|
|
| Se vi da
fastidio il messaggio pubblicitario a lato eliminatelo cliccandovi
sopra nell'angolo alto a destra. |
|
|
| Motto del
mese: "Florem decoris singuli carpunt dies". (Seneca,
Octav., 2, 141) |
|
Novembre 2001 |
|
Dom |
Lun |
Mart |
Merc |
Gio |
Ven |
Sab |
|
|
|
|
1
|
2
|
3 |
|
4
|
5 |
6
|
7 |
8
|
9 |
10
|
|
11 |
12 |
13 |
14 |
15 |
16 |
17 |
|
18 |
19 |
20 |
21 |
22 |
23 |
24 |
|
25 |
26 |
27 |
28 |
29 |
30 |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Novembre
(I parte) >>
Ottobre: 1 /2 |
|
|
|
| |
|
|
|
Nel
film Tango di Carlos Saura, il regista Mario Suarez,
dopo un incidente e il fallimento del proprio matrimonio,
decide di allestire uno spettacolo che attraverso il tango,
ballo-simbolo dell'Argentina, ne sintetizzi lo spirito e la
storia, dall'immigrazione del primo dopoguerra alla recente
dittatura. Costretto dal finanziatore dello spettacolo ad
assumere come protagonista la sua giovane amante, se ne innamora,
creando un clima di tensioni e gelosie. Chi ha ritenuto giusto
sottolineare che la trama è assai scarna non ha compreso,
a mio parere, il pregio ed il senso fondamentale di questo
film. Ciò che ne nobilita la qualità, oltre
alle splendide scene di ballo e alla sublime colonna sonora
con la direzione musicale di Lalo Schifrin, è il carattere
suggestivamente onirico della vicenda, che si svolge nella
mente di Mario, il protagonista. La scenografia del grande
fotografo italiano Vittorio Storaro è di qualità
eccelsa. Cecilia Narova, Juan Carlos Copes, Julio Bocca, Mìa
Maestro e Carlos Rivarola, assieme a molti altri straordinari
ballerini, danno un saggio esauriente dello stile tanguero
nei suoi vari aspetti. Il film di Saura in realtà traccia,
con arte sottile e appassionata, il dedalo profondo e misterioso
dei sogni che si accavallano, in un coacervo di ibride mescolanze,
nella mente di un uomo solo. Mario Suarez avverte il disagio
di dover trarre le somme d'una vita giunta ormai al giro di
boa, e ancora sente in sè le pulsioni fatali e irresistibili
della passione. Il tango diviene così l'inevitabile
filo d'Arianna nel labirinto interiore di cui egli è
consapevolmente prigioniero, e la sua vicenda si rivela, in
fondo, quella stessa dell'Argentina e del suo popolo.
- Secondo Jean-Baptiste Pontalis tradurre è
"emigrare nella 'propria' lingua. Vivere di nuovo l'esilio
in essa, rinunciare all'illusione, che ha potuto essere la
nostra, di esserne i proprietari e i padroni, di poterne disporre,
come di un bene, a piacimento." In questo senso, tradurre
è lasciarsi "spossessare" del proprio sapere.
Come afferma Elemìre Zolla, "tutte le lingue sono
straniere. Tutte volano da un mondo all'altro."
- "Soltanto in una specola remota
possono crescere una disposizione virtuosa e un intelletto
puro", afferma in un'intervista Elemìre Zolla.
|
|
|
|
| |
|
|
|
Ciclismo:
eterna passione. Come spiegare mai, a chi non lo conosca,
il fascino inenarrabile della bicicletta, che può offrirci
ore di libertà in mezzo alla natura dei colli Euganei
(o altrove), lontano dall'atmosfera talora opprimente e claustrofobica
della città? Una volta inforcata, ci condurrà
dovunque: fingeremo di essere noi a scegliere il percorso,
ma suvvia, ogni ciclista che si rispetti è consapevole
che in realtà sarà Lei, la bicicletta, questa
nostra regina del tempo libero, a spremerci fino all'ultima
goccia di sudore dalla fronte. Malediremo le salite e ci chiederemo
perchè mai affrontare tali sacrifici, ma poi al ritorno
saremo colmi di felicità. Si sa: per l'amore si è
disposti a tutto !! La bicicletta, la più severa di
tutte le amanti, non mente mai, e se siamo fuori forma ce
lo rivelerà impietosamente, mettendo a nudo ogni minimo
scarto dalla retta via. Quindi niente bagordi, o li dovremo
pagare a prezzo ingente alla prossima escursione. La bicicletta,
se ci affideremo incondizionatamente a lei, ci purificherà,
oltre che il corpo, lo spirito.
