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Video di tango

Web design: Giovanni Querini

Novembre >> ottobre: 1
Giovedì, 13 novembre 2003

Giorgio De Chirico: il profitto.Sono tempi assai grami per i poveri spettatori televisivi. La qualità della programmazione è, a dir poco, infima, e risulta assai arduo pertanto reperire alcunché di valido nel mare magnum ma solitamente desolato dell'etere. Maggiore è quindi la soddisfazione (come di chi abbia la ventura di trovare una perla rara e inaspettata in un negozio di ciarpame) qualora si riesca ad imbattersi in un programma di buona qualità, com'è appunto il caso di Passepartout, la trasmissione domenicale di RAI3, a cura di Philippe Daverio. L'estroso storico dell'arte ci conduce per mano attraverso gli splendidi scenari di famose città, alla ricerca, attraverso le piazze le vie e i musei, di alcuni dei percorsi artistici più suggestivi del panorama europeo. Nelle sue parole, sempre chiare ed essenziali, riemerge il tesoro sommerso di una tradizione plurisecolare impareggiabile, che, come un'ala aurea e lieve, ha sostenuto il volo della nostra civiltà nel corso troppo spesso sofferto del tempo.

Finalmente anche il bistrattato mondo dell'arte inizia ad affacciarsi in Tv con maggiore regolarità e soprattutto in maniera originale. Eppure, benchè sacrificati in nome dell'audience, i programmi dedicati all'arte non sempre sono destinati ad un pubblico di nicchia.

Philippe Daverio.Chi pensa che l'arte sia sinonimo di noia, insomma, avrà da ricredersi: il linguaggio di Daverio non è quello dello storico d'arte che si rivolge agli addetti ai lavori, al contrario. Il suo è un linguaggio immediato e trasversale che non ha bisogno di traduzioni. In “Passepartourt” l'arte è un documento che getta luce sulle storia, la politica e l'economia di tutte le epoche: è una chiave di lettura per osservare, con uno sguardo innovativo e spregiudicato, passato e presente. Ogni domenica, dunque, andrà in onda una puntata di 30 minuti sempre dal taglio monografico ma attenta anche a segnalare le mostre più interessanti in Italia e all'estero.

Adele de Gennaro

Sabato, 8 novembre 2003

Gianfilippo Usellini,  La biblioteca magica,  tempera su tavola, 1960,Chi non abbia mai sofferto di quella straordinaria, e oggidì assai rara, 'malattia' che va sotto il nome di bibliomania potrà difficilmente apprezzare appieno il fascino misterioso e un po' conturbante della Biblioteca magica di Gianfilippo Usellini, una tempera su tavola del 1960, oggi presso il comune di Vimercate (vedasi l'ingrandimento cliccando sull'immagine a lato). A un'attenta osservazione balzeranno allo sguardo gli innumerevoli e suggestivi dettagli che costituiscono uno dei pregi indubitabili del dipinto, assieme naturalmente al senso della prospettiva che ne delinea suggestivamente lo sviluppo dei volumi e alla sorprendente fantasia fanciullesca e un po' naif che ne caratterizza la composizione e lo stile. Tra i libri degli alti scaffali ammiccano i volti famosi dei grandi autori e capannelli di famosi personaggi storici colloquiano tranquillamente nell'ampio spazio aperto della corsia centrale. Il volto barbuto e olimpico di un nume fa capolino oltre la lignea testa crinita del cavallo di Troia. Pinocchio, Arlecchino, la Fata Turchina, Cappuccetto Rosso e altri personaggi delle fiabe accolgono in gruppo una folta scolaresca di fanciulli al loro ingresso nell'enorme salone. I tre moschettieri assistono al duello di D'Artagnan verso la scalinata di fondo. Accanto a un grande mappamondo Cristoforo Colombo e altri celebri viaggiatori dall'aspetto grave si consultano. I lettori potranno sbizzarrirsi a rilevare altri particolari di questo incredibile dipinto, che evoca magicamente l'anelito insaziabile all'avventura interiore della lettura, vero e proprio paradiso dell'anima e mia passione inguaribile da quando ero fanciullo.

¶ Tra le canzoni di maggiore intensità lirica ed espressiva nella storia del tango va senza dubbio annoverata Naranjo en Flor, un classico degli anni quaranta, qui riproposto nell'interpretazione di Floreal Ruiz (la mia interpretazione preferita, tuttavia, è quella davvero straordinaria e impareggiabile del grande Roberto Goyeneche). "Primero hay que saber sufrir, después amar, después partir y al fin andar sin pensamiento", recita il cantore: parole davvero straordinarie e indicative dello spirito profondo del tango e di quella radice di sofferenza che attanaglia il cuore argentino.

Ascolta il tango.Naranjo en flor

Era más blanda que el agua,
que el agua blanda,
era más fresca que el río,
naranjo en flor.
Y en esa calle de estío,
calle perdida,
dejó un pedazo de vida
y se marchó...

