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Gennaio (I
parte) >>
Dicembre : 1
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¶ Che
grande emozione, sabato scorso, entrare a palazzo
Thiene in contra' san Gaetano, nel centro storico di Vicenza,
per visitare la splendida mostra d'arte intitolata Orazio
Marinali e la scultura veneta fra Sei e Settecento.
E che grande fortuna! Era il penultimo giorno d'apertura
(la mostra era iniziata il 6 dicembre). Non avevo mai avuto
occasione di visitare questo splendido palazzo nobiliare
vicentino, uno dei numerosissimi della città veneta.
Vi sono giorni in cui tutto appare lambito dal lume soffuso
di un sortilegio sottile e ogni cosa si ravviva d'uno spirito
che ci riconduce misteriosamente alla parte più profonda
di noi stessi. E' in tali giorni che un qualcosa di ineffabile
ci riconcilia infine al nostro animo segreto.
Sotto i soffitti istoriati e gli affreschi degli ampi saloni
le sculture marmoree ricapitolavano i grandi miti dell'anima
greca antica e, per un lasso temporale che non pareva appartenere
più al tempo, è stato come ritornare al luogo
naturale di ogni ispirazione e riassaporare il gusto, troppo
sovente obliato, dell'eternità. Paride nuovamente
donava il pomo fatale della discordia a Venere, la più
bella e voluttuosa delle dee, ed Ercole salvava Dejanira,
la fanciulla dalle chiome raccolte alla nuca, dal centauro
Nesso, sollevandola eroicamente tra le proprie braccia possenti.
L'occhio sulla fronte del ciclope Polifemo squadrava minaccioso
il visitatore dal grande e bizzarro camino barocco d'una
sala di fondo, nella luce attenuata del pomeriggio che volgeva
dolcemente alla sera. La grazia inconsueta dell'intelletto
ermetico trionfava miracolosamente nello spazio puro e incontaminato
che soltanto l'ordine e la giustizia dell'arte, superiore
alle presunzioni vane degli uomini, possono magicamente
creare, recuperandolo dalle scaturigini stesse della nostra
cultura.
¶ La felicità
è un dono che possiamo sperare di raggiungere soltanto
discendendo lungo l'ardua scala vertiginosa che conduce
al mondo remoto, eppure intimamente prossimo, dei sogni.
Chi avrà l'ardire di allungare il proprio braccio,
nella consapevolezza del gesto, potrà carpirla, come
un frutto proibito, tra i rami folti dell'albero le cui
radici s'intrecciano alle nubi rovesciate del cielo.
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Mercoledì
, 8 Gennaio 2003 |
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¶ Il
4 gennaio, a pochi giorni dalla scomparsa di Tita Merello,
anche Ada Falcon, grande interprete
del tango, è mancata. E' come se, a poco a poco,
un intero mondo di grazia e di passione andasse sgretolandosi
intorno a noi. Nell'interpretazione di Ada Falcon propongo
un vals, intitolato El jardín
del amor, che prediligo in modo speciale. La
canzone riassume in sè i valori di un decennio, gli
anni '30, che ci appare ormai nostalgicamente remoto nella
grazia insuperabile del suo ritmo melodico. Il testo della
canzone narra una favola accattivante di illusioni e sentimenti.
Chi oserebbe più oggi parlare di rose incantate?
Tale straordinaria innocenza appare oggigiorno completamente
al di fuori della gamma espressiva disponibile alla nostra
cultura.
Una delle caratteristiche più interessanti del tango
è la varietà inesauribile delle sue forme.
In oltre un secolo di evoluzione questa forma musicale si
è sviluppata in molteplici, e talvolta contrastanti,
direzioni, e spesso con esiti stilistici imprevedibili.
Coesistono, pertanto, in una sorta di crogiolo variopinto
di ispirazioni, stili assai diversi, ciascuno di essi immancabilmente
il riflesso della propria epoca, ma sempre comunque della
medesima e imperitura passione che ispira, alle proprie
radici, questo genere musicale.
