Il Prato della Valle, con  la sua cinta surreale di statue.

Perchè Palchetti Patavini ?

Breve presentazione del sito.

Affermava Petronio che "totus mundus agit histrionem", e Shakespeare, molti secoli dopo, avrebbe ripreso e trasformato le sue parole nel famoso motto, che si dice rabescasse della propria suggestione l'ingresso del Globe, il famoso teatro londinese: "All the world's a stage" (il mondo è un palcoscenico). Questa celebre metafora elisabettiana mi ha suggerito il titolo per questo sito. Se il mondo è, in effetti, un palcoscenico, Padova, la nostra città, è un pò il "palchetto" da cui assistiamo curiosamente alla recita: una recita talvolta comica talvolta truce, ma soprattutto una recita che varia con il variar dei tempi, disegnando d'epoca in epoca trame diverse, seppure stranamente simili, contro un fondale che sa un pò amaramente del tempo che volge mesto al tramonto.

Palchetti Patavini si propone in qualità di rivista di opinioni, recensioni, scampoli di pensiero e considerazioni varie, in qualche modo, seppure non invariabilmente, collegate alla mia specola di osservazione, Padova, a cui sempre infine mi trae il destino come il viaggiatore esausto al proprio porto.

Mio intendimento è quello di tentare di recuperare, o quanto meno di rintracciare in una sorta di nostalgica "archeologia dell'anima", quello spirito essenziale della città che i tempi attuali, con il loro carico di angoscia, paiono talvolta insidiare. E' nel profondo stesso della compagine urbana che tale minaccia si può quotidianamente percepire. Ritrovare gli spazi vitali della mente e del cuore è fondamentale in un'epoca come la nostra, e, assieme ad essi, una consapevolezza storica della nostra identità e una cognizione, inevitabilmente talvolta sofferta, di ciò che la nostra città, palinsesto plurimillenario di molteplici culture, "essenzialmente", non solo fenomenologicamente, è.

Ecco pertanto la necessità d'una costante ed intima esplorazione di noi stessi e del nostro passato per discoprirne le radici e fondamenta profonde, e per rivendicare a noi stessi quell'equilibrio interiore così precario a mantenersi nel corso spietato ed incalzante della storia, che ciascuno di noi avvince con le proprie ardue catene. Il destino dei nostri tempi, così densi di avvenimenti inquietanti e di vano affanno al momento in cui scrivo, ci allontana spesso dalla promessa e dall'incanto della grazia interiore, che sola può condurci alla quiete, fonte eterna della felicità.

Altro mio dichiarato intendimento è quello di additare ai miei alunni, che spero vorranno seguirmi in queste pagine e magari alla loro stesura collaborare, un sentiero un pò diverso da quello, edonistico e materialisticamente gretto, che il mondo oggidì ci propone con accanimento. Il sentiero cui alludo è quello, ormai da tempo smarrito, della grazia, della bellezza, dell'onore e della cortesia antichi, che ancora ricordo nelle parole e negli atti di tante persone che ebbi la buona ventura un tempo d'incontrare e che non sono più qui, ma che, se mai lo fossero, fisserebbero sgomente gli spettri ignobili che s'agitano in mezzo a noi invisibili ma vivi. A tali persone, che porterò perennemente con me nel cuore, mi riconoscerò per sempre debitore, e al loro insegnamento severo e moralmente retto. Che Iddio li protegga, preservandoli fulgidamente nella sua Rosa eterna.

La libertà non è quella cortigiana variopinta e scapigliata che i più dipingono, ma una dama sobria e dal volto buono e gentile. Nulla di sfacciato vi è in lei, come molti paiono inclini a pensare. Incede tra nuvole di merletti piuttosto che tra nembi corruscati dalla tempesta e troppi forse oggi non la intendono. La libertà comporta l'attenzione e la responsabilità; e la volontà soprattutto di battere sentieri al di fuori della cinta claustrofobica della città del mondo, con le sue tristi illusioni.

Se mai le mie parole in queste pagine potessero, anche minimamente, evocare la gioia piuttosto che l'angoscia, di ciò mi reputerei pago.

Padova, Settembre 2001.


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Settembre 2001
"Initium sapientiae timor Domini", Bibbia, Salmo 110, 10.