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¶ Hugo Daniel, ovvero l'estro naturale della camminata porteña. Sì, perchè in fondo il tango altro non è che un modo di camminare con stile ed eleganza. Questo ballerino pare mescolare, nel proprio modo di ballare, la postura impeccabile e la solidità con un estro sempre imprevedibile e con la sprezzatura picara tipica del tango: una cosa assai rara anche negli interpreti migliori ... ( >> continua ) |
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¶ Poche parole per dire tutto. Graciela Piccardi, in arte Malena, milonguera argentina trapiantata da anni in Canada e nostalgica delle proprie radici lontane, esprime in pochi tocchi, nel testo a seguito (che mi permetto di citare), la propria perplessità di fronte al fenomeno dilagante della propagazione su larga scala del tango in Europa e nel resto del mondo, spesso a fini meramente lucrativi. Si lamenta di come il pubblico al di fuori dell'Argentina non comprenda lo spirito genuino del tango, e di come il livello tecnico e soprattutto interpretativo della danza stia progressivamente precipitando. Le leggi del mercato dettano le regole, e l'insensibilità del pubblico straniero fa il resto. I maestri che riescono ancora a trasmettere il sentimento e l'eleganza tradizionale del tango sono ormai pochi.
Tramonta la spontaneità. Prevale il vuoto accademismo d'imitazione. Impera il turismo tanguero.
Ricordo che, imbattendomi alcuni anni fa durante una serata di gala danzante in due distinte e anziane signore argentine in soggiorno ad Abano, ebbi occasione di chiedere loro un giudizio spassionato sul livello tecnico del pubblico danzante locale. La risposta fu che, in generale, il livello era discreto. Ciò che tuttavia aveva colpito le signore era il fatto che tutti ballassero allo stesso modo. Si vedeva chiaramente che erano stati a lezione dagli stessi maestri, e che quindi riproducevano meccanicamente gli stessi passi. Una di esse, ricordando con nostalgia la propria giovinezza lontana, mi disse che a Buenos Aires in ogni singolo barrio (quartiere) si ballava allora in uno stile diverso, e che ogni singola persona aveva il proprio stile. Lo stile era dettato dalla passione, dall'anima individuale del milonguero. L'altra mi disse che da quando suo marito era morto non era più andata a ballare, che non avrebbe potuto più farlo, ma che il tango le era rimasto nel cuore e che ogni volta le accendeva il ricordo. Le sue parole mi commossero, e mi valsero di più di tante lezioni. Vecchia Argentina, pensai, mondo perduto: era da quel mondo, così lontano dalla fredda Europa, che era venuto il Tango. Ora il tango si vende: come gli inglesi vendono la propria lingua, gli argentini vendono il tango. Non vi è cosa che la globalizzazione non abbia avidamente fagocitato, che non abbia spietatamente snaturato.
In sottofondo, tuttavia, e sempre posso sentirlo, il suono del bandoneon continua immortale a ricamare le fantasie del cuore. Che possa ancora proseguire e riscattarci dal nostro smarrimento.
Malena encuentra un poco difícil encontrar videos
de buenas demos de tango bailado.
Cada vez hay más neo, que parece todo igual...
patadas para acá, patadas para allá...
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Se pierde la gracia, la elegancia, el sentimiento
del verdadero tango argentino.
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Lamentablemente, ganar algunos dólares o euros
enseñando neo para satisfacer una demanda
de un público que no tiene idea de lo que es el tango,
hace que muchos profesionales terminen
ofreciendo lo que parte del mercado pide...
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Viendo estos días videos del Festival de Bruselas 2007
considero lamentable, hasta grotesco,
ver el bajo nivel de los bailarines y las presentaciones,
(con la excepción de Julio Balmaceda y Corina de la Rosa).
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Afortunadamente, existen todavía verdaderos maestros
que conservan la esencia, el abrazo y la tradición.
Los que su baile nos conmueve, nos hipnotiza y
nos hacen amar el Tango.
