|
|
|
|
| Motto del mese:
"Unus amicorum animus." Aristotele, Ethic. Eudem. 7,
cap. 12 |
|
Ottobre 2001 |
|
Dom |
Lun |
Mart |
Merc |
Gio |
Ven |
Sab |
|
1 |
2
|
3 |
4 |
5 |
6
|
|
7 |
8 |
9 |
10 |
11
|
12 |
13
|
|
14 |
15
|
16 |
17 |
18 |
19 |
20 |
|
21 |
22 |
23 |
24 |
25 |
26 |
27 |
|
28 |
29 |
30 |
31 |
|
|
|
|
|
Ottobre (I parte)
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Vecchio
Appiani: chi mai ce lo restituirà? Nei primissimi anni '60 mio
padre mi portava, ancora bambino, a vedere il grande Padova di Nereo
Rocco; il Padova di Blason e Scagnellato, di Pin e Azzini, di Brighenti
(capocannoniere della serie A) e Tortul, di Perani (ancora giovanissimo)
e di quel grande giocatore argentino che fu Humberto Rosa. Quale gioia
vedere il Padova sconfiggere sonoramente i grandi squadroni. Che volete
che vi dica? Quando si è bambini tutto pare assumere una dimensione
mitica. Il calcio non era stato ancora rovinato dai soldi e tutto era
più genuino. Perfino le figurine deì calciatori erano
diverse: meno realistiche . L'iconografia favoriva i toni sfumati e
le tinte pastello ed i giocatori parevano scrutarti quasi avvolti da
un alone di lontanaza remota. Da lì a pochi anni il realismo
fotografico avrebbe sciupato tutto, e gli eroi della domenica sarebbero
un pò alla volta discesi dal proprio Olimpo per mescolarsi a
noi comuni mortali. Quale delusione! L'Appiani era un catino infernale
per i nostri poveri avversari. Nereo Rocco consumava i suoi pasti in
trattorie popolari come i Venessian e Cavalca.
Gianni Brera rammemora così quegli anni gloriosi:
|
Ho
tifato Padova per naturali ghiribizzi del mio sangue padano e anche
per motivi squisitamente ideologici. Ho conosciuto Padova per lavoro,
la bella gente di Padova, l'inimmaginabile Prato della Valle, sul
quale dà il moletto oggi interrato del mio amico Paolino
Lion e anche la viuzza che mena al glorioso Tre Pini dell'Antonianum.
Santa Giustina eleva le sue cupole come una prodigiosa madre che
offra i seni turgidi alla gloria del cielo. La piazza è fra
le più belle che si conoscano al mondo. L'ha riscoperta fuori
dal pantano un governatore veneziano che Giacomo Casanova aveva
introdotto alle misteriose pratiche della Massoneria. Sotto i portici
meridionali è situato il "Portico dei scudeti",
così battezzato dai robusti signori del rugby, sempre snob
anche al momento di tradurre il veneto in italiano. Il campo dei
Tre Pini merita citazione fra i luoghi sacri allo sport nazionale.
Non spendo parole grosse. Era il terreno di svago annesso all'Antonianum
dei Gesuiti, che la sanno così lunga da sapere anche bene
come fin dal tempo dei Greci - di prima non si sa molto - lo sport
cioè il gioco sia stato il primo supporto della pedagogia.
Gianni Brera, Il Calcio Veneto, ed.
Neri Pozza.
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Sono
iniziate le lezioni di tango all'Accademia Comini. Quale gioia immensa
potere ballare in questo luogo storico dello sport patavino. Nell'ampia
sala dell'Accademia, tra i fioretti e le sciabole appesi al muro, i
maestri argentini Marcelo Alvarez e Margarita Klurfan insegnano,
con nitido stile , la loro arte tanguera. L'accademia Comini fu fondata
nei primi decenni del ventesimo secolo da Giuseppe Comini, che, coadiuvato
dal figlio Guido, diede vita ad una fucina di campioni della scherma,
raccogliendo i massimi allori mondiali ed olimpionici. Alle esercitazioni
schermistiche si univa già allora l'insegnamento del ballo: i
lancieri, la quadriglia, la gran catena, ecc.
Permettetemi
(e perdonatemi) un'asserzione piuttosto netta: chi non balla il tango
non può godere fino in fondo la vita, quantomeno non può
comprenderne compiutamente la passione. Più di 50.000 sono i
motivi del repertorio
tanguero fino ai giorni nostri . Il tango è una cultura,
un modo di vita, e riassume in sè lo spirito appassionato e l'orgoglio
fiero del popolo argentino. Quando ballo il tango è come se la
pista si trasformasse magicamente in un luogo fuori dal presente: la
Buenos Aires degli anni '30 e '40. Ed ecco che, iniziando la 'salida'
di passo laterale sinistro, scendo perAvenida de Mayo e poi avanti 'incrociando'
giungo a Corrientes y Esmeralda, così come tante volte le ho
sognate nelle notti d'estate, e la mia ballerina ha il volto radioso
e illuminato dai raggi della luna del Boca. Per me è come se
le donne diventassero totalmente tali solo quando ballano il tango.
