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¶ Ho avuto occasione recentemente di leggere alcuni versi che mi hanno davvero commosso. E' possibile che l'amore possa durare oltre la morte? Che possa cioè durare con l'intensità precedente, e anzi accrescersi oltre i limiti imposti dalla materia? Credo che ciò sia possibile, per quanto raro. E' di un'esperienza simile che narra Edgar A. Poe nel suo famoso racconto Ligeia, in cui lo scrittore americano sottolinea l'intensità soprannaturale cui lo spirito umano può giungere allorché riesca a svincolarsi dalle catene gravose della fisicità.
Nella tragica
Noche de los Lápices, durante gli anni oscuri della dittatura militare in Argentina, un gruppo di studenti venne sequestrato. A tutt'oggi di essi non si sa nulla: fanno parte del novero numerosissimo dei desaparecidos, che le madri dolorose della Plaza de Mayo di Buenos Aires ancora oggi piangono e commemorano senza rassegnazione. La poesia a seguito fu dedicata da un sopravvissuto alla memoria di una ragazza, Claudia Falcone, che non ritornò mai più a casa. Non si tratta, com'è facile intuire dai primi versi, della poesia di un poeta di mestiere, ma delle semplici parole di un ragazzo qualsiasi, che tuttavia, trascinato dall'empito dell'emozione, riesce ad elevare l'animo oltre i vincoli angusti del proprio io e, nelle parole struggenti e bellissime della seconda strofa, ad attingere a quella vena lirica immortale che è in ciascuno di noi. In tali versi serpeggia inafferrabile il senso misterioso di una vita ulteriore, che è tuttavia già qui in mezzo a noi, purché solo si riesca a coglierne la presenza nascosta tra le pieghe spesso illusorie del tempo cronologicamente inteso.
Hoy
me he quedado inmóvil observando en el recuerdo
el beso que se estrellaba en el muro.
Flor o acero. Ni ángel ni desángel.
Sólo la verdad desnuda.
La voz es un reclamo de amor y un instante duro.
Pero las manos no pierden el momento de tus manos.
¿dónde estás, en qué tiempo, en qué mundo te encuentro?
¿Hasta dónde estiro la mirada para verte?
Si me dieras una señal, el próximo 31 de diciembre
me llegaría hasta vos.
No creas que no te busco, no me olvido,
pues no hubo adiós; nos dijimos hasta luego.
Por favor, que las aguas del mar te traigan hasta mí.
O la soledad del otoño,
o las flores de la primavera.
Como quieras.
Pero no dejes de volver a lo que soñamos.
Si no es conmigo, ojalá que igual estés en paz.
¿Te acordás?
Habíamos quedado en ir de vacaciones
o de juntarnos todos los chicos a tomar cerveza.
Pero estoy solo, ni vos ni ellos han vuelto.
Y yo camino mirando a ver si los encuentro.
Me junto con sus madres, padres, hermanos,
tíos, amigos,
y no sé qué decirles, ¿dónde están las palabras para ellos?
Todavía no he aprendido a no desafinar,
¿y las idas a las villas?
¿Qué es esto de sobreviviente? ¡Por favor!
Que algún día los encuentre. Poema de Pablo Díaz, uno de los sobrevivientes de "La Noche de los Lápices" (Junio de 1985). |
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¶ L'impossibilità di baciare con passione onnicoinvolgente, forse persino l'impossibilità di amare, parrebbero essere tra i temi sottintesi nel quadro Les amantes, del pittore belga René Magritte, in cui il bacio degli amanti è impedito dalla presenza di un lenzuolo che avvolge ad entrambi il capo, senza farne intravedere i lineamenti. Contrapponendosi al soffitto grigio e alla parete di destra, lo sfondo, riecheggiante le tinte del cielo, contribuisce ad accrescere il senso di dislocazione onirica che il dipinto evoca allo sguardo sorpreso dell'osservatore. Il panneggio tormentato dei copricapi, e l'accenno pacatamente classico della cornice in alto alla parete, contribuiscono ad alimentare ancor di più l'atmosfera misteriosa e quasi numinosa dell'opera. Sottolineando linee teoriche specifiche della propria strategia artistica, ebbe occasione di affermare in più riprese l'autore:
| "L'evocazione precisa ed affascinante del mistero consiste in immagini di cose familiari, riunite o trasformate in tal modo che cessa il loro accordo con le nostre idee spontanee. Facendo la conoscenza di queste immagini, conosciamo la precisione e il fascino che mancano al mondo detto reale, dove esse ci appaiono".
