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Gennaio (I parte) >> Dicembre : 1 / 2
Lunedì , 13 Gennaio 2003

Orazio Marinali: il giudizio di ParideChe grande emozione, sabato scorso, entrare a palazzo Thiene in contra' san Gaetano, nel centro storico di Vicenza, per visitare la splendida mostra d'arte intitolata Orazio Marinali e la scultura veneta fra Sei e Settecento. E che grande fortuna! Era il penultimo giorno d'apertura (la mostra era iniziata il 6 dicembre). Non avevo mai avuto occasione di visitare questo splendido palazzo nobiliare vicentino, uno dei numerosissimi della città veneta. Vi sono giorni in cui tutto appare lambito dal lume soffuso di un sortilegio sottile e ogni cosa si ravviva d'uno spirito che ci riconduce misteriosamente alla parte più profonda di noi stessi. E' in tali giorni che un qualcosa di ineffabile ci riconcilia infine al nostro animo segreto.

Sotto i soffitti istoriati e gli affreschi degli ampi saloni le sculture marmoree ricapitolavano i grandi miti dell'anima greca antica e, per un lasso temporale che non pareva appartenere più al tempo, è stato come ritornare al luogo naturale di ogni ispirazione e riassaporare il gusto, troppo sovente obliato, dell'eternità. Paride nuovamente donava il pomo fatale della discordia a Venere, la più bella e voluttuosa delle dee, ed Ercole salvava Dejanira, la fanciulla dalle chiome raccolte alla nuca, dal centauro Nesso, sollevandola eroicamente tra le proprie braccia possenti. L'occhio sulla fronte del ciclope Polifemo squadrava minaccioso il visitatore dal grande e bizzarro camino barocco d'una sala di fondo, nella luce attenuata del pomeriggio che volgeva dolcemente alla sera. La grazia inconsueta dell'intelletto ermetico trionfava miracolosamente nello spazio puro e incontaminato che soltanto l'ordine e la giustizia dell'arte, superiore alle presunzioni vane degli uomini, possono magicamente creare, recuperandolo dalle scaturigini stesse della nostra cultura.

¶ La felicità è un dono che possiamo sperare di raggiungere soltanto discendendo lungo l'ardua scala vertiginosa che conduce al mondo remoto, eppure intimamente prossimo, dei sogni. Chi avrà l'ardire di allungare il proprio braccio, nella consapevolezza del gesto, potrà carpirla, come un frutto proibito, tra i rami folti dell'albero le cui radici s'intrecciano alle nubi rovesciate del cielo.

Mercoledì , 8 Gennaio 2003

Ada Falcon, interprete memorabile del tango tradizionale.Il 4 gennaio, a pochi giorni dalla scomparsa di Tita Merello, anche Ada Falcon, grande interprete del tango, è mancata. E' come se, a poco a poco, un intero mondo di grazia e di passione andasse sgretolandosi intorno a noi. Nell'interpretazione di Ada Falcon propongo un vals, intitolato El jardín del amor, che prediligo in modo speciale. La canzone riassume in sè i valori di un decennio, gli anni '30, che ci appare ormai nostalgicamente remoto nella grazia insuperabile del suo ritmo melodico. Il testo della canzone narra una favola accattivante di illusioni e sentimenti. Chi oserebbe più oggi parlare di rose incantate? Tale straordinaria innocenza appare oggigiorno completamente al di fuori della gamma espressiva disponibile alla nostra cultura.

Una delle caratteristiche più interessanti del tango è la varietà inesauribile delle sue forme. In oltre un secolo di evoluzione questa forma musicale si è sviluppata in molteplici, e talvolta contrastanti, direzioni, e spesso con esiti stilistici imprevedibili. Coesistono, pertanto, in una sorta di crogiolo variopinto di ispirazioni, stili assai diversi, ciascuno di essi immancabilmente il riflesso della propria epoca, ma sempre comunque della medesima e imperitura passione che ispira, alle proprie radici, questo genere musicale.

Ascolta il tango.El jardín del amor

Por el jardín
encantador
de la ilusión
va cantando el amor...
Y en el vergel
primaveral
mi corazón
ha encontrado un rosal.
Y en el rosal escondido y en flor
ebrio de luz, un pimpollo de amor,
que se encendió
y estremeció
al acercarme yo.

Del rosal del amor
una flor arranqué
y a la flor, con temor
por mi amor pregunté...
Y el rosal del querer
comenzó a florecer.
Y la rosa encantada
Respondió que mi amada
iba allí a aparecer
y el rosal transformóse en mujer.

Tiempo después, viejo y sin fe,
quise volver al jardín y encontré
que era vergel, sólo un zarzal
y que espinoso brotaba el rosal.
Y al acercarme a cortar una flor,
de aquel rosal del jardín del amor,
me estremecí
viendo que allí
otro cantaba así.

Musica e testo: Francisco Canaro e Ivo Pelay.

¶ Il motore di ricerca interno di Palchetti è nuovamente e pienamente funzionale, dopo un breve periodo di disfunzione dovuto al riassetto delle pagine d'archivio. Segnalatemi gli eventuali problemi che vi sembra di aver riscontrato.

