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Motto del mese: "Unus amicorum animus." Aristotele, Ethic. Eudem. 7, cap. 12
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Ottobre (I parte)
Lunedì, 15 Ottobre 2001
  • Humberto Rosa: collezioni Panini 1960-61.Vecchio Appiani: chi mai ce lo restituirà? Nei primissimi anni '60 mio padre mi portava, ancora bambino, a vedere il grande Padova di Nereo Rocco; il Padova di Blason e Scagnellato, di Pin e Azzini, di Brighenti (capocannoniere della serie A) e Tortul, di Perani (ancora giovanissimo) e di quel grande giocatore argentino che fu Humberto Rosa. Quale gioia vedere il Padova sconfiggere sonoramente i grandi squadroni. Che volete che vi dica? Quando si è bambini tutto pare assumere una dimensione mitica. Il calcio non era stato ancora rovinato dai soldi e tutto era più genuino. Perfino le figurine deì calciatori erano diverse: meno realistiche . L'iconografia favoriva i toni sfumati e le tinte pastello ed i giocatori parevano scrutarti quasi avvolti da un alone di lontanaza remota. Da lì a pochi anni il realismo fotografico avrebbe sciupato tutto, e gli eroi della domenica sarebbero un pò alla volta discesi dal proprio Olimpo per mescolarsi a noi comuni mortali. Quale delusione! L'Appiani era un catino infernale per i nostri poveri avversari. Nereo Rocco consumava i suoi pasti in trattorie popolari come i Venessian e Cavalca.
    Gianni Brera rammemora così quegli anni gloriosi:

Nereo Rocco, con il numero 10, nelle fila del Padova (anni  '50)Ho tifato Padova per naturali ghiribizzi del mio sangue padano e anche per motivi squisitamente ideologici. Ho conosciuto Padova per lavoro, la bella gente di Padova, l'inimmaginabile Prato della Valle, sul quale dà il moletto oggi interrato del mio amico Paolino Lion e anche la viuzza che mena al glorioso Tre Pini dell'Antonianum. Santa Giustina eleva le sue cupole come una prodigiosa madre che offra i seni turgidi alla gloria del cielo. La piazza è fra le più belle che si conoscano al mondo. L'ha riscoperta fuori dal pantano un governatore veneziano che Giacomo Casanova aveva introdotto alle misteriose pratiche della Massoneria. Sotto i portici meridionali è situato il "Portico dei scudeti", così battezzato dai robusti signori del rugby, sempre snob anche al momento di tradurre il veneto in italiano. Il campo dei Tre Pini merita citazione fra i luoghi sacri allo sport nazionale. Non spendo parole grosse. Era il terreno di svago annesso all'Antonianum dei Gesuiti, che la sanno così lunga da sapere anche bene come fin dal tempo dei Greci - di prima non si sa molto - lo sport cioè il gioco sia stato il primo supporto della pedagogia.

Gianni Brera, Il Calcio Veneto, ed. Neri Pozza.

Sabato, 13 Ottobre 2001
  • Gli allievi dell'Accademia Comini con i maestri (anni '30). Al centro, con i baffi a manubrio, Giuseppe Comini.Sono iniziate le lezioni di tango all'Accademia Comini. Quale gioia immensa potere ballare in questo luogo storico dello sport patavino. Nell'ampia sala dell'Accademia, tra i fioretti e le sciabole appesi al muro, i maestri argentini Marcelo Alvarez e Margarita Klurfan insegnano, con nitido stile , la loro arte tanguera. L'accademia Comini fu fondata nei primi decenni del ventesimo secolo da Giuseppe Comini, che, coadiuvato dal figlio Guido, diede vita ad una fucina di campioni della scherma, raccogliendo i massimi allori mondiali ed olimpionici. Alle esercitazioni schermistiche si univa già allora l'insegnamento del ballo: i lancieri, la quadriglia, la gran catena, ecc.
  • Ricardo Gallo y Gladys Fernandez.Permettetemi (e perdonatemi) un'asserzione piuttosto netta: chi non balla il tango non può godere fino in fondo la vita, quantomeno non può comprenderne compiutamente la passione. Più di 50.000 sono i motivi del repertorio tanguero fino ai giorni nostri . Il tango è una cultura, un modo di vita, e riassume in sè lo spirito appassionato e l'orgoglio fiero del popolo argentino. Quando ballo il tango è come se la pista si trasformasse magicamente in un luogo fuori dal presente: la Buenos Aires degli anni '30 e '40. Ed ecco che, iniziando la 'salida' di passo laterale sinistro, scendo perAvenida de Mayo e poi avanti 'incrociando' giungo a Corrientes y Esmeralda, così come tante volte le ho sognate nelle notti d'estate, e la mia ballerina ha il volto radioso e illuminato dai raggi della luna del Boca. Per me è come se le donne diventassero totalmente tali solo quando ballano il tango.
    Jorge Luis Borges, il grande poeta argentino scrive nella sua Storia del Tango:

Si direbbe che senza i crepuscoli e le notti di Buenos Aires non possa nascere un tango, e che in cielo ci attenda, noi argentini, l'idea platonica del tango, la sua forma universale (quella forma che appena riescono a sillabare La Tablada e El Choclo), e che questa specie fortunata abbia, per quanto umile, il suo posto nell'universo.