Jorge Luis Borges, il grande poeta argentino scrive nella sua Storia
del Tango:
|
Si direbbe che senza i crepuscoli e le notti di
Buenos Aires non possa nascere un tango, e che in cielo ci attenda,
noi argentini, l'idea platonica del tango, la sua forma universale
(quella forma che appena riescono a sillabare La Tablada e El Choclo),
e che questa specie fortunata abbia, per quanto umile, il suo posto
nell'universo.
Evaristo Carriego. 1955.
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Nella
Biblioteca del Museo civico di Padova si trovano i cinquanta e più
libri degli Hieroglyphica sive de sacris Aegyptorum
literis commentarii, la sintesi dell'attività culturale
dell'umanista bellunese Pierio Valeriano. Si tratta di un grandioso
affresco filosofico- letterario, un'opera di sterminata erudizione,
vero e proprio censimento del reale. Filtrato attraverso la lente d'Ermete
e Horapollo, i depositari della più antica e completa rivelazione,
il cosmo ci appare come inesausta ricreazione culturale di straordinaria
bellezza simbolica. Le immagini contenute nell'opera di questo misterioso
tra tutti gli scrittori rinascimentali paiono riflettere gli infiniti
volti di Mitatron (o Metatrone), l'angelo di Dio che, nella sua essenza
polioftalmica, scruta incessantemente ogni singola sfaccettatura della
creazione.
Di Pierio Valeriano, le cui opere meriterebbero un'edizione, mi incanta
da sempre l'insolubile mistero. Quale fu, ad esempio, il suo rapporto
reale con l'Accademia degli Infiammati?
- Giuseppe Toffanin ci rammenta che, tra i tanti
luoghi scomparsi della vecchia Padova, vi è il ponticello
della Stufa, che congiungeva, sul Naviglio, il vicoletto attiguo
alla chiesa di San Matteo (attuale via Giovanni Cittadella) con Piazza
Eremitani. Sparì attorno al 1910 allorchè iniziarono i
lavori per l'apertura di Corso Garibaldi. Sembra che il nome derivasse
da un piccolo ospedale, nel quale con una stufa su curavano gli affetti
da mal francese. Ora anche il Naviglio, interrato, non si ritrova più.
Eppure, riguardando la vecchia fotografia del ponticello, giurerei di
averlo attraversato in qualcuno dei miei sogni frequenti, in cui talvolta
mi sorprendo a rivisitare una Padova irreale che è il risultato
d'una contaminazione misteriosa tra realtà quotidiana ed impulso
onirico, una specie di recupero incomprensibile d'un luogo, che proprio
perchè è inesistente in senso concreto, mi appare sommamente
e imponderabilmente Reale.
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
-
L'illustrazione
a fianco fu realizzata da Philippe de Mallery nel piccolo libro, bello
e singolare, che nove discepoli di Ignazio di Loyola pubblicarono
ad Anversa (Antverpiae) per la maggior gloria di Dio, nell'anno del
Signore 1627 - ad majorem Dei gloriam,
anno Domini, M.DC.XXVII. Sotto l'impulso della discordia, l'umanità,
nel suo gioco infernale, fa rivoltare il globo come una trottola.
Riviviamo oggi l'angoscia antica che la stoltezza inevitabilmente
provoca in ciascun uomo.
Eugène Canseliet, l'alchimista francese, scrive :
|
"Perchè attaccare le onde, che gli antichi
filosofi chiamavano molto giustamente le acque celesti superiori,
e che comunque non si attendevano che degli stregoni maligni giocassero
con le loro vittime ignare, saturandole di elettromagnetismo artificiale
e parassitario? Ma cosa importa a tutti costoro, coscienti o no
a gradi diversi, che sia perturbato il fluido che resta talmente
poco e mal conosciuto dai più eruditi di oggi, ma di cui
i veri alchimisti conoscevano e utilizzavano la strettissima affinità
con il soggetto minerale, dispensatore del medesimo dinamismo in
seno al microcosmo filosofale!
Bambini maleducati e malvagi, eccitati dalla discordia, gli uomini
sembra che si dedichino, nel loro gioco diabolico, a far girare
il mondo all'incontrario".
(L'alchimia: simbolismo ermetico
e pratica filosofale, 1964).
|
A buon intenditore poche parole. Canseliet pare aver
colto nel segno di un' angoscia generale, più che mai oggi dolorosamente
percettibile nell'etere che ci circonda. Come spiegare altrimenti certi
sommovimenti della psiche dell'uomo che paiono disancorarci da ogni certezza,
allontanadoci sempre di più dal giardino conchiuso della beatitudine?
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Era il tempo straordinario dei baroni e dei castelli;
il tempo dei gufi, delle streghe, dei gatti con gli stivali, dei
paggi innamorati. Gli avari nascondevano gli ori nelle pignatte;
i nani ballavano sul seno delle ostesse; e c'era la luna nel bosco.
