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Gennaio >> ottobre
martedì, 5 gennaio 2010

La nebbia ci avvolge dovunque si voglia ingenuamente incedere.Pochi hanno consapevolezza di ciò che ci è stato sottratto, di ciò che abbiamo smarrito nel baratro vertiginoso dei millenni (ben poca cosa sono ormai i secoli): una favola antica, precedente alla generazione dell'uomo, dolce come una danza solitaria al crepuscolo avvolgente che si apre come una fessura sottile, quasi impercettibile, tra i mondi. Comprendere tutto ciò è ormai per i più impossibile, poiché ogni cosa intorno a noi è una nebbia che un'antichissima oscura magia ha saputo evocare con necromantica maestria. Vaghiamo barcollando in tale nebbia, disconoscendo l'immortalità. Ciò che intendiamo come luce è oscurità. Le parole ci cingono il capo come un elmo di dannazione. Tutto ciò che ci hanno insegnato e ancora insegnano è falso, ma ora finalmente ci è stato rivelato.

Giuliano Scabia ancora possiede, nella rara poesia della sua narrazione, il fiore prezioso che può cancellare d'incanto l'inganno astruso dello specchio, l'inganno che i signori in nero dal lungo manto hanno saputo ordire. In Nane Oca ritroviamo ad ogni passo la magia perduta della semplicità e dell'amore innocente. Nella Foresta Pavante sopravvivono nascosti gli spiriti antichi degli avi.

“- Caro Giovanni, cara signora Flora, cari ragazzi del Palo delle Rondini, cara Maria la Bella, caro Celeste lo sposo, - disse l'Uomo Selvatico, - sono venuto stasera per impulso dell'anima allo scopo di rivelarvi il segreto più grande che ci sia. Avete mai sentito parlare dell'albero della vita?
- Certamente, - disse la signora Flora. - Se ne raccontano tante sugli alberi della vita. La Scrittura dice che anche nel Paradiso Terrestre...
- Appunto, - disse l'Uomo Selvatico. - Ero presente quando Dio proibì al primo uomo di mangiare la foglia per paura che diventasse immortale come lui. Di nascosto io ho assaggiato, ne è passato di tempo, e non sono ancora morto. Penso di essere diventato immortale.
- Allora l'albero della vita è veramente esistito! - disse Giovanni.
- E ancora esiste, - disse l'Uomo Selvatico.
- Dove? - domandò Giovanni.
- È l'albero sopra cui sto, - disse l'Uomo Selvatico.
[…]
Tutti restarono a bocca aperta. Si sentivano i battiti dei cuori. Giovanni disse:
- Mi piacerebbe mangiare le foglie.
- Mangiate, mangiate, - disse l'Uomo Selvatico. Sentite come sono dolci e garbine.
Allora tutti si accostarono all'albero, staccarono le foglie e ne mangiarono. […]
Intanto in piazza tutti aspettavano e Giovanni disse:
- Cosa mai avranno queste foglie dolci e garbine per rendere immortali?
- Sono il vero più vero momón, - disse l'Uomo Selvatico, - e l'albero è collegato per le radici con tutti gli alberi della Pavante Foresta e delle selve sorelle sparse per il mondo.
- Ma guarda, - disse Giovanni, - il momón era davanti a casa e non lo sapevo.
- Che cosa cambia adesso che siamo immortali? disse la signora Flora.
- Che ci godiamo eternamente la vita e l'amore, disse suor Gabriella”

da G. Scabia, Nane Oca.

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© Copyright 2001/10 Giovanni Querini.
Ultimo aggiornamento: 5 gennaio 2010
"Initium sapientiae timor Domini", Bibbia, Salmo 110, 10.
Motto del mese: "¡Oh pajarita de papel! Águila de los niños. Con las plumas de letras, sin palomo y sin nido." Federico García Lorca, Pajarita de papel.

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Uroburo: il cerchio dell'eterno ritorno.