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| Motto del
mese: "Il mio amore e la mia verità non sono
di questo tempo." Gabriele d'Annunzio. |
Febbraio 2002 |
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Febbraio
(II parte) >>
Febbraio: 1 |
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Giovedì
, 28 Febbraio 2002 |
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| I Greci o Re hanno forme
nuove di linguaggio per produrre prove, e la loro filosofia
è un rumore di parole. Noi invece non usiamo le
parole, ma la gran voce delle cose.
Corpus Hermeticum, XVI,
2. |
- La primavera tarda a giungere. Il vento,
messaggero dei desideri, spazza le nubi dai colli lontani.
Forse rimpiangeremo questi giorni sospesi come sogni tra le
stagioni. Ogni cosa è qui e adesso.
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Domenica,
24 Febbraio 2002 |
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Questa
foto risale a oltre una ventina d'anni fa, direi circa un
quarto di secolo ormai, e raffigura uno scorcio assai suggestivo
dei colli Euganei. La scattai io stesso dal sentiero
che porta verso il monte Gemola vicino alla fattoria di monte
Fasolo. Avevo poco più di vent'anni ed ero ancora un
giovane idealista innamorato dell'ignoto che si schiudeva
ricco di promesse all'orizzonte. La nebbia quel pomeriggio
s'era alzata come un oceano delicato a coprire i colli verso
sud, finché soltanto le cime, come isole placide baciate
dal sole, si intravedevano nella distanza. La nebbia era giunta
all'improvviso e totalmente inattesa dalla pianura oltre le
valli. Ricordo ancora perfettamente il vuoto terso e soleggiato
del cielo e la suggestione infinita dell'istante, come in
una pittura zen dalle tinte lattiginose e sfumate. Improvvisamente
i colli parvero assumere le tinte tenui d'una pergamena giapponese.
Ancora oggi i fenomeni di innebbiamento denso e subitaneo
sono comuni in quelle zone dei colli, e rinnovano l'incanto
della natura misteriosa e profonda, sottolineandone il dualismo
infero-uranico che da sempre ad essa presiede.
Ritornare alla natura significa abolire la schiavitù
del tempo e riassaporare la gioia inesauribile dell'eternità
e la giovinezza che scaturisce dall'annullamento dell'io
individuale. La natura permane invariata nel ciclo eterno
delle stagioni, scevra dalle follie dell'uomo contemporaneo,
che contro di essa si accanisce ostinatamente alla ricerca
del nulla che egli alberga miseramente in sè. Cercare
nelle macchine e nella tecnologia ciò che in realtà
sta dentro di noi: questa è la pazzia incomprensibile
dell'uomo, incapace da sempre di afferrare la chiave della
felicità.
| Il fool in sé trattiene due
vocazioni o mestieri, o pratiche, che non è accorto
di disgiungere: frequentatore di corti, dignitari, di
ecclesiastici, di teologi, di carnefici, di regi, e feldmarescialli,
il fool gode di una misera e tuttavia astuta franchigia;
egli non può tenere discorsi, non può commentare,
non ha pareri, non consente né dissente; ma gli
si concede, anzi si vuole che egli strraparli, scioccheggi,
strologhi, berlinghi, fabuli, e affabuli, concioni agli
inesistenti, spieghi carabbattole, ed a se stesso di a
torto e ragione, si insulti ed approvi, e si accetti e
ripudi. In quel che dice molte materie e qualità
si invischiano: ma non mai la verità, e non mai
il suo contrario.
Giorgio Manganelli, Discorso
dellOmbra e dello Stemma. |
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Martedì,
19 Febbraio 2002 |
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Al
Palazzo delle Esposizioni di via Nazionale a Roma si tiene,
fino al 27 maggio 2002, la splendida mostra Roma 1948-1959,
Arte, cronaca e cultura dal neorealismo alla dolce
vita, una ricostruzione cronologica di un magico decennio
capitolino che tanto significò per la cultura italiana
dell'immediato dopoguerra. In un ambiente reso suggestivo
dallo stile ricercato dei singoli dettagli, si snodano in
un autentico labirinto temporale le varie sale dedicate alle
annate successive (raccolte a due a due). Grandi schermi proiettano
i documentari d'epoca dell'Istituto Luce, con la colonna sonora
scandita dalle dizioni nitide degli annunciatori del tempo.
