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Motto del mese: "O theoì: theòs gàr kai tò gignòskein phìlous. (O dèi: è dio riconoscere gli amati)". Euripide, Elena.

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Marzo (I parte)>> Febbraio: 1 / 2
Mercoledì, 13 Marzo 2002
  • L'immagine di Maria Bambina nel Duomo di Portoferraio. Una delle più suggestive immagini della devozione popolare che io abbia visto negli ultimi anni è indubbiamente quella di Maria Bambina nel Duomo di Portoferraio. Contenuta in una bacheca di vetro nella fitta penombra di fondo della chiesa, l'immagine pare essere sopravvissuta miracolosamente come un oggetto fuori dal tempo. Scrutarne i contorni inconsueti ci aiuta per un istante a eludere la morsa assillante del presente e a risalire il fiume del tempo, riconducendoci a passi veloci verso epoche precedenti e ardue all'immaginazione. All'esterno della chiesa, nelle serate tiepide e ventose dell'estate elbana, si celebra la gioia incontenibile della terra mediterranea, mentre, pochi passi oltre, all'interno del recinto sacro ripullulano le immagini ingenue ma profondamente vive del passato. Per un attimo si rimane increduli al cospetto della figura sacra, timidamente discosta dal centro dell'attenzione e quasi invisibile allo sguardo del visitatore affrettato. La sagoma dell'infante, adagiata in una culla sorretta da putti, è delicatamente avvolta dalle fasce, secondo l'uso desueto dei tempi trascorsi. Incoronata da un'aureola di stelle e illuminata dal cono di un raggio celeste, pare scrutarci con gli occhi placidi e rassicuranti dei sogni. Quale dono migliore in una serata estiva all'ombra delle fortezze medicee?
  • Una selezione di foto di Francesca Magnani è visibile in un sito americano cliccando sul link che ho inserito stabilmente a destra sotto il calendario.
  • Scrivendo tempo fa a una cara amica di famiglia, osservavo: "Solo chi ha lo sguardo puro, il cuore gentile, la grazia nel nome e una voce limpida come l'acqua di una fonte potrà intendere fino in fondo la magia di Nane Oca, e forse, aggiungo e spero, svelarcene i segreti più nascosti".

    Che cos'è mai Nane Oca? Si tratta di una serie di racconti, o fiabe popolari, di ambientazione patavina e, ahimè, sconosciuti ai più. La Padova di Giuliano Scàbia (il nome dell'autore) , o Pava, come lui la chiama, è una città segreta e dai mille incanti, la Padova misteriosa e reale dei nostri sogni e della nostra fanciullezza, quella che ci è stata impietosamente sottratta nel corso affannoso degli anni dalla modernità incalzante, che ogni cosa travolge. Com'è bello abbandonarsi al piacere languido di questa lettura e lasciarsi trasportare attraverso lo specchio magico delle sue parole nel paese eterno delle felicità, ove il tempo edace cessa di travagliarci con le sua protervia antica e ogni simbolo arricchisce lo spirito. Tale paese sta eternamente intorno a noi, dietro le quinte soffocanti della recita quotidiana e, se solo potessimo scorgerne per un singolo istante i labili contorni, dileguerebbe ogni pena.

Sabato, 9 Marzo 2002
  • Piazza delle Erbe in una foto di Francesca Magnani.Miracolo delle piazze patavine, viste nell'immagine a lato attraverso l'obiettivo magico di Francesca Magnani. Mi è difficile ritornare a Padova dopo un viaggio, per quanto coinvolgente, senza avvertire il fascino delle nostre belle piazze, con i sottoportici ombrosi e i palazzi irregolari allineati, a rammemorarci la suggestione ineludibile d'un passato che talvolta rischia di sfuggire alla memoria storica della nostra epoca, travolta com'essa spesso è dalla frenesia della novità. Basta una passeggiata per il centro storico a rinvigorire le fibre infiacchite dell'immaginazione e a ridestare il senso di ciò che mi appartiene per diritto di nascita e per spontanea predilezione. Le bancarelle del mercato si allineano prigioniere della folla e il cielo si apre oltre il tetto a carena rovesciata del Palazzo della Ragione. Si sovrappongono gli strati nel palinsesto della memoria, spesso obliterando le radici stesse del nostro essere, ma qui, seppure brevemente, avverto il brivido incomprensibile che solevo provare allorché, fanciullo, mia madre mi accompagnava in centro dalla nostra casa di allora all'ombra del Santo.

