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Motto del mese: "Florem decoris singuli carpunt dies". (Seneca, Octav., 2, 141)
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Novembre (I parte)>> Ottobre: 1 /2
Sabato, 10 Novembre 2001
  • La recita del destino sul palcoscenico della mente e del cuore.Nel film Tango di Carlos Saura, il regista Mario Suarez, dopo un incidente e il fallimento del proprio matrimonio, decide di allestire uno spettacolo che attraverso il tango, ballo-simbolo dell'Argentina, ne sintetizzi lo spirito e la storia, dall'immigrazione del primo dopoguerra alla recente dittatura. Costretto dal finanziatore dello spettacolo ad assumere come protagonista la sua giovane amante, se ne innamora, creando un clima di tensioni e gelosie. Chi ha ritenuto giusto sottolineare che la trama è assai scarna non ha compreso, a mio parere, il pregio ed il senso fondamentale di questo film. Ciò che ne nobilita la qualità, oltre alle splendide scene di ballo e alla sublime colonna sonora con la direzione musicale di Lalo Schifrin, è il carattere suggestivamente onirico della vicenda, che si svolge nella mente di Mario, il protagonista. La scenografia del grande fotografo italiano Vittorio Storaro è di qualità eccelsa. Cecilia Narova, Juan Carlos Copes, Julio Bocca, Mìa Maestro e Carlos Rivarola, assieme a molti altri straordinari ballerini, danno un saggio esauriente dello stile tanguero nei suoi vari aspetti. Il film di Saura in realtà traccia, con arte sottile e appassionata, il dedalo profondo e misterioso dei sogni che si accavallano, in un coacervo di ibride mescolanze, nella mente di un uomo solo. Mario Suarez avverte il disagio di dover trarre le somme d'una vita giunta ormai al giro di boa, e ancora sente in sè le pulsioni fatali e irresistibili della passione. Il tango diviene così l'inevitabile filo d'Arianna nel labirinto interiore di cui egli è consapevolmente prigioniero, e la sua vicenda si rivela, in fondo, quella stessa dell'Argentina e del suo popolo.
  • Secondo Jean-Baptiste Pontalis tradurre è "emigrare nella 'propria' lingua. Vivere di nuovo l'esilio in essa, rinunciare all'illusione, che ha potuto essere la nostra, di esserne i proprietari e i padroni, di poterne disporre, come di un bene, a piacimento." In questo senso, tradurre è lasciarsi "spossessare" del proprio sapere. Come afferma Elemìre Zolla, "tutte le lingue sono straniere. Tutte volano da un mondo all'altro."
  • "Soltanto in una specola remota possono crescere una disposizione virtuosa e un intelletto puro", afferma in un'intervista Elemìre Zolla.
Giovedì, 8 Novembre 2001
  • Giovanni Boffo, campione dilettanti su strada 1933.Ciclismo: eterna passione. Come spiegare mai, a chi non lo conosca, il fascino inenarrabile della bicicletta, che può offrirci ore di libertà in mezzo alla natura dei colli Euganei (o altrove), lontano dall'atmosfera talora opprimente e claustrofobica della città? Una volta inforcata, ci condurrà dovunque: fingeremo di essere noi a scegliere il percorso, ma suvvia, ogni ciclista che si rispetti è consapevole che in realtà sarà Lei, la bicicletta, questa nostra regina del tempo libero, a spremerci fino all'ultima goccia di sudore dalla fronte. Malediremo le salite e ci chiederemo perchè mai affrontare tali sacrifici, ma poi al ritorno saremo colmi di felicità. Si sa: per l'amore si è disposti a tutto !! La bicicletta, la più severa di tutte le amanti, non mente mai, e se siamo fuori forma ce lo rivelerà impietosamente, mettendo a nudo ogni minimo scarto dalla retta via. Quindi niente bagordi, o li dovremo pagare a prezzo ingente alla prossima escursione. La bicicletta, se ci affideremo incondizionatamente a lei, ci purificherà, oltre che il corpo, lo spirito.

    Nel periodo tra le due guerre la tradizione ciclistica patavina annovera grandi campioni. La Ciclisti Padovani organizzava un tempo gare in Prato della Valle (dove Gardellin batteva Gerbi) prima di approdare più tardi al velodromo Monti, presso l'Appiani. Nascevano grandi velocisti come Adriano Zanaga e Severino Rigoni, campione italiano di velocità su pista nel 1933 e ottimo stradista (novantasei vittorie in tre anni). Nella foto è raffigurato Giovanni Boffo, campione italiano dilettanti su strada nel 1933. Altri che indossarono la maglia tricolore in quel periodo furono Adriano Rizzetto (velocità: '19, '20 e '23), Sante Ferrato ('25 su pista), Mario Luisiani ('27 su strada) e Francesco Malatesta ('29 e '30, velocità).