Nel periodo tra le due guerre la tradizione
ciclistica patavina annovera grandi campioni. La
Ciclisti Padovani organizzava un tempo gare in Prato della
Valle (dove Gardellin batteva Gerbi) prima di approdare
più tardi al velodromo Monti, presso l'Appiani. Nascevano
grandi velocisti come Adriano Zanaga e Severino Rigoni,
campione italiano di velocità su pista nel 1933 e
ottimo stradista (novantasei vittorie in tre anni). Nella
foto è raffigurato Giovanni Boffo, campione italiano
dilettanti su strada nel 1933. Altri che indossarono la
maglia tricolore in quel periodo furono Adriano Rizzetto
(velocità: '19, '20 e '23), Sante Ferrato ('25 su
pista), Mario Luisiani ('27 su strada) e Francesco Malatesta
('29 e '30, velocità).
- Oosserva Daumal che "lo stile
è l'impronta di ciò che si è su ciò
che si fa", e Proust lo reputa "il segno della trasformazione
che il pensiero dello scrittore fa subire alla realtà."
Ne consegue, quindi, qualora si accettino le suddette definizioni,
che la prevalente assenza di stile nella nostra epoca potrebbe
essere il sintomo d'un generale vuoto ontologico nella cultura
contemporanea. L'impronta stilistica, per usare la metafora
di Daumal, è flebile e inconsistente perchè
l'uomo non è (quantomeno in termini ontologici essenziali).
|
|
|
|
| |
|
|
|
Chi
non ha mai imprecato, e solitamente a torto, contro la sorte
avversa scagli la prima pietra. La dea Fortuna è certamente,
come tutte le donne (e non è forse ciò parte
del loro fascino?) assai capricciosa. Innumerevoli sono le
figurazioni della Ruota della Fortuna che regge il mondo,
nell'iconografia medievale, una variazione in tema della ruota
delle stagioni e del giorno, attorno a cui il tempo compie
il suo ciclo perenne, ritornando eternamente a conchiudersi
su se stesso. La dea Fortuna (la mutevolezza della sorte,
che sempre pare eludere l'uomo) fa ruotare il beffardo congegno
alla cui circonferenza l'umanità è costretta,
e tutti, popolani e re, son condannati a volteggiare su di
essa in cicli di ascensione e di declino (è curiosa,
a questo proposito, l'immagine del sire, nell'illustrazione
qui a lato, che s'eleva al proprio sublime rango soltanto
per perdere poi la corona, che gli sfugge dal capo, allorchè
egli precipita rovinosamente in basso nelle fasi successive).
Parimenti, nelle religioni orientali l'uomo è prigioniero
della ruota di 'samsara' e soggetto al suo frenetico ed inarrestabile
movimento circolare, che gli impedisce di avvicinarsi al centro
della purificazione spirituale, il mozzo immobile della ruota,
o Primum Mobile del marchingegno cosmico. Nel mazzo dei tarocchi
la Ruota della Fortuna è la X carta degli Arcani Maggiori.
- La bancarotta culturale del mondo occidentale
è pressochè completa. Talmente pregna di antivalori
e di vano materialismo è la nostra cultura da rendere
impossibile, a mio parere, una lettura più equilibrata
e corretta dei segni del destino, che dovunque abbondano intorno
a noi. Eppure sono lì, ben presenti, ma non riusciamo
a scorgerli, se non confusamente, quasi fossero strascichi
di nebbia dagli incomprensibili contorni. Non mi azzarderò
a discutere dei recenti e dolorosi fatti che hanno sconvolto
il mondo, e che sono stati interpretati, al solito, in modo
semplicistico ed approssimativo. Oggi non si parla purtroppo
più che di denaro e di economia e di carriera e di
piaceri da soddisfare. Il materialismo del mondo contemporaneo
ha contribuito a liberare forze infere di una tale potenza
da provocare conseguenze che rischiano di sfuggire, se non
sono già sfuggite, al controllo dell'uomo, il cui sguardo,
foderato di egocentrismo, è incapace ormai di penetrare
oltre i veli illusori e superficiali della materia. La battaglia
contro le macchine è ormai da tempo perduta , e l'uomo
si trascina, inevitabilmente schiavo della tecnologia, attraverso
una vita di misero appagamento fisico e priva di reale passione.
Quel poco di garbo che ancora pareva sopravvivere al mutar
dei tempi sta a poco a poco svanendo dal nostro orizzonte,
rimpiazzato dall'imperversare trionfante d'una volgarità
senza precedenti nel corso della storia. Sospetto che essere
giovani adesso significhi essere privi di punti di riferimento
culturalmente dignitosi, visto che le ideologie oggi contrapposte
fanno a gara per contendersi il serto della meschinità.
