'esecuzione,
e forse, proprio per questa sua caratteristica, sembra possedere
un fascino del tutto particolare rispetto al vivace canone
tradizionale cui si è abituati: un altro segno indubitabile
della sterminata varietà stilistica del tango argentino
e di quella poesia del sentimento che da sempre lo contraddistingue.
Dedico questa canzone a tutti coloro che credono che, nonostante
tutto, si possa essere molto felici. (Raccomando, dopo avere
cliccato sull'immaginetta del fonografo, di attendere per
alcuni istanti il caricamento della canzone, che talvolta
può ritardare di alcuni secondi).
| Tu
pálida voz 
Te oí
decir..adiós, adiós...
Cerré los ojos y oculté el dolor...
Sentí tus pasos cruzando la tarde
y no te alcanzaron mis manos cobardes.
Mi corazón, lloró de amor
y en el silencio resonó tu voz,
tu voz querida, lejana y perdida,
tu voz que era mía... tu pálida voz.
En las noches desoladas, que sacude el
viento,
brillan las estrellas frías del remordimiento
y me engaño que habrás de volver otra vez
desterrando el olvido y el tiempo.
Siento que tus pasos vuelven por la senda
amiga.
Oigo que me nombras llena de mortal fatiga,
para qué si ya sé que es inútil mi
afán,
nunca... nunca... vendrás.
Te vi partir, dijiste adiós,
Cerré los ojos y oculté
el dolor...
Después, pensando que no volverías
traté de alcanzarte y ya no eras mía.
Mi corazón, lloró de amor,
y en el silencio resonó tu voz...
tu voz querida, lejana y perdida,
tu voz aterida, tu pálida voz.
Testo
e musica: Homar Manzi e Charlo. |
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Domenica,
1 Settembre 2002 |
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- Dopo un' interruzione di oltre un mese
durante
il periodo di vacanza estivo, Palchetti Patavini si rimette
finalmente in carreggiata. Settembre ha sempre rappresentato
per me il vero e proprio inizio dell'anno nuovo, quindi: buon
anno nuovo a tutti i miei lettori in questo mese davvero
speciale. Non riesco a crederci, ma il sito ha già
quasi un anno di vita, e il 18 di settembre segnerà
il primo anniversario della sua inaugurazione. Speriamo che
sia un anno felice e che i mesi a venire portino ispirazione
e serenità a tutti.
Una
delle rarissime consolazioni in fatto di ascolto mediatico
offertaci in Italia al giorno d'oggi è senza dubbio
rappresentata dal canale radiofonico
di RAI 3, che, nel bel mezzo dello squallore assoluto
in cui versano purtroppo tutte le emittenti radiotelevisive
nazionali, senza eccezione alcuna, riesce a sopravvivere (per
quanto ancora?) in questa nostra epoca di sgomentevole massificazione
consumistica, e a proporre materiale musicale narrativo e
culturale di buon pregio, soprattutto nelle ore di ascolto
mattutine e serali. Nell'Italia delle veline (superochette
in carta carbone disposte assolutamente a tutto per un misero
posticino in TV), delle reiterate e banalissime querimonie
metereologiche estive (per i giorni di vacanza sciupati ai
poveri vacanzieri da spiaggia, pronti a sobbarcarsi code interminabili
per un tuffo nel mare sudicio), dell' ingrato e noiosissimo
marmottone Ronaldo (ahimè, come siamo caduti in basso
nel nostro sport), dei cellulari che imperversano grottescamente
in ogni luogo e a tutte le ore (Homo Cellularis credo
sia la definizione di gran lunga più consona per l'uomo
medio del nostro tempo) e dei veleni politici che costantemente
corrodono la fiducia e il cuore dei cittadini, è davvero
incredibile che sia ancora possibile ascoltare qualcosa che
non sia mondezza o trivialità.
Prima o poi immagino che qualcuno tenterà di rovinare
anche questo canale radiofonico, incredibilmente sopravvissuto
al delirio dei tempi nuovi (già qua e là sono
comparsi ultimamente brevi annunci pubblicitari), e di svilirlo
al livello medesimo di tutti gli altri. Tuttavia, al momento
è ancora possibile, escludendo l'ascolto dei telegiornali,
peraltro assai brevi, e di altre trasmissioni di carattere
marginale, respirare a RAI 3 Radio quel profumo di decenza
e di minimo decoro che altrove mi risulta che sia ormai
completamente, e da lungo tempo, svanito.
- Todo me fue dilucidado, aquel día.
Los trogloditas eran los Inmortales; el riacho de aguas arenosas,
el Río que buscaba el jinete. En cuanto a la ciudad
cuyo renombre se había dilatado hasta el Ganges, nueve
siglos haría que los Inmortales la habían asolado.
Con las reliquias de la ruina erigieron, en el mismo lugar,
la desatinada ciudad que yo recorrí: suerte de parodia
o reverso y también templos de los dioses irracionales
que manejan el mundo y de los que nada sabemos, salvo que
no se parecen al hombre. (Jorge L. Borges, El inmortal, El
Aleph, 1949).
- Tita Merello è la straordinaria interprete
di questa versione cantata del celeberrimo tango El
Choclo. La grande cantante argentina ama rallentare
il tempo della canzone, facendo valere appieno le proprie
notevoli capacità in fase di rielaborazione ritmica
e di sottolineatura vocale, e giungendo ad esiti di totale
riappropriazione del motivo melodico e della resa poetica
del testo. E' un'interpretazione che merita di essere ascoltata
con attenzione.
| El
Choclo
Con
este tango que es burlón y compadrito
se ató dos alas la ambición de mi suburbio;
con este tango nació el tango, y como un grito
salió del sórdido barrial buscando el cielo;
conjuro extraño de un amor hecho cadencia
que abrió caminos sin más ley que la esperanza,
mezcla de rabia, de dolor, de fe, de ausencia
llorando en la inocencia de un ritmo juguetón.
Por tu milagro de notas agoreras
nacieron, sin pensarlo, las paicas y las grelas,
luna de charcos, canyengue en las caderas
y un ansia fiera en la manera de querer...
Al evocarte, tango querido,
siento que tiemblan las baldosas de un bailongo
y oigo el rezongo de mi pasado...
Hoy, que no tengo más a mi madre,
siento que llega en punta 'e pie para besarme
cuando tu canto nace al son de un bandoneón.
Carancanfunfa se hizo al mar con
tu bandera
y en un pernó mezcló a París con
Puente Alsina.
Triste compadre del gavión y de la mina
y hasta comadre del bacán y la pebeta.
Por vos shusheta, cana, reo y mishiadura
se hicieron voces al nacer con tu destino...
¡Misa de faldas, querosén, tajo y cuchillo,
que ardió en los conventillos y ardió en
mi corazón.
Testo: Enrique Santos
Discepolo. |
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Scrivetemi |
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©
Copyright 2001 Giovanni Querini.
Ultimo aggiornamento: 15 settembre 2002
"Initium sapientiae timor Domini", Bibbia, Salmo 110,
10. |
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