Primero hay que saber sufrir,
después amar, después partir
y al fin andar sin pensamiento...
Perfume de naranjo en flor,
promesas vanas de un amor
que se escaparon con el viento.
Después...¿qué importa el después?
Toda mi vida es el ayer
que me detiene en el pasado,
eterna y vieja juventud
que me ha dejado acobardado
como un pájaro sin luz.

¿Qué le habrán hecho mis manos?
¿Qué le habrán hecho
para dejarme en el pecho
tanto dolor?
Dolor de vieja arboleda,
canción de esquina
con un pedazo de vida,
naranjo en flor.

Musica: Virgilio Expósito; testo: Homero Expósito.

Domenica, 2 novembre 2003

Wanda Osiris: il sorriso di porcellana.Mi chiedo quanti ancora la ricordino: il tempo talvolta non perdona. Immagino che tra i giovani sia più o meno un nome sconosciuto, eppure nella storia della canzone italiana un posto di rilievo le spetta di diritto. La critica del tempo la chiamò "Wanda Osiris dal sorriso di porcellana" e molti la chiamarono la Divina e le assegnarono, con la reverenza che si riserva soltanto ai grandi, il titolo di miglior soubrette della rivista italiana d'ogni epoca. La leggenda che crebbe intorno a lei è destinata senza dubbio a durare nel tempo. Personalmente la ricordo ancora, da ragazzino, in televisione quando, ormai avanti negli anni e alla fine della propria carriera nel mondo dello spettacolo, la 'mitica' Wanda scendeva come una regina, avvolta di paillettes d'oro e di lustrini e con il lunghissimo strascico, per la celebre scala a 24 gradini cantando Ti parlerò d'amor, forse la più famosa (insieme a Sentimental) delle sue magiche canzoni. Indossava in quegli anni il celebre turbante, e nel suo incedere si perpetuavano il fascino e la signorilità che l'avevano contraddistinta fin da quando, giovane ragazza, aveva iniziato a calcare il palcoscenico milanese. Ancora era in lei, nonostante gli anni, il segno di quella bellezza che l'aveva resa, assieme al talento innato, un simbolo fulgido per intere generazioni e, vedendola discendere da quel suo empireo di fiaba, non si poteva non provare per lei un pizzico di venerazione, quasi che dinnanzi al proprio sguardo stesse trascorrendo una creatura irreale. Riascoltarne la voce oggi è come evocare lo spirito languido d'un mondo fuori dal tempo. Buon ascolto.

Canzone italiana

Ti parlerò d'amor

Ti parlerò d'amor
e sfoglierò una rosa
sulla tua bocca ansiosa
che non conosco ancor.
Ti parlerò d'amor
con voce sospirosa
non c'è più dolce cosa
per far felice il cuor.
Dammi i tuoi folli baci
stringiti forte a me
chiudi i tuoi begli occhi, amor, e taci
voglio sognare con te.

Ti parlerò d'amor
e sfoglierò una rosa
non c'è più dolce cosa
per far felice il cuor.
Ti parlerò d'amor
con voce sospirosa
non c'è più dolce cosa
per far felice il cuor.

(Bracchi - Martinelli)

¶ "Tra nebbia e sogno" trascorre novembre, il "mesto mese", come scrive Cesare Angelini, e "sottoboschi e tappeti immaginosi" l'accolgono nella sua reggia antica. Il mese dei morti è tra noi e, assieme ad esso, la promessa agognata del riposo nell' inerzia del "giorno che vaneggia" e nell'oscurità che si annida come un rifugio tra le fronde e le radici del nostro cuore inquieto. Novembre annuncia ormai l'inverno ed evoca le ombre lunghe proiettate alle pareti dalla vampa nel vecchio focolare. E' il momento del riaccomunarsi necessario con i defunti e con le tradizioni del passato; non quelle false e importate di certe festività d'oltreoceano che nulla hanno a che fare con la nostra tradizione (non abbiamo abbastanza celebrazioni nostre, senza che la speculazione commerciale ce ne imponga altre e fittizie?), ma quelle spontanee e antiche della nostra amata terra.

Novembre

Novembre, l'anno è giunto ai suoi riposi
e lento alla campagna ora passeggia;
sottoboschi e tappeti immaginosi
l'accolgon come re nella sua reggia.


Eco di soli ultimi, lumeggia
il platano tra salici pietosi;
nell'inerzia del giorno che vaneggia
una timida estate par che osi.


Ma un inutile lusso è la tua estate,
San Martino. Novembre pensa ai morti,
e l'inverno vien dietro a gran giornate.


Così, tra nebbia e sogno, il mesto mese
su stanchi rami di alberi assorti
muore, entro un vago scampanio di chiese.

Cesare Angelini, Il piacere della memoria, 1977.

Scrivetemi

© Copyright 2001 Giovanni Querini.
Ultimo aggiornamento: 13 novembre 2003
"Initium sapientiae timor Domini", Bibbia, Salmo 110, 10.
Motto del mese: "Lo stile è superiore alla verità, porta in sé la prova dell'esistenza". Gottfried Benn.

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Uroburo: il cerchio dell'eterno ritorno.