... ma se invece credi, soffermati e leggi.

 


Ricerca nel sito

Home
Palchetti?

Novità
Fotopalchetti
Conte di piombo
Lapis
Canzone italiana
Tango
Tanguitos

Tangazo
Cambalache
Malena tango
Carta abierta
Licciardi

Cyberhe@d 2010
Barocco minimo
Ascolta il tango
L'arséne

Visitate l'archivio del sito.

 

Video di tango

Web design: Giovanni Querini

Usate il calendario a destra per navigare nelle pagine del mese.
Motto del mese: "O quam contempta res est homo, nisi supra humana surrexerit!" Seneca, Naturales quaestiones, 1, praefatio, 5.

Ottobre 2002
Dom
Lun
Mart
Merc
Gio
Ven
Sab
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
31

Ottobre (I parte)>> Settembre: 1 /2
Domenica, 27 Ottobre 2002

¶ Il desiderio ICONA AGHIOSORITISSA DI SANTA MARIA. Monastero Domenicano di S. Maria del Rosario, Roma.della perfezione assilla talvolta lo spirito dell'uomo, facendolo sentire estraneo al mondo in cui vive. Il desiderio di trascendere i limiti angusti di un mondo che ripugna allo spirito può indurre ad un atteggiamento di ripulsa pressoché totale della realtà terrena. Cristina Campo scrive in una delle sue commoventi lettere a Mita:

"Scusi questa lettera carica di perfezioni. È una parola che mi ossessiona, con pochissime altre - le parole di quell'era primaria del linguaggio alla quale tento invano di arrivare. È certo, in ogni caso, che tutti gli altri strati geologici del vocabolario mi sono divenuti inabitabili; mi limito, qualche volta, a chieder loro diritto di asilo."

L'ampio epistolario Lettere a Mita, pubblicato da Adelphi, propone un'immagine completa, e complessa, di Vittoria Guerrini, conosciuta sotto lo pseudonimo Cristina Campo (uno dei tanti che lei adottò nella sua vita). Sono lettere scritte tra il 1952 e il 1975 a Margherita Pieracci, che è anche la curatrice di questa raccolta, testimonianza di una lunga e affettuosa amicizia interrotta solo dalla morte di Cristina.

L'amicizia aveva per lei un'importanza assoluta, la profondità di questo sentimento appare nell'ansia dell'attesa, nella partecipazione agli eventi fondamentali nella vita dell'amica, nel pudore con cui, negli ultimi anni soprattutto, parlava delle sue malattie e della sofferenza fisica che le rendeva impossibile qualsiasi azione. Ma da questo epistolario emergono anche tutte le tematiche proprie di questa scrittrice e in particolare l'aspirazione alla perfezione, anzi l'ossessione della perfezione a cui, umanamente e professionalmente, aspirava.

Il profondo senso religioso, la tensione mistica, che di anno in anno aumenta, creano un'esigenza di abbandono e di accettazione che entra in conflitto con una personalità, fortissima e tenace, che si ribella ad ogni bruttura, altrui e propria, che combatte la malattia con l'assistenza amorevole nei confronti degli altri e con uno spirito reattivo e coraggioso. Certe cadute di stile nella vita di alcuni nomi famosi dell'ambiente letterario le provocano un senso di disgusto. Infatti, altro tema ricorrente è quello della bellezza, considerata "un'arma a doppio taglio", caduca, spesso irraggiungibile, talvolta soltanto vera nella forma e non nella sostanza.

Bellezza fisica e bellezza nei riti e nelle cose: l'amore per la liturgia, il rifiuto della "modernizzazione" della chiesa compiuto soprattutto con l'abbandono degli antichi e affascinanti rituali. Pietro Citati, in una pagina critica su la Repubblica del 23 novembre, chiude la sua pagina con queste parole: "Così, alle prime ore del 10 gennaio 1977, Cristina Campo morì. Aveva cinquantatré anni. In apparenza, morì per una crisi di cuore. Sebbene sino alla fine fosse scintillante di spirito e di leggerezza, non posso non credere che si sia immolata per ansia di perfezione: la più tremenda tra tutte le ansie umane".

¶ I messaggi di debug che talvolta possono apparire al caricamento della homepage di Palchetti sono dovuti ad un erroneo inserimento del codice di pubblicità da parte del server. Purtroppo, non posso farci nulla. Mi scuso con i lettori per il disturbo che possono arrecare. Se appaiono basta cliccare sull'opzione NO per eliminarli totalmente.

Venerdì, 18 Ottobre 2002

Tangueros.La solitudine è certamente una delle fonti di sofferenza maggiori per l'uomo. Tuttavia, la solitudine è stata, nel corso del tempo, e continua ad essere, una grande fonte di ispirazione poetica. Quante poesie e canzoni sono state composte per celebrarne, e forse pure per esorcizzarne, l'influsso infausto.

