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Giugno (II
parte) >>
Giugno
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¶ Vi
sono immagini che, più di altre, riescono ad evocare
la magia di un sentimento, direi quasi la soavità
di un'intuizione. La Madonna in preghiera del Sassoferrato,
in arte Giovanni Battista Salvi, (vedasi l'ingrandimento)
appartiene a tale novero prezioso. Seppure circondata da
mille altre splendide opere d'arte nella Galleria Doria
Pamphilj di Roma, essa risalta come un fiore delicato in
mezzo a tutte, distinguendosi per quel dono inarrivabile
dell'innocenza evocativa che il pittore è riuscito
a confezionare nel magico spazio succinto di una tela. Osservandola
con attenzione ci si rende conto di quali pinnacoli di ispirazione
un artista possa raggiungere se sorretto da una tecnica
pittorica magistrale e, soprattutto, se illuminato dal sole
invisibile d'un concetto profondo e spiritualmente elevato.
Sono convinto che per esprimere tali qualità artistiche
si debba necessariamente rinunciare a qualcosa, forse a
tutto, per poter creare in se stessi lo stato d'animo adatto
al miracolo dell'invenzione.
¶ "Infelice l'artista dal cuore diviso! Il beato
Angelico avrebbe abbandonato la sua pittura senza esitare
per andare a custodire le oche se l'obbedienza gliel'avesse
richiesto. E allora un fiume creatore sgorgava dal suo seno
in pace. Dio gli lasciava tutto questo, perché vi
aveva rinunciato" (Jacques Maritain).
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¶ Historia
de un amor, che potete ascoltare dalla voce di
Alejandra Santander, è un tango assai recente (2001)
e, in un certo qual modo, a mio parere, una curiosità.
In esso paiono amalgamarsi elementi eterogenei di matrice
chiaramente ispanica e di timbro tutto sommato ibrido e
moderno. Lo propongo all'attenzione dei lettori come un
motivo che, seppure all'apparenza disancorato dalla vena
interpretativa centrale del tango cancion, non
si allontana tuttavia del tutto dal percorso tradizionale.
"Y si ya no puedo verte, porque Dios me hizo quererte
para hacerme sufrir mas.. ", si lamenta la cantante,
riproponendo l'eterno e risaputo tema dell'amore e della
sofferenza, che nel tango tuttavia, come una fenice che
rinasce costantemente dalle proprie ceneri, non cessa di
esercitare il suo fascino intramontabile. Il tango pare
avere conservato, nonostante certe recenti speculazioni
commerciali a suo discapito, un'innocenza profonda che ne
contaddistingue la natura, mantenendone miracolosamente
integra l'essenza.
Historia
de un amor
Ya no estas a mi lado corazón
en el alma solo tengo soledad
y si ya no puedo verte,
porque Dios me hizo quererte
para hacerme sufrir mas..
siempre fuiste la razon de mi existir,
adorarte para mi fue religion
y en tus besos yo encontraba
el calor que me brindaba,
el amor y la pasión.
Es la historia de un amor
como no hay otro igual
que me hizo comprender
todo el bien todo el mal
que le dio luz a mi vida,
apagandola después.
Ay que vida tan oscura corazón,
sin tu amor no vivire.
Musica e testo: Carlos
Almaran. |
¶ Ricordo ai miei cortesi lettori che, per visualizzare
meglio Palchetti, è raccomandata una risoluzione
dello schermo di 1024 x 768 pixel. Una risoluzione 800 x
600, purtroppo ancor'oggi usata da molti, non rende al meglio
la visione delle pagine.
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Mercoledì,
18 Giugno 2003 |
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¶ Tra i luoghi a me prediletti della nostra provincia
ve n'è uno che mi ha sempre ispirato
la gioia della pace interiore. Sebbene non sia stato risparmiato
dalle conseguenze della smania turistica della nostra epoca,
il parco seicentesco della villa Barbarigo
di Valsanzibio ha mantenuto intatto nel corso dei
secoli il fascino che gli deriva, oltre che dalla bellezza
naturale del luogo situato ai piedi dei colli Euganei e
dalla venustà dei monumenti, dalla propria natura
profondamente simbolica. Il parco della villa può
considerarsi, infatti, una complessa allegoria barocca del
percorso iniziatico che conduce l'uomo alla perfezione.
Ciascuno dei settori interni costituisce una tappa di tale
percorso: l'isola dei conigli, la statua del tempo, lo splendido
labirinto delle siepi di bosso, la fontana dell'Iride, e
via discorrendo. Autentico capolavoro dello spirito sincretistico,
che ne anima intimamente l'essenza, esso disegna un tragitto
spirituale che di tratto in tratto conduce il viaggiatore
verso la meta finale. Il messaggio conclusivo al termine
del tragitto sulla scalinata della villa, che lascerò
svelare alla curiosità del visitatore, riassume il
senso sottile ed esoterico dell'avventura interiore.
