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Motto del mese: "De las cosas mas segura, la mas segura es dudar" (di tutte le cose più sicure la più sicura è il dubitare). Proverbio spagnolo.
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Dicembre (II parte)>> Dicembre: 1
Lunedì, 17 Dicembre 2001
  • La basilica di S. Giustina, la più grande chiesa di Padova.Continua senza ritegno alcuno lo scempio delle opere d'arte patavine. Dopo il Santo e il Duomo (>>vedi), è la volta di Santa Giustina, la cui facciata romanica è stata deturpata dall'aggiunta ingiustificata di elementi moderni del tutto contrastanti con il carattere architettonico della chiesa: un pesante portale in bronzo e quattro sculture in pietra bianca degli evangelisti a colmare le nicchie tradizionalmente vuote della facciata. Davvero non si sa più cosa dire. Che l'architettura moderna sia, con rare eccezioni, alienante è un dato di fatto inconfutabile agli occhi di chi abbia un minimo di sensibilità estetica, e tutti paiono ormai rassegnati all'incombere spaventevole di certi edifici privi di anima e sommamente opprimenti allo spirito. Tale rassegnazione, tuttavia, lascia il posto allo sgomento allorchè sia il passato stesso ad essere sfigurato attraverso interventi arbitrari che finiscono per snaturarne la sacralità del carattere. L'epoca contemporanea è talmente disanimata ed orientata al materialismo da non essere in grado di produrre alcunché di spiritualmente nobile. Ne consegue, pertanto, che ogni intervento del genere sovramenzionato non possa che avvilire l'eredità del nostro splendido passato, di cui, mi permetto di dire, non siamo neppure lontanamente degni, immiserendo la fonte stessa della nostra bistrattata cultura. La mania di volere, a tutti i costi, inquinare lo spirito con la materia, manipolando il passato e creando mostruose ibridazioni 'artistiche', è un segno inequivocabile dell'edonismo e della presunzione della nostra epoca. Nulla pare più potersi salvare da tutto ciò. Quale sarà, viene purtroppo spontaneamente da chiedersi, il prossimo monumento che verrà rovinato in questo modo indegno? Il 'pastiche' è la cifra unica, ed ahimè sterile, del postmoderno e dei suoi tristi epigoni, che essendo, per disposizione direi quasi metafisica, incapaci di creare, pensano bene di deturpare le creazioni altrui. Che il presente consumistico sia corrotto lo si può anche accettare, ma che si tenti pure di trascinare nella spirale della corruzione ciò che di nobile preesista ad esso è davvero arduo poter tollerare.
  • Moneta antica.E' stata inaugurata sabato sera, tra incredibili e buffissimi scambi di elogi, la mostra numismatica Alle Radici dell'Euro, che si tiene al Palazzo del Monte di Pietà dal 16 dicembre 2001 al 7 aprile 2002. La mostra è apparsa ben organizzata e alquanto interessante. Se solo, tuttavia, non si fosse voluto indulgere nei discorsi d'inaugurazione in quell'autentico sport nazionale che è, come dicevo, l'autoesaltazione: quanto siamo stati bravi !!! Prego, ammirateci. Dov'è finita quell'antica virtù che solevasi un tempo chiamare Discrezione? Perchè non lasciare che siano gli altri, come sarebbe giusto, a decidere se siamo stati bravi o no? Perchè fare il panegirico di se stessi in maniera così insistita, innalzando tali soffocanti cortine d'incenso? Mah... . La mostra, tuttavia, come dicevo, è molto bella e offre spunti preziosi, aiutando il visitatore ad acquisire una consapevolezza più profonda dell'evolversi lungo il corso dei secoli dell'arte numismatica e dell'importanza che essa può avere nell'illuminare le culture che in essa trovano riflesso.

    La mia grande fortuna è stata quella di potermi avvalere, come guida personale alla mostra, di una mia brillante ex allieva, che dopo avere superato l'esame di stato lo scorso anno, si è iscritta con grande entusiasmo alla facoltà di archeologia del nostro ateneo e partecipa in prima persona all'iniziativa della mostra.

