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Giugno>> Maggio : 1
Venerdì, 13 Giugno 2003

Thoor Ballylee: la torre del mio oblio.Ci sarebbe molto da dire a proposito di torri, quelle funeste che hanno simbolicamente segnato l'inizio del nuovo millennio e quelle antiche, consacrate della tradizione secolare. Potrei raccontare, ad esempio, di quella volta che, nell'ormai lontano 1983, andai in Irlanda per visitare Thoor Ballylee, nella contea occidentale di Sligo e, transitando ad alcuni chilometri di distanza, me ne scordai del tutto, per poi ricordarmene nuovamente a Dublino al termine del viaggio, quando era ormai troppo tardi. Che dire di un tale sconcertante episodio di amnesia? Lo catalogherei come uno dei tanti piccoli misteri della vita, probabilmente simbolico di un qualcosa che mi ha sempre eluso. Mi fa piacere che delle care persone questo mese si siano ricordate di questo piccolo aneddoto, donandomi una bellissima guida d'Irlanda che, in qualche modo, sento che in futuro potrà ricondurmi a quella torre obliata. William Butler Yeats, il sommo poeta irlandese, acquistò la torre (in realtà un castello normanno del sedicesimo secolo costruito dalla famiglia de Burgo o Burke, dai cui parapetti si poteva vedere la campagna circostante e Coole's Seven Woods) e vi andò ad abitare nell'estate del 1919. Il poeta considerava la torre un rifugio dal mondo, che si andava allora disgregando a seguito della grande guerra e del triste declino in Irlanda delle grandi famiglie aristocratiche. Le morti di Lady Gregory e del suo unico figlio, il maggiore Robert Gregory, che fu abbattuto in volo nei cieli veneti durante la guerra ed è tuttora sepolto nel cimitero militare inglese di Padova, e lo smembramento della loro antica proprietà di Coole Estate furono considerati da Yeats come un vero e proprio simbolo della tragica dissoluzione degli antichi valori nei primi decenni del novecento.

Nell'antica torre Yeats scrisse alcune delle sue poesie più memorabili, di cui propongo alcuni versi in lingua originale a seguito.

My Soul. I summon to the winding ancient stair;
Set all your mind upon the steep ascent,
Upon the broken, crumbling battlement,
Upon the breathless starlit air,
Upon the star that marks the hidden pole;
Fix every wandering thought upon
That quarter where all thought is done:
Who can distinguish darkness from the soul?

W. B. Yeats, A Dialogue of self and soul, 1929.

I declare this tower is my symbol; I declare
This winding, gyring, spiring treadmill of a stair is my ancestral stair;
That Goldsmith and the Dean, Berkeley and Burke
Have travelled there.

W. B. Yeats, Blood and the Moon, 1928.

¶ La presentazione del nuovo CD di Consiglia Licciardi intitolato Torna Maggio si terrà alle ore 19.00 di giovedi 26 Giugno nei locali della libreria Feltrinelli di Piazza dei Martiri a Napoli. La notte, inoltre, tra il 24 e il 25 Giugno dalle ore 24.00 fino alle ore 02.00 Consiglia sarè presente in Radio RAIUNO con il Programma "Notturno Italiano". In tale occasione sarà possibile ascoltare brani del nuovo album.

