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Motto del mese: " Noi tutti viviamo come se fossimo monarchi. In questo modo diventiamo accattoni". Franz Kafka.

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Luglio (I parte)>> Giugno: 1 /2
Domenica, 14 Luglio 2002
Palchetti Patavini va un po' in vacanza. Auguri di buona estate a tutti i miei lettori, e arrivederci a settembre.
  • Gustavo Naveira e Giselle Anne. Al ritorno dal vorticoso Tango Festival 2002 di Bologna, dove ho ammirato tra l'altro la vecchia orchestra argentina de Los Reyes del Tango, dedico a tutti i miei lettori, come auspicio estivo di buone vacanze, uno splendido tango vals: Flor de Lino. Se lo ascolterete con attenzione, non potrete non ammirarne le bellissime parole. Le esibizioni al tango festival sono state davvero straordinarie, ma la pista era troppo affollata, e il tango ha bisogno di maggiore intimità per dare il meglio di sè. Forse l'eccesso di spirito organizzativo si adatta maggiormente al liscio da balera, e non riesce a cogliere appieno la poesia eterna del tango, che mal si accomuna alle occasioni di massa. Quando la poesia diventa una moda, essa smarrisce il fascino segreto della propria essenza.

Flor de lino

Deshojaba noches esperando en vano que le diera un beso,
pero yo soñaba con el beso grande de la tierra en celo.
Flor de Lino,
qué raro destino
truncaba un camino
de linos en flor...

Deshojaba noches cuando la esperaba por aquel sendero,
llena de vergüenza, como los muchachos con un traje nuevo:
¡cuántas cosas que se fueron,
y hoy regresan siempre por la siempre noche de mi soledad!

Yo la vi florecer como el lino
de un campo argentino maduro de sol...
¡Si la hubiera llegado a entender
ya tendría en mi rancho el amor!
Yo la vi florecer, pero un día,
¡mandinga la huella que me la llevó!
Flor de Lino se fue
y el hoy que el campo está en flor
¡ah malhaya! me falta su amor.

Hay una tranquera por donde el recuerdo vuelve a la querencia,
que el remordimiento de no haberla amado siempre deja abierta:
Flor de Lino,
te veo en la estrella
que alumbra la huella
de mi soledad...
Deshojaba noches cuando me esperaba como yo la espero,
lleno de esperanzas, como un gaucho pobre cuando llega al pueblo,
flor de ausencia, tu recuerdo
me persigue siempre por la siempre noche de mi soledad...

Musica e testo: Héctor Stamponi e Homero Expósito.

Domenica, 7 Luglio 2002
  • Intercolunnio claustrale.La bellezza architettonica offre sollievo all'animo dell'uomo e quindi, in un certo qual senso, si potrebbe affermare che ben poco di bello vi sia nell'architettura contemporanea, in cui pare prevalere, a giudicare da ciò che si vede in giro, il senso angoscioso dell'incombente, accoppiato ad un concetto intrinsecamente fallace della funzionalità, spesso fine a se stessa. Quando non vi siano la sacralità e l'armonia delle forme a dettare i ritmi architettonici, viene irrimediabilmente a mancare l'apporto spirituale all'ordine della creazione, e tutto finisce per scadere nella banalità disanimata e sovente angosciante del contingente. Perché non volerlo ammettere? Quando si desideri pascersi la vista e rasserenarsi il cuore si dovrà gravitare verso il centro storico, con la sua plurisecolare eredità degli spazi umani e degli stili tradizionali, piuttosto che verso le periferie, quasi sempre vere e proprie riserve dell'orrido architettonico e del vuoto esistenziale contemporaneo. Verrebbe quasi da chiedersi perché l'uomo abbia edificato, soprattutto nel corso del novecento, città o parti di esse che appaiono autentiche prigioni di cemento, oltre che comportare una vera e proprie negazione dello spirito sulla terra. Ritornano alla mente i celebri versi di Satana nel Paradiso perduto di John Milton, allorché egli afferma essere la mente dell'uomo stesso a creare il proprio inferno sulla terra. Esiste un limite alla stoltezza umana? Verrebbe talvolta davvero da dubitarne.