Un tempo feerico e divertito. Come uno scenario per maschere.
I castelli, con tutti quei comignoli a punta sul cielo, e quelle
banderuole a coda di rondine, parevano - capricciosa scacchiera
a mezza partita - un fondale di commedia. I commedianti - Leandri
e Isabelle, dottori e capitani, principi e principesse - andavano
dai borghi alle città sul carro di Tespi. Il fango, talvolta,
inceppava il carro. Allora il Leandro e il Matamoro spingevano
le ruote, e il re pungeva con il pugnale tragico i buoi. Le donne,
avvolte nei mantelli, si disperavano, gemevano, gridavano. Il
Pedante - la zucca color di burro stantìo splendeva al
raggio della lucerna - filosofava in disparte, "fra sé".
Eugenio Ferdinando Palmieri, Vecchio
cinema italiano, 1940.
|
- Di anno in anno diviene più arduo parlare di
letteratura ai giovani. La fatica di spiegare i contenuti minimi e più
elementari d'una cultura quale quella umanistica,che volge mestamente
al tramonto, è talora davvero incredibile. Talvolta verrebbe
da chiedersi se valga ancora la pena farlo. Li si vede crescere indifesi,
assediati dalla volgarità irreale e spaventevole dei media e
si vorrebbe fare qualcosa per ridestarne l'attenzione assopita. E' come
se un diluvio di inanità si fosse abbattuto fragorosamente sul
mondo, rendendolo dolorosamente vacuo. E quel che sgomenta maggiormente
è che, nonostante le avvisaglie fossero state ben presenti, tutto
ciò sia avvenuto in un lasso di tempo relativamente breve. Ancor
più difficile abituarcisi, pertanto !
Di tanto in tanto ci s'imbatte ancora in qualcuno che pare comprendere,
che non punta unicamente, rara avis, al pragmatismo cieco e alle promesse
assillanti d'una carriera. Allora, nel cuore, pare impreziosirsi il
tempo, quasi che una polla d'acqua fosse scaturita magicamente nella
desolazione del deserto.
Che civiltà è mai questa che rende miracolosa e rara la
decenza?
- Attraversando Piazza Insurrezione, simbolo funesto
dello sventramento urbanistico patavino, mi assale quasi sempre la consapevolezza
lacerante d'un qualcosa che è andato irrimediabilmente perduto.
Come non pensare al quartiere medievale di Santa
Lucia, che fu completamente demolito per far posto all'irrealtà
che oggi, e ormai da oltre mezzo secolo, tracotantemente lo sostituisce?
Ne avverto talora la presenza fantasmatica nell'aria al tramonto, quelle
rare volte, intendo dire, che ancora m'avventuro ad attraversare l'orribile
luogo. Povera, vecchia Padova delle canalette scomparse e dei quartieri
svaniti, vivrai eternamente nel mio cuore.
- Qualcosa finalmente di più allegro: ho appena
intrapreso la lettura di Nane Oca di Giuliano Scabia. Mi chiedo
se sia possibile dovere attendere una decina d'anni prima di accorgersi
dell'esistenza di un libro così meraviglioso su Padova (mea culpa)!!
Grazie Giuliano.
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Tra
i grandi piaceri della mia vita, lo confesso, vi è pure e sempre
la lettura (la sublime lettura, devo sottolineare) delle opere di Tommaso
Landolfi, uno degli scrittori italiani del novecento da me prediletti.
Supremo stilista ed aristocratico della scrittura, Landolfi ci fa comprendere
a quali altezze possa giungere il livello sintattico della nostra lingua.
Definire le sue pagine ben tornite, per confronto con un'imperante negligenza,
è dir poco. Il suo stile mi appare misterioso, senza dubbio il
risultato d'una disciplina linguistica improntata, non esito a dire,
all'ascetismo. Non è arduo comprendere che per scrivere in tal
modo sia necessaria una simbiosi pressochè assoluta con i ritmi
della lingua.
- Giuseppe Toffanin ci rammenta una perdita incresciosa
per la città di Padova: quella del vecchio Albergo
Storione. Egli scrive: "Spianato lo Storione nel 1961, andarono
dispersi anche gli affreschi di Cesare Laurenti...Fanciulle danzanti
svolgevano festoni di fiori sotto un pergolato di melograni, nella saletta,
Nereidi e Tritoni inseguivano uno storione....dopo Caporetto , quando
il Comando Supremo ripiegò a Padova, in queste sale trascorsero,
per mesi, lunghe serate, tra D'Annunzio e Ojetti, Barzini e Simoni,
alti ufficiali e capi missione stranieri, gli ospiti più illustri
della città".
Povera Padova, mi viene talvolta da pensare, quanto duramente ti ha
ferita la storia.
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Scrivetemi
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
© Copyright 2001 Giovanni
Querini.
Ultimo aggiornamento: 18 Ottobre 2001
"Initium sapientiae timor Domini", Bibbia, Salmo 110, 10. |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|