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| Motto del mese: "De
las cosas mas segura, la mas segura es dudar" (di tutte
le cose più sicure la più sicura è
il dubitare). Proverbio spagnolo. |
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Dicembre 2001 |
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Dicembre (II
parte) >>
Dicembre: 1 |
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Continua
senza ritegno alcuno lo scempio delle opere d'arte patavine.
Dopo il Santo e il Duomo (>>vedi),
è la volta di Santa Giustina, la cui facciata
romanica è stata deturpata dall'aggiunta ingiustificata
di elementi moderni del tutto contrastanti con il carattere
architettonico della chiesa: un pesante portale in bronzo
e quattro sculture in pietra bianca degli evangelisti a colmare
le nicchie tradizionalmente vuote della facciata. Davvero
non si sa più cosa dire. Che l'architettura moderna
sia, con rare eccezioni, alienante è un dato di fatto
inconfutabile agli occhi di chi abbia un minimo di sensibilità
estetica, e tutti paiono ormai rassegnati all'incombere spaventevole
di certi edifici privi di anima e sommamente opprimenti allo
spirito. Tale rassegnazione, tuttavia, lascia il posto allo
sgomento allorchè sia il passato stesso ad essere sfigurato
attraverso interventi arbitrari che finiscono per snaturarne
la sacralità del carattere. L'epoca contemporanea è
talmente disanimata ed orientata al materialismo da non essere
in grado di produrre alcunché di spiritualmente nobile.
Ne consegue, pertanto, che ogni intervento del genere sovramenzionato
non possa che avvilire l'eredità del nostro splendido
passato, di cui, mi permetto di dire, non siamo neppure lontanamente
degni, immiserendo la fonte stessa della nostra bistrattata
cultura. La mania di volere, a tutti i costi, inquinare lo
spirito con la materia, manipolando il passato e creando mostruose
ibridazioni 'artistiche', è un segno inequivocabile
dell'edonismo e della presunzione della nostra epoca. Nulla
pare più potersi salvare da tutto ciò. Quale
sarà, viene purtroppo spontaneamente da chiedersi,
il prossimo monumento che verrà rovinato in questo
modo indegno? Il 'pastiche' è la cifra unica, ed ahimè
sterile, del postmoderno e dei suoi tristi epigoni, che essendo,
per disposizione direi quasi metafisica, incapaci di creare,
pensano bene di deturpare le creazioni altrui. Che il presente
consumistico sia corrotto lo si può anche accettare,
ma che si tenti pure di trascinare nella spirale della corruzione
ciò che di nobile preesista ad esso è davvero
arduo poter tollerare.
E'
stata inaugurata sabato sera, tra incredibili e buffissimi
scambi di elogi, la mostra numismatica Alle Radici dell'Euro,
che si tiene al Palazzo del Monte di Pietà dal 16 dicembre
2001 al 7 aprile 2002. La mostra è apparsa ben organizzata
e alquanto interessante. Se solo, tuttavia, non si fosse voluto
indulgere nei discorsi d'inaugurazione in quell'autentico
sport nazionale che è, come dicevo, l'autoesaltazione:
quanto siamo stati bravi !!! Prego, ammirateci. Dov'è
finita quell'antica virtù che solevasi un tempo chiamare
Discrezione? Perchè non lasciare che siano gli altri,
come sarebbe giusto, a decidere se siamo stati bravi o no?
Perchè fare il panegirico di se stessi in maniera così
insistita, innalzando tali soffocanti cortine d'incenso? Mah...
. La mostra, tuttavia, come dicevo, è molto bella e
offre spunti preziosi, aiutando il visitatore ad acquisire
una consapevolezza più profonda dell'evolversi lungo
il corso dei secoli dell'arte numismatica e dell'importanza
che essa può avere nell'illuminare le culture che in
essa trovano riflesso.
La mia grande fortuna è stata quella di potermi
avvalere, come guida personale alla mostra, di una mia brillante
ex allieva, che dopo avere superato l'esame di stato lo
scorso anno, si è iscritta con grande entusiasmo
alla facoltà di archeologia del nostro ateneo e partecipa
in prima persona all'iniziativa della mostra.
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Chi
appartiene alla mia generazione ricorderà fin troppo
bene il nostro beneamato e celebre Carosello
pubblicitario delle nove di sera, vero e proprio spartiacque
nella tarda giornata del bambino italiano medio d'un tempo.
La televisione era ancora in bianco e nero, e nelle famiglie
ammodo dopo Carosello i bambini dovevano andare a letto, e
non c'era verso di dilazionare questo implicito dovere. Non
c'erano i computer e quei mille altri diversivi e diavolerie
che oggi contribuiscono a distrarre i ragazzini, spesso impedendo
loro di rispettare tabelle orario più consone alla
loro giovane età. Le réclames di Carosello erano
tutte, invariabilmente, castigatissime e morigerate recitazioni
di alcuni minuti ciascuna. La visione del mondo che ne emergeva
era sempre serena ed improntata ad un senso invariabile dell'ottimismo,
com'era del resto logico in un paese allora in piena fase
di sviluppo economico. La sigla di Carosello rappresentava
un pò l'apice della serata d'un bambino, che di solito
ne gustava avidamente il contenuto nel salotto coi genitori
e i nonni, centellinandone ogni singola sillaba ed immagine,
quasi a volerne prolungare estaticamente la durata. Sì.
erano altri tempi, e la semplicità pareva ancora regnare
sovrana.
