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Video di tango

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Gennaio>> Dicembre
Giovedì, 26 Gennaio 2006

Hector Falcon: ¡¡ mirá la silueta !!;Parrebbe che nel tango l'idea dell'amore compiuto e felice non trovi spazio alcuno. Al contrario, l'amore appare spesso come la causa principale dell'infelicità. In Recuerdo malevo, un classico Gardeliano di cui oggi propongo ai miei lettori una versione più recente per quanto assai suggestiva, si celebra per l'ennesima volta il vecchio rito del rimpianto degli errori commessi nel passato. L'ossimoro iniziale (flor maleva) offre la cifra tematica non solo del brano ma forse, a ben considerare le cose, del tango stesso come genere, che non esiterei a definire 'poetico'. Il tango, in effetti, è ossimorico per eccellenza nel suo tentativo eternamente frustrato di proporre fughe verso l'irraggiungibile, verso una dimensione altra della memoria consolatoria, talora disperata o quantomeno tutta giocata lungo l'asse malinconico della ricapitolazione. La luce dorata del giorno, nei versi iniziali, pare estinguersi nel nero delle trecce della fanciulla amata, quasi a voler presagire il destino avverso che attende il cantore.

Ascolta il tango. Recuerdo malevo




Era mi pebeta una flor maleva
más linda que un día dorado de sol.
Trenzas renegridas, mirada que ruega,
boca palpitante de fuego y de amor.
Para conquistarla yo me jugué entero,
no valía la pena sin ella vivir,
peleando con taitas en un entrevero
pensé que era lindo por ella morir.

Tiempo viejo,
caravana
fugitiva
¿donde estás?

Florido tiempo que añoro
por tus caminos de olvido
viajan visiones que lloro,
tiempo querido que te alejas.

Tiempo viejo,
caravana
fugitiva
¿donde estás?

Fuimos sin pensarlo como dos extraños,
su boca marchita y mi suspirar.
Habiendo cenizas de los desengaños
el recuerdo, amigo, es mejor borrar.

Musica: Carlos Gardel; testo: Alfredo Le Pera .

Lunedì, 16 Gennaio 2006
I camosci danzano elegantemente nella neve.I camosci si spostano agilmente nella neve profonda. Li osservo ammirato dalla distanza. Arrivare fino oltre il crinale sopra il Pakstall attraversando con le racchette la neve fresca e profonda è stata davvero una fatica. Sta nevicando con una certa intensità, e siamo partiti prima del sorgere del giorno. I camosci sono 25 e procedono in fila indiana verso il bosco lontano. Risalgono dopo essere scesi a mangiare prima dell'alba attraverso la riserva. Si arrestano per alcuni istanti e ci osservano incuriositi. Vorrei potere danzare come loro nella neve, senza fatica. Il capogruppo ha le corna ritorte e incurvate all'indietro. Mi stupisce il miracolo di questa visione. Scatto rapidamente alcune foto con la digitale: mi pare un po' irriverente, so che non dovrei farlo; oltretutto, le condizioni della luce sono sfavorevoli, con i fiocchi di neve che mulinano freneticamente dinnanzi a me nel silenzio assoluto del luogo. I camosci paiono guerrieri, ci ignorano, forse sprezzanti. Penso un po' stranamente che se fossi uno di loro saprei molte cose che non posso sperare forse mai di conoscere. Li guardo con la massima intensità prima che svaniscano. Invoco il loro spirito, ne intendo la presenza in me, vorrei che questo istante non svanisse. Nulla può pareggiare la dignità degli animali liberi nel proprio ambiente. Mi sovviene quanto sia insignificante pesante e triste l'uomo, con le sue misere presunzioni, di fronte al miracolo di queste creature che vivono il prodigio dell'eternità, in un tempo misterioso che non è il nostro. Prima che scompaiano ringrazio gli dèi nascosti delle montagne per avermi concesso questi attimi interminabili di felicità.
Domenica, 8 Gennaio 2006

Scripta manent.L'Italia è per tradizione e da sempre, anche se oggi direi in maniera fin troppo avvilente, un paese culturalmente triste oltre che scialbo e piuttosto prone alla volgarità. A dispetto di certi ingiustificati autoelogi e leggende metropolitane ad uso dei turisti stranieri più ingenui e creduloni, la sostanza culturale del nostro paese è assai grezza; basti pensare alle forme comuni e grossolane dell'umorismo cinematografico nazionale. Nel secondo volume del suo illuminante studio della Letteratura inglese Giuseppe Tomasi di Lampedusa, uno dei pochissimi nostri scrittori moderni davvero liberi dalle grevi catene della convenzione, sottolinea con mirabile sintesi l'assenza pressoché totale nell'ambito della cultura italiana del senso raffinato e colto dell'umorismo, quale ad esempio si può trovare nella tradizione anglosassone del Nonsense, che egli giustamente richiama come manifestazione di civiltà e di spirito dell'avventura. Riporto alcuni brevi stralci dal capitolo in questione del nobile Principe di Lampedusa:

La letteratura italiana è la più seria delle letterature. Un libro che sia nello stesso tempo ben scritto e umoristico si può quasi dire non esista. Siamo costretti a fingere di sbellicarci per l'umorismo con il quale è disegnato Don Abbondio e a trovare Ariosto divertentissimo. L'italiano, se gli capita un guaio, non ci ride mai sopra: sale sullo scoglio di Leucade e impreca contro i fati. Se vuol ridere un po' non gli restano che le barzellette sudice o le scemenze delle "Cartoline del pubblico". è superfluo ripetere quanto sia ricca di humour la letteratura inglese. Ma occorre anche dire che grandi scrittori, scrittori sul serio, non disdegnarono di collaborare a giornali umoristici: Thackeray fondò addirittura il «Punch». Dickens, Trollope, e financo (horribile dictu!) Hardy ci collaborarono con brevi articoli che poi ritroviamo incorporati nelle loro opere maggiori. Il riso, insomma, forse perché più decente che da noi, non è al bando dalle lettere.

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Chi non è capace di ridere di un limerick in fondo non capirà mai nulla dell'Inghilterra e della sua letteratura: l'Inghilterra è il paese dell'irrazionale nel quale la logica val pochino. Pickwick in fondo è un lunghissimo limerick e così lo è Browning. E quanti limerick vi sono in Amleto, intendo dire proprio sulla bocca del principe di Danimarca?

Il limerick è la brama dell'avventura trasportata nel campo verbale.

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Sono sicuro che questa mia incitazione al nonsense letta ad un certo numero di giovani palermitani sui quali pesa ancora la nube di fumo dei roghi della Controriforma non avrà nessun risultato. Il nonsense qui non può aver successo. Come dice [Anatole] France, «nous sommes sérieux comme des ânes».

Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Letteratura Inglese, vol. II, L'Ottocento e il Novecento, Milano, Mondadori, 1996, pp. 306-9.

Scrivetemi

© Copyright 2001/06 Giovanni Querini.
Ultimo aggiornamento: 26 gennaio 2006
"Initium sapientiae timor Domini", Bibbia, Salmo 110, 10.
Motto del mese: "Delphis oracula cessant ", Juv., Sat. VI.

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Uroburo: il cerchio dell'eterno ritorno.