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Video di tango

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Novembre>> ottobre
Mercoledì, 15 novembre 2006

Milonguero viejo.¿Hay amores imborrables? Esistono amori incancellabili? Oppure è forse tutto, a voler giudicare dall'andamento sghembo dei tempi attuali, terribilmente labile, come la sabbia sottile sull'arena? Vi sono ancora amori che perdurano fin oltre il marmo della tomba, come vaticinava Edgar A. Poe in quel suo famoso e terribile racconto intitolato Ligeia? Vi è una parte di noi che davvero non muore? Un sentimento che perdura oltre lo sfacelo inevitabile della carne? In altre parole, esiste l'Amore vero, quello che comporta la negazione e il sacrificio assoluto dell'Io personale per un'altra persona? Oppure tutto è egoismo e ricerca illusoria d'un piacere irraggiungibile per l'uomo? In Pocas palabras, un tango del 1941, interpretato da Alberto Castillo, un vecchio milonguero interroga se stesso e vuole dimostrare alla propria interlocutrice che, nonostante essa non voglia credergli, tali amori, per quanto rari possano essere, esistono. "Pocas palabras es mejor" (meglio usare poche parole), egli afferma al termine, come chi abbia vissuto più a lungo dovrebbe ben sapere. Meglio non parlare del passato, di ciò che è già stato e non è più.

Ritornare, anche se soltanto per pochi istanti, al grembo ospitale e materno del tango in un'epoca di cupo squallore sentimentale quale la nostra è sempre davvero una sorta di rimpatriata dello spirito. E' un po' come rivedere il mondo con gli occhi smarriti dell'innocenza, rivederlo come era nella sua maggiore semplicità, ormai troppi decenni or sono. Spero che anche i miei lettori avvertano ciò. E' di tale pathos che sopravvive in noi lo spirito.

Ascolta il tango. Pocas palabras



No pretendo remover las cenizas del ayer
de ese ayer inolvidable
solo quiero hacerte ver
que aunque no lo quieras creer
hay amores imborrables.

Despues de tanto vuelvo a hallarte
y que emoción siento al mirarte
siento un loco palpitar
en mi viejo corazón
y es que al fin te vuelvo a hallar.

Pocas palabras vieja amiga
pocas palabras es mejor
ya ves el mundo sigue igual
sin nuestra union sentimental.
Pocas palabras de lo de antes
no conversemos más de amor
de aquel amor que ya pasó
pero que aun no murió.

Musica: Ricardo Tanturi; testo: Enrique Cadícamo.

Lunedì, 6 novembre 2006

¶ Particolarmente adatta a un mese austero e autunnale quale Novembre mi pare la terza e penultima parte del Diario bizantino di Cristina Campo, che oggi sono lieto di presentare ai miei lettori. Non servono, come al solito, molte parole. Credo che il testo dica assolutamente tutto nel modo migliore. Come potervi sovrapporre altre parole?

Diario bizantino

III

O despota ferito
che col bisturi d’oro
ad ogni sole tagli nel tondo Sole
l’Agnello immedicabile,
tagli la Luna sovrana, tagli le Stelle fisse
e le opposte galassie
(cibo di salute, cibo di pace!)
dei vivi sui due versanti della morte!
Tremendo è che nei nostri sguardi affondi
l’impassibile sguardo
di Chi ha compiutamente patito,
di Chi con la stessa mano imparte ed è impartito,
e spezzando è spezzato,
immolando è immolato,
mangiato e mai consumato
(con desiderio ho desiderato…)
Tremendo che a ciascuno
sia di nuovo irrevocabilmente assegnato
per gli eoni degli eoni
come nell’Eden il suo nome e il suo cibo.

Faccia a terra le incorporee Legioni,
gli Arcistrateghi di luce,
i nostri denti affondano nelle carni dei cieli…
Ma le nostre bocche mai svezzate,
in eterno grondanti la purpurea
gloria ciecamente donata
e ciecamente ricevuta,
si ostinano a impetrare
(con desiderio ho desiderato…)
per te, per te, signore,
la pace che sovrasta ogni ragione,
ogni intendimento, ogni rapimento; la pace
che non ti possiamo dare…

Lungo l’intero giorno,
lungo l’intera via che porta a questo mondo
e cancella ogni via che porti a questo mondo,
lungo la dura tenda
di pioggia e lacerazione
di caos e ragione,
lungo i due fili della duplice lama
di intenzioni e di esitazioni
come te, come te, signore,
noi siamo consegnati alla morte
che con più denti dell’amore morde
e separa la rosa
dal bacio e dalla fiamma e dalle stelle le nevi
e l’emozione dall’intellezione
e il mondo ricompone
ma atrocemente, ma come attraverso il fuoco,
per chi, Despota puro, dal puro nome sarà salvato
e dal sepolto Sole e
dal tremendo
Dono.

Cristina Campo, Diario bizantino, parte III.

Scrivetemi

© Copyright 2001/06 Giovanni Querini.
Ultimo aggiornamento: 15 novembre 2006
"Initium sapientiae timor Domini", Bibbia, Salmo 110, 10.
Motto del mese: "Non possiamo conoscer nulla, se non per modo di vestigio, come dicono i platonici ... " Giorgio Manganelli, Discorso dell'ombra e dello stemma.

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Uroburo: il cerchio dell'eterno ritorno.