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| Motto del mese:
"O theoì: theòs gàr kai tò
gignòskein phìlous. (O dèi: è dio
riconoscere gli amati)". Euripide, Elena. |
Marzo 2002
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Marzo
(II parte) >>
Marzo: 1
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Ci
divora quotidianamente una sete di immagini contro cui la mente
non può opporre baluardo alcuno: le immagini come forma
di cannibalismo mediatico
dell'essere, ovvero l'ultimo stadio dell'assuefazione alla narcosi
virtuale della propaganda: il potere e il
terrore delle immagini al giorno d'oggi sono davvero incalcolabili,
e dominano in modo subliminale la mente dell'uomo, senza che questi,
nella maggior parte dei casi, si avveda del modo in cui, fin da
fanciullo, la propria coscienza sia agevole terra di conquista
per le miriadi di raffigurazioni che si imprimono quotidianamente
in essa. Stritolati dallo strapotere dei media e del consumismo
globale, subiamo senza soluzione di continuità l'assalto
incessante delle immagini, che ad una ad una si depositano, come
scorie radioattive, negli strati più profondi della nostra
psiche, contaminandone in modo irrimediabile l'integrità.
L'appiattimento generale delle coscienze cui si assiste, con un
senso quasi di inevitabilità, è la conseguenza palese
di una convergenza dei mezzi mediatici sulla mente dell'uomo,
assediata ormai da ogni lato da una pluralità sconcertante
di messaggi e di immagini, controllati dagli stregoni contemporanei
della comunicazione, che fanno assopire la nostra capacità
discriminante fino ad annullarla. Assuefatti alle immagini non
riusciamo più a rinunciarvi e finiamo per divenirne schiavi,
quasi esse fossero una droga che scorre incessantemente nelle
vene del nostro io.
- Pasqua è per me il giro di boa dell'anno,
il momento di transizione tra l'oscurità e la luce. Il
cielo diventa più limpido e le rondini tornano a volare
nella profondità della sera. Risorge l'anno e risorgono
lievi le promesse.
- L'ermetismo della poesia di Mario
Luzi ci richiama costantemente alla necessità dell'agone
irrisolvibile tra le parole e la realtà enigmatica che
esse tentano di decifrare. Tutto è labile, e l'incanto
della vita è sempre oscuro e talvolta doloroso. Al termine
la fragile identità dell'uomo si estingue e rimangono soltanto
gli echi e le figure.
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LABILITÀ
Propiziata da oscuri incanti e troppo
dolore, mi venivi incontro, uscivi
rapida dalla vista fra le piante
nebbiose della sera.
Un lampo, quasi un'alba sempre attesa.
Poi restava la luce
della tristezza, io solo e la città
con le nubi ancorate agli acroteri,
le orifiamme sopite dentro il cielo.
E con l'intensa opacità d'un suono,
d'una serpe di suoni fruscianti
e morti un io deciso s'estingueva
in echi innumerevoli, in figure.
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Nella
tradizione occidentale antica l'ideale maschile era simboleggiato
nelle figure all'apparenza contrastanti del guerriero
e dell'asceta, totalmente disconosciute
nel mondo occidentale dopo il tramonto del medioevo. Il guerriero
persegue la purificazione spirituale attraverso l'azione e l'asceta
attraverso la contemplazione. La rivoluzione industriale segna
il definitivo trionfo sociale ed economico del ceto borghese e
il conseguente prevalere del materialismo, con i suoi ben noti
antivalori. Nella figura di san Benedetto l'ascetismo occidentale
vive uno dei suoi apici storici, sebbene nell'ordine monastico
da lui creato già prevalgano spinte ideologiche centrifughe
rispetto all'ideale puro delle origini. Bisogna risalire ben oltre
la corrente storica dei secoli per ritrovare l'anelito ascetico
incontaminato dalle tendenze nuove. Non credo vi sia più
spazio, se non in casi rarissimi , per l'ascetismo autentico in
un'epoca come la nostra, tormentata da un'eccessiva consapevolezza
dell'io.
- Che cosa può essere più amaro del
rimpiangere, al termine dei propri giorni, ciò che si vorrebbe
aver fatto, ma che la pigrizia o l'inettitudine o altri motivi
ancora ci impedirono di compiere. J. L.
Borges, con la sua consueta ironia, esprime tali sentimenti
di rimpianto in questa malinconica poesia, che, pur non essendo
tra le migliori del poeta, riflette tuttavia chiaramente il suo
stato d'animo nel periodo ultimo della sua vita:
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Instantes
Si pudiera vivir nuevamente mi vida.
En la próxima trataría de cometer más
errores.
No intentaría ser tan perfecto, me relajaría
más.
Sería más tonto de lo que he sido,
de hecho tomaría muy pocas cosas con seriedad.
Sería menos higiénico.
Correría más riesgos,
haría más viajes,
contemplaría más atardeceres,
subiría más montañas,
nadaría más ríos
Iría a más lugares adonde nunca
he ido,
comería más helados y menos habas,
tendría más problemas reales y menos imaginarios.
Yo fuí una de esas personas que vivió
sensata
y prolíficamente cada minuto de su vida;
claro que tuve momentos de alegría.
Pero si pudiera volver atrás trataría
de tener solamente buenos momentos.
Por si no lo saben, de eso está hecha la vida,
sólo de momentos; no te pierdas el ahora.
