§ "Solo il tempo concede che ogni realtà secerna la sua douceur", scrive Roberto Calasso, il grande cerimoniere della plenitudo. La dolcezza pregnante e infinitamente ricca che presiede all'essenza può essere soltanto svelata e rivelata nel tempo, quando ormai la giovinezza appare beffardamente incline alla fuga, all'irreversibile abbandono.
§ Erano i tempi in cui i professori usavano il lapis rosso turchese per correggere i compiti: altri tempi. Lo stile era ancora nell'aria, spirava dietro ogni angolo. Per scrivere si doveva intingere il pennino nel calamaio, e la mano imparava la grazia dolce della levità. Usare la penna a sfera sarebbe stato considerato altamente improprio, un'inconcepibile infrazione alle regole sottintese della cortesia e del buon gusto. I fogli si macchiavano facilmente, i pennini spesso si spuntavano, e c'era sempre qualche buontempone che pensava bene d'intingere pallottole di carta assorbente nei calamai per prosciugarli a suo piacimento. Mestiere arduo quello dello scrivano, e ancor di più quello dello scolaro. Eppure erano bei tempi, e come s'imparava a scrivere allora non s'impara, temo, ormai più.
§ Lo stile altro non è che l'arte sottile della rinuncia, e pertanto arduo più che mai da apprendere oggi che a quasi nulla sappiamo rinunciare.
§ "Là dove siete potete almeno godere la douceur di non sentir parlare di affari [pubblici]." Maria Antonietta in una lettera a Talleyrand dell'aprile 1787.