Graciela Piccardi |
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¶ Quante volte mi è capitato di rileggere quell'emblematico tra tutti i racconti che è El Sur di Jorge Luis Borges; e ogni volta che l'ho riletto qualcosa di nuovo mi è saltato all'occhio, qualcosa che prima non c'era o che forse semplicemente non avevo visto o che, più probabilmente ancora, c'era, l'avevo visto, ma non avevo compreso (e quindi non esisteva); o forse, meglio ancora infine, qualcosa che mi era capitato di inventare all'istante. Borges stesso, dopotutto, sostiene che la lettura è una forma assai complessa di creazione, e quindi di scrittura; e che il lettore ideale è il migliore tra gli scrittori. Chissà, mi chiedo, che altro troverò nel Sur la prossima volta che lo leggerò? Mi pare che in questo racconto (di cui propongo sotto in lingua originale la conclusione), più forse che in qualsiasi altro, si celi la cifra interpretativa di questo grande autore. Chi è davvero felice non scrive, qualcuno una volta affermò. Potrebbe essere allora che la scrittura sia il tentativo, purtroppo vano, di realizzare un qualche sogno impossibile? Lo sterile paradiso di un intellettuale deluso? Juan Dahlmann, il protagonista del racconto, s'inoltra alla fine nella pampa con il pugnale in pugno, e lì termina tutto: oppure in realtà è lì che tutto ha inizio? Chissà. Se il resto si potesse scrivere forse non sarebbe più un sogno. Sogno e scrittura, assieme alla cecità, furono il tormento di Borges. Forse, essi furono per lui, come per ogni altro scrittore, la testimonianza finale e il prezzo inevitabile dell'inazione.
El compadrito de la cara achinada se paró, tambaleándose. A un paso de Juan Dahlmann, lo injurió a gritos, como si estuviera muy lejos. Jugaba a exagerar su borrachera y esa exageración era otra ferocidad y una burla. Entre malas palabras y obscenidades, tiró al aire un largo cuchillo, lo siguió con los ojos, lo barajó e invitó a Dahlmann a pelear. El patrón objetó con trémula voz que Dahlmann estaba desarmado. En ese punto, algo imprevisible ocurrió.
Desde un rincón el viejo gaucho estático, en el que Dahlmann vio una cifra del Sur (del Sur que era suyo), le tiró una daga desnuda que vino a caer a sus pies. Era como si el Sur hubiera resuelto que Dahlmann aceptara el duelo. Dahlmann se inclinó a recoger la daga y sintió dos cosas. La primera, que ese acto casi instintivo lo comprometía a pelear. La segunda, que el arma, en su mano torpe, no serviría para defenderlo, sino para justificar que lo mataran. Alguna vez había jugado con un puñal, como todos los hombres, pero su esgrima no pasaba de una noción de que los golpes deben ir hacia arriba y con el filo para adentro. No hubieran permitido en el sanatorio que me pasaran estas cosas, pensó.
-Vamos saliendo- dijo el otro.
Salieron, y si en Dahlmann no había esperanza, tampoco había temor. Sintió, al atravesar el umbral, que morir en una pelea a cuchillo, a cielo abierto y acometiendo, hubiera sido una liberación para él, una felicidad y una fiesta, en la primera noche del sanatorio, cuando le clavaron la aguja. Sintió que si él, entonces, hubiera podido elegir o soñar su muerte, ésta es la muerte que hubiera elegido o soñado.
Dahlmann empuña con firmeza el cuchillo, que acaso no sabrá manejar, y sale a la llanura.
tratto da Jorge Luis Borges, El Sur |
¶ Palchetti patavini si è arricchito, la scorsa settimana, di una nuova pagina (Tango Mi Amor) in cui verranno di tanto in tanto presentati video di tango di alcuni tra i migliori ballerini sulla scena internazionale. Un link specifico è stato aggiunto alla sinistra. Per vedere agevolmente i video presentati è necessaria una connessione ADSL discreta. Spero che la nuova pagina possa essere gradita. La rubrica è partita la settimana scorsa con un primo video del tango Gallo Ciego ballato dal grande maestro Miguel Angel Zotto e da Milena Plebs. Per una coincidenza del tutto casuale, nel secondo video, che oggi presento, Javier Rodriguez e Geraldine Rojas ballano il medesimo tango: un'ottima occasione quindi di mettere a confronto stili molto diversi, ma ugualmente suggestivi.
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Copyright 2001/07 Giovanni Querini.
Ultimo aggiornamento: 14 aprile 2007
"Initium sapientiae timor Domini", Bibbia, Salmo 110,
10. |
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del mese: "Il sole ha la larghezza di un piede umano ". Eraclito, Frammenti. |
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