"Illuminare la cosa invisibile nascosta nell'oscurità. L'opera d'arte deve saper produrre effetti destabilizzanti nello spettatore, infrangendo abitudini mentali e collocando gli oggetti quotidiani proprio laddove non ci si aspetterebbe di trovarli".
"Far urlare gli oggetti familiari. Lo scopo è di incrinare le situazioni più rassicuranti attraverso l'espatrio dell'oggetto, non mediante un processo meramente arbitrario, ma seguendo i nessi profondi del pensiero, recuperando la "conoscenza smarrita".
"Non dipingo visioni. Con l'aiuto della pittura descrivo, nel modo migliore in cui so farlo, oggetti ed i rapporti fra gli oggetti in modo così esplicito che nessuna delle nostre normali nozioni ed emozioni possa necessariamente esservi associata".
René Magritte, citazioni sparse. |
Esistono due versioni del dipinto, entrambe del 1928. Nella seconda versione i volti coperti dei due fantomatici personaggi se ne stanno fianco a fianco. In una testimonianza di un critico spagnolo si legge:
| Vemos aquí dos amantes privados del sensual contacto de la piel por una tela que envuelve sus cabezas. Se adivinan sus rasgos a través del frío paño blanco. Sus rostros pegados uno al lado del otro denotan una gran intimidad. |
Attraverso l'esperienza della Metafisica, Magritte si avvicinò alle idee del Surrealismo e nel 1926 espose la sua prima opera surrealista. Il mondo non è davvero quale esso appare, e l'uomo è prigioniero del proprio io e di una banale ma possente trama mentale che, come un tenace panno avvolgente, ne offusca la percezione profonda della realtà, destando in lui desideri e aspirazioni irrealizzabili e compromettendone il raggiungimento della felicità.
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¶Lunedì, 9 febbraio 2004 Che tristezza, purtroppo, dovere assistere quotidianamente, e senza che nessuno intervenga, alla distruzione della natura nella nostra regione! Continua senza remora alcuna infatti, e anzi intensificandosi di giorno in giorno, l'impietosa devastazione del territorio veneto da parte dell'edilizia industriale e viaria. Quella che era una regione ridente e ricca di tradizioni fino a qualche decennio fa si sta gradualmente trasformando, attraverso un processo di cementificazione che non conosce tregua, nella regione più brutta d'Italia, un vero e proprio incubo per chiunque conservi ancora un minimo di senso estetico e di amore per la natura. La provincia di Padova, in particolare, continua ad essere deturpata oltre ogni limite da una politica irresponsabile di espansione edilizia, che ha portato ovunque all'edificazione di orridi capannoni industriali e al conseguente deturpamento del panorama urbano e di quello un tempo florido delle campagne. Lo scellerato mito imprenditoriale dell'azienda terziaria del Nordest, che tanto ha arricchito le tasche di alcuni ma ha enormemente impoverito spiritualmente e culturalmente il triveneto, ha rovinato per sempre la nostra terra. A causa dell'insensatezza irresponsabile, dell'egoismo, della mancanza di cultura e dell'aridità di cuore, lo scempio del territorio ha raggiunto limiti ormai intollerabili. Come non provare un senso di sgomento di fronte, ad esempio, all'ampliarsi ormai prossimo della zona industriale aponense fino quasi ai piedi del colle ove sorge l'antico santuario di San Daniele, tra Abano e Torreglia? Là dove erano campi e serenità vi sono ormai soltanto cantieri e distese di grigio cemento senza fine. Non vi è rispetto alcuno per nessun luogo di pace e di raccoglimento, né senso di lungimiranza nella pianificazione del futuro, che si va annunciando attorno a noi tristemente spoglio di valori. Vi sono persone, è mia convinzione, che non esiterebbero affatto ad abbattere, se solo lo potessero, persino i più fulgidi monumenti per sostituire ad essi i nuovi templi dell'arido e vuoto culto aziendale; e intanto ci soffocano le scorie industriali e automobilistiche nell'aria della nostra città, ormai ridotta a triste discarica di gas a cielo aperto. |
