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Maggio
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¶ Ci
sarebbe molto da dire a proposito di torri,
quelle funeste che hanno simbolicamente segnato l'inizio
del nuovo millennio e quelle antiche, consacrate della tradizione
secolare. Potrei raccontare, ad esempio, di quella volta
che, nell'ormai lontano 1983, andai in Irlanda per visitare
Thoor Ballylee, nella contea
occidentale di Sligo e, transitando ad alcuni chilometri
di distanza, me ne scordai del tutto, per poi ricordarmene
nuovamente a Dublino al termine del viaggio, quando era
ormai troppo tardi. Che dire di un tale sconcertante episodio
di amnesia? Lo catalogherei come uno dei tanti piccoli misteri
della vita, probabilmente simbolico di un qualcosa che mi
ha sempre eluso. Mi fa piacere che delle care persone questo
mese si siano ricordate di questo piccolo aneddoto, donandomi
una bellissima guida d'Irlanda che, in qualche modo, sento
che in futuro potrà ricondurmi a quella torre obliata.
William Butler Yeats, il sommo poeta irlandese, acquistò
la torre (in realtà un castello normanno del sedicesimo
secolo costruito dalla famiglia de Burgo o Burke, dai cui
parapetti si poteva vedere la campagna circostante e Coole's
Seven Woods) e vi andò ad abitare nell'estate del
1919. Il poeta considerava la torre un rifugio dal mondo,
che si andava allora disgregando a seguito della grande
guerra e del triste declino in Irlanda delle grandi famiglie
aristocratiche. Le morti di Lady Gregory e del suo unico
figlio, il maggiore Robert Gregory, che fu abbattuto in
volo nei cieli veneti durante la guerra ed è tuttora
sepolto nel cimitero militare inglese di Padova, e lo smembramento
della loro antica proprietà di Coole Estate furono
considerati da Yeats come un vero e proprio simbolo della
tragica dissoluzione degli antichi valori nei primi decenni
del novecento.
Nell'antica torre Yeats scrisse alcune delle sue poesie
più memorabili, di cui propongo alcuni versi in lingua
originale a seguito.
My Soul. I summon to the
winding ancient stair;
Set all your mind upon the steep ascent,
Upon the broken, crumbling battlement,
Upon the breathless starlit air,
Upon the star that marks the hidden pole;
Fix every wandering thought upon
That quarter where all thought is done:
Who can distinguish darkness from the soul?
W. B. Yeats, A Dialogue of self and
soul, 1929. |
I declare this tower is
my symbol; I declare
This winding, gyring, spiring treadmill of a stair
is my ancestral stair;
That Goldsmith and the Dean, Berkeley and Burke
Have travelled there.
W. B. Yeats, Blood and the Moon, 1928. |
¶ La presentazione del nuovo CD di Consiglia
Licciardi intitolato Torna Maggio si terrà
alle ore 19.00 di giovedi 26 Giugno nei locali della libreria
Feltrinelli di Piazza dei Martiri a Napoli. La notte, inoltre,
tra il 24 e il 25 Giugno dalle ore 24.00 fino alle ore 02.00
Consiglia sarè presente in Radio RAIUNO con il Programma
"Notturno Italiano". In tale occasione sarà
possibile ascoltare brani del nuovo album.
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¶ E'
possibile scrivere tutto in una singola poesia ( e nei brevi
quattordici versi di un sonetto, peraltro)? Ritengo che
Jorge Luis Borges l'abbia fatto
in Edipo y el enigma (che potete leggere a seguito
in lingua originale), in cui il destino e il ruolo dell'uomo,
in un universo a tutti gli effetti indecifrabile, vengono
misteriosamente riassunti nel messaggio che si cela come
una gemma oscura tra i versi, e che ciascuno deve tentare
di decodificare attraverso la lettura e l'interiorizzazione
della poesia. L'incapacità di decodificarlo ha condannato
storicamente l'uomo a subire egli stesso le sventure che
funestarono la vita del tragico eroe. Il mito di Edipo,
forse il più ambiguo e inquietante che l'antichità
ci abbia lasciato in eredità, rivela la scissione
irrisolvibile alla base del rapporto tra l'uomo e l'universo
a lui circostante, e nella risposta dell'oracolo allo sventurato
Edipo si nasconde subdolamente l'unica verità che
potrebbe salvarlo. Ma alla fine vince la sfinge, nonostante
il fatto che essa sprofondi nel baratro e che Edipo appaia
il vincitore o come tale venga considerato da certa tradizione.
