|
|
|
|
|
|
¶ Los tangos del ayer, i tanghi di ieri, fanno rivivere le memorie. La nostalgia di un'essenza e di un'intensità paiono costantemente sfuggire, per quanto assiduamente le si persegua attraverso labirinti sempre più tortuosi e ardui da decifrare nel loro percorso. Il rituale eterno del tango (eterno in quanto esso sottende in modo misterioso la linea ineludibile del tempo) ripropone con puntualità invariabile le singole orme che conducono, l'una dopo l'altra, alla celebrazione nostalgica e impossibile del ritorno. La solitudine della vita, dice il cantore del brano oggi proposto, uno tra i più classici del repertorio porteño, sembra svanire quando egli ascolta i vecchi dischi di Carlos Gardel. In ciascun passo del tango si disegna una singola figura della vita e si ripercorre instancabilmente un tragitto composto da istanti il cui assomarsi costituisce la forma complessiva del destino.
Enrique Campos canta il brano Discos de Gardel, composto nel 1945, che oggi propongo all'attenzione dei miei lettori, sperando che possa piacere e rinnovare in ciascuno di essi lo stupore e l'emozione del tango.
Discos de Gardel
No siento tanto que mi vida es triste y sola
cuando escucho en la victrola
viejos discos de Gardel.
Los tangos del ayer
reviven sin querer
amores marchitados por el tiempo
y casi olvido que mis sienes están grises
escuchando "Cicatrices",
"Nunca más" o "Un tropezón".
Y trae la emoción
amarga del dolor
el tango "No te engañes, corazón".
Dice la voz
sentimental:
"Mi Buenos Aires querido..."
Y regresan los recuerdos
de mis vueltas por la vida
y de aquella vieja herida
de un amor.
En cada tango su huella...
En cada tango mi estrella...
Y por eso mi alma llora
cuando escucho en la victrola
discos de Carlos Gardel.
Musica:
Eduardo Del Piano; testo:
Horacio Sanguinetti. |
|
|
|
|
¶ Esiste in certa pittura naif una forza che scaturisce dal profondo della terra stessa. Un accalcarsi di tinte vive, e pugnaci come la corteccia ardente del sole, si assomma alla magia elementare di forme svincolate dalle pastoie ingombranti della ragione. Svanisce d'incanto la menzogna vana del realismo. Crolla fragorosamente l'impalcatura illusionistica della prospettiva, rivelando l'inconsistenza degli artifici razionalistici, sempre tesi alla mascheratura sfacciata e indecorosa dela Realtà. Per brevi istanti, che tali in realtà non sono, ci si ammanta del velo dismesso della fanciullezza, variopinto come una trottola vorticosa o come un cavallo a dondolo, d'improvviso trionfalmente libero dal recinto angusto della memoria. La pittura si rivela nella sua primitiva essenza: tuorlo d'uovo e creste di gallo si mescolano al profilo appena accennato delle colline e alle ruote multicolori dei vecchi carretti di campagna tra le zolle ricche dell'alito divino della creazione.
A tali riflessioni, e ad altre ancora su cui potrei dilungarmi, mi inducono gli splendidi quadri di Duilio Malkovac, artista croato ai più sconosciuto e tuttora vivente a Umago. La scoperta inattesa, una mattina di inizio primavera, della sua arte semplice e popolare ma profondamente radicata nell'humus essenziale dell'antica civiltà agricola istriana mi ha colmato di commozione e di inspiegabile nostalgia. Come non ringraziare la sorte per avermi concesso di trascorrere attimi di emozione di fronte alla meraviglia dell'universo trasformata in magica sarabanda dalla mano felice di un uomo semplice?
|
Scrivetemi |
|
|
©
Copyright 2001/06 Giovanni Querini.
Ultimo aggiornamento: 13 maggio 2006
"Initium sapientiae timor Domini", Bibbia, Salmo 110,
10. |
|
| Motto
del mese: "Il culto della scienza è politeistico e idolatra". Elémire Zolla. |
Maggio 2006
|
|
Dom |
Lun |
Mart |
Merc |
Gio |
Ven |
Sab |
| |
|
2 |
|
4 |
5
|
6
|
|
7
|
8
|
9
|
10
|
11
|
12
|
13
|
|
14
|
15
|
16
|
17
|
18
|
19
|
20
|
|
21
|
22
|
23
|
24
|
25
|
26
|
27
|
|
28
|
29
|
30
|
31 |
|
|
|
|
|
|
|
|