  • Al centro dell'immaginario tanguero vi è da sempre Buenos Aires, quasi archetipo platonico del Azucena Maizani, grande interprete del tango argentino degli anni d'oro.corazon argentino e luogo centripeto dell'immaginazione. "Sospirando per te sotto il sole di un altro cielo ...", recitano i versi di La Canción de Buenos Aires, in cui ritornano i topoi del cuore creolo e della nostalgia struggente. Al termine della canzone il poeta implora il destino, in un empito finale di struggimento, di concedergli il privilegio, prima di morire, di potere udire ancora il pianto del bandoneon intonare un inno nostalgico alla magica città.

La Canción de Buenos Aires

Buenos Aires, cuando lejos me vi
sólo hallaba consuelo
en las notas de un tango dulzón
que lloraba el bandoneón.
Buenos Aires, suspirando por ti
bajo el sol de otro cielo,
cuando lloró mi corazón
escuchando tu nostálgica canción.

Canción maleva, canción de Buenos Aires,
hay algo en tus entrañas que vive y que perdura,
canción maleva, lamento de amargura,
sonrisa de esperanza, sollozo de pasión.
Este es el tango, canción de Buenos Aires,
nacido en el suburbio, que hoy reina en todo el mundo;
este es el tango que llevo muy profundo,
clavado en lo más hondo del criollo corazón.

Buenos Aires, donde el tango nació,
tierra mía querida,
yo quisiera poderte ofrendar
toda el alma en mi cantar.
Y le pido a mi destino el favor
de que al fin de mi vida
oiga el llorar del bandoneón,
entonando tu nostálgica canción.

Musica e testo: Oreste Cufaro e Manuel Romero

  • Sta volgendo al termine lo splendido festival patavino del tango (Padova Tango 2002: Notti Tanguere), organizzato per il terzo anno consecutivo dal Cochabamba 444. L'ultima serata sarà martedì prossimo a Montegrotto. Il tema di quest'anno prevedeva innanzitutto un omaggio al grande artista Astor Piazzolla nel decennale della sua scomparsa. E' stato davvero bello poter danzare per ben undici giorni consecutivi, rispetto alla settimana delle edizioni precedenti, nei luoghi più suggestivi: il caffè Pedrocchi, il rustico di villa Draghi a Montegrotto, il Gran Caffè delle Terme ad Abano, l'Amusement Park, ecc. Le esibizioni dei grandi maestri argentini Lucila e Roberto Reis, e Gustavo Naveira e Giselle Anne sono state straordinarie. Mai come in questa occasione lo spirito del tango è aleggiato per i cieli e le vie di Padova. Non vi sono parole per esprimere la bellezza e la suggestione delle serate danzanti, cui hanno partecipato le scuole di tango di innumerevoli città. La musica è stata a tratti di altissimo livello e l'atmosfera difficilmente pareggiabile. Il punto culminante è stato forse la serata all'aperto di venerdì, in cui tutti i maestri argentini, locali ed esterni, hanno danzato assieme sulla pista, offrendo in contemporanea una gamma stilistica di interpretazioni davvero eccezionale.

  • Testimone supremo dell'epoca d'oro del tango argentino a partire dagli anni trenta è Felix Picherna, il grande musicalizador (disc jokey) argentino espatriato ormai da anni in Europa, che è stato mio privilegio vedere in azione sabato sera ad Abano durante il Gran Galà tanguero. Picherna è un personaggio straordinario, che pare uscito, nell'aspetto e nello spirito, dalle pagine stesse di un racconto di Jorge Luis Borges. Esiste in linea un'intervista, con immagini, in cui egli racconta a grandi linee la propria vita. Vale davvero la pena di leggerla. >> vedi.
Mercoledì, 3 Luglio 2002
  • Chi non ha mai ascoltato, almeno una volta nella propria vita, quel superclassico del repertorioTango pasion. tanguero che è Adiós, Muchachos? Pochi, tuttavia immagino, ne avranno letto il testo, che offro a seguito all'attenzione dei miei lettori, assieme alla versione classica degli anni trenta di Carlos Gardel. E' una nostalgica e toccante rievocazione delle amicizie e degli affetti perduti, cancellati dal tempo impietoso nella realtà ma non nel ricordo, che sopravvive struggente a turbare il presente. I versi introduttivi, con il loro pathos semplice ma devastante , sono divenuti proverbiali nell'immaginario collettivo del popolo argentino e di tutti gli amanti del tango. La "barra querida de aquellos tiempos" è, in definitiva, tutto ciò cui il poeta/cantore deve rassegnarsi a rinunciare, perché i tempi sono, ahimè, cambiati, e sia la madre adorata che l'innamorata della govinezza perduta non sono altro che nostalgiche e malinconiche memorie. E' questa la canzone della 'retirada' e della rinuncia alla vita intensa; ma, dietro i versi accorati, traspare la fierezza indomita del cantore, che orgogliosamente afferma nelle proprie parole e nelle note scandite del tango la consapevolezza d'un possesso di cui nessuno potrà mai privarlo. La memoria è il pegno finale dell'hombre argentino, che eroicamente non accetta mai la resa.

