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Dicembre
(II parte) >>
Dicembre : 1 |
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Giovedì,
26 Dicembre 2002 |
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Meditazioni: "La nostra pratica, in effetti, ci dice
Limojon de Saint-Didier, è un cammino nella sabbia,
dove bisogna guidarsi con la stella del Nord, piuttosto
che con le vestigia che vi si vedono impresse. La confusione
delle tracce che un numero quasi infinito di persone vi
hanno lasciato è così grande e vi si trovano
così tanti sentieri diversi che conducono quasi tutti
in orribili deserti, che è
quasi impossibile non smarrirsi dalla vera via, che solo
i saggi favoriti dal Cielo hanno felicemente saputo distinguere
e riconoscere". (Lettre aux Vrays Disciples d'Hermes,
dans le Triomphe Hermetique, Amsterdam, 1710, pp. 123-24)
¶ Nelle canzoni del tango, come pure nella cultura
che ad esso presiede, ogni emozione o sensazione pare dilatarsi
oltre i suoi limiti ordinari, assumendo spesso tinte marcate
e fortemente passionali. Si tratta, in definitiva, di una
dimensione difficilmente accessibile a chi non viva la quotidianità
sotto forma di transfert emotivo. Nella canzone Fruta
Amarga del 1945 Libertad Lamarque, l'interprete del
motivo, sottolinea questo aspetto caratteristico, interrogando
il proprio cuore, che è poi, in fondo, l'eterno e
onnipresente 'corazón'
argentino. "En aquella noche larga
maduró la fruta amarga de esta enorme soledad ...
?", si lamenta l'interprete. E "Amor enloquecido
de dolor" è una costante tipica e convenzionale,
ma mai tuttavia tediosamente ripetitiva, del codice testuale
del tango.
Fruta
Amarga 
¡Corazón!
En aquella noche larga
maduró la fruta amarga
de esta enorme soledad.
¡Corazón!
¿En las nubes de qué cielo
la tristeza de tu vuelo
sin consuelo vagará? Bien
lo se...
¡Aquel frío alucinante
de un instante, me cegó!
Fue en un viento de locura,
sin ternura, sin perdón.
Fue en el grito enronquecido
de un amor enloquecido
de dolor.
Eras la luz de sol
y la canción feliz
y la llovizna gris
en mi ventana.
Eras remanso fiel
y duende soñador
y jazminero en flor
y eras mañana.
Suave murmullo...
Viento de loma...
Cálido arrullo de la paloma.
Ya no serás jamás aroma de rosal,
frescor de manantial en mi destino.
Sólo serás la voz que me haga recordar
que en un instante atroz te hice llorar.
¡Ya no estás!
Y el recuerdo es un espejo
que refleja desde lejos
tu tristeza y mi maldad.
¡Ya no estas!
Y tu ausencia que se alarga
tiene gusto a fruta amarga,
a castigo y soledad.
¡Corazón!
Una nube puso un velo
sobre el cielo de los dos.
Y una nube solamente
de repente me perdió.
¡Una nube sin sentido,
sin clemencia, sin olvido,
sin perdón
Testo e musica: Hugo
Gutierrezl e Homero Manzi. |
¶ Grandi e piccoli fiorentini:
consentitemi, nonostante il periodo festivo, un piccolo
accento di indignazione. Le vendite della Commedia dantesca,
sostengono i sondaggi di mercato natalizi, si sono all'improvviso
impennate a seguito d'un programma televisivo di 'un certo
Benigni': che non vi sia termine, ahimè mi domando,
all'idiozia di massa che sempre più pare imperversare?
Ci volevano proprio una trasmissione mediocre e un personaggio
di discutibile qualità per ridare lustro, per un
effimero paio di giorni, a un capolavoro senza pari quale
la Divina Commedia? Pure questo è un segno dei tempi
vuoti in cui viviamo. Auguriamoci che il grande fiorentino,
rivoltandosi nella tomba, non si provochi fastidiose contusioni.