Lunedì, 9 Giugno 2003

Jorge Luis Borges, El Aleph: il libro dei molteplici enigmi.E' possibile scrivere tutto in una singola poesia ( e nei brevi quattordici versi di un sonetto, peraltro)? Ritengo che Jorge Luis Borges l'abbia fatto in Edipo y el enigma (che potete leggere a seguito in lingua originale), in cui il destino e il ruolo dell'uomo, in un universo a tutti gli effetti indecifrabile, vengono misteriosamente riassunti nel messaggio che si cela come una gemma oscura tra i versi, e che ciascuno deve tentare di decodificare attraverso la lettura e l'interiorizzazione della poesia. L'incapacità di decodificarlo ha condannato storicamente l'uomo a subire egli stesso le sventure che funestarono la vita del tragico eroe. Il mito di Edipo, forse il più ambiguo e inquietante che l'antichità ci abbia lasciato in eredità, rivela la scissione irrisolvibile alla base del rapporto tra l'uomo e l'universo a lui circostante, e nella risposta dell'oracolo allo sventurato Edipo si nasconde subdolamente l'unica verità che potrebbe salvarlo. Ma alla fine vince la sfinge, nonostante il fatto che essa sprofondi nel baratro e che Edipo appaia il vincitore o come tale venga considerato da certa tradizione. L'interpretazione che viene solitamente data alle parole dell'oracolo è gnoseologicamente fuorviante. L'autentico significato delle parole della sfinge, è mia convinzione, ce lo rivela Borges sotto il velame oscuro delle immagini della poesia, ed è arduo da svelare. Lo svelamento comporterebbe il crollo dell'intero edificio filosofico del mondo occidentale e di un sistema epistemologico basato sull'equivoco tragico della razionalità.

Edipo y el enigma

Cuadrúpedo en la aurora, alto en el día
y con tres pies errando por el vano
ámbito de la tarde, así veía
la eterna esfinge a su inconstante hermano,
el hombre, y con la tarde un hombre vino
que descifró aterrado en el espejo
de la mostruosa imagen, el reflejo
de su declinación y su destino.
Somos Edipo y de un eterno modo
la larga y triple bestia somos, todo
lo que seremos y lo que hemos sido.
Nos aniquilaría ver la ingente
forma de nuestro ser; piadosamente
Dios nos depara sucesión y olvido.

Mercoledì, 4 Giugno 2003

L'eleganza del tango.L'eleganza e il tango: un binomio indissolubile; e al vertice di esso troviamo, assisa in splendida solitudine, la figura di Osvaldo Pugliese, un compositore che negli anni quaranta rinnovò lo stile e il repertorio dell'intero genere. Come una salutare ventata di aria fresca giunsero infatti sulla scena bonaerense le canzoni di Recuerdo, il disco che rese celebre Pugliese, brillante pianista oltre che autentico genio della melodia strumentale e raffinato interprete degli anfratti più reconditi e affascinanti del pathos porteño. La musica di Pugliese, con i suoi splendidi arrangiamenti, contribuì pure a cambiare lo stile del 'tango bailado', rendendolo più intimista e raccolto o evocando le figure più complesse e fatali del desiderio. Perché non confessarlo? Non vi è ballerino di tango che non avverta irresistibilmente l'impulso di scendere in pista ogniqualvolta un motivo di Osvaldo Pugliese risuoni come un richiamo magico e sinuoso nell'aria sognante d'una milonga affollata. Piano, violino e bandoneon la fanno da padroni, e le scarpe da ballo paiono muoversi da sole, tracciando arabeschi lievi sull'impiantito levigato dalle mille traccie intersecate dei sogni.

Ascolta il tango.Un motivo assai noto di Osvaldo Pugliese è Zum, prediletto nelle proprie esibizioni da alcuni maestri argentini del tango fantasia. Potete ascoltarlo e ammirarne la raffinatezza dell'arrangiamento cliccando sull'icona del fonografo qui a lato. Buon divertimento.

¶ Da oggi Palchetti propone una piccola galleria di foto la cui pagina si ispira alla grafica minimalista. Si intitola Fotopalchetti e per il momento contiene soltanto quattro immagini. Si tratta di luoghi, opere e oggetti che possiedono, nel mio immaginario, un significato simbolico, e che spero possano essere gradite dai miei lettori. La pagina può essere raggiunta anche dal nuovo collegamento nella barra di navigazione a sinistra.

