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| Motto del mese:
"O quam contempta res est homo, nisi supra humana surrexerit!"
Seneca, Naturales quaestiones, 1, praefatio, 5. |
Ottobre 2002 |
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Ottobre
(I parte) >>
Settembre: 1 /2
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Domenica,
27 Ottobre 2002 |
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¶ Il desiderio della
perfezione assilla talvolta lo spirito
dell'uomo, facendolo sentire estraneo al mondo in cui vive. Il
desiderio di trascendere i limiti angusti di un mondo che ripugna
allo spirito può indurre ad un atteggiamento di ripulsa
pressoché totale della realtà terrena. Cristina
Campo scrive in una delle sue commoventi lettere a Mita:
| "Scusi questa lettera carica di
perfezioni. È una parola che mi ossessiona, con pochissime
altre - le parole di quell'era primaria del linguaggio alla
quale tento invano di arrivare. È certo, in ogni caso,
che tutti gli altri strati geologici del vocabolario mi sono
divenuti inabitabili; mi limito, qualche volta, a chieder
loro diritto di asilo." |
L'ampio epistolario Lettere a Mita, pubblicato
da Adelphi, propone un'immagine completa, e complessa, di Vittoria
Guerrini, conosciuta sotto lo pseudonimo Cristina Campo (uno dei
tanti che lei adottò nella sua vita). Sono lettere scritte
tra il 1952 e il 1975 a Margherita Pieracci, che è anche
la curatrice di questa raccolta, testimonianza di una lunga e
affettuosa amicizia interrotta solo dalla morte di Cristina.
L'amicizia aveva per lei un'importanza assoluta,
la profondità di questo sentimento appare nell'ansia dell'attesa,
nella partecipazione agli eventi fondamentali nella vita dell'amica,
nel pudore con cui, negli ultimi anni soprattutto, parlava delle
sue malattie e della sofferenza fisica che le rendeva impossibile
qualsiasi azione. Ma da questo epistolario emergono anche tutte
le tematiche proprie di questa scrittrice e in particolare l'aspirazione
alla perfezione, anzi l'ossessione della perfezione a cui, umanamente
e professionalmente, aspirava.
Il profondo senso religioso, la tensione mistica,
che di anno in anno aumenta, creano un'esigenza di abbandono e
di accettazione che entra in conflitto con una personalità,
fortissima e tenace, che si ribella ad ogni bruttura, altrui e
propria, che combatte la malattia con l'assistenza amorevole nei
confronti degli altri e con uno spirito reattivo e coraggioso.
Certe cadute di stile nella vita di alcuni nomi famosi dell'ambiente
letterario le provocano un senso di disgusto. Infatti, altro tema
ricorrente è quello della bellezza, considerata "un'arma
a doppio taglio", caduca, spesso irraggiungibile, talvolta
soltanto vera nella forma e non nella sostanza.
Bellezza fisica e bellezza nei riti e nelle cose:
l'amore per la liturgia, il rifiuto della "modernizzazione"
della chiesa compiuto soprattutto con l'abbandono degli antichi
e affascinanti rituali. Pietro Citati, in una pagina critica su
la Repubblica del 23 novembre, chiude la sua pagina con queste
parole: "Così, alle prime ore del 10 gennaio 1977,
Cristina Campo morì. Aveva cinquantatré anni. In
apparenza, morì per una crisi di cuore. Sebbene sino alla
fine fosse scintillante di spirito e di leggerezza, non posso
non credere che si sia immolata per ansia di perfezione: la più
tremenda tra tutte le ansie umane".
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¶ La
solitudine è certamente una
delle fonti di sofferenza maggiori per l'uomo. Tuttavia, la solitudine
è stata, nel corso del tempo, e continua ad essere, una
grande fonte di ispirazione poetica. Quante poesie e canzoni sono
state composte per celebrarne, e forse pure per esorcizzarne,
l'influsso infausto.
Anche nel repertorio tanguero, inevitabilmente,
il tema della solitudine gioca un ruolo importante. La canzone
forse più famosa a questo proposito è la celeberrima
Soledad, che Carlos Gardel interpreta
in una versione storica del 1934. La propongo, come al solito,
con il testo originale. "Com'è amara e profonda la
mia solitudine," canta il leggendario Carlitos, e le ore,
nelle parole dell'interprete, paiono agonizzare lentamente, come
un incubo, ineludibile, sul quadrante argentato dell'orologio.
E' davvero un'interpretazione straordinaria, e ogni amante del
tango ne apprezzerà il pathos intramontabile.
| Soledad
Yo no quiero que nadie a mí
me diga
que de tu dulce vida
vos ya me has arrancado.
