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¶ Per coloro i quali saggiamente e senza mezzi termini dividano, come il sottoscritto, la recente storia d'Italia in prima e dopo Carosello, il vero testo sacro e canonico, non vi è dubbio alcuno, è il quasi ormai irreperibile Il grande libro di Carosello, a cura di Mario Giusti, per i tipi di Sperling & Kupfer Editori, 1996; quell'autentica e insostituibile Bibbia del più genuino scibile italico precedente l'ecpirosi finale, quella grande summa popolare del costume gentile, in altre parole, di un'epoca ormai tramontata. E adesso tutti a nanna ..., recita profeticamente il sottotitolo del libro, quasi a volere indirettamente sottolineare il grande sonno successivo al 1977 (anno finale di Carosello) quel grande letargo dello spirito di cui siamo tutti involontari e talvolta inconsapevoli testimoni. Alle nuove generazioni, quelle che non abbiano conosciuto Carosello, poche speranze, ahimé, rimangono, se non quelle assai dubbie e un po' risibili che il panorama attuale pare offrirci, con le proprie volgari nonché illusorie dicotomie politiche, e l'immoralità e la licenza ovunque dilaganti. Ma coloro che abbiano a loro tempo intravisto, anche se brevemente e di passaggio, i magici e gustosi intermezzi di Carosello avranno ben altri punti di riferimento, che forse potrebbero traghettarli un giorno a qualche punto ideale di attracco ben oltre quello assai mediocre di oggi.
Propongo, pertanto, ai miei lettori nostalgici di un passato irrecuperabile la visione di un classico (>> vedi) in versione video inarrivabile per qualità recitativa, nel miglior stile del teatro di avanspettacolo: una nota réclame, oltre che un testo canonico irrinunciabile, della China Martini, con Ernesto Calindri nei panni del commendatore e Franco Volpi in quelli di un colonnello dell'esercito. La clip video, come tante altre di grande interesse, è reperibile nell'ottimo sito www.mondocarosello.com, che raccomando a tutti i miei lettori (si badi: per scaricare il file ci vuole un po' di pazienza, ma credo che ne valga davvero la pena. Cliccate e attendete fiduciosamente. E dopo avere atteso ... continuate ad attendere, ché alla fine sarete premiati. Il mondo è, in fondo, prerogativa delle persone miti, a cui saranno infine dischiusi i cancelli del cielo. Tanti auguri, tuttavia e pur sempre, a chi non abbia una connessione discretamente veloce).
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¶ Ángel Vargas è senza dubbio, tra tutti i cantanti del tango dell'epoca d'oro degli anni quaranta, uno tra i miei preferiti. Vi è qualcosa nel tono della sua voce e nel pathos naturale della sua cadenza che pare riassumere con mirabile completezza lo spirito vivo di quel mitico decennio. A pan y agua è una canzone del 1945. L'accompagnamento dell'Orquesta Ángel D'Agostino e la voce magica di Ángel Vargas (il cantore di Tres Esquinas) fanno di questo brano un piccolo classico, che racchiude in essenza una buona parte dei topoi fondanti e imprescindibili di questa musica così suggestiva. Il tango giunge sempre de lejos, ovvero da lontano, ad accarezzare la memoria e a ricomporre ciò che un tempo fu e ora è soltanto un ricordo. E' in tale lontananza che si stemperano incomprensibilmente la malinconia e gli affetti fino ad assurgere a una zona segreta e prediletta del cuore. Se li amici sono ora in gran parte assenti il viejo barrio Palermo ancora pare far capolino da oltre le pieghe della memoria. Il vento impetuoso (ventarrón) ha allontanato il passato, ma non l'ha certamente annullato. Nulla mai si cancella: tutto è eterno nel mondo del tango.
Ecco alcuni brevi cenni biografici concernenti Ángel Vargas:
| Intérprete nacido el 22 de octubre de 1904 en Buenos Aires. Su verdadero nombre era José Lomio. En su juventud trabajó como taxista y cantaba en bodegones cerca del Abasto. Debutó en 1923 en un cine de Parque Patricios. Durante ese mismo año se casó con una mujer llamada Zelmira Iraldi y tuvo dos hijos. En 1930 comenzó en un orquesta llamada Lando-Matino. Sus primeras grabaciones, en 1933, fueron acompañadas por José Luis Padula. Estas fueron: "Brindemos", "Ñatalinda", "Milonga del corazón" entre otras. En 1934 actuó con D´Agostino en la calle Florida. Luego se separaron y Vargas grabó con la Orquesta Típica Víctor. Más tarde, entre 1939 y 1940, se volvieron a juntar y grabó su primer disco "Muchacho" y "¡No aflojes!" el 13 de noviembre del mismo año. En 1944 comenzó a presentarse como solista pero sin abandonar a D´Agostino. Se integró al cine, participó en cortos como "El cuarteador" y "Tres esquinas". Luego de grabar su último disco con D´Agostino en 1945, Vargas se convirtió definitivamente en solista y adquirió el apodo de " El ruiseñor de las calles porteñas". Algunas de sus obras son "En la milonga", "Lucio Paredes", "De alto rango", "Canto como yo sé", "Glorias del ayer", "Tango a Gardel" . Ángel Vargas falleció el 7 de julio de 1959. |
A pan y agua
Viejo Palermo de entonces
hoy regresas a mi mente.
Muchos amigos ausentes
como yo recordarán...
esas noches de verbena,
esas noches de alegría,
y este tango que se oía
entre copas de champán...
Tango que viene de lejos
a acariciar mis oídos
como un recuerdo querido
con melancólicos dejos.
Tango querido de ayer,
qué ventarrón te alejó.
Junto con ella te has ido
y hoy la trae tu evocación.
Musica:
Juan Carlos Cobián; testo:
Enrique Cadícamo. |
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Scrivetemi |
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©
Copyright 2001/06 Giovanni Querini.
Ultimo aggiornamento: 22 marzo 2006
"Initium sapientiae timor Domini", Bibbia, Salmo 110,
10. |
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| Motto
del mese: "O uomo infelice! Condannato a respirare in questo orribile corpo mortale". Hermann Hugo, Pia Desideria, Anversa 1659. |
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