Sabato, 15 Dicembre 2001
  • Ernesto Calindri e Franco Volpi nella famosa reclame della China Martini.Chi appartiene alla mia generazione ricorderà fin troppo bene il nostro beneamato e celebre Carosello pubblicitario delle nove di sera, vero e proprio spartiacque nella tarda giornata del bambino italiano medio d'un tempo. La televisione era ancora in bianco e nero, e nelle famiglie ammodo dopo Carosello i bambini dovevano andare a letto, e non c'era verso di dilazionare questo implicito dovere. Non c'erano i computer e quei mille altri diversivi e diavolerie che oggi contribuiscono a distrarre i ragazzini, spesso impedendo loro di rispettare tabelle orario più consone alla loro giovane età. Le réclames di Carosello erano tutte, invariabilmente, castigatissime e morigerate recitazioni di alcuni minuti ciascuna. La visione del mondo che ne emergeva era sempre serena ed improntata ad un senso invariabile dell'ottimismo, com'era del resto logico in un paese allora in piena fase di sviluppo economico. La sigla di Carosello rappresentava un pò l'apice della serata d'un bambino, che di solito ne gustava avidamente il contenuto nel salotto coi genitori e i nonni, centellinandone ogni singola sillaba ed immagine, quasi a volerne prolungare estaticamente la durata. Sì. erano altri tempi, e la semplicità pareva ancora regnare sovrana.
Venerdì, 14 Dicembre 2001
  • Renée Perle e la magia della fotografia di Lartigue.L'arte fotografica di Jacques-Henri Lartigue celebra con rara poesia la mirabile delicatezza di un'epoca irripetibile: quella dei primi decenni del '900. L'aristocrazia innata del suo tocco è inconfondibile e rivela l'intensità della sua attenzione al minimo dettaglio. L'ispirazione del grande fotografo francese gli consente di immortalare, con sfumature di rara intuizione, le aure rarefatte d'un mondo talmente remoto dal nostro da apparire al contempo misterioso ed affascinante. La giovane donna fotografata a lato è Renée Perle, ispiratrice di molti pregevoli ritratti pittorici e fotografici dell'artista. Ella fu compagna di Lartigue negli anni '30. La macchina fotografica di Lartigue riesce a catturare e a fissare il fluire del tempo, creando atmosfere aeree, lievi, vibranti e libere. Lartigue fu pure pittore mondano e salottiero, e amò dipingere i fiori e le scene sportive. Fu inoltre il ritrattista di personaggi celebri del suo tempo quali le grandi attrici Marlene Dietrich e Greta Garbo.
  • Mi affascinano l'idea di fondo e le immagini di questa brevissima poesia di Octavio Paz, in cui ogni cosa pare ridotta ad eco ovattata e il carattere irreale ed illusorio della vita viene mirabilmente sintetizzato con laconiche e magistrali penellate verbali. E' una specie di gioco di parole, che cela tuttavia, a mio parere, un significato profondo e misterioso.

Mis pasos
Resuenan
En otra calle
Donde
Oigo mis pasos
Pasar en esta calle
Donde
Sòlo es real la niebla.

Octavio Paz

  • Ancora a proposito di poesia: la sconcertante capacità dei grandi poeti di cogliere la quintessenza delle cose e delle situazioni appare lampante in questa poesia di Mario Luzi, in cui lo scrittore cattura ad uno ad uno i dettagli d'una scena e ce li comunica quasi essi fossero lì di fronte a noi su una tela dipinta.

Tango

Poi sulla pista ardente
lontanamente emerse
la donna spagnola,
era un'ombra intangibile in un soffio
di musiche viola il suo sorriso.

Percepiva l'accento
della notte col senso melodioso
del suo passo e quel ciclo
di libertà inibita era l'evento
triste della sua vita senza scampo.

Mario Luzi, Tango, Avvento notturno.

Martedì, 11 Dicembre 2001
  • La Specola dipinta dal pittore francese Henri de  Waroquier.Vi sono luoghi di Padova che paiono conservare intatto il fascino dei tempi trascorsi , e che in certe giornate, o persino momenti particolari del giorno, si ripropongono nella purezza pristina delle immagini delle epoche andate. La Specola è uno di tali luoghi. Alla fine degli anni '20 Henri de Waroquier, pittore francese allora molto apprezzato, una sorta di moderno Corot, la dipinse. Emozione poetica ed ordine formale si conciliano alla perfezione in questa bella rappresentazione, intitolata "Sulle rive del Bacchiglione" (vedi ingrandimento). L'incanto magico del celebre osservatorio Galileiano e della riviera Paleocapa, con le chiese e le torri sullo sfondo e lo specchio placido del canale sotto un cielo travagliato dalle nubi, si stempera lieve come una favola prigioniera della memoria perduta delle generazioni trascorse.
  • Suonatore di bandoneon.Uno degli strumenti principali nelle orchestre di tango è senza dubbio il mitico bandoneon, piccola fisarmonica d'origine tedesca il cui suono suadente caratterizza molte delle melodie più celebri della musica argentina. "Quejas de bandoneon" (lamentazioni del bandoneon) è un famoso motivo del repertorio tanguero, che qui propongo in formato midi (lo troverete pure nel menù musicale a lato). Non vi è estimatore del tango che non ne conosca le note accattivanti.
  • Una delle più acclamate tra le cantanti argentine di tango contemporanee è Adriana Varela. E' raro, tra le varie melensaggini del panorama attuale, udire una voce dal pathos straordinario come quella di Adriana, una voce graffiante in cui tutto l'orgoglio e la forza argentini trafiggono come lame affilate l'anima dell'ascoltatore. Ne ricordo ancora, in un filmato televiso, le mirabili interpretazioni di alcuni classici quali Malena e Anclao en Paris, in cui il sapore del 'barrio' pareva trasfondersi da ogni singola parola e intonazione. Adriana Varela canta la sofferenza e gli entusiasmi d'un popolo intero e nelle sue 'canciones' rivive il mito eterno della città magica della Plata. Propongo qui a seguito un breve articolo , tratto da un quotidiano argentino di grande rinomanza, celebratorio dell'arte interpretativa di questa grande cantante.
Scrivetemi

© Copyright 2001 Giovanni Querini.
Ultimo aggiornamento: 15 Dicembre 2001
"Initium sapientiae timor Domini", Bibbia, Salmo 110, 10.