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Video di tango

Web design: Giovanni Querini

Ottobre>> Settembre: 1
Sabato, 22 Ottobre 2005

¶ Nel mese che conduce austeramente verso novembre e l'oscuro inverno conviene forse non abbondare con le parole né con le immagini. Mi limiterò pertanto ad offrire alcune righe, come al solito ispirate e alquanto emblematiche, di quella profonda mistica della Parola che fu Cristina Campo. I paragrafi sono tratti dal saggio intitolato Note sopra la liturgia:

Liturgia - come poesia - è splendore gratuito, spreco delicato, più necessario dell'utile. Essa è regolata da armoniose forme e ritmi che, ispirati alla creazione, la superano nell'estasi. In realtà la poesia si è sempre posta come segno ideale la liturgia ed appare inevitabile che, declinando la poesia da visione a cronaca, anche la liturgia abbia a soffrirne offesa. Sempre il sacro sofferse della degradazione del profano.
(...)
La liturgia cristiana ha forse la sua radice nel vaso di nardo prezioso che Maria Maddalena versò sul capo e sui piedi del Redentore nella casa di Simone il Lebbroso, la sera precedente alla Cena. Sembra che il Maestro si innamorasse di quello spreco incantevole. Non soltanto lo oppose alteramente alla torva filantropia di Giuda che, molto tipicamente, ne reclamava il prezzo per i poveri: "Avrete sempre i poveri, ma non avrete sempre me" - parola terribile che mette in guardia l'uomo contro il pericolo delle distrazioni onorevoli: Dio non c'è sempre e non rimane a lungo e quando c'è non tollera altro pensiero, altra sollecitudine che Se stesso - ma addirittura replicò quel gesto la sera dopo, quando, precinto e inginocchiato, lavò con le Sue mani divine i piedi dei dodici Apostoli, allo stesso modo che Maddalena, scivolando tra il giaciglio e il muro, aveva lavato i Suoi. Dio, come osservò uno spirito contemplativo, si ispira volentieri a coloro che ispira.

Cristina Campo, Note sopra la liturgia.

Lunedì, 10 Ottobre 2005

La cerimonia del tango.Vorrei sottolineare, in maniera spero concisa, l'indole strettamente cerimoniale del tango, che si configurava un tempo non tanto come mera e accademica tassonomia di figurazioni danzate (com'è stato troppo spesso superficialmente inteso) bensì come ricerca e creazione poetica di spazî simbolici autonomi e connessi a una ben precisa tradizione. Ne consegue pertanto che, nel pensiero dei milongueros argentini tradizionali, le tanto decantate figure derivano dalla corretta dinamica posturale indotta dal compas del tango, piuttosto che esse stesse determinarne la natura intrinseca. Un equivoco di fondo, diffuso in Europa e nel Nordamerica attraverso i più disparati canali didattici contemporanei, vorrebbe identificare il tango con le figure specifiche che lo compongono. Tale equivoco è di origine relativamente recente. La grande movida del tango, che ha contribuito nell'ultimo decennio e mezzo in particolare a diffonderne la pratica ben oltre il Rio della Plata e in tutto il mondo, ha inevitabilmente apportato cambiamenti talvolta di ordine snaturante alla danza porteña. La frenesia motoria implicita nel vivere moderno in occidente ha dinamicizzato il tango in maniera spesso ingiustificata ed esteticamente impropria. Un certo qual atletismo ha finito in molti casi per contaminare il tango (soprattutto ovviamente il cosiddetto tango fantasia o da esibizione), rendendolo al contempo più vario e spettacolare ma, ahimè, assai più asettico e freddo. Una hubris esibitoria di dubbio gusto si accoppia spesso alla sterile mania di protagonismo di troppi ballerini. Alla nuova palestra del tango confesso di preferire di gran lunga la vecchia poesia del tango, e alla rapidità insensata dell'esecuzione la ponderazione, che può scaturire soltanto dall'incontenibile e plastica vis poetica del sentimento.