Adiós, Muchachos

Adiós, muchachos, compañeros de mi vida,
barra querida de aquellos tiempos.
Me toca a mí hoy emprender la retirada,
debo alejarme de mi buena muchachada.
Adiós, muchachos. Ya me voy y me resigno...
Contra el destino nadie la talla...
Se terminaron para mí todas las farras,
mi cuerpo enfermo no resiste más...

Acuden a mi mente
recuerdos de otros tiempos,
de los bellos momentos
que antaño disfruté
cerquita de mi madre,
santa viejita,
y de mi noviecita
que tanto idolatré...
¿Se acuerdan que era hermosa,
más bella que una diosa
y que ebrio yo de amor,
le di mi corazón,
mas el Señor, celoso
de sus encantos,
hundiéndome en el llanto
me la llevó?

Es Dios el juez supremo.
No hay quien se le resista.
Ya estoy acostumbrado
su ley a respetar,
pues mi vida deshizo
con sus mandatos
al robarme a mi madre
y a mi novia también.
Dos lágrimas sinceras
derramo en mi partida
por la barra querida
que nunca me olvidó
y al darles, mis amigos,
mi adiós postrero,
les doy con toda mi alma
mi bendición.

Musica e testo: Julio César Sanders e
César Felipe Vedani

  • Il Brasile completa la propria passerella d'onore al torneo nippo-coreano conquistando agevolmente il proprio quinto titolo mondiale contro una solida, nonché stolida, Germania di umili scarponi, giunta non si sa bene come fino alla finale. I discendenti di Sigfrido tentano, pateticamente ma disputando una gara coraggiosa com'è nel loro carattere (medita, tremebondo e vile Trapattoni), di sovvertire i pronostici sfavorevoli, ma ne escono nettamente surclassati dal samba carioca. Il portierone Khan smentisce la propria imbattibilità commettendo un errore decisivo proprio nel momento più importante (oh, come sai esser perfido, iddio del Futbolista.calcio): si lascia sfuggire come una saponetta beffarda un fendente maligno di Rivaldo, caracolla goffamente a quattro zampe, gatton gattoni, nel tentativo di recuperarlo e viene infilato di piatto dal giustiziere Ronaldo, che poi lo supererà ancora una volta con un preciso colpo da biliardo rasente il palo sinistro, per il definitivo trionfo dei verdeoro. Ipanema esplode comeuna polveriera mentre l'intera Germania sprofonda in un cupo Gotterdämmerung degno dell'epos più tragico. Brazil über alles è il motto finale di questo mondiale, e ai tedeschi non rimane che prenderne mestamente atto e arrotolar le bandiere. I dentoni da marmotta assopita di Ronaldo, e quelli persino più lunghi e sporgenti dell'incredibile Ronaldinho, luccicano a 24 carati da tutti i maxischermi del pianeta, e per qualche giorno i brasiliani potranno dimenticare la propria miseria in un bagno collettivo di epica portata, degna replica del frenetico carnevale di Rio. Il calcio come oppio dei poveri: chi l'aveva già sottolineato?

    I Brasileros, in qualche modo, riescono quindi a riscattare alla fine la mediocrità di questo campionato, lusingando appieno le speranze degli amanti del bel calcio, stanchi morti ormai della stracca presunzione degli infingardi nazionalazzurri, che ancora una volta non hanno saputo onorare la bandiera in grazia della propria pusillanimità. Viva il Brasile, quindi, e gloria a chi offre lustro, con l'audacia e la spensieratezza del gioco, alla magia imperitura del calcio.