Chi salverà mai i fanciulli e gli innocenti da tutto
ciò? Chi vorrà arrestarsi un solo istante per
ascoltare in silenzio, lontano dal fragore insensato del meccanismo
implacabile della globalizzazione (parola dal suono sommamente
sgradevole), la voce disconosciuta della Natura? Gustav Meyrink,
lo scrittore praghese, prevedeva così con grande lungimiranza,
nei primi decenni del '900, in poche immagini inquietanti
e di profonda suggestione, l'angoscia della spersonalizzazione
dell'uomo:
| ... le macchine
sono diventate i corpi vi sibili di titani partoriti dal
cervello di eroi decaduti: E come "concepire"
e "creare" qualcosa significa far sì
che l'anima recepisca la forma di ciò che si "vede"
o si "crea" e divenga tutt'uno con essa, così
gli uomini sono incamminati ormai senza scampo sul cammino
che li porterà gradatamente e magicamente a trasformarsi
in macchine, finchè un giorno spogli di tutto si
troveranno ad essere come meccanismi a orologeria cigolanti
in perenne febbrile agitazione, come ciò che da
sempre cercano di inventare: un infelice moto perpetuo.
Gustav
Meyrink, I quattro fratelli della luna. |
|
|
|
|
Domenica,
4 Novembre 2001 |
|
|
|
| All'imbocco
del peribolo della basilica del Santo al termine della navata
sinistra si erge, oltre il vecchio confessionale ligneo all'uscita
della cappella della Madonna Mora, l'ingente ed agitata mole
barocca del monumento a Pietro ( 1673) e Domenico (
1688) Marchetti, professori di medicina all'Università.
L'opera, di carattere piuttosto emblematico e stravagante, è
di G. Comini (1690). I vecchioni Ippocrate, Galeno ed Avicenna,
con accanto un gallo sgargiante, se ne stanno assisi tra un
cumulo di grandi libri sovrastati dai busti dei due defunti.
Dal drappo marmoreo sottostante sbuca ghignante un teschio.
L'intero gruppo marmoreo, testimonianza assai tipica dell'horror
vacui barocco, è dominata dalla figura alata della morte,
che, ad ali spiegate, suona la tromba del giudizio.
Ricordo assai bene quanto mi sgomentasse, quand'ero
fanciullo, la vista del macabro gruppo marmoreo ogniqualvolta
io mi recassi nella basilica, presso la quale abitavo. Ancora
oggi l'arte barocca spesso induce in me un senso d'oppressione,
quasi avvertissi ancora spirare un alito di disfacimento incontenibile
dal macchinario figurativo inevitabilmente greve e retorico.
Rimane in me la convinzione, fondata sull'esperienza, che i
bambini, essendo la loro vista priva di velature e la loro mente
sgombra di preconcetti, percepiscano l'essenza dell'arte in
modo talvolta più nitido degli adulti.
Amo
la purezza cristallina ed eterna delle fiabe, e mi turba apprendere
che i fanciulli le leggono sempre meno, segno innegabile della
scissione tra la cultura contemporanea e la sapienza millenaria
dei simboli, che pochissimi ancora paiono in grado di decifrare
tra le pieghe oppressive del presente storico. Mi sto davvero
convincendo che, tra tutte le epoche, la nostra, al contrario
di quanto sancirebbe il pensar comune, è la più
superstiziosa. Sarebbe fin troppo facile enumerare la lunga
lista delle superstizioni attuali, prima fra tutte quella
così deprimente dello scientismo oggi imperante. Eppure
vi fu un tempo in cui le fiabe venivano considerate fonte
perenne di saggezza e libro immemoriale dello spirito. Oggi
prevale la mitologia artificiosa e sanguinaria dei videogiochi,
e la cortesia aristocratica delle fiabe contrasta troppo con
la sciatteria che la logica spietata del commercio dovunque
impone. Sembra quasi che i bambini, nella fretta incomprensibile
di divenire adulti, quasi si vergognino di leggere ancora
le fiabe, per timore forse di essere derisi o tacciati di
infantilismo.
Vi è ancora qualche fanciullo che
conosca la magica fiaba del Principe Amato o che abbia lacrime
per compiangere le sventure della Piccola Fiammiferaia?
