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Motto del mese: "Che cos'è vita eterna se non questo accettare l'istante che viene e l'istante che va?" Cesare Pavese, L'isola, Dialoghi con Leucò.

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Novembre (I parte)>> Ottobre: 1
Mercoledì, 13 Novembre 2002

Taconeando bajo un cielo de verano.E' impossibile tornare. Ci si può forse illudere di farlo, ma alla fine rimane soltanto il rammarico di averci ingenuamente creduto. La memoria ci assilla e spesso ci induce al vano tentativo di recuperare disperatamente ciò che si è perduto. Non rimane che l'erbaccia verde, 'yuyo verde' nelle parole accorate di questo famoso tango, laddove un tempo erano i fiori. Ecco quindi il vicolo lontano del ricordo stemperarsi nelle mille tinte accattivanti dell'immaginazione, sotto il cielo estivo d'un passato destinato a sopravvivere soltanto nello spazio mitico della reminiscenza. "Dov'è l'emozione dell'aver vissuto?", canta languidamente il payador, e subito si comprende che il lampione e il portone appartengono a un sogno svanito, in quel vicolo (callejón) ormai remoto il cui ricordo solo il tango può magicamente perpetuare.

Yuyo verde Ascolta il tango.

Callejón, callejón,
Lejano, lejano.
Íbamos perdidos de la mano
bajo un cielo de verano
soñando en vano.
Un farol, un portón
-igual que en un tango-
y los dos perdidos de la mano
bajo el cielo de verano
que partió.

Déjame que llore crudamente
con el llanto viejo adiós.
Donde el callejón se pierde
brotó ese yuyo verde
del perdón.
Déjame que llore y te recuerde
-trenzas que me anudan al portón-
De tu país ya no se vuelve
ni con el yuyo verde
del perdón.

¿Dónde estás? ¿Dónde estás?
¿A dónde te has ido?
¿Dónde están las plumas de mi nido,
la emoción de haber vivido
y aquel cariño?
Un farol, un portón
-igual que un tango-
y este llanto mío entre mis manos
y ese cielo de verano
que partió.

Testo e musica: Domingo Federico e Homero Expósito.

Sabato, 9 Novembre 2002

Espatriato in Italia e alla ricerca disperata della bellezza in un mondo funestato dalla guerra, il grande poeta americano Ezra Pound seppe intravedere la gloria e il fulgore imperituro dello spirito che impregna di sè l'arte della nostra nazione. Colpito dalla sublime bellezza del soffitto costellato di stelle auree nell'oscurità avvolgente del mausoleo di Galla Placidia a Ravenna, egli scrive:

In the gloom the gold
gathers the light against it.

(Cantos, 11/51:55)

Non è forse questo il segreto della poesia? Sapere raccogliere, come il miele prezioso, la luce nel buio profondo che ci circonda, come l'oro la raccoglie a sè nel vuoto sacro d'un tempio. La poesia è quindi la visione che discretamente colma della propria pienezza lo spazio, rianimandolo d'improvviso dal torpore attenuato del tramonto quotidiano che ci assilla.

¶ Finalmente ho condotto a termine e messo in linea la nuova versione, più compatta e graficamente avanzata, del mio sito scolastico in lingua inglese Cyberhe@d 2010: una faticaccia, ma anche una grande soddisfazione !!! Il sito è ora ospitato da un nuovo server e si configura come dominio autonomo (un mio vecchio sogno). Prossimamente anche il sito Palchetti patavini sarà spostato nell'ambito di questo nuovo dominio, e cambierà pertanto indirizzo. Aumenterà, mi auguro, la funzionalità del sito, e spero pure la qualità.

