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Video di tango

Web design: Giovanni Querini

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Lunedì, 28 giugno 2004

Il calcio e i miei sogni di periferia all'inizio degli anni sessanta: dalla sinistra Carlo Cardaccio, Amedeo Pedini e il sottoscritto.Che la poesia e la bellezza del calcio si siano da lungo tempo estinti nel continente europeo è, a mio parere, indubbio, come del resto testimoniano in modo lampante i campionati europei di Portogallo attualmente in corso. Dell'immaginazione creatrice di gioco d'un tempo sopravvive ben poco nel vecchio e stanco continente, e quel poco che rimane è in gran parte da attribuirsi al merito dei giocatori sudamericani e africani che militano nelle squadre europee. Velocità, frenesia e mero atletismo si sono sostituiti all'eleganza classica del calcio dei tempi d'oro, quando più che correre come degli ossessi contava far correre intelligentemente il pallone. Se si vogliano poi aggiungere i soldi e gli sponsor al tutto, il quadro risulta ahimé completo. Sull'ennesima e meritatissima figuraccia dell'Italia agli europei, due anni dopo la disfatta coreana ai mondiali, non credo sia il caso di spendere molte parole. Una federazione che mantiene in carica una macchietta assurda e antiquata come Trapattoni e un dinosauro come Carraro alla presidenza non merita davvero nulla. Grazie quindi alle nazionali di Danimarca e di Svezia, umili e noiosissime vestali del calcio senz'anima oggi di moda, che con la loro combinata scandinava assai poco sportiva nel terzo e decisivo incontro hanno contribuito all'eliminazione dei nostri brocchi presuntuosi superpagati arroganti e talvolta maleducati (vedasi lo sputo dell'inqualificabile Totti nel primo incontro). Dal calcio della corruzione e dei veleni italici non ci si poteva attendere nulla più che una ennesima delusione, e una prestazione calcistica come al solito ridicola. E ora subentrerà il permaloso viareggino Lippi alla guida della nazionale. Se qualcuno si illude che ciò possa in alcun modo mutare la vecchia mentalità difensivista e fifona del nostro calcio si sbaglia. Il calcio riflette alla perfezione lo spirito del popolo che ne interpreta il gioco.

Propongo qui a seguito, in lingua originale, alcune illuminanti osservazioni dello scrittore uruguayano Galeano circa la dubbia natura e qualità del calcio contemporaneo:

LA ESTUPIDEZ DE LA VELOCIDAD DEL FÚTBOL.

El bonito fútbol clásico, técnico, incluso artístico, ese fútbol de los "románticos", ese fútbol que se jugaba en cámara lenta y en blanco y negro, por actores blancos y negros en los tres continentes del vistoso juego de entonces, Europa, América del Sur, África, es hoy negado por los apóstoles del fútbol moderno de la fuerza y la velocidad ...

Pero esos tópicos, esos insultos al fútbol de los Pelé, Garrincha, Di Stefano, Eusebio, Kopa, Zico, Platini o Cruyff, son inmediatamente rebatidos por la frases "clásicas" de los ancianos: "cuando se juega rápido, no se juega bien". Kopa, Di Stefano o Pelé añaden que no se debe confundir velocidad y precipitación y que ellos jugaban muy rápido cuando era el momento: en los treinta últimos metros, multiplicando paredes y regates sorprendentes ... hacia adelante.

El tiempo libre, ese tiempo pasado a no correr siempre, era consagrado a la reflexión, a la lectura del juego, parando y pisando la bola, pasándola y repasándola para colocarse en apoyo, observar e imaginar un nuevo ataque relámpago. Y se tenía que ser mucho mejor técnicamente que para el fútbol de velocidad y fuerza actual.

En esos años, la expresión "inteligencia de juego" aún se usaba: en el Stade de Reims de Albert Batteux, Kopa y Fontaine, años 50, en ese Brasil de Pelé, Tostão, Jairzinho, Rivellino y Gérson, cinco jugadores técnicos e inteligentes.... y nada lentos... todos organizadores en sus clubes. La inteligencica de juego fue muchas veces victoriosa y también injustamente derrotada, pero bellamente: la Francia del Mundial 1982, de los Platini, Genghini, Tigana, Giresse y Rocheteau, o la Holanda de Cruyff, Repp y Rensenbink en 1974.

Esta velocidad del fútbol moderno que no tiene el tiempo de la inteligencia de juego, que no tiene el tiempo de la técnica del control perfecto, del amago, de la precisa pared, etc ... condena el espectáculo corriendo impedir al otro de jugar, corriendo para compensar defectos técnicos de controles o pases defectuosos.

Esta velocidad desenfrenada y permanente del fútbol moderno impide pensar, lima o elimina la imaginación y la inteligencia de juego de la mayoría, cualidades fundamentales para el espectáculo del bonito juego, por medio de la técnica, esa técnica que permite la velocidad de ejecución del juego, no la estupidez del exceso de velocidad.