  • Oosserva Daumal che "lo stile è l'impronta di ciò che si è su ciò che si fa", e Proust lo reputa "il segno della trasformazione che il pensiero dello scrittore fa subire alla realtà." Ne consegue, quindi, qualora si accettino le suddette definizioni, che la prevalente assenza di stile nella nostra epoca potrebbe essere il sintomo d'un generale vuoto ontologico nella cultura contemporanea. L'impronta stilistica, per usare la metafora di Daumal, è flebile e inconsistente perchè l'uomo non è (quantomeno in termini ontologici essenziali).
Martedì, 6 Novembre 2001
  • La Ruota della Fortuna in una miniature medievale.Chi non ha mai imprecato, e solitamente a torto, contro la sorte avversa scagli la prima pietra. La dea Fortuna è certamente, come tutte le donne (e non è forse ciò parte del loro fascino?) assai capricciosa. Innumerevoli sono le figurazioni della Ruota della Fortuna che regge il mondo, nell'iconografia medievale, una variazione in tema della ruota delle stagioni e del giorno, attorno a cui il tempo compie il suo ciclo perenne, ritornando eternamente a conchiudersi su se stesso. La dea Fortuna (la mutevolezza della sorte, che sempre pare eludere l'uomo) fa ruotare il beffardo congegno alla cui circonferenza l'umanità è costretta, e tutti, popolani e re, son condannati a volteggiare su di essa in cicli di ascensione e di declino (è curiosa, a questo proposito, l'immagine del sire, nell'illustrazione qui a lato, che s'eleva al proprio sublime rango soltanto per perdere poi la corona, che gli sfugge dal capo, allorchè egli precipita rovinosamente in basso nelle fasi successive). Parimenti, nelle religioni orientali l'uomo è prigioniero della ruota di 'samsara' e soggetto al suo frenetico ed inarrestabile movimento circolare, che gli impedisce di avvicinarsi al centro della purificazione spirituale, il mozzo immobile della ruota, o Primum Mobile del marchingegno cosmico. Nel mazzo dei tarocchi la Ruota della Fortuna è la X carta degli Arcani Maggiori.

  • La bancarotta culturale del mondo occidentale è pressochè completa. Talmente pregna di antivalori e di vano materialismo è la nostra cultura da rendere impossibile, a mio parere, una lettura più equilibrata e corretta dei segni del destino, che dovunque abbondano intorno a noi. Eppure sono lì, ben presenti, ma non riusciamo a scorgerli, se non confusamente, quasi fossero strascichi di nebbia dagli incomprensibili contorni. Non mi azzarderò a discutere dei recenti e dolorosi fatti che hanno sconvolto il mondo, e che sono stati interpretati, al solito, in modo semplicistico ed approssimativo. Oggi non si parla purtroppo più che di denaro e di economia e di carriera e di piaceri da soddisfare. Il materialismo del mondo contemporaneo ha contribuito a liberare forze infere di una tale potenza da provocare conseguenze che rischiano di sfuggire, se non sono già sfuggite, al controllo dell'uomo, il cui sguardo, foderato di egocentrismo, è incapace ormai di penetrare oltre i veli illusori e superficiali della materia. La battaglia contro le macchine è ormai da tempo perduta , e l'uomo si trascina, inevitabilmente schiavo della tecnologia, attraverso una vita di misero appagamento fisico e priva di reale passione. Quel poco di garbo che ancora pareva sopravvivere al mutar dei tempi sta a poco a poco svanendo dal nostro orizzonte, rimpiazzato dall'imperversare trionfante d'una volgarità senza precedenti nel corso della storia. Sospetto che essere giovani adesso significhi essere privi di punti di riferimento culturalmente dignitosi, visto che le ideologie oggi contrapposte fanno a gara per contendersi il serto della meschinità. Chi salverà mai i fanciulli e gli innocenti da tutto ciò? Chi vorrà arrestarsi un solo istante per ascoltare in silenzio, lontano dal fragore insensato del meccanismo implacabile della globalizzazione (parola dal suono sommamente sgradevole), la voce disconosciuta della Natura? Gustav Meyrink, lo scrittore praghese, prevedeva così con grande lungimiranza, nei primi decenni del '900, in poche immagini inquietanti e di profonda suggestione, l'angoscia della spersonalizzazione dell'uomo:

... le macchine sono diventate i corpi vi sibili di titani partoriti dal cervello di eroi decaduti: E come "concepire" e "creare" qualcosa significa far sì che l'anima recepisca la forma di ciò che si "vede" o si "crea" e divenga tutt'uno con essa, così gli uomini sono incamminati ormai senza scampo sul cammino che li porterà gradatamente e magicamente a trasformarsi in macchine, finchè un giorno spogli di tutto si troveranno ad essere come meccanismi a orologeria cigolanti in perenne febbrile agitazione, come ciò che da sempre cercano di inventare: un infelice moto perpetuo.

Gustav Meyrink, I quattro fratelli della luna.

Domenica, 4 Novembre 2001

Il gruppo marmoreo a memoria dei fratelli Marchetti (G. Comini, 1690). All'imbocco del peribolo della basilica del Santo al termine della navata sinistra si erge, oltre il vecchio confessionale ligneo all'uscita della cappella della Madonna Mora, l'ingente ed agitata mole barocca del monumento a Pietro († 1673) e Domenico († 1688) Marchetti, professori di medicina all'Università. L'opera, di carattere piuttosto emblematico e stravagante, è di G. Comini (1690). I vecchioni Ippocrate, Galeno ed Avicenna, con accanto un gallo sgargiante, se ne stanno assisi tra un cumulo di grandi libri sovrastati dai busti dei due defunti. Dal drappo marmoreo sottostante sbuca ghignante un teschio. L'intero gruppo marmoreo, testimonianza assai tipica dell'horror vacui barocco, è dominata dalla figura alata della morte, che, ad ali spiegate, suona la tromba del giudizio.

Ricordo assai bene quanto mi sgomentasse, quand'ero fanciullo, la vista del macabro gruppo marmoreo ogniqualvolta io mi recassi nella basilica, presso la quale abitavo. Ancora oggi l'arte barocca spesso induce in me un senso d'oppressione, quasi avvertissi ancora spirare un alito di disfacimento incontenibile dal macchinario figurativo inevitabilmente greve e retorico. Rimane in me la convinzione, fondata sull'esperienza, che i bambini, essendo la loro vista priva di velature e la loro mente sgombra di preconcetti, percepiscano l'essenza dell'arte in modo talvolta più nitido degli adulti.

  • Zelia, la bella fanciulla di cui il Principe Amato si innamorò nella celebre fiaba.Amo la purezza cristallina ed eterna delle fiabe, e mi turba apprendere che i fanciulli le leggono sempre meno, segno innegabile della scissione tra la cultura contemporanea e la sapienza millenaria dei simboli, che pochissimi ancora paiono in grado di decifrare tra le pieghe oppressive del presente storico. Mi sto davvero convincendo che, tra tutte le epoche, la nostra, al contrario di quanto sancirebbe il pensar comune, è la più superstiziosa. Sarebbe fin troppo facile enumerare la lunga lista delle superstizioni attuali, prima fra tutte quella così deprimente dello scientismo oggi imperante. Eppure vi fu un tempo in cui le fiabe venivano considerate fonte perenne di saggezza e libro immemoriale dello spirito. Oggi prevale la mitologia artificiosa e sanguinaria dei videogiochi, e la cortesia aristocratica delle fiabe contrasta troppo con la sciatteria che la logica spietata del commercio dovunque impone. Sembra quasi che i bambini, nella fretta incomprensibile di divenire adulti, quasi si vergognino di leggere ancora le fiabe, per timore forse di essere derisi o tacciati di infantilismo.

    Vi è ancora qualche fanciullo che conosca la magica fiaba del Principe Amato o che abbia lacrime per compiangere le sventure della Piccola Fiammiferaia? Mi sforzo di pensare che tale fanciullo ancora esista, altrimenti il mondo, riconosciamolo, sarebbe ben triste.