    Oltre l'angolo del Pedrocchi il suonatore di fisarmonica mi fa rabbrividire, per un istante infinito, con le note sognanti del Choclo.

  • La primavera quietamente si affaccia dalle cime lontane dei colli come una fanciulla schiva, intimorita dalla severità dell'inverno. Potrò mai ritrovare le primavere d'un tempo?
  • Ecco un'altra immagine, questa volta una riduzione in scala di una mia fotografia, della statua lignea di Maria Madre della Speranza venerata nella chiesa romana di san Silvestro in Capite ( >>vedi ingrandimento). La figura della Vergine, ammantata di rosso, blu e oro, ci riconduce ad una concezione nobile della figura femminile, quale essa dovrebbe sempre idealmente essere. Il pallore del volto, la fermezza dei tratti e la dolcezza dello sguardo contibuiscono ad evocare il senso misterioso e profondo d'una presenza enigmatica e ineludibile che costantemente aleggia sullo sfondo della nostra cultura millenaria, collegata ad antichissimi miti precedenti di carattere misterico.
Lunedì, 4 Marzo 2002
  • Gardel, el pampero y el Sur.Uno dei testi più suggestivi del tango è senza dubbio Vuelvo al Sur, di Fernando E. Solanas, per la musica di Astor Piazzolla. L'interpretazione colma di pathos di Roberto Goyeneche è divenuta un classico assai noto agli estimatori del repertorio tanguèro. La musica struggente di Piazzolla fa da degna cornice ad un testo che stempera in sè le tinte metafisiche più misteriose e profonde della cultura bonaerense. "Torno al Sur come si ritorna sempre all'amore", dice la canzone; e poi ancora: "Sono del Sur come le melodie del bandoneon". Nel tango incombe sempre il senso ineluttabile del destino, quella tela sottile della sorte che misteriosamente ci avvolge. El Sur, come Jorge L. Borges sottolinea, non è soltanto la vasta zona sud di Buenos Aires:

    "Più che una determinata zona della città, più che la zona delimitata dal Paseo Colòn e dalle vie Brazil, Victoria, Entre Rios, è la sostanza originale di cui è fatta Buenos Aires, la forma universale o idea platonica di Buenos Aires ... . Non c'è un palmo di Buenos Aires che pudicamente, intimamente, non sia, sub quadam specie aeternitatis, il Sur." (Prefazione di Borges al libro di A. Rossi, Buenos Aires en tinta china. ora in Pròlogos, 1975).

VUELVO AL SUR


Vuelvo al Sur,
como se vuelve siempre al amor,
vuelvo a vos,
con mi deseo, con mi temor.

Llevo el Sur,
como un destino del corazón,
soy del Sur,
como los aires del bandoneón.

Sueño el Sur,
inmensa luna, cielo al reves,
busco el Sur,
el tiempo abierto, y su después.

Quiero al Sur,
su buena gente, su dignidad,
siento el Sur,
como tu cuerpo en la intimidad.

Te quiero Sur,
Sur, te quiero.

Vuelvo al Sur,
como se vuelve siempre al amor,
vuelvo a vos,
con mi deseo, con mi temor.

Quiero al Sur,
su buena gente, su dignidad,
siento el Sur,
como tu cuerpo en la intimidad.
Vuelvo al Sur,
llevo el Sur,
te quiero Sur,
te quiero Sur...

Fernando E. Solanas

  • "Le forme metriche sono il bestiame degli dèi" (Satapatha Brahmana), ci ricorda Roberto Calasso nel suo splendido libro La letteratura e gli dèi. Ma ora che gli dèi sono fuggiti dal mondo, pochissimi riescono ad intendere questa massima preziosa della saggezza orientale.
Scrivetemi

© Copyright 2001 Giovanni Querini.
Ultimo aggiornamento: 13 Marzo 2002
"Initium sapientiae timor Domini", Bibbia, Salmo 110, 10.