Sabato, 4 Gennaio 2003

L'eleganza del tango.Una milonga è un tipo di tango alquanto cadenzato e solitamente veloce. Si tratta di una forma musicale più semplice ed elementare e, come tale, più prossima alle lontane origini del tango. Una milonga molto nota, anche se piuttosto atipica e ardua da ballare, è Se dice de mí, nella celebre interpretazione di Tita Merello, la grande cantante argentina scomparsa alcuni giorni fa >> vedi. In un vortice milonguero di crescente intensità e frenesia, la voce di Tita si sbizzarrisce in un gioco verbale vertiginoso e ammiccante, misto di spagnolo e di lunfardo. In una famosa scena del film Tango di Carlos Saura, si intravede in bianco e nero su uno schermo gigantesco sullo fondo una giovane Tita Merello che canta con una verve immensa questa canzone, circondata da un nugolo di persone, in una scena di film d'epoca, uno dei tanti che la resero famosa in sudamerica. Come Carlos Gardel, Roberto Goyoneche, Oscar Pugliese e moltissimi altri, Tita Merello è ormai un'icona imprescindibile della cultura tanguera, un'immagine impressa a tinte indelebili nell'inconscio collettivo di un popolo intero.

Se dice de míAscolta il tango.

Se dice de mí,
se dice de mí.
Se dice que soy fiera,
que camino a lo malevo,
que soy chueca y que me muevo
con un aire compadrón,
que parezco Leguisamo,
mi nariz es puntiaguda,
la figura no me ayuda
y mi boca es un buzón.

Si chlarlo con Luis, con Pedro o con Juan,
hablando de mí os hombres están.
Critican si ya, la linea perdí,
se fijan si voy, si vengo o si fi.

Se dicen muchas cosas,
mas si el bulto no interesa,
porque pierden la cabeza
ocupándose de mí.
Yo se que muchos me desprecian compañía
y suspiran y se mueren cuando piensan en mi amor.
Y más de uno se derrite si suspiro
y se quedan si los miro resoplando como un ford.

Si fea soy,
pongámosle,
que de eso aun no me enteré,
en el amor, yo solo sé
que a más de un gil, dejé a pie.

Podrá decir, podrán hablar,
y murmurar, y rebuznar,
mas la fealdad que dios me dio,
mucha mujer me la envidió
y no diran que me engrupí
porque modesta siempre fui.
Yo soy así

Y ocultan de mí,
ocultan que yo tengo,
unos ojos soñadores,
ademas otros primores
que producen sensación.
Si soy fiera se que, en cambio,
tengo un cutis de muñeca,
los que dicen que soy chueca,
no me han visto en camisón.
Los hombres de mí critican la voz,
el modo de andar, la pinta, la tos.

Critican si ya la linea perdí,
se fijan si voy, si vengo, o si fui.
Se dicen muchas cosas,
mas si el bulto no interesa,
porque pierden la cabeza
ocupandose de mí.

Yo se que hay muchos me desprecian compañía,
y suspiran y se mueren cuando piensan en mi amor.
Y más de uno se derrite si suspiro
y se quedan si los miro resoplando como un ford.
Si fea soy, pongamosle,
que de eso aun no me enteré
en el amor, yo sólo se,
que a más de un gil, deje de a pie.

Podrán decir, podrán hablar,
y murmurar, y rebuznar,
mas la fealdad que dios me dio,
mucha mujer me la envidió.
Y no dirán que me engrupí
porque modesta siempre fui.
Yo soy así.

Musica e testo: Francisco Canaro e Ivo Pelay.

¶ Gli spazi vivibili nelle città si stanno sempre più riducendo, a Padova come altrove. Le vestigia d'una società più umana e meno tesa al conseguimento pratico e all'egoismo sono cinte d'assedio, come le rovine antiche in un foro imperiale, isole abbandonate tra i fiumi trafficati della frenesia. La tecnologia ci imprigiona come una corazza impenetrabile, e a poco a poco la memoria collettiva del passato svanisce e sfumano i contorni ormai labili d'un qualcosa che appare incomprensibile ai più. Le ombre oscure affiorano insistenti, come ratti silenziosi dalle canalette, scuotono le nostre imposte, si aggregano minacciose lungo le periferie delle giornate stanche. Ignoranza e presunzione intrecciano le dita, stipulando accordi sinistri ai margini incerti del giorno. L'uomo si ritiene stoltamente libero, non s'avvede di ciò che lo trascina, di ciò che pensa in lui, nella sua mente. Tremila anni, quasi, sono trascorsi per tutto ciò.

Mercoledì, 1 Gennaio 2003

Aurora Consurgens: nigredo.Un uomo alato, brandendo con la sinistra un dardo dalla punta scura e impugnando con la destra l'elsa di una spada la cui lama è ancora nel fodero, si avvicina a un'ampolla, al cui interno un corvo nero come la notte viene cotto alla fiamma lenta del fornello alchemico. L'uomo ha un aspetto diabolico, e una coda di drago gli si snoda contorta a tergo. Nell'Aurora Consurgens il simbolismo della nigredo, la prima fase della trasformazione alchemica, è ben delineato attraverso immagini di notevole incisività figurativa. Il processo della purificazione interiore, vera e propria morte angosciosa dell'io, precede la rigenerazione delle fasi ulteriori. Nero, bianco e rosso si succedono attraverso l'ardua Opera dei Filosofi fino a delineare, nell'eventualità alquanto rara del successo finale, i contorni misteriosi e inattesi della tanto agognata metamorfosi.