Giovedì, 10 giugno 2004

Guapo bailador.Senza la poesia la vita non ha senso, e per poesia non intendo unicamente la scrittura in versi, ma piuttosto quel sentimento indefinibile e misterioso che ci assale quando ci si renda conto che qualcosa è irrimediabilmente trascorso. E allora si comprenderà che ciò che ha cessato di esistere nella realtà concreta ora vive nella memoria che tutto purifica e redime. Ciascuno di noi, ad esempio, serberà nel cuore il ricordo di un quartiere che oggi non c'è più se non di nome, obliterato dal fiume travolgente e inesorabile dei giorni. Vorremmo poterci tornare, ma sappiamo che non ci sarà possibile. Nel vecchio tango del 1931 intitolato La que murió en París Ignacio Corsini rievoca il 'barrio' perduto della giovinezza (Yo sé que aún te acuerdas del barrio perdido, de aquel Buenos Aires que nos vio partir ...) e il senso di nostalgia infinita che invade il cuore d'una vecchia cantante argentina prima della sua morte a Parigi, sull'altra sponda dell'oceano, lontana dalla propria patria e preda della memoria che le tormenta incessantemente il cuore. Questo è in fondo il tango: una celebrazione dei fantasmi di un tempo nella gloria irripetibile dell'istante attuale.

Spero che questo vecchio brano possa piacere ai miei lettori, pur nella sua semplicità. Buon ascolto.

Ascolta il tango. La que murió en París

Yo sé que aún te acuerdas del barrio perdido,
de aquel Buenos Aires que nos vio partir,
que en tus labios fríos aún tiemblan los tangos
que en París cantabas antes de morir.

La lluvia de otoño mojó los castaños,
pero ya no estabas en el bulevar...
Muchachita criolla de los ojos negros,
tus labios dormidos ya no han de cantar.

Siempre te están esperando
allá en el barrio feliz,
pero siempre está nevando
sobre tu sueño, en París.

Paloma, cómo tosías
aquel invierno, al llegar...
Como un tango te morías
en el frío bulevar...

Envuelta en mi poncho temblabas de frío
mirando la nieve caer sin cesar.
Buscabas mis manos, cantando, en tu fiebre,
el tango que siempre me hacía llorar.

Me hablabas del barrio que ya no verías,
de nuestros amores y de un carnaval...
Y yo te miraba... París y la nieve
te estaban matando, flor de mi arrabal.

Y así una noche te fuiste
por el frío bulevar,
como un tango viejo y triste
que ya nadie ha de cantar.

Siempre te están esperando
allá en el barrio feliz,
pero siempre está nevando
sobre tu sueño, en París.

Musica: Enrique Maciel; testo: Héctor Pedro Blomberg.

Mercoledì, 2 giugno 2004

Luis Bunuel, El perro andaluz.Secondo una teoria abbastanza nota, che ci riporta almeno in spirito a quella assai simile riguardante la famosa questione omerica, William Shakespeare non sarebbe mai esistito e i suoi celebri drammi sarebbero stati scritti da altre persone: il nome di Francis Bacon, in particolare, figura tra quelli dei probabili autori. Il fatto che del bardo di Stratford rimangano pochissimi cenni biografici, da cui risulta che fosse un autodidatta di scarsa istruzione e che non conoscesse praticamente né il greco nè il latino, ha indotto alcuni a postulare la possibilità di un falso storico-letterario clamoroso. Tali sono il livello lo stile e la complessità dei capolavori tramandatici che risulterebbe arduo credere che siano stati composti da una persona culturalmente così poco versata.

Che dire di tali idee, all'apparenza senza dubbio bizzarre? Credo che valga la pena non escludere nulla a priori e soltanto in base alla nostra inveterata tendenza alla percezione della realtà in termini di abitudine acquisita. Le frequenti e talvolta gravi falsificazioni della storiografia dovrebbero indubbiamente indurci alla prudenza. Personalmente, fin da quando ero uno studente universitario e leggevo con un certo trasporto giovanile le opere del celebre drammaturgo inglese in una Padova più dolce d'altri tempi, mai mi ha abbandonato l'impressione, o forse dovrei meglio dire l'intuizione profonda e invero inspiegabile, che dietro i versi di Shakespeare si celi qualcosa di misterioso ed elusivo. Qualcuno affermerà, più che mai legittimamente, che ciò che davvero importa sono le opere stesse che ci sono giunte attraverso i secoli piuttosto che l'identità dell'autore (vero o presunto che egli possa essere). Verissimo, eppure, in questo caso, penso che le cose non siano affatto così semplici e che dietro a questa faccenda potrebbe celarsi qualcosa di importante, visto e considerato il ruolo storico e letterario del personaggio in questione e l'eccellenza dei nomi citati a riguardo di questa diatriba. Oltre a Francis Bacon, l'autore della Nuova Atlantide, illustre pensatore e uomo di enorme prestigio e autorità alla corte della regina vergine Elisabetta I, figurano infatti nomi davvero illustri del periodo d'oro elisabettiano: John Dee, occultista assai noto a corte, Edward de Vere di Loxley, XVII conte di Oxford, nobile di antico lignaggio e Lord Cancelliere d'Inghilterra, Edmund Spenser, l'autore del poema The Fairy Queen.

Del gran nulla che dietro al personaggio di Shakespeare potrebbe in realtà nascondersi pare avere avuto pure sentore Jorge Luis Borges, che, in un famoso saggio dal significato enigmatico e plurivalente, scrive:

Nadie hubo en él; detras de su rostro (que aun a través de las malas pinturas de la época no se parece a ningún otro) y de sus palabras, que eran copiosas, fantasticas y agitadas, no había mas que un poco de frío, un sueño no soñado por alguien.

Jorge Luis Borges, Everything and Nothing.

Scrivetemi

© Copyright 2001/04 Giovanni Querini.
Ultimo aggiornamento: 28 giugno 2004
"Initium sapientiae timor Domini", Bibbia, Salmo 110, 10.
Motto del mese: "Tù tambien eres, ¡ oh palma ! en este suelo extranjera ...". Abdurrahmán.

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Uroburo: il cerchio dell'eterno ritorno.