Yo era uno de esos que nunca
iban a ninguna parte sin un termómetro,
una bolsa de agua caliente,
un paraguas y un paracaídas;
si pudiera volver a vivir, viajaría más liviano.
Si pudiera volver a vivir
comenzaría a andar descalzo a principios
de la primavera
y seguiría descalzo hasta concluir el otoño.
Daría más vueltas en calesita,
contemplaría más amaneceres,
y jugaría con más niños,
si tuviera otra vez la vida por delante.
Pero ya ven, tengo 85 años y
sé que me estoy muriendo.
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Il
fascino senza tempo della mongolfiera:
vorrei che Palchetti patavini potesse offrire ai lettori una sorta
di metaforico giro in mongolfiera per i cieli della città,
e del mondo. Dall'alto è più facile scrutare nei
meandri della vita quotidiana e cogliere situazioni che altrimenti
potrebbero facilmente sfuggire allo sguardo. Di tanto in tanto,
quindi, balzo a bordo e intraprendo un giretto per i cieli sgombri
di ozono, e ogni volta mi pare di intravedere dall'alto qualcosa
di nuovo, che magari prima non avevo notato. Chi capisce qualcosa
in questo mondo balzano dei giorni nostri è davvero in
gamba. Però si sa: se si possiede una mongolfiera, e non
ci si deve fermare a ogni incrocio, è più facile
raccapezzarsi e forse, chissà, trovare una rotta tra gli
ostacoli ingombranti di una cultura, ahimè, in frammenti.
Devono essere le onde magnetiche dei cellulari, diceva giorni
fa un passante, ad avere sconvolto senza rimedio i cervelli di
alcuni. Beh, lasciatemi dire che quassù, in mongolfiera,
pare quasi si percepiscano meno, queste onde malefiche e apportatrici
di banalità, che tanto paiono tormentare l'equilibrio eterico
del nostro tempo.
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L'angolo
del camaleonte # 4
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Pensieri
bizzarri, ma carini di una corrispondente molto speciale
:
- oramai ci siamo e il grande giorno è
arrivato:oggi è il 21 di marzo, ovvero il primo di
giorno di primavera! e domenica si sono fatte anche vedere
le prime rondini, davvero ottime notizie.
¶
Amo il volo vertiginoso delle rondini.
- Comunque deve essere
davvero sublime riuscire a mantenere viva l'atmosfera di
un sogno, magari anche molto bello, pur essendo in parte
consapevoli che lo si sta non solo vivendo, ma anche guardando
dall'esterno.
¶
E' proprio così, anche se vi sono risvolti tecnici
di non facile applicazione.
- " I want to disappear
inside a dream, but never want to wake, wake up." Canzone
irlandese. ¶ Gli irlandesi lo
dicono sempre meglio, non è vero?
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- Qual è il rapporto tra la distanza e l'oro?
Ce lo spiega in poche parole, e con la sua consueta insuperata
maestria, Cristina Campo.
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... la distanza mette a fuoco i profili,
fa posare la polvere d'oro.
Cristina Campo, Lettere a un
amico lontano.
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La
fotografia a lato è del grande viaggiatore inglese Bruce
Chatwin e raffigura le pitture rupestri
in una caverna preistorica lungo il Rio de las pinturas in Patagonia.
Vi è qualcosa nelle raffigurazioni primitive che, inspiegabilmente,
almeno all'apparenza, sembra sollecitare in noi un sentimento
strano, e spesso inquietante, di reminiscenza, quasi che le immagini
attingessero a una vena profonda e nescosta del nostro essere,
fino a farne scaturire una sorgente la cui esistenza avevamo forse
rimosso dalla nostra coscienza. T.S. Eliot ha sottolineato la
natura antiprogressiva dell'arte, il cui valore attraverso i secoli
e i millenni rimane intatto, in una dimensione incontaminata dal
tempo. E' tale atemporalità che esalta la natura dell'arte
fino a renderla metafisicamente pura e scevra da ogni grossolanità
cronologica che tenti di intaccarne l'essenza. Le mani nell'immagine
si dischiudono a noi oltre il velo intransitabile del tempo, ridestandoci
alla necessità d'una fuga dall'antro oscuro del torpore
esistenziale. Impronte ieratiche d'un passato che in realtà
sopravvive misteriosamente tra noi, esse ci richiamano di continuo
al confronto con il lato nascosto del nostro essere, quello, per
intenderci, che riaffiora ogni notte nella dimensione inaccessibile
dei sogni.
- Le parole trasformano, magicamente, la vita dell'uomo:
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Ma sappiate che la poesia
si trova ovunque non è il sorriso, stupidamente beffardo,
dell'uomo dall'aspetto d'anatra.
Lautréamont,
Chants de Maldoror (VI)
Le ciel
et la terre et les iles
Tout est fait de mon exil.
Raissa
Maritain, Au Creux de Rocher, Colonnes
Si tratta
soltanto di rendere all'uomo tutta la potenza che egli è
stato capace di mettere dietro il nome di Dio.
A. Breton,
Anthologie de l'Humour Noir
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Scrivetemi
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©
Copyright 2001 Giovanni Querini.
Ultimo aggiornamento: 29 Marzo 2002
"Initium sapientiae timor Domini", Bibbia, Salmo 110, 10. |
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