Evaristo Carriego. 1955.

Giovedì, 11 Ottobre 2001
  • Nella Biblioteca del Museo civico di Padova si trovano i cinquanta e più libri degli Hieroglyphica sive de sacris Aegyptorum literis commentarii, la sintesi dell'attività culturale dell'umanista bellunese Pierio Valeriano. Si tratta di un grandioso affresco filosofico- letterario, un'opera di sterminata erudizione, vero e proprio censimento del reale. Filtrato attraverso la lente d'Ermete e Horapollo, i depositari della più antica e completa rivelazione, il cosmo ci appare come inesausta ricreazione culturale di straordinaria bellezza simbolica. Le immagini contenute nell'opera di questo misterioso tra tutti gli scrittori rinascimentali paiono riflettere gli infiniti volti di Mitatron (o Metatrone), l'angelo di Dio che, nella sua essenza polioftalmica, scruta incessantemente ogni singola sfaccettatura della creazione.
    Di Pierio Valeriano, le cui opere meriterebbero un'edizione, mi incanta da sempre l'insolubile mistero. Quale fu, ad esempio, il suo rapporto reale con l'Accademia degli Infiammati?
  • Giuseppe Toffanin ci rammenta che, tra i tanti luoghi scomparsi della vecchia Padova, vi è il ponticello della Stufa, che congiungeva, sul Naviglio, il vicoletto attiguo alla chiesa di San Matteo (attuale via Giovanni Cittadella) con Piazza Eremitani. Sparì attorno al 1910 allorchè iniziarono i lavori per l'apertura di Corso Garibaldi. Sembra che il nome derivasse da un piccolo ospedale, nel quale con una stufa su curavano gli affetti da mal francese. Ora anche il Naviglio, interrato, non si ritrova più.
    Eppure, riguardando la vecchia fotografia del ponticello, giurerei di averlo attraversato in qualcuno dei miei sogni frequenti, in cui talvolta mi sorprendo a rivisitare una Padova irreale che è il risultato d'una contaminazione misteriosa tra realtà quotidiana ed impulso onirico, una specie di recupero incomprensibile d'un luogo, che proprio perchè è inesistente in senso concreto, mi appare sommamente e imponderabilmente Reale.
Martedì , 9 Ottobre 2001
  • Typus Mundi, il globo ruota sotto la frusta.L'illustrazione a fianco fu realizzata da Philippe de Mallery nel piccolo libro, bello e singolare, che nove discepoli di Ignazio di Loyola pubblicarono ad Anversa (Antverpiae) per la maggior gloria di Dio, nell'anno del Signore 1627 - ad majorem Dei gloriam, anno Domini, M.DC.XXVII. Sotto l'impulso della discordia, l'umanità, nel suo gioco infernale, fa rivoltare il globo come una trottola. Riviviamo oggi l'angoscia antica che la stoltezza inevitabilmente provoca in ciascun uomo.
    Eugène Canseliet, l'alchimista francese, scrive :

"Perchè attaccare le onde, che gli antichi filosofi chiamavano molto giustamente le acque celesti superiori, e che comunque non si attendevano che degli stregoni maligni giocassero con le loro vittime ignare, saturandole di elettromagnetismo artificiale e parassitario? Ma cosa importa a tutti costoro, coscienti o no a gradi diversi, che sia perturbato il fluido che resta talmente poco e mal conosciuto dai più eruditi di oggi, ma di cui i veri alchimisti conoscevano e utilizzavano la strettissima affinità con il soggetto minerale, dispensatore del medesimo dinamismo in seno al microcosmo filosofale!
Bambini maleducati e malvagi, eccitati dalla discordia, gli uomini sembra che si dedichino, nel loro gioco diabolico, a far girare il mondo all'incontrario".

(L'alchimia: simbolismo ermetico e pratica filosofale, 1964).


A buon intenditore poche parole. Canseliet pare aver colto nel segno di un' angoscia generale, più che mai oggi dolorosamente percettibile nell'etere che ci circonda. Come spiegare altrimenti certi sommovimenti della psiche dell'uomo che paiono disancorarci da ogni certezza, allontanadoci sempre di più dal giardino conchiuso della beatitudine?