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¶ Vi sono luoghi che accentrano in sé magicamente il potere misterioso e forse oggi quasi inaccessibile della sacralità. E' mia convinzione che essi non dovrebbero essere profanati da chi intenda accedervi indotto unicamente dalla curiosità o dalla frenesia dell'indagine scientifica o, peggio ancora, dalla smania turistica purtroppo più che mai imperante. Pensiamo, ad esempio, a certi templi o chiese o luoghi nel seno della natura che furono un tempo sedi rituali di culto o di pratica sapienzale; oggidì, facendo bella mostra di sé nelle pagine patinate dei dépliants turistici o delle guide di lusso sugli scaffali gremiti delle librerie del centro, si ritrovano ridotti a centri di raccolta di gruppi escursionistici e di gitanti più propensi alla battuta salace che non all'attimo di meditazione profonda e silenziosa che tali luoghi invero richiederebbero. Ci si dovrebbe abituare ad accedere al sacro nel pieno rispetto ad esso dovuto, e magari senza portarsi appresso macchine fotografiche, telecamere o ammennicoli di varia natura tecnologica, che inevitabilmente offendono e contaminano con la propria presenza sconveniente e intrusiva l'aura sacra dei luoghi. Che tristezza immensa vedere certe splendide chiese ridotte squallidamente a musei dalle torme affrettate, vocianti e distratte dei visitatori.
Le incisioni rupestri dell'alta Val d'Assa sull'altipiano di Asiago, testimonianti la presenza umana in epoca preistorica, costituiscono reperti preziosi d'una sacralità misteriosa e antica di tipo sciamanico. Si veda infatti (ingrandendola), in alto a sinistra, l'immagine della figura di sciamano (stregone), con tarde sovrapposizioni aggiunte, incisa su una parete rocciosa. In questi luoghi montani nascosti tra i boschi pare sfaldarsi l'edificio fragile e falso della civiltà contemporanea ed è ancora possibile percepire, nella solitudine di certe giornate di mezza stagione, la magia ancestrale dell'eterno ritorno e dell'universo come sogno irriducibile a sbiadito vaneggiamento razionalistico.
¶  Molto si potrebbe dire, e qualcosa è stato scritto, sul rapporto tra il tango e il calcio nella cultura argentina. Difatto, vi sono brani musicali, soprattutto degli anni quaranta, che celebrano, o addirittura prendono il titolo da famose squadre di futbol rioplatensi, come ad esempio il tango dedicato al Racing Club di Buenos Aires. Si tratta di un famoso pezzo strumentale del 1946 composto da Vicente Greco e qui proposto (cliccate sull'icona musicale a lato) nella nota interpretazione dell'Orquesta Ángel D'Agostino. Tango e calcio riassumono in sé la passione pendenciera di un popolo coraggioso e dalla storia assai sofferta, abituato tradizionalmente a vedere nell'agone un motivo d'onore e di sfida a un destino talvolta ingeneroso.
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©
Copyright 2001 Giovanni Querini.
Ultimo aggiornamento: 23 febbraio 2004
"Initium sapientiae timor Domini", Bibbia, Salmo 110,
10. |
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| Motto
del mese: "Tu la vedrai quando non avrai nulla da dire di essa, perché la Gnosi è il silenzio ". Ermete Trismegisto, Il Pimandro, cap. X Corpus Hermeticum. |
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