Domenica, 1 Giugno 2003

"Pepe" Schiaffino, il grande regista uruguayano del Milan  degli anni cinquanta.Dopo nove anni di scomodo digiuno il Milan ritorna lassù, sul tetto d'Europa, al termine di una combattuta, anche se non forse bella, finalissima di Coppa Campioni contro i connazionali bianconeri della Juventus, alla vigilia considerati un po' da tutti i favoriti. Invidiosa del successo italiano certa stampa sportiva estera, soprattutto quella spagnola e francese (immancabile come sempre nel sentimento anti-italiano), sputa alquanto veleno sul tatticismo ritenuto spesso esasperato delle nostre squadre. D'accordo, in ogni cosa c'è del vero, ma tant'è: il diavolo rossonero ce l'ha fatta, vincendo con merito questa finale storica in chiave tricolore, in virtù della migliore qualità di gioco che ha saputo esprimere, e ciò senza dubbio alcuno e per riconoscimento esplicito degli avversari stessi, Carletto Ancellotti si scrolla di dosso l'etichetta assai scomoda e imbarazzante di allenatore perdente e il Milan ritorna nel novero dei protagonisti in campo internazionale (con notevole dispetto degli sventurati cugini nerazzurri, nuovamente contriti e condannati anche quest'anno al limbo lacrimevole dell'anonimato). Certo il Milan di oggi non è la squadra esilarante di Pepe Schiaffino (vedi l'immagine a lato) o quella del paròn Nereo Rocco, ispirata dalle grandi e magiche invenzioni di Gianni Rivera, o quella più recente e invero spettacolare degli olandesi volanti del grande Arrigo. La squadra di oggi non ha certo ancora un'identità che possa definirsi, nel senso reale, sua propria. La speranza tuttavia è che essa possa crescere e raccogliere ulteriori allori negli anni a venire.

Avevo avuto una sensazione immediata, all'ingresso dei giocatori in campo mercoledì sera, che i rossoneri fossero più sciolti e spensierati degli avversari, i quali erano apparsi subito troppo tesi e persino, alcuni di essi, mogi e ingrugniti: misteri insondabili del mondo della sfera di cuoio. Si avvertiva lontano un miglio che il dio del pallone non avrebbe disdegnato quella sera il vecchio diavolo di San Siro al proprio altare, e così in effetti è stato. La vecchia signora ha palesato più rughe che grazie, al 'teatro del calcio' dell'Old Trafford (così definito, con l'umiltà consueta, dai vecchi maestri decaduti d'Albione, spettatori inermi alla finale). E gloria pertanto sia ai vecchi colori. E poi si sa, tra il nuovo millennio e il diavolo parrebbe correre un legame di grande simpatia. O è soltanto una mia impressione?

¶ Ritorna giugno, dopo l'afa imprevista di fine maggio. E chi ci capisce più nulla in fondo del tempo oggigiorno? Chissà se Cesare Angelini avrebbe potuto orientarsi più tra le bizzarrie metereologiche cui siamo ormai avvezzi. I 'densi colombi [che] ombrano la riva' nel suo sonetto estivo ci riportano a una visione del mondo più calma e avulsa da ogni frenesia. E allora leggiamo la sua poesia e godiamo, per un istante almeno, di un mondo più giusto.

Giugno

"Se il fico intenerisce il ramo, dite
che l'estate è vicina..." e giugno arriva.
Densi colombi ombrano la riva
del Lambro, ebbri del fiore della vite.


Se biade bionde ondeggiano granite
tal che ogni campo oro circoscriva,
cresce il bene del vivere, s'avviva
la fiducia alla Sua presenza mite.


Giugno, mese virile, età perfetta
dell'anno, che recessi ombrosi accampi
tra l'entusiasmo dei suoi luoghi soli;


plaudono balenando i primi lampi
e la nitida nuova cicaletta
lima il silenzio ai piedi dei quercioli.

Cesare Angelini, Il piacere della memoria, 1977.

Scrivetemi

© Copyright 2001 Giovanni Querini.
Ultimo aggiornamento: 13 giugno 2003
"Initium sapientiae timor Domini", Bibbia, Salmo 110, 10.
Motto del mese: "Primero hay que saber sufrir, después amar, despuès partir, al fin andar sin pensamiento".
Homero Expósito, Naranjo en flor.

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Uroburo: il cerchio dell'eterno ritorno.