El
jardín del amor
Por el jardín
encantador
de la ilusión
va cantando el amor...
Y en el vergel
primaveral
mi corazón
ha encontrado un rosal.
Y en el rosal escondido y en flor
ebrio de luz, un pimpollo de amor,
que se encendió
y estremeció
al acercarme yo.
Del rosal del amor
una flor arranqué
y a la flor, con temor
por mi amor pregunté...
Y el rosal del querer
comenzó a florecer.
Y la rosa encantada
Respondió que mi amada
iba allí a aparecer
y el rosal transformóse en mujer.
Tiempo después, viejo y sin
fe,
quise volver al jardín y encontré
que era vergel, sólo un zarzal
y que espinoso brotaba el rosal.
Y al acercarme a cortar una flor,
de aquel rosal del jardín del amor,
me estremecí
viendo que allí
otro cantaba así.
Musica e testo: Francisco Canaro
e Ivo Pelay. |
¶ Il motore di ricerca interno di Palchetti è
nuovamente e pienamente funzionale, dopo un breve periodo
di disfunzione dovuto al riassetto delle pagine d'archivio.
Segnalatemi gli eventuali problemi che vi sembra di aver
riscontrato.
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¶ Una
milonga è un tipo di tango alquanto cadenzato e solitamente
veloce. Si tratta di una forma musicale più semplice
ed elementare e, come tale, più prossima alle lontane
origini del tango. Una milonga molto nota, anche se piuttosto
atipica e ardua da ballare, è Se
dice de mí, nella celebre interpretazione
di Tita Merello, la grande
cantante argentina scomparsa alcuni giorni fa >>
vedi. In un vortice milonguero di crescente intensità
e frenesia, la voce di Tita si sbizzarrisce in un gioco
verbale vertiginoso e ammiccante, misto di spagnolo e di
lunfardo. In una famosa scena del film Tango
di Carlos Saura, si intravede in bianco e nero su uno
schermo gigantesco sullo fondo una giovane Tita Merello
che canta con una verve immensa questa canzone, circondata
da un nugolo di persone, in una scena di film d'epoca, uno
dei tanti che la resero famosa in sudamerica. Come Carlos
Gardel, Roberto Goyoneche, Oscar Pugliese e moltissimi altri,
Tita Merello è ormai un'icona imprescindibile della
cultura tanguera, un'immagine impressa a tinte indelebili
nell'inconscio collettivo di un popolo intero.
Se
dice de mí
Se dice de mí,
se dice de mí.
Se dice que soy fiera,
que camino a lo malevo,
que soy chueca y que me muevo
con un aire compadrón,
que parezco Leguisamo,
mi nariz es puntiaguda,
la figura no me ayuda
y mi boca es un buzón.
Si chlarlo con Luis, con Pedro o con
Juan,
hablando de mí os hombres están.
Critican si ya, la linea perdí,
se fijan si voy, si vengo o si fi.
Se dicen muchas cosas,
mas si el bulto no interesa,
porque pierden la cabeza
ocupándose de mí.
Yo se que muchos me desprecian compañía
y suspiran y se mueren cuando piensan en mi amor.
Y más de uno se derrite si suspiro
y se quedan si los miro resoplando como un ford.
Si fea soy,
pongámosle,
que de eso aun no me enteré,
en el amor, yo solo sé
que a más de un gil, dejé a pie.
Podrá decir, podrán
hablar,
y murmurar, y rebuznar,
mas la fealdad que dios me dio,
mucha mujer me la envidió
y no diran que me engrupí
porque modesta siempre fui.
Yo soy así
Y ocultan de mí,
ocultan que yo tengo,
unos ojos soñadores,
ademas otros primores
que producen sensación.
Si soy fiera se que, en cambio,
tengo un cutis de muñeca,
los que dicen que soy chueca,
no me han visto en camisón.