  • Questa poesia è dedicata al mese di luglio e fu scritta negli anni settanta da Cesare Angelini, illustre pedagogo all'Almo Collegio Borromeo di Pavia. Appartiene ad una raccolta intitolata Zodiaco:

Luglio

Luglio infuocato mugola pei campi
ferito dalla sua stessa calura;
ognuno implora un poco di frescura
da un rissoso sbattere di lampi.


Nella grande afa che non lascia scampi
l'aria per troppa luce si scura:
tiene ogni cosa una sorta rancura
contro l'incendio che pare tutto avvampi.


Canta Virgilio: "Sole sub ardenti
strillano le cicale sopra i faggi
la lode delle ore veementi.


Ma gli armenti riparan sotto i ponti
degli asciutti torrenti, a sognare ombre
e il refrigerio di muscose fonti".

Cesare Angelini, Il piacere della memoria,
All'Insegna del Pesce d'Oro, Milano, 1977

Lunedì, 1 Luglio 2002
  • La tradizione della devozione antoniana a Padova e nel mondo.La tradizione della devozione antoniana nella città di Padova, e quasi dovunque al mondo, è un fenomeno popolare di incredibile rilievo. Ricordo, fin da fanciullo, l'allegra e pia consuetudine della raccolta dei santini, alcuni dei quali davvero molto belli. L'ingrandimento di quello a lato è un portafortuna per l'estate, che dono con affetto ai miei lettori. Ricordo altresì una bella mostra al museo del Santo, a metà degli anni '90 (Antonio ritrovato, il culto del Santo tra collezionismo religioso e privato), in cui erano stati esposti oggetti, databili tra il XV e il XIX secolo, riguardanti il culto antoniano, e di cui conservo ancora l'ottimo catalogo. E' difficile pensare a Padova senza il suo santo taumaturgo, e la cittadella antoniana rimane ancora il cuore spirituale di una città che è molto mutata da quando ero un ragazzo, ma che conserva ancora miracolosamente, nella sua essenza profonda e inconfondibile, il senso di una continuità culturale fortunatamente intatta, anche se pericolosamente in bilico sull'orlo precario dell'apostasia postmoderna.
  • Siamo ormai giunti agli ultimi aggiornamenti prima delle vacanze estive. L'estate è ormai giunta e tra non molto (a partire dal periodo dopo la prima settimana di luglio) Palchetti Patavini andrà un po' in vacanza. Vi sarà un periodo estivo di discontinuità, in cui potrebbe esservi, talvolta, qualche occasionale aggiornamento. La continuità riprenderà, se Dio mi assiste, dal prossimo mese di settembre.

    Credo che l'estate dovrebbe offrirci l'opportunità di meditare un po' su ciò che abbiamo fatto durante l'anno e sui possibili miglioramenti che potremmo apportare alla nostra vita e a noi stessi. Se l'estate diviene unicamente una serie di trasbordi autostradali verso località sovraffollate e chiassose, come spesso ahimè si riduce ad essere, temo che sia in gran parte sprecata. Vi dovrebbe essere qualche istante di silenzio, che consenta a ciascuno di scrutarsi interiormente e di riallacciare il contatto con la natura, quella vera, non quella artificiata e banale dei depliant turistici.

    L'aspirazione del poeta urbano alla vita semplice e pura a contatto con la natura trova, nella letteratura italiana, una delle sue prime forme espressive nelle stanze famose del Poliziano:

Quanto è più dolce, quanto è più sicuro
seguir le fiere fuggitive in caccia
fra boschi antichi fuor di fossa o muro ...
  • Ho aggiunto, per gli amanti del tango, un nuovo collegamento a destra, sotto il calendario, chiamato 'Ascolta il tango'. Cliccandovi sopra si può ascoltare una lunga serie continua di tanghi in sottofondo mentre si naviga. Spero che l'idea venga apprezzata da tutti. E se qualcuno si chiedesse che cosa abbia a che fare il tango con S. Antonio, risponderei, senza tema di smentita, che la vita è un mistero infinito e che la passione è unica e indivisibile.
Scrivetemi

© Copyright 2001 Giovanni Querini.
Ultimo aggiornamento: 7 luglio 2002
"Initium sapientiae timor Domini", Bibbia, Salmo 110, 10.