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ottobre: 1
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Giovedì, 13 novembre 2003 |
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¶ Sono tempi assai grami per i poveri spettatori televisivi. La qualità della programmazione è, a dir poco, infima, e risulta assai arduo pertanto reperire alcunché di valido nel mare magnum ma solitamente desolato dell'etere. Maggiore è quindi la soddisfazione (come di chi abbia la ventura di trovare una perla rara e inaspettata in un negozio di ciarpame) qualora si riesca ad imbattersi in un programma di buona qualità, com'è appunto il caso di Passepartout, la trasmissione domenicale di RAI3, a cura di Philippe Daverio. L'estroso storico dell'arte ci conduce per mano attraverso gli splendidi scenari di famose città, alla ricerca, attraverso le piazze le vie e i musei, di alcuni dei percorsi artistici più suggestivi del panorama europeo. Nelle sue parole, sempre chiare ed essenziali, riemerge il tesoro sommerso di una tradizione plurisecolare impareggiabile, che, come un'ala aurea e lieve, ha sostenuto il volo della nostra civiltà nel corso troppo spesso sofferto del tempo.
Finalmente anche il bistrattato mondo dell'arte inizia ad affacciarsi in Tv con maggiore regolarità e soprattutto in maniera originale. Eppure, benchè sacrificati in nome dell'audience, i programmi dedicati all'arte non sempre sono destinati ad un pubblico di nicchia.
Chi pensa che l'arte sia sinonimo di noia, insomma, avrà da ricredersi: il linguaggio di Daverio non è quello dello storico d'arte che si rivolge agli addetti ai lavori, al contrario. Il suo è un linguaggio immediato e trasversale che non ha bisogno di traduzioni. In “Passepartourt” l'arte è un documento che getta luce sulle storia, la politica e l'economia di tutte le epoche: è una chiave di lettura per osservare, con uno sguardo innovativo e spregiudicato, passato e presente. Ogni domenica, dunque, andrà in onda una puntata di 30 minuti sempre dal taglio monografico ma attenta anche a segnalare le mostre più interessanti in Italia e all'estero.
Adele de Gennaro
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¶ Chi
non abbia mai sofferto di quella straordinaria, e oggidì
assai rara, 'malattia' che va sotto il nome di bibliomania
potrà difficilmente apprezzare appieno il fascino
misterioso e un po' conturbante della Biblioteca
magica di Gianfilippo Usellini,
una tempera su tavola del 1960, oggi presso il comune di
Vimercate (vedasi l'ingrandimento cliccando sull'immagine
a lato). A un'attenta osservazione balzeranno allo sguardo
gli innumerevoli e suggestivi dettagli che costituiscono
uno dei pregi indubitabili del dipinto, assieme naturalmente
al senso della prospettiva che ne delinea suggestivamente
lo sviluppo dei volumi e alla sorprendente fantasia fanciullesca
e un po' naif che ne caratterizza la composizione
e lo stile. Tra i libri degli alti scaffali ammiccano i
volti famosi dei grandi autori e capannelli di famosi personaggi
storici colloquiano tranquillamente nell'ampio spazio aperto
della corsia centrale. Il volto barbuto e olimpico di un
nume fa capolino oltre la lignea testa crinita del cavallo
di Troia. Pinocchio, Arlecchino, la Fata Turchina, Cappuccetto
Rosso e altri personaggi delle fiabe accolgono in gruppo
una folta scolaresca di fanciulli al loro ingresso nell'enorme
salone. I tre moschettieri assistono al duello di D'Artagnan
verso la scalinata di fondo. Accanto a un grande mappamondo
Cristoforo Colombo e altri celebri viaggiatori dall'aspetto
grave si consultano. I lettori potranno sbizzarrirsi a rilevare
altri particolari di questo incredibile dipinto, che evoca
magicamente l'anelito insaziabile all'avventura interiore
della lettura, vero e proprio paradiso dell'anima e mia
passione inguaribile da quando ero fanciullo.
¶ Tra le canzoni di maggiore
intensità lirica ed espressiva nella storia del tango
va senza dubbio annoverata Naranjo en Flor, un
classico degli anni quaranta, qui riproposto nell'interpretazione
di Floreal Ruiz (la mia interpretazione preferita, tuttavia,
è quella davvero straordinaria e impareggiabile del
grande Roberto Goyeneche). "Primero hay que saber sufrir,
después amar, después partir y al fin andar
sin pensamiento", recita il cantore: parole davvero
straordinarie e indicative dello spirito profondo del tango
e di quella radice di sofferenza che attanaglia il cuore
argentino.
Naranjo
en flor
Era más blanda que
el agua,
que el agua blanda,
era más fresca que el río,
naranjo en flor.
Y en esa calle de estío,
calle perdida,
dejó un pedazo de vida
y se marchó...
Primero hay que saber sufrir,
después amar, después partir
y al fin andar sin pensamiento...
Perfume de naranjo en flor,
promesas vanas de un amor
que se escaparon con el viento.