L'interpretazione che viene solitamente data alle parole
dell'oracolo è gnoseologicamente fuorviante. L'autentico
significato delle parole della sfinge, è mia convinzione,
ce lo rivela Borges sotto il velame oscuro delle immagini
della poesia, ed è arduo da svelare. Lo svelamento
comporterebbe il crollo dell'intero edificio filosofico
del mondo occidentale e di un sistema epistemologico basato
sull'equivoco tragico della razionalità.
Edipo
y el enigma
Cuadrúpedo en la aurora,
alto en el día
y con tres pies errando por el vano
ámbito de la tarde, así veía
la eterna esfinge a su inconstante hermano,
el hombre, y con la tarde un hombre vino
que descifró aterrado en el espejo
de la mostruosa imagen, el reflejo
de su declinación y su destino.
Somos Edipo y de un eterno modo
la larga y triple bestia somos, todo
lo que seremos y lo que hemos sido.
Nos aniquilaría ver la ingente
forma de nuestro ser; piadosamente
Dios nos depara sucesión y olvido.
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¶ L'eleganza
e il tango: un binomio indissolubile; e al vertice
di esso troviamo, assisa in splendida solitudine, la figura
di Osvaldo Pugliese, un compositore
che negli anni quaranta rinnovò lo stile e il repertorio
dell'intero genere. Come una salutare ventata di aria fresca
giunsero infatti sulla scena bonaerense le canzoni di Recuerdo,
il disco che rese celebre Pugliese, brillante pianista oltre
che autentico genio della melodia strumentale e raffinato
interprete degli anfratti più reconditi e affascinanti
del pathos porteño. La musica di Pugliese, con i
suoi splendidi arrangiamenti, contribuì pure a cambiare
lo stile del 'tango bailado', rendendolo più intimista
e raccolto o evocando le figure più complesse e fatali
del desiderio. Perché non confessarlo? Non vi è
ballerino di tango che non avverta irresistibilmente l'impulso
di scendere in pista ogniqualvolta un motivo di Osvaldo
Pugliese risuoni come un richiamo magico e sinuoso nell'aria
sognante d'una milonga affollata. Piano, violino e bandoneon
la fanno da padroni, e le scarpe da ballo paiono muoversi
da sole, tracciando arabeschi lievi sull'impiantito levigato
dalle mille traccie intersecate dei sogni.
Un
motivo assai noto di Osvaldo Pugliese è Zum,
prediletto nelle proprie esibizioni da alcuni maestri argentini
del tango fantasia. Potete ascoltarlo e ammirarne la raffinatezza
dell'arrangiamento cliccando sull'icona del fonografo qui
a lato. Buon divertimento.
¶ Da oggi Palchetti propone una piccola galleria di
foto la cui pagina si ispira alla grafica minimalista. Si
intitola Fotopalchetti
e per il momento contiene soltanto quattro immagini. Si
tratta di luoghi, opere e oggetti che possiedono, nel mio
immaginario, un significato simbolico, e che spero possano
essere gradite dai miei lettori. La pagina può essere
raggiunta anche dal nuovo collegamento nella barra di navigazione
a sinistra.
