¶ Mai mi è accaduto di imbattermi in una canzone in cui il tema struggente dell'amore eterno e indimenticabile sia presente come in Marión, il tango che oggi è un mio grande onore presentare ai lettori. Si tratta di un vecchio e a mio parere bellissimo brano, che mi è capitato di scoprire mentre stavo ballando recentemente nella penombra dalle tenui e soffuse sfumature azzurrate di una milonga che amo talora frequentare. Stranamente, questo tango mi aveva eluso per tanti anni, cosa invero non semplice, pensai, tenendo conto della mia appassionata e assidua frequentazione del mondo magico del tango. Al termine di una tanda, mi avvicino alla musicalizadora e le chiedo il titolo di questa canzone, che aveva evocato in me una mescolanza insolita delle atmosfere incantate color pastello del lungo Senna e di quelle a lungo sognate del Rio della Plata. La musica e le parole di questo tango hanno il potere di farmi piangere, di evocare in me qualcosa di estraneo al tempo, qualcosa la cui natura nella profondità di me stesso segretamente conosco, ma che non potrei mai esprimere in parole. In questa canzone ci sono tutta la mia infanzia e la mia giovinezza ma ci sono anche il presente e il futuro, che in realtà formano assieme al passato un Tempo unico, il quale sta al di fuori del tempo e abbraccia ogni singolo istante vissuto. Sì, questo tango contiene in sé, e misteriosamente dischiude, l'alito lacerante dell'Aquila.
Il cantante è Walter Laborde e l'accompagnamento è quello dell'Orquesta Típica Sans Souci. Come sempre, auguro ai miei lettori un buon ascolto.
Marión
En la evocación
vuelve a soñar
mi corazón,
y el sueño eres tú, Marión...
Amor de mi juventud
que no se olvida.
Amor que llena de luz
toda mi vida.
Sombras del ayer,
con su tristeza de canción
siempre me dirán: Marión...
Marión,
sé que a tu lado fui feliz
cuando te di mi corazón
en el viejo París.
Recuerdo
la angustia del adiós
y el cielo
llorando por los dos...
Marión,
amor lejano que dejé,
quiero que sepas, corazón,
que jamás te olvidé.
Musica:
Luis Rubistein; testo:
Luis Rubistein. |
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