Anche nel repertorio tanguero, inevitabilmente, il tema della solitudine gioca un ruolo importante. La canzone forse più famosa a questo proposito è la celeberrima Soledad, che Carlos Gardel interpreta in una versione storica del 1934. La propongo, come al solito, con il testo originale. "Com'è amara e profonda la mia solitudine," canta il leggendario Carlitos, e le ore, nelle parole dell'interprete, paiono agonizzare lentamente, come un incubo, ineludibile, sul quadrante argentato dell'orologio. E' davvero un'interpretazione straordinaria, e ogni amante del tango ne apprezzerà il pathos intramontabile.


SoledadAscolta il tango.

Yo no quiero que nadie a mí me diga
que de tu dulce vida
vos ya me has arrancado.
Mi corazón una mentira pide
para esperar tu imposible llamado.
Yo no quiero que nadie se imagine
cómo es de amarga y honda mi eterna soledad,
en mi larga noche el minuto muele
la pesadilla de su lento tic-tac.

En la doliente sombra de mi cuarto, al esperar
sus pasos que quizás no volverán,
a veces me parece que ellos detienen su andar
sin atreverse luego a entrar.
Pero no hay nadie y ella no viene,
es un fantasma que crea mi ilusión.
Y que al desvanecerse va dejando su visión,
cenizas en mi corazón.

En la plateada esfera del reloj,
las horas que agonizan se niegan a pasar.
Hay un desfile de extrañas figuras
que me contemplan con burlón mirar.
Es una caravana interminable
que se hunde en el olvido con su mueca espectral,
se va con ella tu boca que era mía,
sólo me queda la angustia de mi mal.

Testo e musica: Alfredo La Pera.

Venerdì, 11 Ottobre 2002

La Madonna con il bambino (ca. 1460) di Benozzo Gozzoli.La Madonna con il bambino (ca. 1460) di Benozzo Gozzoli, che si trova al Detroit Institute of Art, offre un esempio davvero splendente di bellezza assoluta, il tipo di bellezza che può davvero lasciare senza fiato >> Vedi. Il seguente commento in lingua inglese descrive rapidamente il dipinto:

"This Madonna and Child among Cherubim and Seraphim has a great force, owing to intense and almost visionary plasticism. It is particularly effective for its combination of sumptuous detail in the clothing, ornamented more in the manner of the goldsmith than of the painter (see the jeweled border of the Virgin's dress, painted o a slight relief of plaster), with the essential solidity of the brightly coloured angels, sheltered by their numerous wings".

Il commento sottolinea, giustamente, la precisione quasi cesellata dei dettagli della veste e la plasticità dell'immagine, che appare quasi visionaria nel proprio carattere. Nel volto e nelle mani della figura della Vergine (vedi appunto il bellissimo ingrandimento nella pagina d'origine) trionfa un tipo di grazia sottile e per noi, temo, irraggiungibile, che solo può scaturire da una sensibilità pittorica fondata sul senso profondo dei valori imperituri dello spirito. La visione se ne sta lì; la possiamo contemplare tutti, e forse le parole divengono insufficienti a descriverne la meraviglia.

¶ Donde scaturiscono le visioni? Da quali deserti? Dal cuore di quale nulla? Riusciranno ancora a nutrire le radici sterili dei nostri giorni?

Domenica, 6 Ottobre 2002

L'angelo musicante.La tradizione pittorica dell'angelo musicante offre una gamma di variazioni davvero numerosissime e straordinarie. Il rapporto simbolico angelo-armonia nell'arte figurativa rivela profondità talora sconcertanti e si estrinseca in forme di mirabile possanza immaginativa. L'idea di un ordine analogico che regola la struttura dell'universo era parte integrale della cultura tradizionale precedente il periodo della rivoluzione industriale, prima che i nuovi influssi razionalistici dell'illuminismo spazzassero via come un torrente in piena un'intera cultura. La figura dell'angelo compendia una gloriosa visione d'assieme ormai, purtroppo, irrecuperabile, una visione ancora incentrata su certezze destinate in seguito a smarrirsi nel mondo nuovo e inquietante del periodo post-industriale.

In questo bel tango, assai cadenzato, degli anni quaranta, intitolato Bailarina de tango, la ballerina è ritratta come una sacerdotessa che ha trasformato la propria vita in un vero e proprio rituale al servizio del tango.

Bailarina de tangoAscolta il tango.

De satén y color negro, la pollera.
De charol y tacos altos, los zapatos.
Dibujando garabatos,
del ritmo que se adueña
tu estampa de porteña.

Tu conoces el secreto de los tangos
y es por eso que los bailas como nadie.
Y en los brazos que te abrazas,
que mística que pasas,
danzando en el salón.

Sacerdotisa del tango,
sacerdotisa sentida.
Rito es la danza en tu vida
y el tango que tu amas
te quema en su llama.

Sacerdotisa del tango,
que en los salones de rango,
bailas en brazos de un hombre
que luce el renombre
de gran bailarin.

Testo e musica: Oscar de la Fuente e Horacio Sanguinetti.

   
Scrivetemi

© Copyright 2001 Giovanni Querini.
Ultimo aggiornamento: 18 ottobre 2002
"Initium sapientiae timor Domini", Bibbia, Salmo 110, 10.