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¶ Dopo
nove anni di scomodo digiuno il Milan
ritorna lassù, sul tetto d'Europa, al termine di
una combattuta, anche se non forse bella, finalissima di
Coppa Campioni contro i connazionali bianconeri della Juventus,
alla vigilia considerati un po' da tutti i favoriti. Invidiosa
del successo italiano certa stampa sportiva estera, soprattutto
quella spagnola e francese (immancabile come sempre nel
sentimento anti-italiano), sputa alquanto veleno sul tatticismo
ritenuto spesso esasperato delle nostre squadre. D'accordo,
in ogni cosa c'è del vero, ma tant'è: il diavolo
rossonero ce l'ha fatta, vincendo con merito questa finale
storica in chiave tricolore, in virtù della migliore
qualità di gioco che ha saputo esprimere, e ciò
senza dubbio alcuno e per riconoscimento esplicito degli
avversari stessi, Carletto Ancellotti si scrolla di dosso
l'etichetta assai scomoda e imbarazzante di allenatore perdente
e il Milan ritorna nel novero dei protagonisti in campo
internazionale (con notevole dispetto degli sventurati cugini
nerazzurri, nuovamente contriti e condannati anche quest'anno
al limbo lacrimevole dell'anonimato). Certo il Milan di
oggi non è la squadra esilarante di Pepe Schiaffino
(vedi l'immagine a lato) o quella del paròn Nereo
Rocco, ispirata dalle grandi e magiche invenzioni di Gianni
Rivera, o quella più recente e invero spettacolare
degli olandesi volanti del grande Arrigo. La squadra di
oggi non ha certo ancora un'identità che possa definirsi,
nel senso reale, sua propria. La speranza tuttavia è
che essa possa crescere e raccogliere ulteriori allori negli
anni a venire.
Avevo avuto una sensazione immediata, all'ingresso dei
giocatori in campo mercoledì sera, che i rossoneri
fossero più sciolti e spensierati degli avversari,
i quali erano apparsi subito troppo tesi e persino, alcuni
di essi, mogi e ingrugniti: misteri insondabili del mondo
della sfera di cuoio. Si avvertiva lontano un miglio che
il dio del pallone non avrebbe disdegnato quella sera il
vecchio diavolo di San Siro al proprio altare, e così
in effetti è stato. La vecchia signora ha palesato
più rughe che grazie, al 'teatro del calcio' dell'Old
Trafford (così definito, con l'umiltà consueta,
dai vecchi maestri decaduti d'Albione, spettatori inermi
alla finale). E gloria pertanto sia ai vecchi colori. E
poi si sa, tra il nuovo millennio e il diavolo parrebbe
correre un legame di grande simpatia. O è soltanto
una mia impressione?
¶ Ritorna giugno, dopo l'afa imprevista di fine maggio.
E chi ci capisce più nulla in fondo del tempo oggigiorno?
Chissà se Cesare Angelini avrebbe potuto orientarsi
più tra le bizzarrie metereologiche cui siamo ormai
avvezzi. I 'densi colombi [che] ombrano la riva' nel suo
sonetto estivo ci riportano a una visione del mondo più
calma e avulsa da ogni frenesia. E allora leggiamo la sua
poesia e godiamo, per un istante almeno, di un mondo più
giusto.
Giugno
"Se il fico intenerisce il ramo,
dite
che l'estate è vicina..." e giugno arriva.
Densi colombi ombrano la riva
del Lambro, ebbri del fiore della vite.
Se biade bionde ondeggiano granite
tal che ogni campo oro circoscriva,
cresce il bene del vivere, s'avviva
la fiducia alla Sua presenza mite.
Giugno, mese virile, età perfetta
dell'anno, che recessi ombrosi accampi
tra l'entusiasmo dei suoi luoghi soli;
plaudono balenando i primi lampi
e la nitida nuova cicaletta
lima il silenzio ai piedi dei quercioli.
Cesare Angelini, Il
piacere della memoria, 1977. |
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Scrivetemi |
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©
Copyright 2001 Giovanni Querini.
Ultimo aggiornamento: 13 giugno 2003
"Initium sapientiae timor Domini", Bibbia, Salmo 110,
10. |
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Motto
del mese: "Primero hay que saber sufrir, después
amar, despuès partir, al fin andar sin pensamiento".
Homero Expósito, Naranjo en flor. |
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