La breve presentazione a seguito è tratta dal sito
http://www.valsanzibiogiardino.it
:
Valsanzibio, uno
dei maggiori giardini d'epoca esistenti, fu portato
all'attuale splendore, nella seconda metà del
Seicento, dal nobile veneziano Zuane Francesco Barbarigo,
aiutato dal figlio Antonio. Il primogenito Gregorio,
Cardinale e futuro Santo, ispirò l'alta simbologia
del progetto dovuto all'architetto e fontaniere Pontificio
Luigi Bernini. Settanta statue, in buona parte opera
del Merengo ed altrettante sculture minori si integrano
ad architetture, ruscelli, cascate, fontane, laghetti,
scherzi d'acqua e peschiere, fra innumerevoli alberi
ed arbusti, su ben quindici ettari di superficie.
Tale insieme venne concepito ed attuato per simboleggiare
il cammino dell'uomo verso la propria perfettibilità
e Salvazione. L'itinerario inizia dal monumentale
ingresso che serviva anche di approdo alle barche
giunte attraverso la valle da pesca di Santo Eusebio,
da cui il nome "ValSanZibio". Un tempo estesa
a tutta la pianura la "Valle" oggi si limita
al laghetto preservato per rispecchiare l'elegante
costruzione. Questa è significativamente arricchita
da fontane, bassorilievi e statue su cui domina Diana-Luna,
la dea preposta alla natura ed agli animali selvaggi
come pure a mutamenti e prodigi. Da qui, entrando
in Giardino attraverso l'arco di Sileno, si costeggia
la peschiera detta Bagno di Diana, la Fontana dell'Iride
e la Peschiera dei Venti nonché il Labirinto,
episodio legato all'esempio di San Gregorio Barbarigo.
Giunti poi alla Fontana della Pila, girando a destra
si imbocca il Gran Viale fiancheggiato dall'Isola
dei Conigli. Tale garenna, unica superstite nei pochi
giardini d'epoca ancora esistenti, è qui simbolo
della immanenza, cioè della condizione comune
agli esseri viventi stretti fra i confini dello spazio
e del tempo. Al di là del viale e giustapposta
all'Isola una monumentale Statua raffigura il Tempo
che ha interrotto il suo volo attraverso lo spazio
che simboleggia la trascendente condizione in cui
lo spirito umano spazia oltre gli abituali limiti
dello spazio e del tempo.
Procedendo tra Immanenza e Trascendenza
e tra le statue e fontane che inquadrano anche simbolicamente
Isola e Tempo, si giunge alla scalea delle Lonze di
Dantesca memoria, caratterizzata dal sonetto nel quale
i significati del Giardino vengono spiegati a livelli
diversi.Si raggiunge così piazzale della Villa
dove le otto allegorie delle prerogative del Giardino
stesso e del suo Signore fanno corona alla Fontana
della Rivelazione, meta finale del simbolico percorso.L'eccezionale
integrità architettonica, scultorea, idraulica
e persino vegetale del complesso è dovuta alle
solerti cure elargitegli da sei generazioni di Barbarigo.
Nel 1804 la Casata si estinse e ne fu designato erede
il Nobil Homo Marco Antonio Michiel. Seguirono dal
1835 gli altrettanto appassionati Conti Martinengo
da Barco e poi i Conti Donà delle Rose e dal
1929 i Nobili Pizzoni Ardemani. Proprietari da tre
generazioni dell'intera tenuta, Essi hanno riparato
i disastri causati dalla occupazione militare e dal
forzato abbandono dell'ultima guerra ed hanno recentemente
ripristinato tutte i trentatre punti d'acqua del Giardino
compromessi dal progressivo impoverimento sorgivo.
Grazie a ciò Valsanzibio è oggi l'esempio
raro di giardino simbolico leggibile, di gran giardino
d'acque in completa efficienza e di seicentesco giardino
all'Italiana assolutamente integro. |
¶ Che dire del calore allucinante di queste giornate
di metà giugno, con le temperature nettamente al
di sopra delle medie stagionali? L'Africa è sempre
più vicina, a quanto si dice: un segno triste dei
tempi? L'uomo, scherzando col fuoco, finirà per bruciarsi?
Non ci rendiamo conto di quanto fragile sia l'equilibrio
ecologico del pianeta e di come l'umanità continui
a modificarlo nel nome esclusivo della propria inqualificabile
avidità. Ci domina una frenesia collettiva cui è
arduo davvero sottrarsi, e nessuno si accontenta più
dei doni semplici della natura, che il parassita umano non
si fa scrupolo alcuno di deturpare. Le notizie degli incendi
violenti e il caldo atroce dell'estate australiana erano
stati, lo scorso inverno, un segno premonitore di certi
sconvolgimenti che stanno rovesciando l'equilibrio del mondo.
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Scrivetemi |
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©
Copyright 2001 Giovanni Querini.
Ultimo aggiornamento: 27 giugno 2003
"Initium sapientiae timor Domini", Bibbia, Salmo 110,
10. |
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Motto
del mese: "Primero hay que saber sufrir, después
amar, despuès partir, al fin andar sin pensamiento".
Homero Expósito, Naranjo en flor. |
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