Los hombres de mí critican la voz,
el modo de andar, la pinta, la tos.
Critican si ya la linea perdí,
se fijan si voy, si vengo, o si fui.
Se dicen muchas cosas,
mas si el bulto no interesa,
porque pierden la cabeza
ocupandose de mí.
Yo se que hay muchos me desprecian
compañía,
y suspiran y se mueren cuando piensan en mi amor.
Y más de uno se derrite si suspiro
y se quedan si los miro resoplando como un ford.
Si fea soy, pongamosle,
que de eso aun no me enteré
en el amor, yo sólo se,
que a más de un gil, deje de a pie.
Podrán decir, podrán
hablar,
y murmurar, y rebuznar,
mas la fealdad que dios me dio,
mucha mujer me la envidió.
Y no dirán que me engrupí
porque modesta siempre fui.
Yo soy así.
Musica e testo: Francisco Canaro
e Ivo Pelay. |
¶ Gli spazi vivibili nelle città si stanno
sempre più riducendo, a Padova come altrove. Le vestigia
d'una società più umana e meno tesa al conseguimento
pratico e all'egoismo sono cinte d'assedio, come le rovine
antiche in un foro imperiale, isole abbandonate tra i fiumi
trafficati della frenesia. La tecnologia ci imprigiona come
una corazza impenetrabile, e a poco a poco la memoria collettiva
del passato svanisce e sfumano i contorni ormai labili d'un
qualcosa che appare incomprensibile ai più. Le ombre
oscure affiorano insistenti, come ratti silenziosi dalle
canalette, scuotono le nostre imposte, si aggregano minacciose
lungo le periferie delle giornate stanche. Ignoranza e presunzione
intrecciano le dita, stipulando accordi sinistri ai margini
incerti del giorno. L'uomo si ritiene stoltamente libero,
non s'avvede di ciò che lo trascina, di ciò
che pensa in lui, nella sua mente. Tremila anni, quasi,
sono trascorsi per tutto ciò.
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Mercoledì,
1 Gennaio 2003 |
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¶ Un
uomo alato, brandendo con la sinistra un dardo dalla punta
scura e impugnando con la destra l'elsa di una spada la
cui lama è ancora nel fodero, si avvicina a un'ampolla,
al cui interno un corvo nero come la notte viene cotto alla
fiamma lenta del fornello alchemico. L'uomo ha un aspetto
diabolico, e una coda di drago gli si snoda contorta a tergo.
Nell'Aurora Consurgens il simbolismo
della nigredo, la prima fase della trasformazione alchemica,
è ben delineato attraverso immagini di notevole incisività
figurativa. Il processo della purificazione interiore, vera
e propria morte angosciosa dell'io, precede la rigenerazione
delle fasi ulteriori. Nero, bianco e rosso si succedono
attraverso l'ardua Opera dei Filosofi fino a delineare,
nell'eventualità alquanto rara del successo finale,
i contorni misteriosi e inattesi della tanto agognata metamorfosi.
¶ Anno nuovo,
archivio nuovo: l'archivio
di Palchetti è stato completamente rinnovato con
l'introduzione di una pagina specifica che elenca i singoli
aggiornamenti giornalieri attraverso i titoli degli articoli
principali. Al posto del menù a tendina, nelle pagine
vi è ora un collegamento singolo (si veda a lato
a sinistra) che conduce alla pagina dei contenuti. In questo
modo il lettore avrà una visione d'assieme dei principali
contenuti del sito. Ritengo che questo cambiamento rappresenti
un notevole miglioramento qualitativo nel sistema di navigazione.
¶ La morte di Tita
Merello martedì scorso a Buenos Aires, alla
ragguardevole età di 98 anni, priva il mondo del
tango di una delle sue più grandi interpreti storiche.
La sua voce forte e duttile a ogni intonazione risuonerà
per sempre nei labirinti del cuore di ogni appassionato
tanguero. Di Tita Merello avevo proposto, mesi or sono,
la magistrale interpretazione del classico El
choclo.