Foto, oggetti e veicoli del grande decennio sono esposti ai
lati di ciascuna grande sala. Chi ha vissuto, seppure da bambino,
quegli anni irripetibili della storia del nostro paese non
può non avvertire il pungolo assillante della nostalgia,
frammisto al sentimento inevitabile della meraviglia, che
accompagna questo vertiginoso balzo temporale all'indietro,
in un passato che da sempre ci appartiene. A chi non ha vissuto
quegli anni dell'innocenza culturale italiana la mostra offre
la gioia d'una scoperta preziosa, e un apparato iconografico
destinato a rimanere impresso per sempre nell'immaginario
collettivo del nostro popolo.
| Presentazione ufficiale
della mostra
La mostra ripercorre quel fervido
decennio che va dalla ricostruzione degli anni del dopoguerra
alla vigilia del boom economico: un decennio che vede
l'arte come innovazione, e Roma, in particolare, come
vitalissimo luogo di incontri e di scontri culturali,
a livello internazionale. Nella città giungevano,
infatti, in quegli anni, artisti stranieri incuriositi
da quanto si andava sperimentando nei diversi campi della
cultura. Cinecittà era centro di produzione del
grande cinema non solo italiano ma anche europeo e americano.
Allestita nel piano monumentale del Palazzo delle Esposizioni,
la mostra si articola in un percorso cronologico all'interno
del quale si aprono capitoli monografici sulla vita culturale
e sociale della città: dalla cronaca alle vicende
della politica, alle arti figurative e alle arti applicate,
al cinema, all'architettura, alla musica, alla letteratura,
alla moda, allo sport.
Particolarmente vivace era il panorama che riguarda le
arti figurative: la presenza di alcuni autori che passarono
dal neocubismo all'astrattismo (Capogrossi, Afro, Mafai,
Pirandello
); gli scontri tra astrattisti e realisti,
sul piano dell'ideologia oltre che dell'autonomia dell'arte
(tra i giovani del gruppo Forma, Perilli, Dorazio, Accardi,
Turcato, e i rappresentanti del realismo, Guttuso, Levi,
Manzù, ma anche l'intenso figurativismo di Vespignani);
le ricerche informali e l'emergere di grandi personalità
(Burri, Scialoja, Mannucci, Colla); l'attività
della Galleria Nazionale d'Arte Moderna diretta da Palma
Bucarelli.
Tutto questo è documentato nella mostra attraverso
opere 'campione', di particolare importanza ed è
riproposta per sintesi l'attività di alcune tra
le più vitali gallerie attive allora, e una selezione
di opere di artisti americani (da Matta a Pollock a Marca
Relli, a Rothko, a Calder, a Kline) che ebbero un assiduo
rapporto con la città e con gli artisti che vi
lavoravano.
Attraverso un percorso fotografico è possibile
seguire le vicende romane di quegli anni tra cronaca e
politica. La politica trovava, naturalmente, a Roma la
sua sede privilegiata e il luogo di eventi significativi
e drammatici per la storia d'Italia: l'attentato a Togliatti
e le elezioni del '48, ma anche il piano Marshall, la
ripresa economica, la fine del Fronte popolare.
Significativa in questo periodo, a Roma, è la presenza
dei poeti e dei narratori (la Roma di Palazzeschi, di
Gadda e di Moravia), la rinascita della poesia dialettale
(Pasolini, dell'Arco), l'intenso rapporto tra letterati
ed artisti, i caffè dove s'incontravano, i premi
Strega, gli scrittori sceneggiatori per il cinema.
Le arti decorative hanno ampio spazio
nella mostra, in quanto molti erano gli artisti che vi
si dedicavano, sia in contatto con gli architetti, sia
producendo oggetti (gioielli, ceramiche, tessuti, arredi
ecc.), e che proprio in questo settore trovavano un mercato
più disponibile. Dalle decorazioni d'ambiente (mosaici,
pitture), alle mostre temporanee, all'arte applicata dedicata
alla grafica, alla cartellonistica, alla pubblicità,
al cinema.
La vita teatrale, che anche negli
anni della guerra aveva cercato in qualche modo di sopravvivere,
in questo decennio riprende pieno vigore, con gli spettacoli
di Visconti, il teatro popolare di Gassman, attore mattatore,
la Compagnia dei Giovani all'Eliseo, fino agli esordi
dissacranti di Carmelo Bene. Inoltre, la vitalità
della rivista musicale al Sistina (Garinei e Giovannini),
ma anche l'avanspettacolo (Ambra Jovinelli), il teatro
comico.
La sezione dedicata al cinema è rappresentata da
un ampio apparato di fotografie e immagini che rievocano
l'atmosfera di quegli anni: il risorgere di Cinecittà,
le grandi case di produzione, la presenza del cinema americano
a Roma, ed ancora, i grandi protagonisti, da Sordi a Totò,
a Mastroianni, da Fellini a Germi, ad Antonioni.
In questo periodo, mentre la musica colta trova la sua
massima espressione nell'auditorium di Santa Cecilia e
nel Teatro dell'Opera, vennero istallati i primi juke
box provenienti da Chicago (si diceva che fossero stati
inventati da Al Capone). Inizia l'era dei cantautori.
Nel '49 arriva Louis Armstrong a Roma, accolto dalla Roman
New Orleans Jazz Band. La musica popolare debutta sul
palcoscenico del Festival di Sanremo: da Papaveri e Papere
a Volare, Claudio Villa è nominato il "reuccio
trasteverino". Ed ancora, sono gli anni dell'editoria
musicale (RCA sulla Via Tiburtina), dei film musicali,
della vita notturna romana: night club traduzione di tabarin..
