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Ottobre>> settembre
Giovedì, 26 ottobre 2006

¶ Che i sognatori siano sempre dei potenziali criminali e degli irresponsabili è un dato di fatto. Quando poi i loro sogni giungano a trasformarsi in realtà, le conseguenze possono essere, e di fatto sono spesso storicamente state, disastrose. Uno dei congiurati della mirabile tragedia di Simone Weil Venezia Salvata afferma:

Sì, noi sognamo. Gli uomini d’azione e d’avventura sono dei sognatori; preferiscono il sogno alla realtà. Ma con le armi essi costringono gli altri a sognare i loro sogni. Il vincitore vive il proprio sogno, il vinto vive il sogno altrui.

Verrebbe quindi spontaneo chiedersi quale sogno inquietante e oscuro l’uomo stia oggi collettivamente sognando, quali siano i vincitori in questione, che gli impongono spietatamente di viverlo nella realtà quotidiana, e quali le loro armi. Sommamente irreali eppure terribilmente concrete, le spire del sogno che oggi tutti noi avvolgono, si stanno sempre più consolidando e rischiano di stritolarci impietosamente. Prigioniero virtuale dell’Assenza e della disumana manipolazione magnetica, l’uomo contemporaneo langue nell’empio deserto circolare del proprio egoismo senza ideali. Il mondo regredisce al primitivismo materialista, l’unico autentico primitivismo; e la brutalità tecnologica che oggi tutti noi subiamo, e alla cui logica spietata i più sono inevitabilmente  asserviti, è forse l’ultimo stadio dell’alienazione e dell’allontanamento dallo Spirito.

Lunedì, 2 ottobre 2006

Icona sacra.Quale sollievo scaturisce, in un'epoca di conformismo generale e di materialismo dominante, dal varcare di tanto in tanto i sacri portali del tempio, riaccostandosi alla gioia assoluta della rivelazione. E quale senso di libertà inconsueta può offrire la purificazione, pur sempre ardua, dai due grandi vizi dell'anticultura occidentale contemporanea: l'agnosticismo generale imperante e lo sterile intellettualismo accademico dei grigi depositari del sapere, tutti tesi all'affermazione presuntuosa del proprio Io nell'arena illusoria della falsa cultura. Nella seconda delle quattro parti della poesia Diario bizantino (>> vedi prima parte), Cristina Campo ci prende fermamente per mano e ci riconduce con infinita pazienza attraverso le ampie aule del Rito, nella luce fioca e misteriosa della pietas millenaria. Come miele spirituale ci lambisce il cuore, allontanandoci per infiniti preziosi istanti dalla ammorbante luminescenza tecnologica che ha invaso la vita e avvelenato lo spirito dell'uomo. Seguirne i passi non è certo agevole: più facile forse smarrirsi e rinunciare dopo pochi versi. Tra le parole morte dell'abitudine quotidiana, il verbo vivo della poetessa risalta come lama incandescente e ci trafigge senza pietà. E' possibile riemergere alla Luce? Potremo, almeno alcuni, salvarci? Come dischiudere i simboli necessari al passaggio?

Diario bizantino

II

Uno a uno vengono accesi i volti
alle radici millenarie
della selva d’icone,
per fare di giorno notte,
neve e stelle,
per far della tenebra rose
- più che rugiada trasparenti rose.
E la fiamma sboccia come il bacio all’icona
e il bacio sboccia come la rosa all’icona,
culmini della linfa della terra,
culmini del respiro dell’amore.
Ma la luna qui
sboccia nel Sole
la Luna partorisce il Sole.
Alla pesante pioggia
dell’altro mondo s’intesse
il soave scrosciare delle dalmatiche di questo mondo,
l’altero volte dei veli di questo mondo
inenarrabilmente ignoto al mondo.
Estatici allarmi ed appelli
d’angeli ministranti:
Le porte! Le porte!
escano i catecumeni!
Tre volte beato l’inno
tre volte divina la folgore
teologica dei Cherubini,
ingiunge di deporre, disperdere dimenticare
ogni sollecitudine mondana.
Nessun catecumeno rimanga!

O imperiale fragranza,
olio di rosa bulgara che misteriosamente dischiudi
tra ciglia umettate l’occhio
della fronte, l’occhio del cuore, l’occhio del Nome
- myron effuso è il Tuo nome!
Macerato con sessanta aromi
su un fuoco di vecchie icone
estinte da baci da fiamme e da lacrime
per gli eoni degli eoni
ruotate tre notti
tre giorni
sulle spirali del Verbo,
stilli ora luminosa intorno al trono
del Basileo morto
dell’immortale Archiereo:
che tragicamente s’arma, aquila librata
sopra la gnostica aquila della città inviolata
dal capo alla mano alla gamba
per la terrificante operazione.
Tempo è di cominciare, Despota santo…
Nessun catecumeno rimanga!
Ruota
lentissima intorno e folgorante
siderale e selvaggia
danza d’angeli e di ghepardi…

Pànico centrifugo
e centripeto rapimento
dei cinque sensi nel turbine incandescente:
spezzato, aperto di forza l’orecchio dell’intendimento
dalla ritmata percossa della catene d’argento;
poi, nel cosmico manto
dei tre fiumi e dei quattro quadranti
dalla lenta inaudibile benedizione:
poiché qui Dio non parla nel vento,
Dio non parla nel tuono:
parla in un piccolo alito
e ci si vela il capo per il terrore.

Cristina Campo, Diario bizantino, parte II.

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© Copyright 2001/06 Giovanni Querini.
Ultimo aggiornamento: 26 ottobre 2006
"Initium sapientiae timor Domini", Bibbia, Salmo 110, 10.
Motto del mese: "La superficie della mente che veglia freme perpetuamente, come la superficie delle acque". Roberto Calasso, Ka.

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Uroburo: il cerchio dell'eterno ritorno.