Domenica, 3 Novembre 2002

Particolare di Atalanta e Ippomene di Guido Reni.K è il titolo dell'ultimo libro di Roberto Calasso, dedicato al grande scrittore praghese Franz Kafka. E' sempre una grande emozione apprendere che un nuovo libro di Calasso è stato pubblicato. Correre in libreria e sfogliarne le pagine per la prima volta è una sensazione impareggiabile. L'eleganza delle edizioni Adelphi, con le belle copertine color pastello, accresce il piacere della prima lettura. Calasso è, a mio parere, uno degli scrittori più significativi oggi in Italia, e mi auguro che questa sua ultima opera possa proseguire la tradizione del bello scrivere, così poco coltivata ai giorni nostri, che l'autore ha onorato fin dall'inizio della propria carriera.

Molti erano i quesiti che Calasso aveva sollevato nel suo ultimo libro, La letteratura e gli dei, in cui aveva scritto che "gli dèi sono ospiti fuggevoli della letteratura. La attraversano, con la scia dei loro nomi. Ma presto anche la disertano. Ogni volta che lo scrittore accenna una parola, deve riconquistarli"; parole magiche, che forse esprimono il tentativo arduo di assegnare un motivo all'aporia sconcertante della cultura contemporanea.

Di che cosa parlano le storie di Kafka? Dopo aver ricevuto innumerevoli risposte, la domanda continua a suscitare un sentimento di acuta incertezza. Sono sogni? Sono allegorie? Sono simboli? Sono cose che succedono ogni giorno? Le molte soluzioni che sono state offerte non riescono a eliminare il sospetto che il mistero sia rimasto intatto. Questo libro non si propone di dissipare quel mistero ma di lasciare che venga "illuminato dalla sua propria luce", come scrisse una volta Karl Kraus. Perciò prova a mescolarsi al corso, al tortuoso movimento, alla fisiologia di quelle storie, incontrando via via i quesiti più elementari. Come, per esempio: chi è K.?

"Fin dall'inizio il comportamento di K. appare "sospetto". E con qualche ragione. Svegliato mentre dorme nell'osteria su un pagliericcio, dice: "In quale villaggio mi sono perso? C'è proprio un Castello, qui?". Ma, già pochi istanti dopo, ammette di sapere benissimo dove si trova e di non essersi presentato al Castello solo perché l'ora era tarda. Questo comportamento ricorda quello che si osserva nei lettori di Kafka. Spaesamento, sconcerto, stupore. Eppure sanno esattamente dove si trovano - e perché".

Dall'anticipazione:
Nessuno scrittore moderno è efficace come Kafka. E nessuno provoca una sensazione così acuta di incertezza. Innumerevoli volte si è formulata la domanda: di che cosa parlano le storie di Kafka? Sono sogni? Sono allegorie? Sono simboli? Sono cose che succedono ogni giorno? Non si può dire che le innumerevoli risposte si siano rivelate, alla fine, del tutto soddisfacenti. Questo libro segue un'altra via: non già dissipare il mistero, ma lasciare che venga illuminato dalla sua stessa luce. Kafka scrisse tre romanzi incompiuti: Il disperso, Il processo. Il Castello. Ma non erano incompiuti soltanto perché mancavano ancora alcuni episodi. Piuttosto, era come se fossero stati concepiti per prolungarsi indefinitamente, anche oltre il loro autore. Il quale, da una parte, custodiva in sé un'esperienza cifrata, inaccessibile, protetta dal "corvo segreto" che sempre gli aleggiava intorno. E dall'altra possedeva il dono di dare nome e forma a cose di tutti e di sempre. Capire quei romanzi implicava ripercorrerli e proseguirli - per svilupparli ancora, come si sviluppa un dettaglio di una fotografia o come da un ramo si sviluppa un ramo minore. E implicava anche mescolarsi al corso, al movimento, alla fisiologia di quelle storie. Sino al punto di trovarsi in un mondo costituito quasi soltanto dagli scritti di Kafka. E allora tornare a porsi il quesito inevitabile: chi è K.?

Note di copertina.

Scrivetemi

© Copyright 2001 Giovanni Querini.
Ultimo aggiornamento: 13 novembre 2002
"Initium sapientiae timor Domini", Bibbia, Salmo 110, 10.