Mi corazón una mentira pide
para esperar tu imposible llamado.
Yo no quiero que nadie se imagine
cómo es de amarga y honda mi eterna soledad,
en mi larga noche el minuto muele
la pesadilla de su lento tic-tac.
En la doliente sombra de mi cuarto,
al esperar
sus pasos que quizás no volverán,
a veces me parece que ellos detienen su andar
sin atreverse luego a entrar.
Pero no hay nadie y ella no viene,
es un fantasma que crea mi ilusión.
Y que al desvanecerse va dejando su visión,
cenizas en mi corazón.
En la plateada esfera del
reloj,
las horas que agonizan se niegan a pasar.
Hay un desfile de extrañas figuras
que me contemplan con burlón mirar.
Es una caravana interminable
que se hunde en el olvido con su mueca espectral,
se va con ella tu boca que era mía,
sólo me queda la angustia de mi mal.
Testo e musica: Alfredo
La Pera. |
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¶ La
Madonna con il bambino (ca. 1460) di Benozzo
Gozzoli, che si trova al Detroit Institute of Art, offre
un esempio davvero splendente di bellezza assoluta, il tipo di
bellezza che può davvero lasciare senza fiato >>
Vedi. Il seguente commento in lingua inglese descrive
rapidamente il dipinto:
"This Madonna and Child
among Cherubim and Seraphim has a great force, owing to intense
and almost visionary plasticism. It is particularly effective
for its combination of sumptuous detail in the clothing, ornamented
more in the manner of the goldsmith than of the painter (see the
jeweled border of the Virgin's dress, painted o a slight relief
of plaster), with the essential solidity of the brightly coloured
angels, sheltered by their numerous wings".
Il commento sottolinea, giustamente, la
precisione quasi cesellata dei dettagli della veste e la plasticità
dell'immagine, che appare quasi visionaria nel proprio carattere.
Nel volto e nelle mani della figura della Vergine (vedi appunto
il bellissimo ingrandimento nella pagina d'origine) trionfa un
tipo di grazia sottile e per noi, temo, irraggiungibile, che solo
può scaturire da una sensibilità pittorica fondata
sul senso profondo dei valori imperituri dello spirito.
La visione se ne sta lì; la possiamo contemplare tutti,
e forse le parole divengono insufficienti a descriverne la meraviglia.
¶ Donde scaturiscono le visioni? Da quali deserti? Dal cuore
di quale nulla? Riusciranno ancora a nutrire le radici sterili
dei nostri giorni?
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¶ La
tradizione pittorica dell'angelo musicante offre
una gamma di variazioni davvero numerosissime e straordinarie.
Il rapporto simbolico angelo-armonia nell'arte figurativa rivela
profondità talora sconcertanti e si estrinseca in forme
di mirabile possanza immaginativa. L'idea di un ordine analogico
che regola la struttura dell'universo era parte integrale della
cultura tradizionale precedente il periodo della rivoluzione industriale,
prima che i nuovi influssi razionalistici dell'illuminismo spazzassero
via come un torrente in piena un'intera cultura. La figura dell'angelo
compendia una gloriosa visione d'assieme ormai, purtroppo, irrecuperabile,
una visione ancora incentrata su certezze destinate in seguito
a smarrirsi nel mondo nuovo e inquietante del periodo post-industriale.
¶ In questo bel tango, assai cadenzato, degli
anni quaranta, intitolato Bailarina de tango,
la ballerina è ritratta come una sacerdotessa che ha trasformato
la propria vita in un vero e proprio rituale al servizio del tango.
| Bailarina
de tango
De satén y color negro, la pollera.
De charol y tacos altos, los zapatos.
Dibujando garabatos,
del ritmo que se adueña
tu estampa de porteña.
Tu conoces el secreto de los tangos
y es por eso que los bailas como nadie.
Y en los brazos que te abrazas,
que mística que pasas,
danzando en el salón.
Sacerdotisa del tango,
sacerdotisa sentida.
Rito es la danza en tu vida
y el tango que tu amas
te quema en su llama.
Sacerdotisa del tango,
que en los salones de rango,
bailas en brazos de un hombre
que luce el renombre
de gran bailarin.
Testo e musica: Oscar de la
Fuente e Horacio Sanguinetti. |
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Scrivetemi |
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©
Copyright 2001 Giovanni Querini.
Ultimo aggiornamento: 18 ottobre 2002
"Initium sapientiae timor Domini", Bibbia, Salmo 110, 10. |
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