Tra i tanghi in assoluto più famosi di tutti i tempi vi è naturalmente Caminito, che immagino molti abbiano prima o poi da qualche parte avuto l'opportunità di ascoltare. E' con grande piacere che propongo la versione storica del 1927, cantata dal mitico Carlos Gardel, accompagnato dalle chitarre di Barbieri e Ricardo :

Ascolta il tango. Caminito

Caminito que el tiempo ha borrado,
que juntos un día nos viste pasar,
he venido por última vez,
he venido a contarte mi mal.

Caminito que entonces estabas
bordado de trébol y juncos en flor,
una sombra ya pronto serás,
una sombra lo mismo que yo.

Desde que se fue
triste vivo yo,
caminito amigo,
yo también me voy.

Desde que se fue
nunca más volvió.
Seguiré sus pasos...
Caminito, adiós.

Caminito que todas las tardes
feliz recorría cantando mi amor,
no le digas, si vuelve a pasar,
que mi llanto tu suelo regó.

Caminito cubierto de cardos,
la mano del tiempo tu huella borró...
Yo a tu lado quisiera caer
y que el tiempo nos mate a los dos.

Musica: Juan de Dios Filiberto ; testo: Gabino Coria Peñaloza.

Sabato, 1 Ottobre 2005

Hugo von Hofmannsthal.Di Hugo von Hofmannsthal e della magia e compiutezza formale della sua prosa ritengo sia arduo per qualsiasi amante della letteratura non infatuarsi. Il grande scrittore della Felix Austria, che qualcuno ebbe a definire l'ultimo autentico esponente della grande tradizione letteraria europea prima della inenarrabile catastrofe novecentesca, incarna in sè, seppure nel clima tetro della rovina absburgica e del crollo della tradizione aristocratica, l'aspirazione ultima alla purezza formale come riflesso di quell'ordine superiore cui egli intensamente sempre aspirò. L'universo e l'esistenza stessa sono intesi come un ordito infinitamente complesso dalla trama armoniosa e segreta che abbisogna di decifrazione, una serie inesauribile di geroglifici in cui è racchiuso ermeticamente il destino di ciascuno di noi. Negli appunti per La lettera dell’ultimo Contarin, si legge:

Ogni oggetto che possediamo non è altro che (...) un surrogato di uno più bello: ogni perla, ogni pezzo di stoffa, ogni frammento antico, ogni casa, è soltanto un balcone da cui i nostri desideri si affacciano sull’infinito, il foro di una serratura attraverso cui noi guardiamo nel regno incantato delle perle, delle sete, dell’antichità.

La verità è stata rinchiusa in “un crogiolo di ferro” e di ciascuno è il compito di scioglierne la spessa materialità per poi ricomporlo ex novo in combinazioni proprie (il misterioso solve et coagula dell'arte spagirica). Vi è un mondo meraviglioso e segreto che sta dietro a quello vero, la patria ideale di ogni Poeta, il luogo del suo destino. Ogni singolo oggetto altro non è che un'allusione e un simbolo di tale realtà nascosta. Ne La fiaba della donna velata, il protagonista è visitato da strani ricordi, che altro non sono che presagi, prefigurazioni, "annunciazioni velate" e presentimenti della felicità possibile. La formula magica per assicurarsi l'ingresso a questo mondo, l'unico davvero reale, è ciò che Hofmannsthal perennemente tentò di trovare. Ne I Ricongiunti, una delle opere più celebri di questo scrittore, per quanto purtroppo incompiuta, leggiamo:

Tutti questi fili correvano in su e in giù, ed era la trama di un mondo dietro a quello vero, e non come quello vuoto e desolato. Poi stupì di se stesso: ma di dove vengo? – e gli pareva che in quel luogo giacesse un altro, in quello doveva rientrare, ma non ricordava più la formula magica.
Scrivetemi

© Copyright 2001/05 Giovanni Querini.
Ultimo aggiornamento: 22 ottobre 2005
"Initium sapientiae timor Domini", Bibbia, Salmo 110, 10.
Motto del mese: "Opus ibi esse Delio natatore ". Diogene Laerzio, II, 5,22.

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Uroburo: il cerchio dell'eterno ritorno.