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Video di tango

Web design: Giovanni Querini

Dicembre>> Novembre: 1
Martedì, 20 Dicembre 2005

Semplicità ed eleganza.La magia del tango consiste in buona parte nel sapere riproporre con semplicità i temi di fondo universali della poesia. Al giorno d'oggi, in cui pare si sia smarrito il senso della semplicità esistenziale (sostituito da quello más aburrido della banalità, o talvolta della vana complicazione psicologica), il riascoltare (o, meglio ancora, il danzare) certi motivi tradizionali del vecchio repertorio aiuta a ricreare in noi le condizioni della Poesia, ovvero della creatività assoluta. Antonio Rodríguez Lesende, accompagnato dall'Orquesta Antonio Bonavena, cantava nel lontano 1930 un tango semplice ma essenziale, intitolato Almagro (dal nome di un quartiere storico di Buenos Aires). "Almagro, Almagro de mi vida, tú fuiste el alma de mis sueños...", recita ad un certo punto il cantore: poche e semplici parole per dire il tutto, e una musica dal fascino ineguagliabile.

Ascolta il tango. Almagro




Almagro, Almagro de mi vida,
tú fuiste el alma de mis sueños...
Cuántas noches de luna y de fe,
a tu amparo yo supe querer...
Almagro, gloria de los guapos,
lugar de idilios y poesía,
mi cabeza la nieve cubrió;
ya se fue mi alegría
como un rayo de sol.

Musica: Vicente San Lorenzo; testo: Iván Diez.

Sabato, 3 Dicembre 2005

¶ Nel trafiletto introduttivo allo splendido libro El fútbol a sol y sombra, dello scrittore uruguayano Eduardo Galeano, un libro che ogni amante del vecchio calcio romantico e spettacolare dovrebbe conoscere, si leggono le seguenti parole:

Las páginas que siguen están dedicadas a aquellos niños que una vez, hace años, se cruzaron conmigo en Calella de la Costa. Venían de jugar al fútbol y cantaban:

Ganamos, perdimos,
igual nos divertimos.

El fútbol a sol y sombra.Non mi rimane nulla da aggiungere a tali straordinarie parole, se non forse che un tempo, nei campetti in terra battuta di periferia dei patronati, eravamo un po' tutti come quei bambini. Spero, in fondo al cuore, di esserlo rimasto ancora un po'. Una volta all'anno, ogni anno, in novembre, passo a rivedere il vecchio campetto della parrocchia di di Cristo Re a San Osvaldo. Mi soffermo per circa dieci minuti, piacevolmente sorpreso da come ogni cosa sia rimasta esattamente com'era una quarantina d'anni fa. Poi ripenso a quel gol di tacco, alquanto fortunato a dire il vero, che feci quel giorno ormai molto lontano contro la squadra parrocchiale di Santa Croce. Avevo credo dodici o tredici anni. Segnai perché Cardaccio, circondato da un nugolo di avversari, mi fece un passaggio perfetto dalla fascia destra e, nel tentativo di fermare il pallone lo deviai di tacco oltre il portiere avversario, allibito da tale inattesa prodezza. Segnai senza pensare: per ciò mi riuscì così bene. Ogni anno vado esattamente nel punto in cui ricordo di avere segnato quel gol memorabile. Ogni anno ripeto nella mia memoria quel colpo di tacco, e rivedo il pallone infilarsi rasente al palo. Non so che fine abbia fatto Cardaccio, e se anche lui qualche volta ritorni al vecchio campetto. Era purtroppo un tifoso dell'Inter (la grande Inter di Helenio Herrera, quella dei catenacciari), che in quegli anni stranamente andava assai forte. Beh, nessuno è perfetto dopo tutto. Però i passaggi al centro sapeva farli assai bene. A lui comunque devo il gol migliore della mia vita. Ogni tanto silenziosamente lo ringrazio ancora. Ganamos, perdimos, igual nos divertimos. Ed eravamo sempre felici e sorridenti.

Scrivetemi

© Copyright 2001/05 Giovanni Querini.
Ultimo aggiornamento: 20 dicembre 2005
"Initium sapientiae timor Domini", Bibbia, Salmo 110, 10.
Motto del mese: "Post nubila Phoebus", motto popolare.

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Uroburo: il cerchio dell'eterno ritorno.