Sabato, 6 Ottobre 2001

Era il tempo straordinario dei baroni e dei castelli; il tempo dei gufi, delle streghe, dei gatti con gli stivali, dei paggi innamorati. Gli avari nascondevano gli ori nelle pignatte; i nani ballavano sul seno delle ostesse; e c'era la luna nel bosco. Un tempo feerico e divertito. Come uno scenario per maschere.
I castelli, con tutti quei comignoli a punta sul cielo, e quelle banderuole a coda di rondine, parevano - capricciosa scacchiera a mezza partita - un fondale di commedia. I commedianti - Leandri e Isabelle, dottori e capitani, principi e principesse - andavano dai borghi alle città sul carro di Tespi. Il fango, talvolta, inceppava il carro. Allora il Leandro e il Matamoro spingevano le ruote, e il re pungeva con il pugnale tragico i buoi. Le donne, avvolte nei mantelli, si disperavano, gemevano, gridavano. Il Pedante - la zucca color di burro stantìo splendeva al raggio della lucerna - filosofava in disparte, "fra sé".

Eugenio Ferdinando Palmieri, Vecchio cinema italiano, 1940.

  • Di anno in anno diviene più arduo parlare di letteratura ai giovani. La fatica di spiegare i contenuti minimi e più elementari d'una cultura quale quella umanistica,che volge mestamente al tramonto, è talora davvero incredibile. Talvolta verrebbe da chiedersi se valga ancora la pena farlo. Li si vede crescere indifesi, assediati dalla volgarità irreale e spaventevole dei media e si vorrebbe fare qualcosa per ridestarne l'attenzione assopita. E' come se un diluvio di inanità si fosse abbattuto fragorosamente sul mondo, rendendolo dolorosamente vacuo. E quel che sgomenta maggiormente è che, nonostante le avvisaglie fossero state ben presenti, tutto ciò sia avvenuto in un lasso di tempo relativamente breve. Ancor più difficile abituarcisi, pertanto !
    Di tanto in tanto ci s'imbatte ancora in qualcuno che pare comprendere, che non punta unicamente, rara avis, al pragmatismo cieco e alle promesse assillanti d'una carriera. Allora, nel cuore, pare impreziosirsi il tempo, quasi che una polla d'acqua fosse scaturita magicamente nella desolazione del deserto.
    Che civiltà è mai questa che rende miracolosa e rara la decenza?
  • Attraversando Piazza Insurrezione, simbolo funesto dello sventramento urbanistico patavino, mi assale quasi sempre la consapevolezza lacerante d'un qualcosa che è andato irrimediabilmente perduto. Come non pensare al quartiere medievale di Santa Lucia, che fu completamente demolito per far posto all'irrealtà che oggi, e ormai da oltre mezzo secolo, tracotantemente lo sostituisce? Ne avverto talora la presenza fantasmatica nell'aria al tramonto, quelle rare volte, intendo dire, che ancora m'avventuro ad attraversare l'orribile luogo. Povera, vecchia Padova delle canalette scomparse e dei quartieri svaniti, vivrai eternamente nel mio cuore.
  • Qualcosa finalmente di più allegro: ho appena intrapreso la lettura di Nane Oca di Giuliano Scabia. Mi chiedo se sia possibile dovere attendere una decina d'anni prima di accorgersi dell'esistenza di un libro così meraviglioso su Padova (mea culpa)!! Grazie Giuliano.
Martedì, 2 Ottobre 2001
  • Tommaso Landolfi:  La perfezione stilistica.Tra i grandi piaceri della mia vita, lo confesso, vi è pure e sempre la lettura (la sublime lettura, devo sottolineare) delle opere di Tommaso Landolfi, uno degli scrittori italiani del novecento da me prediletti. Supremo stilista ed aristocratico della scrittura, Landolfi ci fa comprendere a quali altezze possa giungere il livello sintattico della nostra lingua. Definire le sue pagine ben tornite, per confronto con un'imperante negligenza, è dir poco. Il suo stile mi appare misterioso, senza dubbio il risultato d'una disciplina linguistica improntata, non esito a dire, all'ascetismo. Non è arduo comprendere che per scrivere in tal modo sia necessaria una simbiosi pressochè assoluta con i ritmi della lingua.
  • Giuseppe Toffanin ci rammenta una perdita incresciosa per la città di Padova: quella del vecchio Albergo Storione. Egli scrive: "Spianato lo Storione nel 1961, andarono dispersi anche gli affreschi di Cesare Laurenti...Fanciulle danzanti svolgevano festoni di fiori sotto un pergolato di melograni, nella saletta, Nereidi e Tritoni inseguivano uno storione....dopo Caporetto , quando il Comando Supremo ripiegò a Padova, in queste sale trascorsero, per mesi, lunghe serate, tra D'Annunzio e Ojetti, Barzini e Simoni, alti ufficiali e capi missione stranieri, gli ospiti più illustri della città".
    Povera Padova, mi viene talvolta da pensare, quanto duramente ti ha ferita la storia.
Scrivetemi

© Copyright 2001 Giovanni Querini.
Ultimo aggiornamento: 18 Ottobre 2001
"Initium sapientiae timor Domini", Bibbia, Salmo 110, 10.