Mi sforzo di pensare che tale fanciullo ancora esista, altrimenti
il mondo, riconosciamolo, sarebbe ben triste.
|
|
|
|
| |
|
|
|
Sogno
di mezzo autunno : esiste
da sempre nel mio cuore, e nella mia vita, una Padova romantica,
quale immagino sia esistita nell'800, e che oggi purtroppo,
in questa nuova epoca di presunto progresso, non traspare
più se non in brevi e magici istanti miracolosi, quando
il velo greve del tempo pare all'improvviso lacerarsi, concedendomi
brevemente un ultimo lembo di paradiso. In tali rari momenti
l'estasi del ritorno e dell'atemporalità mi trasporta
oltre i secoli, e rivedo con occhi di fanciullo i prati, le
siepi e le chiome folte degli olmi e dei platani attorno alle
basiliche, come nell'incisione qui a lato di G. Baldi: una
veduta da sud-est della chiesa di S. Giustina e della Basilica
del Santo. Le due nobili chiese appaiono ravvicinate nello
scorcio e l'ambiente arcadico circostante restituisce il senso
idilliaco dell'eternità, che la città ha malinconicamente
smarrito nel corso della seconda metà del '900. L'accentuato
verticalismo con cui sono state rese le cupole di Santa Giustina
nell'incisione del Baldi aumenta il senso sublime dell'irrealtà,
ed il Santo, sullo sfondo, appare quasi un miraggio, mentre,
appena accennati nella distanza, i profili lattei dei colli
fanno capolino sotto l'immensità del cielo.
- Ecco alcune citazioni a proposito del viaggio
e del suo significato nella vita dell'uomo. Il viaggio reale
è, naturalmente, quello interiore, come sottolinea
in modo assai suggestivo Sant'Agostino:
| Ho fatto viaggi innumerevoli,
esposto ai pericoli nelle città, ai pericoli nel
deserto, ai pericoli sul mare, ai pericoli da parte dei
falsi fratelli. Ho sopportato fatica e travaglio, veglie
senza numero, fame e sete, frequenti digiuni, freddo e
nudità. Ciò nonostante non ho smesso di
viaggiare. (San Paolo)
L'uomo che viaggia solo può partire
oggi; ma chi viaggia con un compagno deve aspettare che
l'altro sia pronto. ( Henry Thoreau)
Non posso risparmiarmi dal viaggio. Voglio
tragugiare fino in fondo la vita. (Ulisse nella poesia
di Alfred Lord Tennyson)
Conversare con uomini d'altri secoli è
quasi lo stesso che viaggiare. (René Descartes)
E gli uomini vanno a mirare le altezze
de' monti e i grossi flutti del mare e le larghe correnti
de' fiumi e la distesa dell'oceano e i giri delle stelle;
e abbandonano se stessi. (Sant'Agostino) |
Il
caffè Pedrocchi riaprirà i propri illustri battenti
al tango argentino con una serata danzante venerdì
7 dicembre. Gli amanti della danza si augurano che le serate
mensili al Pedrocchi possano riprendere con regolarità
nel periodo successivo e che si possa così continuare
una piacevole tradizione.
|
|
|
|
|
|
| |
|
|
|
Nel
penultimo decennio dell'800 si cominciò a scoprire
i vantaggi degli esercizi sportivi. La foto a fianco (Borlinetto,
1887) raffigura la Riviera tra la barriera Saracinesca e il
ponte Scaricatore. Si riconosce (vedi l'ingrandimento) l'edificio
della Veneta Macinazione, cioè i mulini Castelletto.
Lo stabilimento sorgeva allora dove nel 1909 avrà sede
la Canottieri Padova. La barca è un otto più
e i vogatori indossano magliette a righe alla marinara. Pare
quasi di rivedere i canottieri della Senna descritti nelle
novelle di Maupassant.
- L'arte è un agone costante contro
la legge della necessità e del destino, cui l'uomo
soggiace da sempre. E' un regresso ad infinitum verso la radice
del tempo, ovvero l'eternità. Giorgio Colli, in uno
dei suoi libri più mirabili, dice che l'artista in
realtà "non imita nulla, non crea nulla: ritrova
qualcosa nel passato". Il tempo invertito, il tempo artistico,
non è guidato dalla necessità.
| L'arte...recupera
una prospettiva che precede quella dell'individuazione.
Chi riesce a tagliare il tessuto della necessità,
a demolire gli edifici di parole e sgretolare la falsa
corposità del mondo, corre il rischio di venire
sommerso dalla violenza che si erge alle spalle della
necessità debellata.
Giorgio Colli, Dopo Nietzsche,
1974. |
- Mi è arduo comprendere coloro che
affermano d'essere 'cittadini del mondo' quando, nella realtà
quotidiana, non riescono neppure ad essere buoni cittadini
della propria città e della propria nazione. Quante
formule vuote al giorno d'oggi, e quanto internazionalismo
trito e banale. Che cosa è mai un albero privo di radici?
Di che si nutriranno le sue fronde? L'universalismo, posto
che abbia un senso reale, non può affondare le proprie
radici e trarre la linfa che dal substrato della realtà
locale in cui si vive.
|
|
|
|
|
|
Scrivetemi |
|
|
| |
|
|
© Copyright 2001
Giovanni Querini.
Ultimo aggiornamento: 10 Novembre 2001 "Initium sapientiae
timor Domini", Bibbia, Salmo 110, 10. |
|
|
|
|
|
|
|
|