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Venerdì,
14 Dicembre 2001 |
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L'arte
fotografica di Jacques-Henri Lartigue celebra con
rara poesia la mirabile delicatezza di un'epoca irripetibile:
quella dei primi decenni del '900. L'aristocrazia innata del
suo tocco è inconfondibile e rivela l'intensità
della sua attenzione al minimo dettaglio. L'ispirazione del
grande fotografo francese gli consente di immortalare, con
sfumature di rara intuizione, le aure rarefatte d'un mondo
talmente remoto dal nostro da apparire al contempo misterioso
ed affascinante. La giovane donna fotografata a lato è
Renée Perle, ispiratrice di molti pregevoli ritratti
pittorici e fotografici dell'artista. Ella fu compagna di
Lartigue negli anni '30. La macchina fotografica di Lartigue
riesce a catturare e a fissare il fluire del tempo, creando
atmosfere aeree, lievi, vibranti e libere. Lartigue fu pure
pittore mondano e salottiero, e amò dipingere i fiori
e le scene sportive. Fu inoltre il ritrattista di personaggi
celebri del suo tempo quali le grandi attrici Marlene Dietrich
e Greta Garbo.
Mi affascinano l'idea di fondo e le immagini di questa brevissima
poesia di Octavio Paz, in cui ogni cosa pare ridotta
ad eco ovattata e il carattere irreale ed illusorio della
vita viene mirabilmente sintetizzato con laconiche e magistrali
penellate verbali. E' una specie di gioco di parole, che cela
tuttavia, a mio parere, un significato profondo e misterioso.
Mis pasos
Resuenan
En otra calle
Donde
Oigo mis pasos
Pasar en esta calle
Donde
Sòlo es real la niebla.
Octavio Paz
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- Ancora a proposito di poesia: la sconcertante capacità
dei grandi poeti di cogliere la quintessenza delle cose e
delle situazioni appare lampante in questa poesia di Mario
Luzi, in cui lo scrittore cattura ad uno ad uno i dettagli
d'una scena e ce li comunica quasi essi fossero lì
di fronte a noi su una tela dipinta.
Tango
Poi sulla pista ardente
lontanamente emerse
la donna spagnola,
era un'ombra intangibile in un soffio
di musiche viola il suo sorriso.
Percepiva l'accento
della notte col senso melodioso
del suo passo e quel ciclo
di libertà inibita era l'evento
triste della sua vita senza scampo.
Mario Luzi, Tango, Avvento notturno.
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Martedì,
11 Dicembre 2001 |
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Vi
sono luoghi di Padova che paiono conservare intatto il fascino
dei tempi trascorsi , e che in certe giornate, o persino momenti
particolari del giorno, si ripropongono nella purezza pristina
delle immagini delle epoche andate. La Specola è
uno di tali luoghi. Alla fine degli anni '20 Henri de Waroquier,
pittore francese allora molto apprezzato, una sorta di moderno
Corot, la dipinse. Emozione poetica ed ordine formale si conciliano
alla perfezione in questa bella rappresentazione, intitolata
"Sulle rive del Bacchiglione" (vedi ingrandimento).
L'incanto magico del celebre osservatorio Galileiano e della
riviera Paleocapa, con le chiese e le torri sullo sfondo e
lo specchio placido del canale sotto un cielo travagliato
dalle nubi, si stempera lieve come una favola prigioniera
della memoria perduta delle generazioni trascorse.
Uno
degli strumenti principali nelle orchestre di tango è
senza dubbio il mitico bandoneon, piccola fisarmonica d'origine
tedesca il cui suono suadente caratterizza molte delle melodie
più celebri della musica argentina. "Quejas
de bandoneon" (lamentazioni del bandoneon) è
un famoso motivo del repertorio tanguero, che qui propongo
in formato midi (lo troverete pure nel menù musicale
a lato). Non vi è estimatore del tango che non ne conosca
le note accattivanti.
- Una delle più acclamate tra le cantanti argentine
di tango contemporanee è Adriana Varela. E'
raro, tra le varie melensaggini del panorama attuale, udire
una voce dal pathos straordinario come quella di Adriana,
una voce graffiante in cui tutto l'orgoglio e la forza argentini
trafiggono come lame affilate l'anima dell'ascoltatore. Ne
ricordo ancora, in un filmato televiso, le mirabili interpretazioni
di alcuni classici quali Malena e Anclao en Paris,
in cui il sapore del 'barrio' pareva trasfondersi da ogni
singola parola e intonazione. Adriana Varela canta la sofferenza
e gli entusiasmi d'un popolo intero e nelle sue 'canciones'
rivive il mito eterno della città magica della Plata.
Propongo qui a seguito un breve articolo , tratto da un quotidiano
argentino di grande rinomanza, celebratorio dell'arte interpretativa
di questa grande cantante.
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Scrivetemi |
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© Copyright 2001 Giovanni Querini.
Ultimo aggiornamento: 15 Dicembre 2001 "Initium sapientiae
timor Domini", Bibbia, Salmo 110, 10. |
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