Después...¿qué importa el después?
Toda mi vida es el ayer
que me detiene en el pasado,
eterna y vieja juventud
que me ha dejado acobardado
como un pájaro sin luz.
¿Qué le
habrán hecho mis manos?
¿Qué le habrán hecho
para dejarme en el pecho
tanto dolor?
Dolor de vieja arboleda,
canción de esquina
con un pedazo de vida,
naranjo en flor.
Musica: Virgilio Expósito;
testo: Homero Expósito. |
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Domenica,
2 novembre 2003 |
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¶ Mi
chiedo quanti ancora la ricordino: il tempo talvolta non
perdona. Immagino che tra i giovani sia più o meno
un nome sconosciuto, eppure nella storia della canzone italiana
un posto di rilievo le spetta di diritto. La critica del
tempo la chiamò "Wanda
Osiris dal sorriso di porcellana" e molti la
chiamarono la Divina e le assegnarono, con la reverenza
che si riserva soltanto ai grandi, il titolo di miglior
soubrette della rivista italiana d'ogni epoca. La leggenda
che crebbe intorno a lei è destinata senza dubbio
a durare nel tempo. Personalmente la ricordo ancora, da
ragazzino, in televisione quando, ormai avanti negli anni
e alla fine della propria carriera nel mondo dello spettacolo,
la 'mitica' Wanda scendeva come una regina, avvolta di paillettes
d'oro e di lustrini e con il lunghissimo strascico, per
la celebre scala a 24 gradini cantando Ti
parlerò d'amor, forse la più famosa
(insieme a Sentimental) delle sue magiche canzoni.
Indossava in quegli anni il celebre turbante, e nel suo
incedere si perpetuavano il fascino e la signorilità
che l'avevano contraddistinta fin da quando, giovane ragazza,
aveva iniziato a calcare il palcoscenico milanese. Ancora
era in lei, nonostante gli anni, il segno di quella bellezza
che l'aveva resa, assieme al talento innato, un simbolo
fulgido per intere generazioni e, vedendola discendere da
quel suo empireo di fiaba, non si poteva non provare per
lei un pizzico di venerazione, quasi che dinnanzi al proprio
sguardo stesse trascorrendo una creatura irreale. Riascoltarne
la voce oggi è come evocare lo spirito languido d'un
mondo fuori dal tempo. Buon ascolto.
| Ti
parlerò d'amor
Ti parlerò d'amor
e sfoglierò una rosa
sulla tua bocca ansiosa
che non conosco ancor.
Ti parlerò d'amor
con voce sospirosa
non c'è più dolce cosa
per far felice il cuor.
Dammi i tuoi folli baci
stringiti forte a me
chiudi i tuoi begli occhi, amor, e taci
voglio sognare con te.
Ti parlerò d'amor
e sfoglierò una rosa
non c'è più dolce cosa
per far felice il cuor.
Ti parlerò d'amor
con voce sospirosa
non c'è più dolce cosa
per far felice il cuor.
(Bracchi - Martinelli)
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¶ "Tra nebbia e sogno" trascorre novembre,
il "mesto mese", come scrive Cesare Angelini,
e "sottoboschi e tappeti immaginosi" l'accolgono
nella sua reggia antica. Il mese dei morti è tra
noi e, assieme ad esso, la promessa agognata del riposo
nell' inerzia del "giorno che vaneggia" e nell'oscurità
che si annida come un rifugio tra le fronde e le radici
del nostro cuore inquieto. Novembre annuncia ormai l'inverno
ed evoca le ombre lunghe proiettate alle pareti dalla vampa
nel vecchio focolare. E' il momento del riaccomunarsi necessario
con i defunti e con le tradizioni del passato; non quelle
false e importate di certe festività d'oltreoceano
che nulla hanno a che fare con la nostra tradizione (non
abbiamo abbastanza celebrazioni nostre, senza che la speculazione
commerciale ce ne imponga altre e fittizie?), ma quelle
spontanee e antiche della nostra amata terra.
Novembre
Novembre, l'anno è
giunto ai suoi riposi
e lento alla campagna ora passeggia;
sottoboschi e tappeti immaginosi
l'accolgon come re nella sua reggia.
Eco di soli ultimi, lumeggia
il platano tra salici pietosi;
nell'inerzia del giorno che vaneggia
una timida estate par che osi.
Ma un inutile lusso è la tua estate,
San Martino. Novembre pensa ai morti,
e l'inverno vien dietro a gran giornate.
Così, tra nebbia e sogno, il mesto mese
su stanchi rami di alberi assorti
muore, entro un vago scampanio di chiese.
Cesare Angelini, Il
piacere della memoria, 1977. |
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Scrivetemi |
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©
Copyright 2001 Giovanni Querini.
Ultimo aggiornamento: 13 novembre 2003
"Initium sapientiae timor Domini", Bibbia, Salmo 110,
10. |
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del mese: "Lo stile è superiore alla verità,
porta in sé la prova dell'esistenza". Gottfried
Benn. |
Novembre 2003
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