Venerdì, 2 Novembre 2001
  • La Padova romantica dei miei sogni autunnali.Sogno di mezzo autunno : esiste da sempre nel mio cuore, e nella mia vita, una Padova romantica, quale immagino sia esistita nell'800, e che oggi purtroppo, in questa nuova epoca di presunto progresso, non traspare più se non in brevi e magici istanti miracolosi, quando il velo greve del tempo pare all'improvviso lacerarsi, concedendomi brevemente un ultimo lembo di paradiso. In tali rari momenti l'estasi del ritorno e dell'atemporalità mi trasporta oltre i secoli, e rivedo con occhi di fanciullo i prati, le siepi e le chiome folte degli olmi e dei platani attorno alle basiliche, come nell'incisione qui a lato di G. Baldi: una veduta da sud-est della chiesa di S. Giustina e della Basilica del Santo. Le due nobili chiese appaiono ravvicinate nello scorcio e l'ambiente arcadico circostante restituisce il senso idilliaco dell'eternità, che la città ha malinconicamente smarrito nel corso della seconda metà del '900. L'accentuato verticalismo con cui sono state rese le cupole di Santa Giustina nell'incisione del Baldi aumenta il senso sublime dell'irrealtà, ed il Santo, sullo sfondo, appare quasi un miraggio, mentre, appena accennati nella distanza, i profili lattei dei colli fanno capolino sotto l'immensità del cielo.
  • Ecco alcune citazioni a proposito del viaggio e del suo significato nella vita dell'uomo. Il viaggio reale è, naturalmente, quello interiore, come sottolinea in modo assai suggestivo Sant'Agostino:

Ho fatto viaggi innumerevoli, esposto ai pericoli nelle città, ai pericoli nel deserto, ai pericoli sul mare, ai pericoli da parte dei falsi fratelli. Ho sopportato fatica e travaglio, veglie senza numero, fame e sete, frequenti digiuni, freddo e nudità. Ciò nonostante non ho smesso di viaggiare. (San Paolo)

L'uomo che viaggia solo può partire oggi; ma chi viaggia con un compagno deve aspettare che l'altro sia pronto. ( Henry Thoreau)

Non posso risparmiarmi dal viaggio. Voglio tragugiare fino in fondo la vita. (Ulisse nella poesia di Alfred Lord Tennyson)

Conversare con uomini d'altri secoli è quasi lo stesso che viaggiare. (René Descartes)

E gli uomini vanno a mirare le altezze de' monti e i grossi flutti del mare e le larghe correnti de' fiumi e la distesa dell'oceano e i giri delle stelle; e abbandonano se stessi. (Sant'Agostino)

  • Passione tanguera !!!Il caffè Pedrocchi riaprirà i propri illustri battenti al tango argentino con una serata danzante venerdì 7 dicembre. Gli amanti della danza si augurano che le serate mensili al Pedrocchi possano riprendere con regolarità nel periodo successivo e che si possa così continuare una piacevole tradizione.
Giovedì, 1 Novembre 2001
  • Nel penultimo decennio dell'800 si cominciò a scoprire i vantaggi degli esercizi sportivi. La foto a fianco (Borlinetto, 1887) raffigura la Riviera tra la barriera Saracinesca e il ponte Scaricatore. Si riconosce (vedi l'ingrandimento) l'edificio della Veneta Macinazione, cioè i mulini Castelletto. Lo stabilimento sorgeva allora dove nel 1909 avrà sede la Canottieri Padova. La barca è un otto più e i vogatori indossano magliette a righe alla marinara. Pare quasi di rivedere i canottieri della Senna descritti nelle novelle di Maupassant.
  • L'arte è un agone costante contro la legge della necessità e del destino, cui l'uomo soggiace da sempre. E' un regresso ad infinitum verso la radice del tempo, ovvero l'eternità. Giorgio Colli, in uno dei suoi libri più mirabili, dice che l'artista in realtà "non imita nulla, non crea nulla: ritrova qualcosa nel passato". Il tempo invertito, il tempo artistico, non è guidato dalla necessità.

L'arte...recupera una prospettiva che precede quella dell'individuazione. Chi riesce a tagliare il tessuto della necessità, a demolire gli edifici di parole e sgretolare la falsa corposità del mondo, corre il rischio di venire sommerso dalla violenza che si erge alle spalle della necessità debellata.

Giorgio Colli, Dopo Nietzsche, 1974.

  • Mi è arduo comprendere coloro che affermano d'essere 'cittadini del mondo' quando, nella realtà quotidiana, non riescono neppure ad essere buoni cittadini della propria città e della propria nazione. Quante formule vuote al giorno d'oggi, e quanto internazionalismo trito e banale. Che cosa è mai un albero privo di radici? Di che si nutriranno le sue fronde? L'universalismo, posto che abbia un senso reale, non può affondare le proprie radici e trarre la linfa che dal substrato della realtà locale in cui si vive.

Scrivetemi

© Copyright 2001 Giovanni Querini.
Ultimo aggiornamento: 10 Novembre 2001
"Initium sapientiae timor Domini", Bibbia, Salmo 110, 10.