Ecco un articolo di commemorazione della
grande cantante argentina tratto dalla rivista argentina
Rio Negro:
Buenos
Aires, (Télam): la reconocida actriz y cantante
Tita Merello, todo un
símbolo de la cultura tanguera rioplatense,
falleció el martes a los 98 años en
la Fundación Favaloro de Buenos Aires y será
sepultada hoy en el panteón de Sadaic en el
cementerio de La Chacarita, confirmaron autoridades
de la Fundación. Los familiares y el apoderado
de la popular artista decidieron que no se realizara
el velatorio de sus restos y que antes del traslado
al cementerio se efectúe una misa de cuerpo
presente, que tendrá lugar también hoy,
a las 9, en la iglesia San Pedro Telmo, ubicada en
Humberto Primo y Balcarce, en el barrio de San Telmo.
La propia Tita Merello había
pedido, antes de morir, que no se envíen ofrendas
florales a su entierro y que el dinero que se pagaría
por ellas sea donado en beneficio de la Fundación
Favaloro, donde pasó internada los últimos
años de su vida. Dueña de una personalidad
desbordante, directa y frontal, Merello se había
convertido, a fuerza de sufrimiento, trabajo, talento
y voluntad, en una artista muy respetada y querida
y en un símbolo de la mujer moderna, independiente
y comprometida con las circunstancias sociales que
le tocaron vivir.
La cantante de decenas de tangos inolvidables
falleció el martes a las 12.40 del mediodía
de un paro cardiorrespiratorio, mientras permanecía
en la Fundación Favaloro, ubicada en l barrio
porteño de Balvanera. El director general de
la Fundación, doctor Eduardo Raimondi, afirmó
que "ella llegó a los 98 años sin
ninguna enfermedad".
"Estaba un poco deprimida, propio
de la edad, pero estaba bien y no había ninguna
causa que podría originar su fallecimiento
salvo su edad".
"Me costó trabajo aprender a vivir, pero
aprendí a vivir, a leer, a pensar por mi cuenta.
Si fuera verdad que la inteligencia se desarrolla
mejor cuando encuentra resistencia, yo tendría
que ser la mujer más inteligente del mundo.
Fui resistida y resistente", dijo alguna vez
la artista, dando una idea de la vida dura que le
tocó vivir. Merello, quien brilló en
distintas formas del espectáculo argentino
entre las décadas del "30 y el "70,
se hallaba internada desde hacía varios años
en la Fundación Favaloro. En el cine, directores
de distintos estilos la tuvieron como protagonista
de sus filmes.
vanzada edad, llevaba una vida sin
casi ninguna frecuentación social. "Cumplió
un sueño de llegar a los 98 años sin
estar enferma", comentó Raimondi, quien
agregó que hasta sus últimas horas,
Tita "estuvo acompañada por una señora,
como una dama de compañía". Dos
años atrás, estando ya internada en
el establecimiento de Favaloro, Tita sufrió
la última gran pérdida tras el fallecimiento
precisamente de René Favaloro, su protector.
La última salida del edificio
de la Fundación que Tita Merello había
hecho fue para saludar a su amigo, el animador y empresario
Julio Mahárbiz, unos meses atrás.
Coincidían sus amigos en que
Tita estaba deprimida en los últimos meses,
escuchaba radio continuamente, lloraba y rezaba mucho.
Esporádicamente, Tita apareció en tiempos
recientes en alguna comunicación telefónica
con Oscar Gómez Castañón quien
la entrevistaba para su programa de radio Continental. |
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©
Copyright 2001 Giovanni Querini.
Ultimo aggiornamento: 13 gennaio 2003
"Initium sapientiae timor Domini", Bibbia, Salmo 110,
10. |
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| Motto del mese:
"Est proprium stultitiae aliorum vitia cernere, oblivisci
suorum." Cicerone Tusc. Disp., 3. 30.73. |
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