Alla metà degli anni cinquanta arriva la televisione
in Italia. I primi quiz (De Chirico a "Lascia o raddoppia?");
Coppi e Bartali a "Domenica è sempre domenica":
i primi sceneggiati, le operette, le riviste musicali,
i varietà, la satira (Walter Chiari, Tognazzi e
Vianello).
L'alta moda a Roma, Schubert, le Sorelle Fontana. Irene
Galitzine, Capucci. Il modo di vestire degli italiani,
i grandi magazzini.
La moda nel cinema, nel teatro, le riviste e la pubblicità.
Le spese per l'abbigliamento, l'artigianato. Con Giovanni
XXIII si stabilirono nuove regole nel modo di vestire
di monache e preti.
Ogni tema è illustrato con materiali originali
(dipinti, sculture, oggetti d'arte applicata ecc.), documenti,
fotografie, manifesti, video, con un allestimento spettacolare
che metterà in evidenza sia il percorso storico,
sia il clima della città in quegli anni, soprattutto
attraverso i filmati forniti dall'Istituto Luce (e in
parte dalla RAI per la fine degli anni cinquanta).
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Domenica,
17 Febbraio 2002 |
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Miraggi:
magia senza limiti delle Mille e una Notte, autentico
labirinto d'avventure e crogiolo di destini incrociati. Alla
ricerca disperata di un tesoro, un uomo vaga per le terre
del mondo senza fortuna e infine, esausto, si arrende. Quella
notte stessa sogna che il tesoro a lungo agognato si trova
in realtà nascosto dietro il focolare della sua lontana
casa natìa. Tornato a casa, dopo decenni d'assenza
e di peripezie, scava dietro il focolare e trova ciò
che aveva da sempre cercato inutilmente. Perle di saggezza,
trasmesse oralmente attraverso le generazioni, si succedono
nella narrazione ipnotica e istancabile degli antichi fabulatores
arabi. Basterebbe che talvolta ci arrestassimo un istante,
sottraendoci alla frenesia nefasta del vivere moderno, per
ascoltare la voce che dentro di noi incessantemente sussurra,
indicandoci la via, e che raramente ascoltiamo. Vite intere
e interi destini, ahimé, si consumano nell'ignoranza
degli antichi precetti della saggezza. Da sole le parole non
bastano, come l'esperienza spesso, nostro malgrado, ci insegna.
I nostri giovani sognano sponde lontane, com'è giusto
forse che sia (chi non le ha mai sognate?), ma spesso perdono
di vista ciò che ci appartiene, il tesoro che è
celato in noi e che, solo, può riscattarci. Abbagliati
dallo sfolgorio virtuale della globalizzazione e ipnotizzati
dalla nenia incantatrice dei media, ignoriamo il nostro
passato, quasi che una sete di estinzione tormentasse la
nostra cultura. Ogni modello è valido che non sia
il nostro; non esiste neppure più l'orgoglio della
nostra lingua, sempre più avvilita ormai lessicalmente.
Ma un albero senza radici come può resistere all'impeto
del vento? Da eterni provinciali quali da secoli ormai siamo,
ci ostiniamo a imitare, malamente, ciò che giunge
da fuori, nell'illusione forse che dei pessimi cittadini
italiani possano divenire buoni cittadini d'Europa o, chissà,
beata illusione, perfino del mondo. Talora soltanto l'esilio
può donarci la giusta prospettiva, riportarci a noi
stessi, al tesoro negletto che giace nascosto dietro il
focolare della nostra casa.
Speriamo che, perseguendo stoltamente i miraggi postmoderni,
non si finisca per sprofondare nelle sabbie mobili del nulla,
svendendo ignobilmente e a basso prezzo la nostra cultura.
Tra
i volti più belli di madonna che io abbia mai visto
va senza dubbio annoverato quello di Maria Madre della
Speranza, la cui statua lignea è venerata nella
Basilica di san Silvestro in Capite a Roma. Che emozione poterla
ammirare nella penombra soffusa dell'antica chiesa, al riparo
dal frastuono del traffico che impazza inarrestabile lungo
le vie della capitale. Una saggezza per noi incomprensibile
ne vela i lineamenti dolci ed eleganti, soffondendone d'eternità
il sorriso appena accennato. Osservandola, si ritorna per
un istante viandanti lungo la via ricca di miraggi e di mistero
che ciascuno di noi percorre, ignaro dei tesori nascosti,
ma spesso elusivi, che ci circondano.
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Scrivetemi |
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©
Copyright 2001 Giovanni Querini.
Ultimo aggiornamento: 28 febbraio 2002
"Initium sapientiae timor Domini", Bibbia, Salmo 110,
10. |
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