Anno nuovo, archivio nuovo: l'archivio di Palchetti è stato completamente rinnovato con l'introduzione di una pagina specifica che elenca i singoli aggiornamenti giornalieri attraverso i titoli degli articoli principali. Al posto del menù a tendina, nelle pagine vi è ora un collegamento singolo (si veda a lato a sinistra) che conduce alla pagina dei contenuti. In questo modo il lettore avrà una visione d'assieme dei principali contenuti del sito. Ritengo che questo cambiamento rappresenti un notevole miglioramento qualitativo nel sistema di navigazione.

¶ La morte di Tita Merello martedì scorso a Buenos Aires, alla ragguardevole età di 98 anni, priva il mondo del tango di una delle sue più grandi interpreti storiche. La sua voce forte e duttile a ogni intonazione risuonerà per sempre nei labirinti del cuore di ogni appassionato tanguero. Di Tita Merello avevo proposto, mesi or sono, la magistrale interpretazione del classico El choclo.

Ecco un articolo di commemorazione della grande cantante argentina tratto dalla rivista argentina Rio Negro:

Buenos Aires, (Télam): la reconocida actriz y cantante Tita Merello, todo unIl dono della postura. símbolo de la cultura tanguera rioplatense, falleció el martes a los 98 años en la Fundación Favaloro de Buenos Aires y será sepultada hoy en el panteón de Sadaic en el cementerio de La Chacarita, confirmaron autoridades de la Fundación. Los familiares y el apoderado de la popular artista decidieron que no se realizara el velatorio de sus restos y que antes del traslado al cementerio se efectúe una misa de cuerpo presente, que tendrá lugar también hoy, a las 9, en la iglesia San Pedro Telmo, ubicada en Humberto Primo y Balcarce, en el barrio de San Telmo.

La propia Tita Merello había pedido, antes de morir, que no se envíen ofrendas florales a su entierro y que el dinero que se pagaría por ellas sea donado en beneficio de la Fundación Favaloro, donde pasó internada los últimos años de su vida. Dueña de una personalidad desbordante, directa y frontal, Merello se había convertido, a fuerza de sufrimiento, trabajo, talento y voluntad, en una artista muy respetada y querida y en un símbolo de la mujer moderna, independiente y comprometida con las circunstancias sociales que le tocaron vivir.

La cantante de decenas de tangos inolvidables falleció el martes a las 12.40 del mediodía de un paro cardiorrespiratorio, mientras permanecía en la Fundación Favaloro, ubicada en l barrio porteño de Balvanera. El director general de la Fundación, doctor Eduardo Raimondi, afirmó que "ella llegó a los 98 años sin ninguna enfermedad".

"Estaba un poco deprimida, propio de la edad, pero estaba bien y no había ninguna causa que podría originar su fallecimiento salvo su edad".
"Me costó trabajo aprender a vivir, pero aprendí a vivir, a leer, a pensar por mi cuenta. Si fuera verdad que la inteligencia se desarrolla mejor cuando encuentra resistencia, yo tendría que ser la mujer más inteligente del mundo. Fui resistida y resistente", dijo alguna vez la artista, dando una idea de la vida dura que le tocó vivir. Merello, quien brilló en distintas formas del espectáculo argentino entre las décadas del "30 y el "70, se hallaba internada desde hacía varios años en la Fundación Favaloro. En el cine, directores de distintos estilos la tuvieron como protagonista de sus filmes.

vanzada edad, llevaba una vida sin casi ninguna frecuentación social. "Cumplió un sueño de llegar a los 98 años sin estar enferma", comentó Raimondi, quien agregó que hasta sus últimas horas, Tita "estuvo acompañada por una señora, como una dama de compañía". Dos años atrás, estando ya internada en el establecimiento de Favaloro, Tita sufrió la última gran pérdida tras el fallecimiento precisamente de René Favaloro, su protector.

La última salida del edificio de la Fundación que Tita Merello había hecho fue para saludar a su amigo, el animador y empresario Julio Mahárbiz, unos meses atrás.

Coincidían sus amigos en que Tita estaba deprimida en los últimos meses, escuchaba radio continuamente, lloraba y rezaba mucho. Esporádicamente, Tita apareció en tiempos recientes en alguna comunicación telefónica con Oscar Gómez Castañón quien la entrevistaba para su programa de radio Continental.

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Ultimo aggiornamento: 13 gennaio 2003
"Initium sapientiae timor Domini", Bibbia, Salmo 110, 10.
Motto del mese: "Est proprium stultitiae aliorum vitia cernere, oblivisci suorum." Cicerone Tusc. Disp., 3. 30.73.

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Uroburo: il cerchio dell'eterno ritorno.