... ma se invece credi, soffermati e leggi.

 


Ricerca nel sito

Home
Palchetti?

Novità
Fotopalchetti
Conte di piombo
Lapis
Canzone italiana
Tango
Tanguitos

Tangazo
Cambalache
Malena tango
Carta abierta
Licciardi

Cyberhe@d 2010
Barocco minimo
Ascolta il tango
L'arséne

Visitate l'archivio del sito.

 

Video di tango

Web design: Giovanni Querini

Luglio>> Giugno
Sabato, 8 luglio 2006

Quattro anni fa ebbi occasione di seguire con attenzione in questo sito i campionati del mondo di Corea/Giappone (vedi Archivio). Un certo qual disgusto per la situazione calcistica nel nostro paese (dovuto allo scandalo di calciopoli e al filoesterismo sfrenato delle società, con la conseguente trascuratezza da parte delle grandi squadre per i nostri giovani giocatori e per i vivai) mi ha scoraggiato dal farlo in questa edizione del Mondiale di Germania. Tuttavia, alla luce dell'inattesa qualificazione della nostra nazionale alla finale di Berlino di domani sera, credo che alcune considerazioni si impongano:

1. La qualità generale espressa nel torneo mondiale di Germania è stata nel complesso assai modesta. Il tatticismo esasperato e, in alcuni casi, la noia assoluta hanno predominato. Il gioco è diventato troppo fisico e speculativo, a scapito della fantasia e dell'invenzione. Troppe sono state le partite noiose a cui abbiamo assistito.
2. Il gioco migliore è stato messo in luce dall'Argentina (immeritatamente esclusa ai quarti dalla Germania, che la squadra albiceleste aveva dominato) e dalla Francia della seconda fase, con uno Zidane davvero monumentale nella partita contro un Brasile snaturato dall'allenatore Pereira nel suo modulo di gioco tradizionale (che tristezza davvero dovere rinunciare al samba).
3. L'Italia, dopo un inizio deludente sul piano del gioco (tranne il primo tempo contro il Ghana e alcune fasi della partita contro la Repubblica Ceca), ha travolto un'Ucraina spenta e ha meritatamente eliminato una Germania davvero scadente e poco ispirata in un'epica partita ai quarti. Nonostante la pochezza tecnica dei teutonici, l'impresa era davvero difficile, considerando lo spirito irriducibile dei nostri avversari e il sostegno a loro favore di un intero stadio. Tuttavia, è una regola della nostra storia calcistica che l'Italia di solito emerga nei momenti più difficili, quando pare scattare uno strano meccanismo di compensazione che all'improvviso esalta lo spirito solitamente dimesso e pessimista dei nostri calciatori (si veda il trionfo italiano nell'edizione spagnola del 1982 dopo le pesanti critiche iniziali e il conseguente silenzio stampa imposto da Bearzot).
4. L'impresa antitedesca (e non sorridano gli scettici, i supponenti pseudo-intellettuali di cui abbonda purtroppo il nostro paese e, in generale, i detrattori del calcio) è stata davvero enorme e destinata a rimanere impressa a caratteri di fuoco nell'immaginario colletttivo del nostro popolo, tanto mortificato dalla corruzione politica generale e dalla situazione sociale assai grave del nostro paese.
5. I tedeschi si sono, ancora una volta, dimostrati grandi lavoratori ma poco intelligenti, imbastendo una campagna di stampa di derisione nei confronti dell'Italia, che è stata ottimamente sfruttata dagli italiani per caricare l'ambiente ogni misura. Grazie, ingenui e presuntuosi sciocconi teutonici! Il ricordo della vostra esclusione dai mondiali di casa vostra rallegrerà la nostra memoria futura per sempre. I gol di Grosso e Del Piero hanno seppellito le vostre velleità.
5. Il calcio è divenuto in tutti i paesi un fenomeno di massa impressionante, e spesso l'occasione di sentirsi ancora uniti intorno a una bandiera, in una realtà in cui sempre di più le tradizioni patrie vengono dilapidate dall'orrore consumistico della globalizzazione. Non voglio dire se tale fenomeno sia positivo oppure no; mi limito a pensare che ciò probabilmente sia l'inevitabile conseguenza di un mondo privo ormai di un centro.
6. Per battere la Francia l'Italia dovrà giocare con determinazione spietata e soprattutto cercare di imporre il proprio gioco. Ci riuscirà? Lo vedremo domani sera. Lippi è riuscito a motivare enormemente il gruppo, ma egli sa benissimo che ciò non basta e che solo il nome dei vincitori rimane impresso a caratteri d'oro e di gloria negli annali della storia. In una società come la nostra ai perdenti, purtroppo, è riservato soltanto l'oblio. Inoltre, perdere una finalissima mondiale rappresenterebbe un disastro psicologico destinato a segnare per anni il subconscio collettivo dell'intera nazione, rinnovando complessi d'inferiorità a lungo patiti dal nostro sfortunato paese. Naturalmente, e sono d'accordo, tutto ciò non centra con lo sport nel senso genuino della parola, che è ben altra cosa, ma ciò imporrebbe un discorso del tutto diverso, che qui non posso certamente affrontare.
7. Oggi, in un mondo senza Dio, il calcio è un rituale collettivo, una magia di massa, un esorcismo costante del nostro vuoto interiore. Esso riflette oggi la frenesia e la scarsa fantasia contemporanee. In esso, tuttavia, si conserva ancora un angolo di poesia, un angolo incomprensibile di fanciullezza in un mondo di adulti tediosi e smorti. Dio vi fa talora capolino, seppure brevemente.
8. Se dovessimo vincere la finale, confesso che non potrò non essere sfrenatamente felice. Comprendo che ciò potrà apparire sciocco, eppure è così. Quindi, lancio attraverso l'etere, assieme ad altri milioni di tifosi, il mio augurio alla nazionale. Più che un augurio è un urlo disperato e, spero, possente: VINCETE, PER I COLORI TANTO MORTIFICATI DELL'ITALIA!!! Vincete e non vi dimenticheremo.

Scrivetemi

© Copyright 2001/06 Giovanni Querini.
Ultimo aggiornamento: 8 luglio 2006
"Initium sapientiae timor Domini", Bibbia, Salmo 110, 10.
Motto del mese: "Omnia munda mundis".

Luglio 2006
Dom
Lun
Mart
Merc
Gio
Ven
Sab
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28

29

30
31
Uroburo: il cerchio dell'eterno ritorno.