Perché non lasciare riposare in pace i padri della
nostra cultura? Perché assillarne la memoria con
trivialità mediatiche senza costrutto?
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¶ Il
pericolo di una nuova guerra in Medio Oriente sovrasta il
mondo. Troppi sono gli interessi in gioco che si celano
dietro il paravento fatuo dell'idealismo e dei discorsi
magniloquenti a favore della libertà. Viviamo in
un mondo troppo complesso, i cui meccanismi sono ardui da
comprendere e spesso si intrecciano, come radici sotterranee
aggrovigliate, sotto la superficie illusoria d'una cultura
ormai volta alla frenesia del conseguimento immediato. Speriamo
che almeno per Natale ci venga risparmiato lo sgomento di
un nuovo conflitto e delle sue inevitabili conseguenze,
e che la pace possa confortare questo periodo, che dovrebbe
essere dedicato, quantomeno in parte, alla contemplazione
e alla serenità interiore. Colgo questa occasione
per augurare un Buon
Natale a tutti i miei gentili lettori.
¶ Che strano effetto rivedere alla
televisione, dopo tanti anni, In nome
della legge, il capolavoro neorealista di Pietro
Germi, un film ambientato nella Sicilia del secondo dopoguerra,
che narra la lotta vana e senza quartiere di un pretore
idealista giunto dal 'continente' e ignaro dei problemi
e degli 'usi e costumi' del luogo. L'interpretazione di
un ancor giovane Massimo Girotti è davvero notevole,
ma ciò che colpisce di più sono i volti, scolpiti
quasi nella pietra o scavati nell'argilla, dei personaggi
più umili del luogo, volti quali è difficile
ancora vedere oggigiorno, e così differenti dai 'volti
virtuali' proposti nella maggior parte dei film, soprattutto
quelli di azione.
¶ Rosas de otoño
è un classico tango vals della 'guardia vieja', qui
riproposto nella versione originale del 1923. Riascoltarne
la musica e le parole ci aiuta a rievocare i sapori esotici
di un'epoca remota ed eroica nella storia del tango argentino,
un'epoca di grazia e di innocenza, ma anche di passioni
forti e di sofferenze ("Yo sufro mucho, me duele el
alma", intona il cantore). Forse abbandonarsi per alcuni
istanti alla magia di questa canzone può far rivivere
in noi emozioni sopite e suscitare una maggiore consapevolezza
di quella profondità interiore che talvolta pare
eluderci in un tempo per molti versi superficiale come il
nostro.
Rosas
de otoño
Tu eres la vida, la vida dulce,
llena de encantos y lucidez;
tú me sostienes y me conduces
hacia la cumbre de tu altivez. Tú
eres constancia, yo soy paciencia;
tú eres ternura, yo soy piedad
Tú representas la independencia,
yo simbolizo la libertad.
Tú bien lo sabes que estoy
enfermo
y en mi semblante claro se ve
que ya de noche casi no duermo,
no duermo nada ¿sabes por qué?
Porque yo sueño cómo
te aprecio,
de que a mi lado te he de tener...
Son sueños malos, torpes y necios,
pero, mi vida, ¡qué voy a hacer!
Yo sufro mucho, me duele el alma
y es tan penosa mi situación
que muchas veces, por buscar calma,
llevo mis dedos al diapasón...
De tu desprecio nunca hagas
gala
porque, si lo haces, ¡pobre de mí!...
Quiéreme siempre, no seas tan mala...
Vamos, ingrata, ¡no seas así!
Testo e musica: José
Rial e Guillermo Barbieri. |
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Scrivetemi |
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©
Copyright 2001 Giovanni Querini.
Ultimo aggiornamento: 26 dicembre 2002
"Initium sapientiae timor Domini", Bibbia, Salmo 110,
10. |
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| Motto del mese:
"Pólemos non solo è il padre degli
uomini, ma degli uomini è anche la voluttà suprema".
Alberto Savinio, Vendetta postuma. |
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