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Video di tango

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Maggio>> aprile: 1
Martedì, 25 maggio 2004

Portinari, Samba, 1956.La gioia del samba e della bossanova è la gioia di chi non ha tempo di pensare, forse perché ha compreso che il pensiero impedisce la felicità, e la danza altro non è che gioia assoluta e abbandono al proprio destino. Basti osservare le gambe di un danzatore o di un calciatore brasiliano, cioè in fondo la stessa cosa, per comprendere la distanza insormontale che separa noi poveri e avviliti, seppur in alcuni casi scandalosamente prosperi, occidentali dall'ebbrezza della rivelazione e dell'intuizione pura. Basterebbero i secoli o i millenni per recuperare tutto ciò che abbiamo perduto? Ne dubito assai. Dal cuore piuttosto che dalla mente sgorga la magia inesauribile delle culture che ancora preservano in sè il senso dell'arcaico e che a mala pena soppravvivono all'avidità distruttrice dei colonizzatori del globo. In un vecchio samba di Noel Rosa, intitolato Cosas noissas, risuonano le seguenti parole:

O samba, a prontidão e outras bossas
São noissas coisas,
São coisas nossas.

Queria ser prandeiro pra sentir o dia inteiro
a sua mão na minha pelea batucar.

Il samba, la prontezza e altre bossas
Sono le nostre cose
Sono cose nostre.

Vorrei essere un tamburello per sentire tutto il giorno
la tua mano suonare sulla mia pelle.

Che dire più di tutto ciò? Credo davvero nulla: lo spirito che conta è tutto lì, e nella musica che l'accompagna.

Domenica, 16 maggio 2004

L'occhio del padrone.Che il mondo non sia in effetti tutto ciò che talvolta appare è, a mio parere, un dato di fatto, che nella nostra epoca così tormentata finisce per assumere connotazioni alquanto inquietanti. Troppe cose ci sfuggono e tutto sembra assai elusivo. L'enorme pressione mediatica esercitata quotidianamente sulle menti dei cittadini rimodella la visione della realtà e li rende totalmente succubi di certe idee e tendenze oggi prevalenti a livello globale, dettate ovviamente dall'interesse specifico dei grandi gruppi politico-finanziari di potere. Il nostro non è affatto un mondo libero, come ipocritamente vorrebbero indurci a credere, e nonostante le ingenue convinzioni di alcuni. Si restringe sempre più claustrofobicamente l'ambito epistemologico entro i cui angusti limiti è permesso alla gente di pensare. Il pensiero è infuso nella mente comune dall'alto, e la cosa più stupefacente è il modo in cui la massa delle persone abbocca all'amo e si dichiara convinta di essere mentalmente libera. La libertà concessaci è quella che, metaforicamente parlando, il padrone concede al cane incatenato all'albero. Esso può sì muoversi in tondo, ma soltanto per quei pochi metri che la lunghezza della catena gli permette. Ciò che sta accadendo in Irak dovrebbe renderci edotti circa i grandi ideali sbandierati da certi governi illuminati. Prima di leggere un giornale o di guardare la televisione dovremmo sempre pensare a chi sia il burattinaio di turno che regge i fili ideologici del discorso. Perché continuare a ingurgitare il disgustoso mangime ideologico e consumistico che ci propinano ogni giorno? Dovremmo resistere alla tentazione di aderire a qualsiasi dogma di parte, di qualsiasi tinta esso sia, iniziando a pensare con la nostra testa. Mi rendo conto di quanto terribilmente arduo ciò possa risultare oggigiorno, ma è l'unico modo, temo, per evitare la spaventosa lobotomia mentale cui siamo quotidianamente soggetti.

¶ Nella versione classica del 1945 propongo oggi un tango davvero accattivante: Porteño y bailarín nella versione cantata da Jorge Durán. La malinconica casetta e la finestrella creola della prima strofa ne riassumono lo spirito dolce e il tono romantico, che sono un po' la caratteristica precipua della canzone. Spero che vi piaccia.

Ascolta il tango. Porteño y bailarín

Porteño y bailarín, me hiciste tango, como soy:
Romántico y dulzón...
Me inspira tu violín, me arrastra el alma de tu compás,
me arrulla el bandoneón...
Melancólica casita, suspirando amor,
le di en tus puertas mi querer,
y en tu criolla ventanita recostada al sol,
rompió mis cuerdas el ayer.
Todo mi drama está en tu voz,
manos en adiós,
labios en carmín...
Por ella y por su amor me hiciste tango, como soy:
¡Porteño y bailarín!

Qué importa el sueño,
que a mis pupilas roban,
las mentidas horas
de bailar sin calma.
¡Qué importa el miedo
de dar la vida!
Si encontrara el beso,
que me pide el alma.
Hoy se que fueron
Tangos, amor y copas,
Golondrinas locas,
en mi corazón.

Porteño y bailarín, resuena tango... que en tu voz
hoy vivo un novelón.
Su aliento vuelve a mi como esa noche que abracé,
su tierno corazón...
Mlancólica casita de cristal y azul,
si a preguntar vuelve una vez,
en tu criolla ventanita transformada en cruz,
decile cuánto la loré.
Una guitarra, un bordonear,
sueños y cantar...
¡Todo se llevó!
Porteño y bailarín, me hiciste tango, como soy,
romántico y dulzón...

Musica: Carlos Di Sarli; testo: Héctor Marcó.

Martedì, 4 maggio 2004

La dolcezza impareggiabile della lingua portoghese, così difficile da pronunciare in modo corretto, riflette il temperamento poetico e intraprendente del popolo lusitano, tradizionalmente amante della navigazione e dell'avventura. Il fado, che come è noto significa destino, possiede in sé come forma musicale il fascino impareggiabile e sognante del vento e dei cieli aperti. Trasposto in sudamerica, il portoghese si addolcisce ulteriormente nelle feline cadenze di samba dei brasiliani e diviene lo strumento linguistico perfettamente atto ad esprimere il sentimento della 'saudade' e della 'tristeza' (pensiamo, ad esempio, alle bellissime canzoni di Toquinho, di Caetano Veloso, di Gil o di Jobim). E' come se la lingua lusitana, parlata da popoli che sono rimasti almeno parzialmente esclusi dalla squallida sarabanda consumistica del mondo occidentale con le sue mille correnti paralizzanti per lo spirito e la cultura, fosse riuscita a conservare intatto in sé il sapore raro della libertà e della speranza. Alcunché di arcano ne pervade la sostanza più intima e incorrotta, come appare evidente, ad esempio, nelle seguenti parole del poeta Fernando Pessoa:

O poeta è um fingidor
Finge tão completamente
Que chega a fingir que è dor
A dor que deveras sente.

[Il poeta è uno che finge,
E finge così totalmente
che giunge a fingere che sia dolore
il dolore che davvero sente.]

Fernando Pessoa

Scrivetemi

© Copyright 2001/04 Giovanni Querini.
Ultimo aggiornamento: 25 maggio 2004
"Initium sapientiae timor Domini", Bibbia, Salmo 110, 10.
Motto del mese: "Navigare è importante. Vivere non è importante ". Proverbio portoghese.

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Uroburo: il cerchio dell'eterno ritorno.